By |Categorie: Educazione finanziaria, Risparmio|Pubblicato il: 20 Ottobre, 2016|

Tra gli eterni dilemmi che attanagliano ogni risparmiatore c’è quello di quanti soldi mettere da parte nel corso degli anni futuri. Come è naturale che sia questo quesito non da poco si va a sommare a quello che riguarda la ripartizione giusta del rischio per ottenere il rendimento più alto con il minor rischio.

Mettiamoci il cuore in pace. La prima scelta possiamo controllarla, la seconda no.

Concentrarsi sui fattori sotto al nostro controllo

Certamente possiamo avere aspettative di rendimento (possibilmente realistiche), possiamo aumentare le componenti più rischiose all’interno della nostra personale asset class, possiamo affidarci a fondi hedge spregiudicati, tuttavia il risultato sarà incognito fino all’ultimo. Al massimo possiamo accontentarci di gestire il rischio.

Quindi che si fa?

Proviamo con un esempio a eliminare un po’ di nebbia da questi concetti. I numeri saranno volutamente un po’ altini per chiarire meglio il tutto.

Simulare per progettare

Supponiamo di avere Marco che all’età di 20 comincia a risparmiare 500 euro al mese aumentando la sua quota di risparmio del 2% all’anno. Il rendimento medio annuo composto stimato sarà del 5%.

Il suo amico Giovanni fa la stessa cosa ma investe 250 euro al mese su investimenti decisamente più rischiosi che offriranno rendimenti annui del 10%.

Il grafico che riportiamo sotto ci fa vedere cosa succede ai rispettivi montanti finanziari di Marco (in blu)  e Giovanni (in rosso).

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Nella fase iniziale del percorso risparmiare ed investire una somma più alta con rendimento più contenuto è vantaggioso in termini di montante finanziario accumulato. Con l’avanzare del tempo però le curve si avvicinano e a 44 anni… scatta l’inversione.

Progressivamente chi investe meno, ma ottiene un rendimento superiore, permette all’effetto capitalizzazione composta di sprigionare tutta la sua potenza.

La proporzione di vantaggio per Giovanni negli ultimi 10 anni (dai 55 ai 65 anni) passa da 1,45 a 2,10.

Giovanni investendo la metà ma ottenendo un rendimento doppio, si ritroverà a 65 anni con un capitale più che doppio.

Due comportamenti impensabili

Impensabile pensare di mantenere inalterato il rischio del proprio portafoglio con l’avvicinarsi dell’obiettivo finale.

Altrettanto impensabile investire cospicue somme di denaro fin da giovani limitando al massimo il rischio.

La soluzione migliore e di buon senso probabilmente sta nel mezzo, sempre tenendo ben presenti gli obiettivi finali.

Risparmiamo almeno il 10% del nostro reddito per iniziare e poi tariamoci con il tempo sulla quantità giusta per riuscire a centrare l’obiettivo.

Se l’orizzonte è molto lungo possiamo permetterci di rischiare cercando di catturare rendimenti più elevati e se anche non andrà bene nei primi anni, aumentando il tasso di risparmio o semplicemente procedendo con regolarità con il vostro piano di accumulo smusseremo e di molto  nel corso del tempo il segno negativo. In pratica riusciremo a gestire il rischio.

Procedendo con gli anni sarà opportuno scalare la marcia senza comunque azzerare il rischio.

Un maggiore reddito ci permetterà magari di aumentare il tasso di risparmio (dal 10% al 15% per esempio) riducendo un po’ delle componenti volatili di portafoglio (ma non azzerarle), decisione saggia perché il capitale deve avere una maggiore protezione visto che comincerà ad essere presto utilizzato per gli scopi che ci siamo prefissati.

Togliere però ogni prodotto “rischioso” ingolferebbe il motore della capitalizzazione composta  vanificando i sacrifici di risparmio degli anni precedenti.

A meno che l’investimento non risulti finalizzato ad un acquisto “tutto d’un colpo”, allora potrete permettervi di ridurre l’esposizione al rischio più gradualmente nel tempo visto che il prelievo magari riguarderà una piccola porzione del totale (ad esempio nel caso di una pensione integrativa o del raggiungimento di una fase di indipendenza finanziaria precoce).

Il motore continuerà a girare e la possibilità di ottenere ritorni più interessanti del classico investimento monetario rimarrà viva fino al suo naturale esaurimento.

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Un commento

  1. Giuseppe 20 Ottobre 2016 at 13:11 - Reply

    Buongiorno
    Spero che quanto scrivo possa centrare con l’argomento trattato.
    Ho avviato un piano d’accumulo unico dove inserire i miei risparmi. La finalità del PAC è per pagare gli studi universitari, sostenere l’avvio di una possibile attività e altri possibili progetti per mio figlio. I tempi d’uso del capitale sono: tra 5 anni per l’università oppure apertura di un’attività e nel frattempo continuerò ad investire nel PAC, invece di lasciare i risparmi sul conto corrente, per altri progetti e necessità di mio figlio.
    Secondo voi è una buona idea fare un “salvadanaio PAC” con due etf swda.mi e emg.mi dove investire periodicamente i propri risparmi? Successivamente si preleveranno la parte dei soldi che serviranno e il resto continuerà a rimanere investito.
    Ho fatto varie simulazioni con diversi etf settoriali e questi etf globali. Alla fine il risultato si discostava, a volte a favore degli etf settoriali ma, considerando le varie fasi di stress emotivo che si dovrebbe sopportare nelle fasi turbolente, penso che puntare su dei etf globali sia un buon compromesso. Aspetto con molto piacere un vostro parere.
    Grazie

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