By |Categorie: Risparmio|Pubblicato il: 10 Aprile, 2015|

Capisco le difficoltà dei ragazzi di oggi  nel considerare il risparmio come una priorità, non tanto perché sono indisciplinati (finanziariamente parlando) o poco predisposti al sacrificio (l’anticamera da precari che stanno vivendo in questi anni è un esercizio da fisico bestiale), ma semplicemente perché il reddito disponibile che si ritrovano a disposizione è molto modesto e di conseguenza il risparmio non può che essere molto marginale.

Giustamente un 25 enne che si laurea e comincia a lavorare vuole sentirsi autonomo dal punto di vista finanziario. Chiedergli di accantonare una consistente fetta di denaro con la prospettiva di farlo per 40 anni o oltre è semplicemente utopia.
Prendo spunto da questo articolo di Advisoronline  nel quale vengono citati i motivi che portano la cosiddetta generazione Y a risparmiare.

“Interessante è anche capire quali sono i motivi del risparmio: il 48% dei giovani tra i 16-17 anni, risparmia per edonismo; il 64% di quelli tra i 18-24 anni invece risparmiano per la propria emancipazione e infine il 59% di quelli tra i 25-34 anni risparmiano per la previdenza”.

E’ evidente che con il crescere dell’età cresce anche la consapevolezza dell’obiettivo verso il quale si convergerà, ma spesso e volentieri le buone intenzioni si scontrano con la dura realtà di pochi spiccioli da accantonare.

Se però fissiamo nei classici 50 euro un importo ragionevole sul quale ogni ragazzo appartenente alla categoria dei Millennials può lavorare rinunciando a qualcosa (una cena, le sigarette, un capo d’abbigliamento, ecc…) per destinarli mensilmente ad un investimento sotto forma di Piano di Accumulo, allora potremmo trovare un buon punto di partenza per l’analisi che ora illustrerò.


Nella prima tabella ho fatto questa ipotesi. Un 25enne che comincia a versare 50 euro ogni mese con tassi di incremento dell’importo accantonato che varia da 0% a 6% ogni anno. Per intenderci all’inizio del secondo anno investo sempre 50 euro oppure 53 euro.

Questa prima ipotesi è conservativa dal lato rendimento annuo composto lordo fissato nel 5% annuo, conservativa considerato che l’arco temporale di versamento è lunghissimo arrivando fino a 45 anni.

E’ abbastanza evidente verificare come, aumentando del 2% all’anno il contributo mensile ed arrivando con un ultima rata a 70 anni di età pari a 120 euro, il montante finale crescerà del 37%, che diventa 98% se incrementeremo del 4% annuo l’importo del PAC e del 300% se aumentiamo del 6%.

La forza della capitalizzazione composta e quella del maggiore risparmio si combinano producendo un effetto esplosivo sui nostri risparmi.

Non deve spaventare il valore dell’ultima rata di 650 euro mensile perché è un’ovvia progressione matematica legata al tasso di incremento. A 50 anni la rata mensile sarà ancora di un ragionevolissimo importo di 200 euro mensili.

Ed ora guardiamo a cosa succede se invece il ritorno medio annuo diventa del 8%.


I 100 mila euro a 70 anni della colonna ad incremento zero diventano 250 mila e l’ultima da 300 mila passa a quasi 600 mila euro.

Sento già le critiche che si alzano circa la generosità del 8% annuo.

E’ vero non sappiamo cosa ci offriranno i mercati, però due elementi di certezza storici li abbiamo.

I mercati finanziari americani dal 1928 al 2014 hanno retrocesso agli investitori mediamente ogni anno il 9,6% sul fronte azionario e il 5% sul fronte obbligazionario. Nel post “Era il 1936 e tutto sembrava caro” abbiamo visto come, partendo da un periodo simile per valutazioni e tassi di interesse simile a quello attuale, il ritorno a distanza di 20 e 30 anni era assolutamente allineato alle medie di lungo periodo.

Certamente l’importo di denaro che si offre in pasto ai mercati finanziari è importante, ma con questi semplici esempi abbiamo capito insieme che anche in assenza di denaro sonante quello che conta è cominciare.

Avremo sempre tempo e modo di aggiornare al rialzo i nostri versamenti periodici e facendo progressivamente un ritocco annuale alla percentuale conferita tutto risulterà più semplice.

Ma attenzione, occhio ai costi, poiché tutto questo bel progetto si ridimensionerebbe (ed un bel po’) se il  piano di investimento dovesse risultare troppo costoso.

Ecco cosa succederebbe all’ipotesi più basica (versamento sempre ugale e pari a 50 euro) qualora il rendimento annuo venisse decurtato del 1% di costi annui. Il montante finale verrebbe falciato del 25% alla fine del piano.

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Un commento

  1. Beppone 14 Aprile 2015 at 16:04 - Reply

    Ciao e complimenti per questo blog che trovo sempre più illuminante articolo dopo articolo.
    Anche grazie a questo articolo ho deciso di investire una parte dei miei risparmi al di fuori del classico conto deposito.
    Ho 28 anni, un orizzonte temporale che potrebbe essere di 20 o 30 anni e l’intenzione di entrare inizialmente sul mercato azionario con 5000€ per poi andare ad aggiungere, bilanciando, 1200€ all’anno.
    Per contenere i costi sto ipotizzando di limitare 3 il numero di strumenti in particolare sto valutando 3 ETF azionari (tutti con TER < 0,55):
    – 70% Mondo sviluppato
    – 20% Emergenti (Asia sviluppato, Asia emergente, America latina e Africa)
    – 10% Cina (ma ancora non saprei perché già presente fra le emergenti). Oppure India o Biotecnologie /Salute).

    É tanto che leggo e mi informo, ma ovviamente la paura prima di lanciarmi in questa avventura è tanta.
    La domanda quindi è questa: considerando una propensione al rischio medio-alta questo investimento è sensato o dovrei orientarmi verso altri mercati/strumenti?

    Grazie e ancora complimenti!

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