By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 12 Febbraio, 2019|

Con il mercato americano che ha recuperato tutta le perdite fatte durante la pandemia, voglio soffermarmi in questa newsletter su una delle sue più importanti caratteristiche, ovvero la sua dinamicità e capacità di generare nuovi modelli di business e nuove aziende a getto continuo: e partirò da una storia di fallimento.

Ho avuto la fortuna di vincere una borsa di studio al quarto anno di liceo nel 1988 e di poter passare un anno a studiare in una High School americana, precisamente in Ohio, nel profondo Midwest, in un paesino minuscolo chiamato Hilliard.

Alla fine del ventesimo secolo (in particolare alla fine dei gloriosi anni ’80), JC Penney era uno dei grandi magazzini più importanti degli Stati Uniti e, quindi, del mondo. Aveva oltre 890 punti vendita in Usa ed in giro per il mondo e fatturava oltre 15miliardi di $. Con i dovuti paragoni, sarebbe come una Zara odierna o, per rimanere in Italia, una Rinascente milanese con un taglio più sull’abbigliamento.

Lo conosco e conoscevo bene perché, mentre ero in Ohio nel 1988-1999, ci andavo spesso per rifornirmi di vestiti e perché  era all’interno dell’unico centro commerciale del paese nonchè unico posto di svago per i 16-17enni come me.

 

All’epoca, appunto poco più che diciassettenne, non mi interessavo di mercati e finanza ma la capitalizzazione di mercato di questo grande magazzino era di oltre 20 miliardi di dollari, ovvero una delle capitalizzazioni di mercato e più importanti dello S&P 500 dell’epoca.

Il restyling del nome non ha aiutato….

Mi ha molto colpito quindi leggere che oggi, dopo oltre 30 anni, vale circa 60 di MILIONI (non miliardi) di dollari di capitalizzazione di mercato, ha oltre 4 miliardi di dollari di debito in scadenza ed è sull’orlo del fallimento.

Durante tutta l’ultima fase del ventesimo secolo, ovvero durante tutti gli anni 80 e 90, aziende e marchi come JCPenney, insieme ad American Airlines, Citigroup, Exxon Mobil, Ford Motors, General Electric, IBM, Transocean, U.S. Steel, and Xerox erano le Blue chip del mercato che più bluechip non si potrebbe.

Erano i marchi dominanti a livello internazionale ed erano l’esempio fulgido della capacità imprenditoriale della grandezza industriale americana: al picco del loro successo avevano una capitalizzazione di mercato di oltre 1.5 trilioni di dollari e rappresentavano insieme oltre il 12% di tutto l’indice azionario Standard & Poor’s 500.

Ma, gradualmente, il terreno gli si stava assottigliando sotto i piedi: iniziai a vederlo anche io a fine degli anni ottanta in Ohio, quando i SUV iniziarono a rimpiazzare le berline (Ford e GM ci sono arrivati paradossalmente molto dopo rispetto alle giapponesi Toyota, Nissan ed Honda), le email iniziarono a rimpiazzare i fax ( di cui Xerox era un campione), internet e l’e-commerce iniziarono a rimpiazzare i grandi centri commerciali (Amazon, seppure come rivenditore di libri online inizialmente, nacque proprio nel 1994).

Dalla fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 queste aziende hanno iniziato a perdere oltre un trilione di dollari di capitalizzazione di mercato, ovvero il 70% del loro valore e, ad oggi, il loro valore è tornato indietro ai livelli del 1994.

26 anni di ascesa e caduta degli dei.

Le Blue chip odierne dominano non solo i nostri portafogli ma anche ogni momento della nostra vita da svegli. A differenza delle società storiche di cui ho parlato sopra, Apple, Amazon, Facebook, Google, Microsoft formano parte della nostra vita quotidiana, sia personale che professionale.

E’ veramente difficile immaginare un mondo senza i loro servizi e prodotti, il che è soprattutto il motivo per cui sono cresciute da un punto di vista borsistico ad oltre 5 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato. Con un peso di oltre il 20% sul totale dell’indice S&P500, ad oggi queste 5 aziende da sole hanno un peso talmente importante come non si vedeva dai primi anni 70 (vedere grafico qui sotto).

In quel periodo (primi anni ’70), le prime 5 aziende più importanti all’interno dell’indice erano IBM, AT&T, General Motors, Kodak, Exxon, General Electric, Texaco e detenevano oltre il 20% del totale dello S&P500: oggi nessuna di queste aziende è tra le prime 20 ed alcune sono proprio sparite (Kodak).

Tutto questo per dire due cose fondamentalmente:
Se il peso di queste aziende continuasse a salire come è salito negli ultimi 15 anni, probabilmente il ministero della giustizia americano interverrebbe per smembrarle. Perché in America il concetto dei danni che un monopolio può causare all’economia è ben chiaro a tutti gli americani e, soprattutto, ai suoi governanti ed ai principi di base dei mercati. E’ già successo in passato nel 1984 proprio con AT&T che è stata smembrata perché era diventata dominante ed è possibile che succede la stessa cosa con le varie Amazon, Microsoft, Google, Apple.
Però la mia personale esperienza di oltre trent’anni di osservatore privilegiato del mondo americano e del mercato azionario americano è che invece, grazie alla dinamicità ed inventiva dell’ imprenditorialità americana, queste aziende ora dominanti saranno spodestate dall’ arrivo di nuove aziende. Esattamente come è successo con le Blue chip degli anni ’70 che poco a poco hanno perso il loro potere e così con quelle degli anni ’90 alla JCPenney appunto.
Qui sotto metto un passaggio dell’autobiografia di Steve Jobs, fondatore di Apple – che trovate qui e che consiglio a tutti di leggere per capire come sia possibile che solo in America possano nascere aziende stile Apple, Amazon, Snapchat, Uber, Nvidia, Netflix e non in europa.

Steve Jobs si era messo in testa di detronizzare IBM come azienda dominante del mondo dei personal computer e stiamo parlando di fine anni ’70:

“all’università non avevo una stanza tutta per me perché non avevo abbastanza soldi e quindi dormivo per terra nelle stanze degli amici dello studentato…. raccoglievo bottiglie di coca e le riportavo ai supermercati per recuperare il deposito di 5 centesimi e con quelli mi compravo da mangiare…. una volta a settimana mi facevo 8 km a piedi per andare a mangiare un pasto caldo al tempio degli hare krishna. Mi piaceva moltissimo quel tipo di vita perché mi ha permesso di conoscere tanti modi di affrontare problematiche e di essere inventivi nella propria vita personale e professionale. “

Ciò che è successo dopo con Steve Jobs ed Apple lo conosciamo tutti , ma ciò che è importante è sapere che il dipartimento di giustizia americano da oltre trent’ anni stava cercando di smembrare IBM per renderlo meno dominante nel mondo dei computer e dei PC: e c’è voluto uno scapestrato studente universitario come Steve Jobs per creare la giusta competizione ed interrompere il monopolio di IBM.

Negli ultimi anni, mentre i grandi gruppi del Tech diventavano dei Golia del mercato, nuove aziende sono nate ed hanno cambiato, principalmente in America, il mondo del consumo di beni e servizi.

Da noi ancora non sono diventati così importanti ma in America aziende come Wayfair, Shopify, Teladoc, Twilio, Snap, Roku, Spotify, Lyft, Zoom, Uber, Slack, Square e Peloton hanno creato valore borsistico per oltre 370 miliardi $ solamente negli ultimi 5 anni.

Per avere una pietra di paragone il valore borsistico di tutte le azioni quotate al nostro FTSEMib 30 ad Aprile di quest’anno era di 437 miliardi di dollari (il dato lo trovate qui): e stiamo parlando di aziende come Banca Intesa, ENI, ENEL, Telecom Italia, Poste Italiane, TERNA ed altre e sono le aziende più importanti del nostro paese presenti da oltre 50 anni.

In 50 anni queste aziende hanno prodotto 437 miliardi di Euro di crescita del loro valore borsistico: in USA, in 5 anni, una decina di aziende sconosciute fino ma poco tempo fa ha creato quasi altrettanto valore.

Da queste cose si capisce l’importanza di dover investire sul mercato azionario americano: che è più dinamico, vivace e crea molta più ricchezza più rapidamente rispetto a quello italiano (Certo il concetto di rapido per me è semplice da affermare perchè bisogna comunque rimanere investiti per un po’ di anni : il famoso arco/orizzonte temporale lungo?).

Concludo con ultimo paio di concetti: è veramente difficile vedere un futuro dove Amazon perda il suo potere ma si sarebbe potuto dire la stessa cosa con le grandi aziende del passato. Al momento Peloton è solo una società che vende cyclette tecnologicamente avanzate ma, nel 1997, anche Amazon era solo una società che vendeva libri online. Magari è veramente diverso questa volta , ovvero che la prossima Amazon sarà ancora Amazon, ma la storia ci suggerisce che è possibile che non sia così.

 Una cyclette di Peloton: $2200 a cyclette.

L’ascesa e la caduta di aziende e di business è l’equivalente del ciclo della vita: le aziende che non innovano più e si siedono sugli allori vengono rimpiazzate da quelle giovani ed affamate.

Questa non è solamente una caratteristica del mercato più dinamico ed efficiente del mondo ma ne è proprio il motore e la ragione d’essere che lo fa crescere anno su anno.

E noi, investendo nelle azioni dello S&P500, cresciamo e cresceremo insieme alle blue chips di oggi e di domani.

 

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