By |Categorie: Vivere bene|Pubblicato il: 22 Luglio, 2022|

Nonostante tutta la negatività che ci circonda ogni giorno (dalla guerra, all’inflazione, ai razionamenti del gas il prossimo inverno, dal rialzo dei tassi di interesse e quindi del costo dei mutui e finanziamenti), vogliamo sempre e comunque esortare a cercare di godersi un po’ la vita usando i propri soldi per “comprare” esperienze.

Io dico sempre a me stesso che, l’ultimo giorno della mia vita, non voglio pronunciare la frase “meno male che non ho speso soldi per quel viaggio in Borgogna così ho risparmiato e mi porto i soldi con me nell’aldilà come i faraoni d’Egitto“.

No, penserò “che stupido sono stato a non fare quell’esperienza che desideravo e che non avrebbe comunque cambiato il corso del mio piano di investimento e dei miei risparmi“.

Dopo questa esortazione curiale, voglio descrivere un viaggio fantastico fatto nel mese di giugno a Beaune, Borgogna.

Una passione dovuta a motivi “professionali”

Ho la fortuna di aver conosciuto il vino fin da giovane (cioè dopo i 18 anni ovviamente), grazie alla passione dei miei genitori per i vini pugliesi (sono pugliese di nascita però milanese di adozione) e, piano piano e per motivi professionali, ho approfondito la conoscenza dei vini italiani e francesi.

Per motivi “professionali”? Cioè ho fatto un corso da sommelier prima di diventare un consulente finanziario?

No, purtroppo no. Ho dovuto imparare a conoscere i vini per le mie precedenti esperienze professionali. Essendo stato il responsabile azionario asiatico per Merrill Lynch per il mercato italiano, era imperativo portare fuori a cena e pranzo i clienti,  ovvero i gestori dei fondi di investimento italiani.

Ma non solo. Anche gli amministratori delegati, i responsabili finanziari, gli “investor relators” delle aziende quotate in Asia e Giappone che venivano a trovare i gestori italiani nella speranza che comprassero le loro azioni e le facessero salire (o per lo meno non scendere).

Ciò detto, anche se non era una passione scaturita in maniera autonoma, ho iniziato ad approfondire la materia.

Dopo aver studiato lo studiabile per un non professionista e conosciuto la storia dei vitigni classici italiani, nonché quelli meno conosciuti ma autoctoni e quindi anche delle cantine migliori per ogni qualità di vino, mi sono esposto ai vini francesi.

Ammetto subito in partenza che, purtroppo, i vini francesi sono di una spanna superiore a quelli italiani, sui rossi come sui bianchi.

I vini italiani sono ottimi, ci mancherebbe, ma i francesi con quantità alcooliche inferiori e molta più attenzione al corpo e profumi del vino sono vini che non ti fanno girare la testa dopo il secondo bicchiere e che si “sentono” in bocca anche dopo alcuni minuti dalla prima degustazione.

I Borgogna francesi e non solo

E arriviamo quindi ai vini francesi. Ce ne sono di tantissime qualità e denominazioni, nonché sono prodotti davvero in ogni angolo della Francia.

A parte i classici Bordeaux e Borgogna che molti conoscono, esistono i Cote du Rhone (con oltre 30 denominazioni originali), Cote du Provence (con oltre 40 denominazioni), i vini del Jura francese e tantissimi altri.

Oggi mi voglio concentrare sul Borgogna più classico che ci sia, il Borgogna rosso. In particolare una qualità, l’Aloxe-Corton, non ha eguali in Francia e nessun vino italiano si avvicina in quanto a corpo, profumi, tannini e….prezzo!

Ho fatto quindi un viaggio di un weekend lungo in Borgogna, nella sua capitale viti-vinicola, Beaune, che si raggiunge da Milano in 5 ore, via Courmayeur-Monte Bianco, Chamonix, si scontornano Annecy e Lione (altro posto magnifico da visitare), indi si gira a nord verso la Borgogna e Beaune.

Beaune è un gioiello medievale con il primo esempio di Ospedale del 1400 finanziato da privati e che ha funzionato fino agli anni ’80.

L’Hospice di Beaune

 

Beaune “downtown”

Beaune

La cittadina è una meraviglia da girare a piedi con molte zone pedonali e ristorantini tipici della Borgogna (alert: abbastanza pesante ma sicuramente da provare) e, per chi ama la senape francese, c’è uno dei più antichi produttori di senape francese: la mostarda “Fallot” (che trovate qui: https://www.fallot.com/)

Ma il pezzo forte sono i vigneti tutti intorno a Beaune, con i relativi “chateau”, ovvero le nostre cantine italiche. Gli chateau sono davvero castelli perché erano detenuti dai re e nobili di Borgogna che avevano capito l’importanza di coltivare la vite e produrre vini di qualità.

Produrre vino soprattutto per le varie corti reali che stavano a Parigi, ma anche per i re di Borgogna, stato “indipendente” con sue corti reali fino al 1600.

Lo Château Montrachet Puligny

Beaune e tutti vigneti intorno sono patrimonio mondiale dell’Unesco. E come avrebbe detto Peppino de Filippo insieme a Totò ne “la malafemmena”  e ho detto tutto!

(e Toto’ sembrava essere d’accordo con la rubrica “vivere bene” di questo blog, guardate qui

I vari tipi di Borgogna

I Borgogna si dividono in due “aree” ben distinte: i Côte de Nuits ed i Côte de Beaune, a seconda della qualità del terreno.

I vini prodotti sono molto differenti a seconda che sia di una o delle due Cotes, ma fondamentalmente è una zona argillosa che si estende su colline intorno a Beaune ma che rendono questi vini unici nel loro genere.

I più famosi vini della Cote de Nuits sono I Vosne-Romanee e Chambolle Musigny. Della Cote de Beaune invece i migliori sono Pommard, Volnay, Puligny Montrachet e, quindi,  Aloxe- Corton.

Non entro nello specifico delle varie “appellation”, ovvero i vari DOC o DOCG, ce ne sono oltre 3000 nella zona.

Quello che consiglio è andare a soggiornare in uno dei tanti chateau intorno a Beaune (ne trovate a iosa ma tutti ottimi qui)

Io sono stato nel castello Chassagne Montrachet, a pochi km da Beaune, che ha un vigneto che si estende per 15 ettari (quasi ogni ettaro fa vini diversi, per quanto sempre Borgogna) ed ha 5 stanze meravigliose a costi anche accessibili prenotabili facilmente su Booking.

Il castello-cantina Chassagne Montrachet

Oltre a degustare i vini prodotti dallo Château si possono visitare tanti altri vigneti adiacenti ma vi consiglio di andare a visitare un castello in particolare.

ALOXE-CORTON: un vino inavvicinabile?

Aloxe – Corton è uno dei tanti villaggi abbarbicati sulle colline alle spalle di Beaune ma che ha una conformazione geologica unica e che produce dei rossi altrettanto unici (NB: non sto parlando dei bianchi di Borgogna che sono altrettanto unici, magari sarà un articolo più avanti).

Il castello di Aloxe-Corton

Entrando nel villaggio, non potete non imbattervi nel castello omonimo, per quanto sulla strada che si inerpica verso il castello troverete tanti produttori locali della qualità “Aloxe-Corton”.

E’ un vino impegnativo da un punto di vista dei prezzi. Si va dai 40 euro fino ai 200 euro a bottiglia ma, visto che si è già lì, almeno una degustazione va fatta. E poi gli stessi vini si trovano al doppio del prezzo in Italia.

Ma se volete provare un vino mai assaggiato in Italia, dovete proprio provare un Aloxe-Corton, possibilmente delle annate 2019 o 2016.

Il Borgogna di Aloxe-Corton mi ha colpito per 3 aspetti:

  1. Un Pinot nero con un corpo pieno che si “sente” anche 5 o 6 minuti dopo il primo sorso
  2. Una gradazione alcolica importante, siamo intorno ai 13-13.5°, ma che scivola via come quasi un Beaujoulais
  3. Una esplosione di odori in stile pistacchio, prugna, funghi selvatici e lampone sotto spirito: bisogna stare un po’ a “sentire” questi sapori e profumi, ma poi si riescono quasi tutti a distinguere. Ed è un accostamento alquanto bizzarro se ci pensate, eppure sono riusciti a far convivere questi profumi in maniera eccellente

Questa non vuole questa essere una guida esaustiva ai Borgogna francesi e all’Aloxe- Corton in particolare.

Solo un “teaser”, ovvero una pulce nell’orecchio, se mai stavate pensando a fare un viaggio in una delle regioni viti-vinicole più importanti del mondo ma non sapevate da dove iniziare.

Questa ovviamente è una delle regioni più importanti nel mondo dell’export di vino francese nel mondo. Si percepisce perfettamente l’organizzazione curata per accogliere i turisti di tutto il mondo, per spedire vino ai 4 angoli del pianeta, per degustare con sistemi molto avanzati.

Insomma, i vignaioli di antica memoria sono dei veri e propri imprenditori globali che sanno gestire bene i cambiamenti climatici (poca produzione e quindi si alza il prezzo ad esempio), ma che conoscono bene la concorrenza italiana e di oltre oceano dei vini Californiani, sud africani, cileni ed anche australiani (brrrr).

E’ la globalizzazione anche per loro. Chi scrive è laureato in Marketing ed ho notato come le 4Ps del marketing mix (Product, Price, Place – il luogo dove si vende – e Promotion) le conoscono bene e le sanno sfruttare, ancora oggi, meglio dei vini italiani, spagnoli e del resto del mondo.

Siamo a disposizione se volete saperne di più.

Vivete bene e buon viaggio!

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2 Commenti

  1. Mauro 27 Luglio 2022 at 11:22 - Reply

    Vengo subito!

    • Valerio de Stasio 27 Luglio 2022 at 11:27 - Reply

      Mi fa piacere che questo post abbia stuzzicato il tuo interesse… veramente ne vale la pena per il luogo e per il vino (cibo, così così)…buona continuazione

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