By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 29 Marzo, 2022|

Oggi ci soffermiamo sugli eventi bellici che stanno coinvolgendo l’Ucraina e la Russia con il loro immediato impatto sui mercati finanziari. Per cominciare il ragionamento dobbiamo però tornare indietro a gennaio 2020 quando, seppur con attori in campo diversi, i mercati reagirono comunque in maniera molto nervosa e scomposta alle notizie di:

  • missili scagliati dagli USA su un generale iraniano in “visita” in Iraq,
  • imminente guerra tra Iran ed USA
  • prezzo del petrolio che era schizzato ad oltre $62 sulla notizia (per poi andare in negativo due mesi dopo durante la pandemia).

Tutto questo per dire che cosa?

Ovvero che, nel caso odierno e senza neanche aver sparato un colpo, i mercati entrano in modalità “panico” quando si parla di “guerra” e viene venduto un po’ tutto indiscriminatamente….e poi?

Poi, i mercati finanziari – inteso sempre come S&P500 – da quel gennaio 2020, con guerra imminente, pandemia inclusa e correzione attuale, si posizionano oggi a +35.7% senza contare i dividendi.

 

Lo S&P500 dai missili di Trump sul generale iraniano a Gennaio 2020 – da 3450 punti agli odierni 4375

 

Il prezzo del petrolio a Gennaio 2020 a $62 dollari per poi andare a -25$ a Marzo e poi risalire a $95 oggi. C’è una logica? forse sì, ma a noi sfugge

Oggi la guerra “imminente” è tra la Russia, l’Ucraina e…ci sfugge il terzo contendente.

Non siamo ne’ strateghi politici, ne’ specialisti militari, ne’ vogliamo speculare sulle sorti dei poveri Ucraini – schiacciati come sono da un gioco di potere tra USA e Russia.

Ma sappiamo un paio di cose che riprendiamo da alcune considerazioni che avevo già fatto proprio a gennaio 2020 e che riporto qui sotto per comodità:

1. “Nei giorni successivi all’attacco USA, i mercati si sono mossi come si dovrebbero muovere in situazioni del genere: seppure in maniera molto meno accentuata che in passato, oro e petrolio sono saliti (i famosi beni rifugio: ma rifugio da cosa?), l’azionario è sceso ed i tassi di interesse sono scesi (ovvero i prezzi dell’obbligazionario sono saliti: anche qui, beni rifugio? con le obbligazioni che rendono in negativo? mah!).”–> qui la grande differenza è che i tassi di interesse sono IN SALITA un po’ dappertutto e, quindi, l’investimento obbligazionario sta invece soffrendo parecchio (il porto sicuro non è più così sicuro)

2. “Gli USA invasero l’Iraq nel marzo del 2003: i mercati salirono del 2.3% quel giorno e finirono il 2003 con un +30% (anche se pensiamo sia stato più un rimbalzo dagli anni tremendi 2000-2002 post scoppio della bolla di internet)”–> chi si ricorda, tra l’altro, che la Russia ha “annesso” la penisola della Crimea nel 2014 senza sparare un colpo? a qualcuno interessò qualcosa all’epoca?

3. “I giornali ci subisseranno di articoli a caratteri cubitali, nonchè i social invaderanno i nostri feed con notizie allarmanti e video circoleranno su whatsapp o altri social: quello che sta succedendo tra Iran ed USA non è assolutamente da banalizzare, ma non è una guerra, non sparirà tutto da un giorno all’altro, i mercati non andranno a zero e bisognerà rimanere saldi e legati al proprio piano di investimento, un po’ come qui sopra Ulisse (noi) contro le sirene (i media finanziari e non)” –> qualcosa che stiamo già vedendo oggi con i titoli dei giornali?

Ma i mercati non sanno perchè noi stiamo investendo, con quale orizzonte temporale, con che struttura di portafoglio e con quali obiettivi. Possono ancora scendere i mercati a causa dei venti di “guerra”? Certamente, ma la correzione sarà sempre temporanea, all’interno di un trend sempre in salita.

Poi i media si concentreranno su un’altra apocalisse.

Quindi rimaniamo, come Ulisse, ancorati all’albero maestro del nostro piano di investimento, andiamo avanti con le nostre strategie di investimento di lungo termine e ignoriamo il canto delle sirene. Mediatiche, politiche e militari.

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