By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 12 Febbraio, 2016|

saipemIl grafico che ho postato sopra è quello di Saipem, una società considerata fino a pochi anni fa il “gioiellino” di casa ENI. Ricordo che quando alcuni clienti compravano petroliferi sul mercato, Saipem era sempre la prima scelta.  In fondo nel suo campo è all’avanguardia dicevano, tecnologie avanzate e scarsa concorrenza. Commesse, utili ed un mondo, quello dell’energia, destinato a prati fioriti e cieli arcobaleno.

Peccato che un bel giorno si è scoperto che di petrolio ce n’era talmente tanto che fare investimenti in quel settore diventava antieconomico, che frantumare le roccie era meglio che trivellare a grandi profondità e che il management non era proprio all’altezza del gioiellino. E così il prezzo da 5 e passa euro del 2012 è diventato 0.5 euro o anche meno dopo aver messo sul piato altri soldini per aumenti di capitale.Quando leggo su giornali specializzati commenti che si sperticano di apprezzamenti su una società mi chiedo sempre questo. Ma se ciascuno di voi, dopo mesi di analisi dei bilanci o del management, vi rendeste conto che l’azione di quella società è talmente sottovalutata da essere considerata un affarone, andreste in giro a dire a tutto il mondo che avete fatto questa scoperta? No, o meglio sì dopo però che ne avete già comprato delle tonnellate. Se non lo fate o siete dei polli insicuri o dei benefattori dell’umanità, oppure…

Oppure comprate tante di quelle azioni, poi fate un bel report in cui ne celebrate le virtù e voilà, servite a richiesta tutti coloro che pensano di acquistare il “gioiellino” sul mercato.

Siccome Saipem, sono sicuro, è passata (e forse è restata) nei dossier titoli di molti italiani, la lezione di non mettere mai i risparmi su un singolo titolo dovrebbe essere (per l’ennesima volta) servita. 10 mila euro investiti in Saipem 4 anni fa sono diventati 1000 Euro e per recuperare servirebbe un rialzo del 900%. Caro questo gioiello.

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Un commento

  1. etnas 12 Febbraio 2016 at 12:25 - Reply

    Leggevo la notizia del Msci World all Country (“è entrato ufficialmente in bear market”).
    Un parallelo con l’articolo qui sopra è impensabile?
    Mi spiego, un indice mondiale è già di per sé diversificato, ma chi lo dice che i prezzi attuali siano convenienti per il futuro ?

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