By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 18 Maggio, 2026|

Dire a un investitore qualunque di stare tranquillo e lasciare che i suoi sudati risparmi seguano fedelmente il piano finanziario preparato con cura e attenzione anche ai minimi dettagli, è un messaggio corretto quanto semplice che colpisce nel segno nel momento in cui i mercati finanziari viaggiano con il vento in poppa.

Quando però i mercati finanziari attorno a lui (o lei) crollano giorno dopo giorno, ma anche se moltiplicano le ricchezze in preda ad un euforia generalizzata, lo stesso messaggio fa molta più fatica ad essere metabolizzato.

La ragione è da ricercare in quelle emozioni che inevitabilmente accompagnano ogni processo di investimento.

Emozioni che non vanno anestetizzate, come qualche venditore di servizi, prodotti o tecnologie finanziarie vorrebbe farvi credere, ma vanno nel limite del possibile gestite consapevoli che comunque un loro sfogo devono trovarlo. Altrimenti le conseguenze si chiamano stress, ansia, rimorsi, rimpianti, frustrazione, invidia e tante altre.

In certi momenti particolarmente negativi è inutile raccontare la storiella del recupero verso la media nel lungo periodo, oppure in quelli particolarmente positivi dei rischi ai quali si va incontro comprando a prezzi da bolla speculativa.

Le “evidenze” del passato nella mente dell’investitore medio di fronte a eventi particolarmente impattanti, vengono regolarmente sostituite dal “questa volta è diverso” con la depressione oppure l’esaltazione del momento che prende possesso di una razionalità  incapace di offrire ciò che ogni emozione ricerca quando si fa particolarmente intensa: la certezza di sapere come andrà veramente domani.

Per la maggior parte degli investitori il profilo di rischio, da quello rilevato da un questionario Mifid, a quello che si autoimpongono gli amanti del fai da te, varia a seconda della fase che si sta vivendo.

Vale per i professionisti che di professione fanno i trader o i gestori (l’analisi tecnica e del sentiment ha molto da insegnare sotto questo punto di vista) e vale per il piccolo investitore che dichiara di essere pronto ex ante a investire nuovo risparmio a ogni discesa del mercato senza sapere (perché non l’ha mai provata) dove sta veramente la “soglia del dolore”.

Risulta molto facile investire nuova liquidità sui mercati, anche quelli più volatili, quando ci si abitua a cali del 5%-10  con recuperi che si completano nel giro di qualche settimana, lo scenario dominante da ormai diversi anni.

Quando però la discesa si fa più “cattiva”, diventando del 20% – 30% – 40%, con i tabellini dei listini che per diversi giorni consecutivi mostrano profondi segni rossi, per esperienza di vita vissuta i leoni diventano pecorelle e le parole d’ordine diventano aspettiamo un attimo, cerchiamo di capire, potrebbe scendere ancora, e così via.

E lo stesso accade in condizioni estreme particolarmente positive in cui si fa una gran fatica a ribilanciare il portafoglio verso prodotti più tranquilli e meno remunerativi nell’immediato, perché non si vuole smettere di cavalcare un’onda che ogni mese ci fa guadagnare il triplo di quanto atteso in partenza.

Siccome le fasi di alta volatilità sono rare, è altamente probabile che un piano finanziario venga redatto in condizione di relativa tranquillità sui mercati. E questo tutto sommato è un bene, altrimenti nessuno vorrebbe costruirlo. Ma la vera sfida è riuscire a mantenere la barra dritta da quel momento in avanti, senza farsi mai travolgere dalle emozioni, positive o negative che siano.

Ottimismo, entusiasmo, eccitazione, euforia e poi negazione, pessimismo, panico, capitolazione, disperazione, speranza sono alcuni dei termini presenti nelle montagne russe delle emozioni.

E siccome un’immagine vale più di mille parole, ho pensato di raccoglierne qualcuna trovata in rete perché a mio parere rispecchia perfettamente l’umore degli investitori nelle varie fasi di mercato. Ognuno potrà identificarsi in queste fasi e riflettere su come ha agito in certe situazioni. Se non le ha mai vissute le immagini sono utili per prepararsi a un futuro che prima o poi ogni investitore vive nel corso della sua vita.

E anche se può sembrare una frase fatta, il mantenere la disciplina capendo quando è il momento di fare dei cambiamenti strutturali, è la chiave del successo di una pianificazione finanziaria.

Nell’era degli ETF buoni per ogni investimento va ricordato che un indice azionario, quindi un ETF, quasi mai realizza una performance annua vicina al valore medio storico oppure a quello atteso. Proprio per questo l’importante è tenere la barra dritta sbattuti come si è tra mille emozioni lontani da quel numerino magico sul quale abbiamo costruito piani più o meno complessi.

La mentalità dell’investitore medio alimenta il desiderio di cavalcare ogni onda che gli passa vicino alla ricerca di quella più alta. Questo aumenta il turnover (e i costi) del portafoglio durante le fasi di rialzo, fino a quando il gioco si inceppa.

A quel punto la nostra memoria  vede un prezzo di carico che si distanzia sempre più da quello reale per effetto di un mercato orso che graffia. Ci dimentichiamo troppo spesso che magari quel prezzo è la somma di utili precedenti reinvestiti (quindi il nominale messo in campo è più basso), ma anche di una serie incredibile di eventi fortunati soprattutto quando si fanno investimenti su singoli titoli, non si taglia mai la posizione in atteso di tornare ad un valore massimo di prezzo che diventa un nuovo irreale prezzo storico, fino a quando la massa si incupisce, si impaurisce, scappa in preda al panico ed allora anche noi seguiamo in preda alla depressione.

Probabilmente non saremo lontani in quel momento da un minimo di mercato e regolarmente malediremo il momento in cui abbiamo cliccato su “sell” ostinandoci a sentire dolore ogni volta che andremo a visualizzare il prezzo di quel titolo che sta ancora lì nella lista preferiti, un comportamento che ostinatamente continuiamo ad avere per trovare una conferma negli stessi prezzi della nostra scelta di timing.

Vogliamo poi parlare di quando si va a mediare il prezzo di un titolo o un fondo o un ETF al ribasso e mai, dico mai, al rialzo?

Almeno la metà delle affermazioni che si leggono nel grafico successivo ognuno di noi le ha pronunciate o pensate durante la sua vita più o meno breve di investitore. Rileggerle ci riporta in un attimo in una dimensione nuova, soprattutto di maggiore consapevolezza del fatto che tutto sommato non siamo investitori così disastrosi oppure al contrario dei fenomenali guru di mercato. Siamo persone in carne ed ossa, con i loro pensieri, istinti, emozioni e anche voglia di sentirsi partecipi di ciò che si sta costruendo. Imparare a gestire queste situazioni non è semplice, ma è giusto sapere che esistono per provare a viverle con maggiore distacco e razionalità.

Ma siccome ormai non siamo più capaci di comunicare senza metterci in mezzo una emoji, forse l’immagine più bella che sintetizza il sentiment di ogni investitore durante i cicli di mercato è quella riportata qui sotto. Quello che vince però non è colui o colei che alterna continuamente stati d’animo differenti ogni giorno che passa, ma chi sa mantenere un approccio pacato, umile, equilibrato e stabile. Noioso? Probabilmente sì, ma tremendamente efficace nel lungo periodo.

Buon investimento.

6 commenti

  1. Giovanni 25 Maggio 2026 at 10:18 - Reply

    Dopo avere passato la crisi dei tecnologici e dei dot.com negli anni 2000, vedere per la prima volta la chiusura dello stretto di Hormuz ed il petrolio che non passa più……..e vedere contemporaneamente il mio etf azionario mondiale schizzare ai massimi …..ebbene….. fa riflettere. Perfino dai mercati mondiali c’è da espettarsi di tutto.

  2. Simone 18 Maggio 2026 at 22:42 - Reply

    “Vogliamo poi parlare di quando si va a mediare il prezzo di un titolo o un fondo o un ETF al ribasso e mai, dico mai, al rialzo?”

    Cosa si intende esattamente mediare al rialzo ? Se ETF è salito molto e ne compro ancora si alza il valore di carico, forse intendi mediare con vendere ? Ma anche in quel caso il prezzo di carico non cambia. Grazie per la spiegazione

    • Lorenzo Biagi 19 Maggio 2026 at 07:30

      Intendo proprio dire mediare al rialzo. Abbiamo meno dubbi nel comprare più perdenti, rispetto all’aumentare il peso dei vincenti e questo, come insegnano molto bene le strategie che si basano sul momentum, non è un bene per il nostro portafoglio. Quindi anche se si guadagna il 50% sull’ETF azionario mondiale, per quale motivo non dovrei “mediare” al rialzo?

  3. Greta 27 Luglio 2019 at 09:22 - Reply

    ottima analisi ma queste teorie prescindono sempre dalla realtà.
    Certo è vero che spesso ci si fa prendere dal panic selling o da euforie fuori luogo
    però è anche vero che non si può prescindere da un fatto: le persone normalmente investono ma a un certo punto i soldi li hanno bisogno, quindi hanno timore di trovarsi col capitale dimezzato o fortemente ridotto.
    Se per esempio uno si fosse trovato all’inizio del 2000 o nel 2008 con un orizzonte temporale di 1 o 3 anni dal momento di necessità del capitale cose avrebbe dovuto fare se non vendere ?
    o in ogni caso la vendita è comprensibilissima. Poi a posteriori siamo tutti bravi a dire che il mercato è risalito, ma solo dopo, nel frattempo tanti sono rimasti in braghe di tela.

    • Domenico 18 Maggio 2026 at 13:07

      Gli esperti del settore affermano che il segreto per non rimanere in braghe di tela, se sei un investitore retail come la maggior parte di noi, è investire nel mercato azionario solo quello che puoi permetterti di perdere.

    • Stefano 18 Maggio 2026 at 18:21

      Ciao Greta,
      quanto dici è la prova che prima di iniziare qualsiasi investimento l’ordine con cui fare le cose è:
      1) fissa i tuoi obiettivi finanziari
      2) collocali su un asse temporale a 1-3 anni, 3-10 e oltre i 10 anni
      3) investi in strumenti finanziari che siano coerenti con gli obiettivi definiti e con la tua tolleranza, necessità e capacità di assumerti rischi
      Se inizi dal fondo e investi senza aver fissato i tuoi obiettivi fai disastri…

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