By |Categorie: Educazione finanziaria|Pubblicato il: 13 Maggio, 2022|

Uno dei metodi più semplici ed economici per investire sui mercati finanziari è quello di utilizzare uno strumento come l’ETF, una sigla che sta per Exchange Trade Fund e che tanti investitori hanno imparato a conoscere negli ultimi anni.

Oggi cominciamo una serie di articoli a scopo educativo dedicati agli ETF.

Contenuti non complessi e ricchi di esempi con i quali cercheremo di comprendere pregi, difetti e soprattutto quelle informazioni essenziali che possono essere veramente utili ad un investitore che sta cercando di scegliere l’ETF giusto per il proprio piano di investimento.

Ma cosa sono e quale è l’origine storica degli ETF?

Il primo ETF nasce nel 1993

Un ETF altro non è che un fondo comune di investimento, con la differenza che l’ETF è quotato in borsa come un’azione. In un unico contenitore ritroveremo quindi assieme i vantaggi di fondi e azioni (oppure obbligazioni).

L’ETF ha una sola missione. Replicare nel modo più fedele possibile l’indice sottostante (il cosiddetto benchmark).

Da bambini con la carta carbone cercavamo di copiare il disegno originale che avevamo sotto. Un ETF cerca di fare lo stesso con l’indice che per regolamento deve replicare giorno dopo giorno.

L’indice sintetizza un paniere di azioni, obbligazioni e materie prime, tanto per citare tre delle asset class più importanti.

Ufficialmente il primo ETF di State Street nasce nel 1993 quando sull’AMEX (American Stock Exchange) di New York, arriva il primo replicante quotato dell’indice S&P500.

SPDR Trust Series 1, meglio conosciuto come SPDR S&P500 (SPY), ebbe un successo incredibile nel primo anno di vita raccogliendo oltre 500 milioni di dollari grazie soprattutto alla possibilità che ogni investitore aveva di acquistare l’indice azionario più importante al mondo con soli 160$.

Diciassette anni dopo il fondo indice lanciato da Jack Bogle (il First Index Investment Trust poi Vanguard 500 Index Fund) era così sceso in campo il primo ETF della storia, ancora oggi il più grande del mondo per capitalizzazione con i suoi 385 miliardi di dollari.

Da quel momento si mise in moto un’innovazione senza precedenti. Già nel 1996 Morgan Stanley e Barclays Global Investors lanciarono il World Equity Benchmark Shares che, a differenza dello SPY, contemplava nel suo regolamento la possibilità di evitare l’acquisto integrale di tutti i titoli che componevano l’indice utilizzando tecniche di campionamento con primitive tecniche di ottimizzazione guidate da computer.

Un piccolo granello, quello SPY, che ha generato un mercato da oltre 10 trilioni di dollari a fine 2021 con più di 8600 ETF quotati a livello globale.

Gli ETF hanno rappresentato la naturale evoluzione dei fondi indice, strumenti non quotati in grado di replicare fedelmente un parametro di riferimento noto come benchmark.

E qui la storia deve tornare indietro agli anni ’60 per spiegarci la reale genesi degli ETF.

John “Mac” McQuown, l’uomo che ha inventato i fondi indice

L’innovazione apparentemente così semplice e oggi alla portata di tutti che ha rivoluzionato il modo di investire, ha avuto un percorso irto di ostacoli prima di essere accettata dagli investitori istituzionali.

Pochi sanno che il primo fondo indice della storia finanziaria è stato creato con il contributo di un ingegnere meccanico, un matematico, uno statistico, un professore scolastico e i suoi studenti e un immancabile banchiere.

La storia dei fondi indice comincia a New York nel 1963 quando un ingegnere meccanico che di nome fa John “Mac” McQuown, decise di applicare le sue competenze informatiche alla ricerca di modelli che spiegassero le ragionevoli aspettative su un investimento azionario. Tutto parte da un acquisto di azioni Texas Instruments nel 1957 per appena 1.600$ che Mac liquidò due anni dopo per oltre 120mila dollari. Il trading è sempre un’ottima palestra di base per comprendere come funziona il mondo degli investimenti. Basta non esagerare e sapere quando smettere.

Un incontro con il celebre Professor Eugene Fama, creatore dell’ipotesi del mercato efficiente, e l’avvio di una collaborazione con la banca Wells Fargo permisero a McQuown di affinare gli studi sull’utilizzo del computer nei sistemi di trading con un occhio critico al come si formavano i prezzi.

In quegli anni la teoria del mercato efficiente di Fama stava guadagnando credito a livello accademico. I prezzi delle azioni incorporavano già tutte le informazioni e battere il mercato era praticamente impossibile secondo la teoria.

Poco dopo arrivò un’altra picconata dal Professor Michael Jensen che in uno studio dimostrò che solo 26 gestori attivi su 115 erano stati in grado di battere investimenti creati con azioni scelte casualmente.

Paul Samuelson si fece portavoce di una teoria secondo la quale le azioni seguivano un andamento casuale, il cosiddetto “random walk” che nel 1973 porterà ad uno dei best seller del mondo degli investimenti, il celebre libro di Burton Malkiel “A Random Walk Down Wall Street”.

Intanto in Wells Fargo era arrivato un Presidente, Ramsom Cook, che aveva già capito che il business esclusivo delle banche di allora (raccogliere e impiegare denaro) era insufficiente per rendere sostenibile l’attività. Al tempo stesso Cook era scettico sulla capacità di fare soldi battendo i mercati come tanti brokers andavano raccontando a quel tempo.

Così nel 1971 Wells Fargo creò un primo fondo indice da 6 milioni di dollari dedicato al fondo pensione della società Samsonite. Era il primo atto di un business che solo due anni dopo, nel 1973, vide la nascita di un nuovo fondo indice dedicato agli investitori istituzionali sempre di Wells Fargo indicizzato allo S&P500 in competizione con un altro fondo indice di American National Bank.

Nel 1975 Charles Ellis pubblicò un’altra pietra miliare della finanza “The Loser’s Game” dove veniva dimostrato che l’85% dei gestori di Wall Street non battevano lo S&P500 in un arco temporale di 10 anni. Altro fieno in cascina per i fondi indice che infatti quell’anno raccolsero oltre 150 milioni di dollari. Dopo altri 15 mesi  gli asset totali superavano il miliardo di dollari.

Jack Bogle aprì definitivamente le porte al successo dello stile di investimento passivo

La diga stava crollando e la picconata decisiva alla gestione attiva degli investimenti arrivò nel 1976 da quel genio di John “Jack” Bogle che cominciò a rendere disponibili anche per gli investitori al dettaglio il First Index Investment Trust poi Vanguard.

Da quel momento la storia è nota, con una crescita esponenziale di questa eccezionale invenzione finanziaria in grado di replicare l’andamento di un indice (e quindi ritornare all’investitore semplicemente il rendimento del mercato sottostante) a costi irrisori.

I portafogli degli investitori istituzionali utilizzano oggi in maniera sempre più massiccia gli ETF e gli investitori comuni lentamente stanno migrando verso questi strumenti persuasi dalle lampanti e certificate dimostrazioni dell’incapacità della gestione attiva di battere il mercato nel lungo periodo.

Se il primo fondo comune di investimento nato nel 1924 con il nome di Massachusetts Investors Trust ha rivoluzionato il ventesimo secolo, il primo fondo indice di McQuown può essere considerato il germoglio dell’invenzione finanziaria del ventunesimo secolo, gli ETF.

Nel prossimo articolo lasceremo la storia per comprendere meglio che cos’è un ETF.

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