By |Categorie: Educazione finanziaria|Pubblicato il: 24 Ottobre, 2015|
Cos’è la volatilità? Domanda che mi sono sentito fare tante volte e che ogni volta ammetto di aver sempre avuto un pò di difficoltà a spiegare. Sperando di aver centrato l’obiettivo, la volatilità è un concetto che tutti coloro che investono denaro sui mercati finanziari devono comprendere. Perchè quando osserviamo i rendimenti di lungo periodo colpevolmente trascuriamo che la sua volatilità è sempre superiore. Questa informazione è molto importante per i nostri soldi e ci manda un messaggio ben preciso.

Leggendo il libro Nassim Taleb – Giocati dal caso: Il ruolo della fortuna nella finanza e nella vita ho trovato una sezione ben scritta che mi è servita in tante occasioni per cercare di spiegare il significato della volatilità.

Cos’è la volatilità

Volatilità è un termine che troviamo quasi sempre nelle schede di fondi e ETF oppure nelle parole dei consulenti finanziari. Come abbiamo imparato in questo articolo la volatilità è anche un costo che sicuramente sottrarrà pezzettini di rendimento ai nostri investimenti.

L’autore del libro utilizza un bell’esempio nel tentativo di spiegarlo dal punto di vista matematico e degli effetti concreti.

Ipotizziamo di avere di fronte un investitore che si aspetta di ottenere un rendimento del 15% annuo con una volatilità del 10%. Questo significa che il rendimento avrà un tasso di errore annuo del 10%. Cosa significa questo?

Significa che su 100 campioni analizzati (ovvero 100 tentativi di ottenere quel 15%), circa 68 saranno compresi all’interno di una banda di più o meno 10 percento (quindi tra 5% e 25% di rendimento).

In gergo tecnico questa è una distribuzione normale di eventi. Il 68% di tutte le osservazioni ricade tra -1 e +1 deviazioni standard.

Andiamo oltre e se ci allarghiamo alle due deviazioni standard, scopriamo che il 95% delle osservazioni saranno comprese tra un rendimento del -5% (15%-10%-10%) e del 35% (15%+10%+10%) ( la banda si è allargata di un altro 10%).

L’esempio va avanti con il nostro amico investitore che pieno di fiducia si abbona ad un servizio di trading online convinto che il suo rendimento molto difficilmente sarà negativo.

Sarebbe bello vivere di finanza con rendimenti in doppia cifra quotidiani, ma purtroppo non è così semplice.

Un rendimento del 15% con volatilità 10% annua si traduce in una probabilità del 93% di avere profitti in un anno (il nostro 95% viene eroso dalla piccola probabilità di avere un segno negativo).

Attenzione però abbiamo detto annuo.

Cosa non ci dice la volatilità annua

Annuo il rendimento, annua la volatilità.

Al di là delle solite code statistiche che portano a 7% la probabilità alla fine dell’anno di perdere soldi, il discorso cambia notevolmente se accorciamo l’orizzonte temporale.

In un mese la probabilità di guadagno sarà del 67%, in un giorno del 54%, in 1 ora del 51,3%, in un minuto del 50,17%.

Ipotizzando una giornata di otto ore, il nostro trader avrà 241 minuti di guadagno e 239 minuti di perdita.

Proviamo a pensare se tutti i giorni dovessimo fare i conti con queste statistiche. Stress, emotività, depressione, euforia, sfinimento, questi sono gli stati d’animo che ci accompagnerebbero. Meglio evitare.

Se ragioniamo sul mese invece che sul giorno o sull’ora, in un anno avremo 4 mesi spiacevoli e 8 piacevoli, va già meglio.

Se ragioniamo sull’anno e in un arco temporale di 20 anni, avremo 19 sorprese positive contro 1 negativa.

Ecco perché gli investimenti (e non il trading) vanno misurati in anni.

Ed ecco perché non dobbiamo freneticamente (e quotidianamente) osservare le performance dei nostri investimenti.

Se impariamo a farlo ogni 6 mesi o addirittura 1 anno, tutto ci sembrerà diverso e la statistica sarà un’amica e non una fonte di stress.

 

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