Una delle rubriche che non popoliamo a sufficienza su questo e-magazine è quella del “vivere bene“.
Oggi cerco di porre un po’ rimedio anche se qualcuno potrebbe avere da ridire sul fatto che, questo podcast “il dito di Dio – voci dalla Concordia“, faccia “vivere bene”.
Ma il concetto del vivere bene, che sta anche nel nostro payoff aziendale – risparmia, investi, vivi bene – si declina nel poter passare il nostro tempo nel fare le cose che più ci piacciono.
Ovviamente, risparmiando, investendo al meglio per poi avere il tempo di fare le cose che più amiamo e, quindi in definitiva, vivere bene.
Ora, magari, a non tutti piacciono i podcast però mi sento comunque di raccomandarvi di ascoltare questo in 9 puntate, magari quando siete in auto, in palestra, fuori con il cane, mentre fate jogging, mentre cucinate o, come ho fatto io, nei ritagli di tempo.
Mi potreste anche dire che la tematica di questo podcast non è esattamente quello che uno vorrebbe ascoltare mentre si vuole rilassare, ma ve lo raccomando lo stesso.

Fonte: immagini di Google
È la storia dei sopravvissuti del naufragio della Costa Concordia del gennaio 2012 sulle coste dell’isola del Giglio. È un racconto avvincente, reale e terrificante di quello che è veramente successo su quella nave in quel freddo gennaio di quasi 13 anni fa.
Lo trovate su Spotify qui: Il dito di Dio – Voci dalla Concordia
Nella memoria collettiva è rimasta, forse solo l’immagine del comandante Schettino (ora in carcere a Rebibbia) e della nave coricata sul fianco sinistro, appoggiata sugli scogli davanti al porto dell’isola del Giglio.

Ma nessuno ha mai veramente saputo cosa sia successo DOPO l’inchino” fatto dalla nave all’isola del Giglio (ovvero un passaggio molto vicino alle sue coste) per salutare la madre anziana del maître del ristorante principale della Costa Concordia.
È praticamente un vero e proprio documentario, scritto e raccontato in maniera magistrale da Pablo Trincia. Autore che non conoscevo per nulla ma, chissà perché, l’algoritmo di Spotify me l’ha raccomandato un giorno e, quasi per sbaglio, ci ho cliccato sopra un giorno che ero in auto.
Da quello “sbaglio”, non sono riuscito più a staccarmi e mi sono ascoltato di filata tutti i nove episodi di circa un’oretta ciascuno.
Le voci dei superstiti
Quello che più mi ha toccato e impressionato sono le voci di chi è riuscito a salvarsi dalla calca e dalla confusione totale dopo che, con gravissimo ritardo, il comandante Schettino ordinò l'”abbandono nave” quasi un’ora dopo che la Concordia aveva iniziato a imbarcare acqua nei ponti sotto la linea di galleggiamento.
Sono voci di gente ancora un po’ traumatizzata dall’ aver visto la morte letteralmente in faccia: in una barca che si stava inclinando, al buio quasi totale (lo squarcio aveva proprio allagato l’area dei generatori elettrici e del quadro elettrico generale della nave e il generatore di emergenza nel ponte più alto della nave mal funzionava), senza istruzioni chiare su cosa fare e dove andare, con le pareti che diventano pavimenti e le porte della pareti che diventavano botole su corridoi che diventavano pozzi da 50 e 100 metri.
Il tutto, come viene ripetuto più volte, al buio e al freddo pungente di una nave che imbarcava acqua, senza riscaldamento e in pieno gennaio.
Ci sono i racconti di figlie che hanno perso le madri, di mariti che hanno perso le mogli, di testimoni oculari di gente che scivolava al buio e cadeva nei corridoi che erano diventati pozzi con l’acqua che vi risaliva.
Il ritmo incalzante e lucido con cui viene raccontata la stupidaggine dell’ “inchino”, l’incredulità del comandante Schettino che non riusciva a credere che la barca stesse affondando (ci sono anche le registrazioni della sala comando con la voce di Schettino stesso), le registrazioni audio dei passeggeri che hanno usato i telefoni e telecamere per riprendere cosa stesse succedendo e altri documenti storici, il tutto raccontato dalla bella voce e prosa di Pablo Trincia, rendono questi nove episodi un piccolo capolavoro di giornalismo d’inchiesta.

Pablo Trincia – fonte: True News
Il dito di Dio
Ma perché il “Dito di Dio”?
È tutto spiegato nell’ episodio 5 “Grecale”: qualcosa che sta tra l’irreale, l’assurdo e l’impossibile.
Qualcosa che nessuno di noi, penso, sapesse e che ha evitato una sciagura ancora più grande di quanto già non fosse stata (le persone decedute furono 32 su un totale di oltre 4000 tra passeggeri e membri dell’equipaggio).
Non voglio spoilerare troppo, ma nessuno sa che la Costa Concordia, dopo aver urtato gli scogli dell’isola del Giglio e aver provocato una falla di 35 metri nella chiglia, ha continuato la sua corsa per la forza di inerzia – era arrivata al Giglio con una velocità di oltre 15 nodi ed era una nave di tonnellate e tonnellate di stazza.
E non si sarebbe potuta adagiare come l’abbiamo poi noi vista nelle immagini in televisione sul fianco destro.
Era arrivata, lambendo l’isola, con il fianco sinistro, aveva urtato gli scogli, l’acqua che è entrata nello squarcio del fianco sinistro ha mandato in tilt tutto il sistema elettrico della nave, la nave si è letteralmente “spenta” e ha continuato la sua corsa verso il mare aperto.

Fonte: Vanity Fair
Poi…non vi racconto nulla di ulteriore, ma fondamentalmente si è rigirata su sé stessa ed è tornata indietro, adagiandosi ed inclinandosi sul lato destro ed evitando un disastro di proporzioni epiche.
Perché, se non fosse “tornata” indietro, sarebbe affondata al largo con oltre 4000 persone a bordo – già inclinata, al buio e con un comandante che non dava l’ordine di calare le lance.
Come abbia fatto, ve lo lascio scoprire nell’ episodio 5 che ha dell’incredibile e surreale.
Per chi è velista, e ha letto “Grecale”, probabilmente ha capito ma, in ogni caso, farebbe fatica a capire come sia possibile che una barca del genere si sia potuta rigirare su sé stessa e ritornare al Giglio dopo un urto a 16 nodi e con quella stazza.
Da qui il “Dito di Dio”. Dio con il suo dito l’ha spinta e appoggiata sugli scogli del Giglio.
I paragoni con il mondo degli “investimenti”?
In questa sezione del vivere bene, cerchiamo sempre di creare un collegamento con la nostra professione e con i vostri sforzi di investire bene i vostri risparmi e patrimoni.
Viene difficile trovare un nesso diretto tra l’investire e una tragedia come quella della Concordia.
Però, se ascoltate bene tutti gli episodi, viene fuori un po’ un “leitmotiv” che si potrebbe adattare bene a come dovremmo gestire i nostri investimenti.
Al netto del fatto che si possa non conoscere la qualità del comandante di una nave da crociera, però avere un “comandante” affidabile, preparato, autorevole e deciso nelle proprie decisioni di investimento, ca’ va sans dire, è vitale per non commettere errori che non si possono più recuperare.
Faccio il collegamento con il mio ultimo articolo
Essere pessimisti è facile, non richiede immaginazione
Qui ho scritto che bisogna scegliere bene chi si decide di seguire e ascoltare per i propri investimenti.
Se si seguono gli inetti, i mentecatti, i negativi continui e costanti, i ciarlatani e gli “Schettino”, si creano danni veramente irreparabili per i propri investimenti.
I 5 anni “persi” a seguire gente che ti diceva di stare fermo, di mettere tutto in cash, di comprare i loro prodotti che riducevano la “volatilità” e non fare niente perché i mercati erano “alti” o “in bolla speculativa”, ci avrebbe fatto perdere valanghe di soldi subendo ad esempio una inflazione che avrebbe ridotto il nostro capitale di almeno un 20% del suo valore se lo stesso fosse rimasto fermo sul conto corrente ad esempio.
Là fuori è pieno di gente stile “Schettino” che vi farebbe affondare con i vostri soldi: lo vediamo costantemente in clienti che arrivano con portafogli da naufragio totale.
Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo invece di essere come quei soccorritori della prima ora che, loro sì con grandissimo spirito di sacrificio e letteralmente a sprezzo del pericolo, hanno portato in salvo centinaia di persone della Concordia.
Sono gli eroi nascosti di quella vicenda che Pablo Trincia porta finalmente e giustamente alla ribalta.
Nel rispetto e nel ricordo di chi non c’è più, ci sentiamo un po’ come il comandante della capitaneria di porto di Livorno, il comandante De Falco, che urlò a Schettino di risalire sulla nave (“vada a bordo, ca…o!”) dopo che l’aveva abbandonata con migliaia di persone ancora a bordo.
Il nostro compito è quello di proteggervi dagli Schettino là fuori e di portarvi verso lidi più consoni ai vostri desideri di vita e di non andare a sbattere sugli scogli con decisioni ed investimenti inefficienti, costosi e che fanno guadagnare solo chi ve li ha venduti.
Come sempre, KISS: keep it simple stupid!
Risparmiate, investite (bene) per poter vivere bene un giorno.
