By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 21 Marzo, 2022|

Un quinto del ventunesimo secolo è già alle spalle e le sorprese dal punto di vista finanziario non sono mancate. Tre bear market hanno caratterizzato questo periodo di poco più di venti anni, con tanto di bolla speculativa che rimarrà nei libri di storia della finanza. Ma chi ha veramente stupito in positivo e chi invece in negativo tra le principali asset class finanziarie in questo ventunesimo secolo? La risposta a questa domanda lascerà a bocca aperta molti lettori.

Tempo di bilanci sui mercati finanziari. Più di venti anni di questo secolo sono già alle spalle e possiamo cominciare a comprendere qual’è stato l’investimento migliore e quello peggiore fino ad oggi.

Nulla che possa fornirci informazioni utili su chi sarà in testa al giro di boa del 2050, questo è impossibile da prevedere. Raccogliere e analizzare i numeri del passato può però aiutarci a fare qualche interessante considerazione.

Le due domande del secolo

Qual’é l’asset class che dal 2000 a oggi ha fatto perdere valore al capitale investito (con performance sistematicamente negative negli ultimi 13 anni)?

Esiste un’asset class che ha battuto l’azionario dal 2000 a oggi?

Siccome investire nel lungo periodo dovrebbe generare un incremento di ricchezza, ho voluto capire se c’è qualche asset class che non adempiuto a questo dovere e se ne esiste una che ha fatto meglio dell’investimento di lungo periodo per eccellenza, l’azionario.

Lascio un paio di minuti a tutti i lettori per riflettere, ma intanto anticipo che l’analisi è stata condotta su due orizzonti temporali. Dal 1972 a oggi (poi vi spiegherò perchè) e dal 2000 a oggi.

Il miglior dettaglio statistico per questi intervalli di tempo è ovviamente rilevabile sul mercato americano ed è a questo che farò riferimento.

I risultati presentati non considerano eventuali costi e tassazione, due fattori sempre da tenere in debita considerazione quando si tirano le somme finali.

Ok, partiamo con la domanda numero 1.

Qual’è l’asset class che dal 2000 a oggi ha fatto perdere valore al capitale investito (con performance sistematicamente negative negli ultimi 13 anni)?

La risposta a questa prima domanda è la liquidità.

Definire la liquidità un investimento è un po’ forzato ma possiamo comunque intenderla come un asset class che investe il capitale su un titolo di stato a breve termine come un T-Bill americano (il Bot a 3 mesi per intenderci), continuamente reinvestito ad ogni scadenza. Zero rischi.

Come si può apprezzare dal grafico che segue, dal 2009 al 2021 (e per ognuno dei 13 anni seguenti) l’investimento in titoli di stato americani a brevissima scadenza ha prodotto un risultato reale negativo.

Se nominalmente il CAGR (tasso di interesse composto) è stato dello 0,5% annuo, in termini reali al netto dall’inflazione lo stesso risultato è diventato -1,6% all’anno.

Investire 10 mila dollari su un T-Bill nel 2009 e perseverare fino a dicembre 2021 avrebbe portato ad un risultato finale reale di poco più di 8.000 $.

Fonte dati: Portfoliovisualizer

Sempre la liquidità è l’investimento che dal 2000 a oggi ha fatto perdere maggior valore al capitale in termini reali.

Fonte dati: Portfoliovisualizer

Ancora una volta il grafico ci mostra come la linea gialla (la liquidità appunto investita in T-Bill americani) non ha assolutamente protetto l’investitore, anzi ha generato una perdita di capitale.

In termini reali dal 2000 al 2021 la liquidità ha perso lo 0,7% ogni anno. Un titolo di stato decennale ha fornito un rendimento annuo reale del 2,7%, le azioni americane del 5,3%.

Vorrei però invitare ad una riflessione sulla base dei numeri che ho rielaborato nelle due tabelle seguenti.

Fonte dati: Portfoliovisualizer e rielaborazioni autore

In termini nominali l’investimento in liquidità non ha mai perso soldi dal 2000 a oggi.

Se però lo stesso ragionamento lo facciamo in termini reali al netto dell’inflazione, negli ultimi 21 anni l’investimento in liquidità ha perso valore in ben 17 occasioni. Ecco perchè è importante sempre guardare i numeri da diverse prospettive.

E in Italia cosa sarebbe successo a chi avesse di investire in Bot nello stesso periodo?

Utilizzando come parametro di riferimento l’indice Mts Bot, la risposta sta in un tasso annuo composto del 1,7% lordo inflazione (e senza considerare gli effetti dell’imposta di bollo sui depositi titoli introdotta nel 2012).

Al netto dell’inflazione media italiana del periodo (1,5%) il rendimento reale in liquidità è stato dello 0,2%. Togliamo imposte di bollo, tassazione e costi vari e la risposta al quesito è scontata.

Fonte dati: Rielaborazioni autore

Altra sorpresa possiamo rilevarla nel confronto tra azionario e obbligazionario, qui inteso come titolo di stato a 10 anni americano contro S&P500.

In termini reali il Treasury (il BTP americano) negli ultimi 21 anni ha perso terreno in 8 casi, mentre l’azionario solo in 7. Ovviamente con livelli di volatilità (e quindi rischio) diversi, ma l’equity ha moltiplicato il suo valore di 3 volte contro le quasi 2 dei bond.

Se lo stesso ragionamento lo facciamo dal 1972 introducendo un’altra asset class, ovvero l’oro, il risultato non cambia granchè.

La liquidità in 50 anni ha fatto crescere un capitale di 10 mila dollari circa nella metà del tempo per un tasso di interesse composto reale dello 0,6%. Il capitale si è così moltiplicato di 1,4 volte.

Fonte dati: Portfoliovisualizer e rielaborazioni autore

L’oro si piazza davanti all’obbligazionario con la stessa frequenza di perdita annuale della liquidità, ma con un tasso di moltiplicazione della ricchezza pari a 5,8.

Nulla in confronto all’azionario che perdendo terreno in 16 degli ultimi 50 anni ha moltiplicato per 26 il suo valore.

Questa è un’occasione utile anche per ridimensionare certi numeri che spesso vedo pubblicati sui vari siti specializzati in investimenti e finanza.

Sì è vero, 10 mila dollari investiti su un indice americano (ammesso che fosse possibile e con quali costi?) ha generato una crescita annua di quasi l’11% con un capitale che si è trasformato in quasi 1,8 milioni di dollari, ma questa è pura illusione monetaria.

Tenendo conto dell’inflazione, quindi ragionando in modo corretto sul reale potere d’acquisto del denaro disponibile oggi, quei 10 mila dollari in realtà “valgono” 264 mila dollari, non 1,8 milioni.

Traduco ancora meglio. Se nel 1972 potevo acquistare per 10 mila dollari un’unità del bene Pippo, oggi con il capitale investito mi posso permettere di acquistare 26 Pippo e non 178. Capire questo concetto è fondamentale per pianificare bene dal punto di vista finanziario.

Passiamo all’ultima domanda del quizzone di oggi e qui arriva la sorpresa.
Esiste un’asset class che ha battuto l’azionario dal 2000 a oggi?

La risposta è sì e, utite udite, il vincitore è l’oro.

Il metallo giallo tanto snobbato dai cryptoamanti, grazie ad anni rampanti tra il 2000 e il 2011 seguiti da un ritorno di fiamma negli ultimi mesi, a fine 2021 vantava un rendimento annuo composto del 8,4% contro il 7,7% del mercato azionario americano.

Volatilità praticamente identica (16% oro vs 15% azionario), massima perdita addirittura inferiore (-43% oro vs -51% azionario), annate negative simili (5 per l’equity vs 6 per l’oro).

I parametri di rischio ci dicono che oro e azionario sono praticamente allineati, ma con una performance leggermente migliore per il metallo giallo che in termini reali ha offerto quasi il 6% all’anno all’investitore contro il 5,3% del mercato azionario.

Fonte dati: Portfoliovisualizer

La violenta salita dell’oro fino ai 2000 dollari di questa prima parte del 2022 a causa della guerra tra Russia e Ucraina, combinata al contemporaneo calo degli indici azionari, ha allargato ancora di più la forbice se prendiamo in considerazione i primi due mesi dell’anno corrente nell’analisi complessiva (8,5% Cagr annuo per l’oro vs 7,2% per l’azionario).

Sono convinto che in pochi (compreso il sottoscritto) si aspettavano un risultato del genere.

Questo è il frutto di uno scampolo di secolo vissuto a tassi reali sempre più bassi fino a sfociare nel record di tassi reali negativi visto nei mesi scorsi.

Continueremo a pascolare in questo ambiente? Bella domanda.

Se la tendenza proseguirà allora è probabile che l’oro continuerà a rappresentare la riserva di valore per eccellenza in grado di garantire un’adeguata copertura dalla perdita di potere d’acquisto.

Se invece i tassi reali torneranno su un sentiero storicamente più sostenibile e normale di positività, l’oro sarà destinato a sottoperformare come asset class. Vedremo.
Considerazioni sul 2021 appena archiviato

Qualche considerazione finale. L’investimento in liquidità in termini reali ha fatto registrare la performance peggiore degli ultimi 50 anni (-6,6%).

Nel 2021 il mercato obbligazionario inteso come titolo di stato decennale ha perso il 10% in termini reali.

Questa è la sesta performance negativa degli ultimi 50 anni (e la terza nel ventunesimo secolo) e l’andamento dei primi mesi del 2022 sta peggiorando il bilancio.

L’oro ha collezionato sempre nel 2021 una performance reale simile a quella dei bond (-10%) prima di riprendersi alla grande in questo inizio di 2022.

La tripletta si completa con la performance negativa della liquidità.

Negli ultimi 50 anni sono state solo altre due le annate in cui azionario su e le altre tre asset class giù. Il 2013 e il 1975. L’anno successivo equity e bond guadagnarono terreno, l’oro no.

Due casi sono troppo pochi per tirare delle conclusioni e le premesse per ora non sembrerebbero confermare questa previsione, ma l’anno è ancora lungo.

Vale però sempre una regola aurea. Stare fuori da un mercato solo perché21 pensiamo di poterlo comprare a prezzi migliori è uno degli errori più “classici” che un investitore di lungo periodo può compiere.

E perdere per strada anche solo pochi dei giorni migliori di borsa che ci riserverà il futuro rischia di indebolire senza possibilità di recupero il nostro piano finanziario.

Cosa significa perdere i giorni migliori in borsa

Buon investimento.

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