Doug Short è un attento osservatore delle valutazioni dei mercati azionari (il Q Ratio tra tutti) quindi vale la pena commentare la sua pubblicazione di inizio marzo su bond ed equity per contestualizzare il tutto ed adattare (come da tempo stiamo dicendo) le aspettative dei risparmiatori.

Con tutti i limiti di questo esercizio di backtest può essere utile vedere la storia di un investimento fatto nel 1936 a distanza di 5, 10, 20 e 30 anni. In quel momento i tassi monetari (T-Bill) erano molto bassi (0,17%) e i TBond decennali offrivano un rendimento del 2,59%.
Di seguito la scaletta di tassi monetari ed obbligazionari.

Salta subito all’occhio come i tassi decennali e monetari non si mossero in modo sostanziale nel periodo.
La tabella successiva ci mostra i ritorni annui composti di S&P500, T-Bill e T-Bond. Nei 10 anni successivi al 1936 si registrarono 5 annate negative sui mercati azionari ed 1 annata negativa sul mercato obbligazionario (il 1941).


Nonostante 5 anni durissimi per l’azionario con quattro anni negativi su cinque ed una remunerazione monetaria nulla, la perdita annua del primo lustro post 1936 fu del 3,5% grazie al cuscinetto offerto dai bond i quali, seppur con tassi di partenza simili a quelli attuali, riuscirono a limitare le perdite dell’equity (capite cosa vuole dire avere obbligazioni in portafoglio sempre e comunque?). Già a distanza di 10 anni il -3,5% fu ribaltato da un +3,3% annuo che a 20 e 30 anni si espanse al 8,6% e 8.7% di rendimento annuo composto.
Sarebbe un errore però non valutare questi numeri in termini reali ed ecco che ancora una volta l’inflazione esercitò in quegli anni il ruolo di killer soprattutto nel periodo 1936-1946 con un valore medio annuo del 4,4%.

Ovviamente non sappiamo se la storia si ripeterà, ma per chi investe ora con orizzonte temporale medio-lungo la preoccupazione non deve tanto andare all’evoluzione dei mercati da qui al 2019-2020 quanto piuttosto al raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero un combinato di risparmio e rendimento tale da sconfiggere prima di tutto l’inflazione.
E’ solo un esempio preso volutamente da un periodo storico concreto che presentava le condizioni monetarie e di valutazione fondamentale di bond ed equity molto simili a quelle che ci troviamo ora. Chi investiva (forse con meno copertura mediatica come ora) si trovava di fronte rendimenti poco invitanti ed azioni care, ma la storia ci ha insegnato (anche passando purtroppo in mezzo ad una guerra mondiale) che investire in quel momento avrebbe comunque fornito nel lungo periodo dei ritorni molto interessanti.
Fonti: Advisorperspectives.com
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grazie e buon fine settimana! :)
Molto interessante anche questo articolo,come tutti del resto.E’ la conferma che se il piano d’investimento ha un orizz.temporale >20 anni..il timing di ingresso,benchè imprevedibile a priori,è ininfluente sul risultato finale.Mi hai già risposto sul pac azionario che lo lasceresti a cambio aperto,ma se dovessi scegliere tra world (ishares ter 0,2)e acwi (spdr ter 0,4 – db ter 0,5)cosa prenderesti?quel pò di emergenti in piu valgono la pena?grazie e buona serata :)