By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 27 Marzo, 2017|

Investire avrà sempre a che fare con il prendere decisioni attive. Sino ad oggi nell’industria del risparmio gestito si è parlato di decisioni attive solo quando ci si riferisce a fondi a gestione attiva per contrapporli ai fondi a gestione passiva o semplicemente legati ad un benchmark, in una parola gli ETF.

La discussione in questi anni tra ETF e fondi a gestione attiva è stata mantenuta viva semplicemente per giustificare il maggior costo dei secondi rispetto ai primi. Dal mio punto di vista sono entrambi degli strumenti finanziari esattamente come azioni, obbligazioni, derivati ecc. Il punto è saperli usare correttamente per costruire un portafoglio che serva gli obiettivi del cliente.

Quali sono le cose sulle quali è importante essere veramente attivi?

A questo scopo un bravo analista fa le sue valutazioni di costi/benefici e risk/reward su ogni strumento finanziario (quanto sto rischiando in relazione al potenziale guadagno). In questa fase si valuta anche il maggior costo di un fondo attivo (se veramente lo è) per giudicare se lo stile di gestione merita o meno quella commissione.

Anche a causa della MIFID II (che entrerà in vigore in Italia nel 2018) le commissioni dei fondi attivi saranno sotto pressione e continueranno a scendere andando a ridurre il differenziale che oggi registriamo con gli ETF (fondi passivi). Se a questo aggiungiamo che l’accesso ai mercati è ormai praticamente istantaneo, ecco che i costi per assemblare un portafoglio saranno sempre più ridotti. La possibilità di effettuare operazioni di mercato dal nostro smartphone ed i costi di esecuzione sempre più contenuti creano un problema per l’investitore non professionale; lo tentano sempre più a non essere disciplinato nel suo processo di investimento ed agire spesso in modo impulsivo. Le barriere a cambiare investimento o decisione non sono mai state così basse.

Dobbiamo però ricordarci una cosa fondamentale: una sola decisione di investimento presa in modo sbagliato può vanificare tutti i risparmi da commissioni sui fondi o sulla negoziazione di un intero anno. Quindi il comportamento che tengo quando prendo decisioni di investimento eserciterà la più grande voce di costo all’interno del mio portafoglio a prescindere da quanto possa risparmiare sui fondi o sulla negoziazione.

Ci sono diversi modi in cui un consulente finanziario può gestire in modo attivo il patrimonio dei propri clienti. Molti professionisti spendono il loro tempo focalizzandosi sulle decisioni attive sbagliate. La mia opinione è che i consulenti possono avere un impatto molto maggiore focalizzandosi su:

  • Attivamente definire gli obbiettivi ed i goals del cliente
  • Attivamente definire un portafoglio strategico per raggiungere goals ed obbiettivi
  • Attivamente definire le linee guida e politiche di investimento
  • Attivamente conoscere il reale profilo di rischio del cliente
  • Attivamente conoscere l’orizzonte temporale, le paure ed i desideri del cliente
  • Attivamente gestire l’asset allocation
  • Attivamente rivisitare e controllare i costi di gestione
  • Attivamente gestire l’efficienza fiscale degli investimenti
  • Attivamente comunicare ed educare i clienti
  • Attivamente consigliare la sfera finanziaria del cliente per rendergli la vita più facile
  • Attivamente gestire il comportamento finanziario e le emozioni del cliente
  • Attivamente proporre politiche di risparmio
  • Attivamente proporre strategie per la pianificazione immobiliare
  • Attivamente proporre consigli sulle strategie di ritiro dal lavoro attivo
  • Attivamente proporre modelli e consigli per quell’universo che in molti casi lega in modo indissolubile Azienda e Famiglia.

Gestire attivamente il comportamento dei clienti è un’attività sulla quale buona parte dell’industria del risparmio gestito non ha investito abbastanza tempo. Tutto lo sforzo è rivolto alla selezione del singolo titolo o investimento, a promuovere il singolo fondo ed a raccogliere. Con il MIFID II andremo verso una gestione più trasparente, verso la consulenza a pagamento come qualunque altro professionista (medico, avvocato, commercialista, notaio ecc) e sarà un cambiamento epocale per l’investitore italiano. I consulenti finanziari che presteranno più attenzione ai loro clienti ed alle loro esigenze, che informeranno meglio i loro clienti per fargli prendere decisioni più consapevoli avranno più possibilità di evolversi con il cambiamento in atto, di distinguersi e di non estinguersi!

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