By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 13 Settembre, 2024|

Manca ancora un po’ di tempo alle elezioni presidenziali USA del 5 novembre, anche se in alcuni stati si potrà iniziare già a votare da settembre e per posta.
Ovviamente questo evento “geopolitico” non è ancora nei titoloni dei giornali finanziari e non, ma basterà attendere qualche settimana e probabilmente lo diventerà.
Non so se vi ricordate ma, già all’indomani dell’attentato mancato a Donald Trump, si parlava sui mercati di un “Trump Trade”: una di quelle idiozie giornalistico-finanziarie estive che spero nessuno abbia messo in atto. All’indomani del 13 luglio, tutti davano per vincente Trump nelle elezioni di novembre. Quindi, era il caso di iniziare a comprare i titoli che avrebbero beneficiato di una presidenza Trump.
E via a raccomandare di comprare, nell’ordine:
1. azioni domestiche: perché Trump odia il tech che lo snobba (?)
2. a man bassa le obbligazioni governative a lunga scadenza: perchè la Fed avrebbe accelerato il taglio dei tassi, visto che Trump ha fatto capire che potrebbe licenziare l’attuale presidente della Fed, Powell
3. un dollaro forte: perché Trump ama il dollaro forte ( e perché poi?) e quindi compriamo dollaro
4. Azioni legate al petrolio: perché lui è amico dei petrolieri texani e il petrolio sarebbe salito
5. Il bitcoin: perché si è presentato ad una conferenza definendosi il “presidente del Bitcoin” (secondo me neanche sa che cosa esattamente sia, come funzioni e cosa sia una blockchain).

Mi sono divertito a guardare cosa avrebbero fatto questi “trade” dal 17 di Luglio a oggi:
1. Le small caps: -6%
2. Le obbligazioni governative lunghe: +6% ( i tassi sono scesi quindi)
3. Il Bitcoin: -10%
4. Il dollaro: -2% vs Euro
5. Il petrolio: -15%

Ovvio che, poi, con la discesa in campo di Kamala Harris, tutto è cambiato: ma è appunto questo il senso – non ha “senso” fare previsioni su qualcosa che non si può prevedere né’ controllare.

Soprattutto, nessuno sa (nemmeno i giornali) come si comporterà il mercato nel caso di una vittoria di Trump o di Harris.

Per corroborare questa tesi, mi sono andato a rileggere quello che scrissi a settembre 2020; vi allego “paro paro” la newsletter che dell’epoca. Il titolo è lo stesso identico e, praticamente, reitero quello che scrissi quattro anni fa.

Era la prima newsletter da socio fondatore di Meridian (Meridian è stata autorizzata dall’albo della consulenza finanziaria a Novembre 2019) e lo spauracchio di Trump e delle elezioni USA era presente nella testa praticamente di tutti.
Aggiungo solo un paio di “grafici” e notazioni che corroborano quello che scrissi quattro anni fa.

Un bel grafico che mostra come, dal 1900 ad oggi, lo S&P500 sia salito negli anni: sia che ci sia stato un presidente repubblicano (rosso) che democratico (blu).

Quindi: ripetiamo insieme lentamente e respirando alla fine di ogni frase.

Non mi farò influenzare dai titoloni sparati a caratteri cubitali dai media, sia che vinca Kamala Harris sia che vinca Donald Trump.

Il mio portafoglio di investimenti è pensato per il lungo termine e non per il breve termine.

Non devo reagire ad ogni evento mediatico, politico o geopolitico ma “agire” rimanendo aderente al mio piano.

Se non cambiano i miei obiettivi, il mio piano non cambia.

Se mi viene l’impulso di toccare il mio portafoglio perché vince Trump (o viceversa), chiamo de Stasio e so che mi sgriderà pesantissimamente.

Bene, respirate pure ora.

E buon investimento!

Gentile << Test First Name >>,

Vista l’imminenza delle prossime elezioni americane del 3 di novembre, voglio mettere nero su bianco ciò che penso circa il possibile impatto sugli investimenti e per rimettere i puntini sulle proverbiali “i” su questo evento quadriennale.

Voglio, cioè, spiegare come le prossime elezioni americane del 3 di novembre non avranno nessun impatto sull’andamento del vostro portafoglio, se non potenzialmente nel breve e brevissimo termine – ovvero nei giorni pre e post elezione stessa: ma nessun effetto veramente duraturo sulla performance dei vostri portafogli, sia nel medio che lungo termine.

Portafogli che sono pensati e strutturati per archi temporali lunghi, come ci siamo sempre detti più e più volte. La politica non ha mai veramente influenzato la capacità delle aziende di saper crescere, reinventarsi, cadere e rinascere. Perché noi investiamo in aziende e non in paesi o partiti politici e, tantomeno, in ideologie politiche.

Seguo le elezioni presidenziali americane dal 1988, Quando erano in lizza George Bush senior e Michael Dukakis: quell’anno ero studente straniero in Ohio e mi ricordo perfettamente che quel giorno ero l’unico incollato alla televisione. I miei genitori ospitanti americani erano abbastanza disinteressati, mentre per noi italiani, all’epoca, le elezioni politiche erano una cosa ancora molto seria e tutti o quasi andavano a votare.

Feci addirittura una foto dell’immagine in TV – ancora con il tubo catodico e con immagine super pixellata – di quando Bush venne eletto.

Diciamo insomma che “ne ho viste” di elezioni USA: dal 1988 – avevo 16 anni – almeno 8 e mi accingo a viverne la nona.

Come appunto tutti sappiamo, e lo sa anche il panettiere sotto casa, il 3 di novembre ci sarà l’elezione presidenziale americana: è chiaramente sulla bocca di tutti perché c’è in ballo un personaggio come Trump.

Il “problema”, se così lo possiamo definire, è che Trump sta dicendo da mesi che l’elezione sarà falsata dai voti inviati dagli americani via posta.

In America, se non hai voglia o tempo o sei impossibilitato di andare al seggio, puoi richiedere il certificato di voto, votare a casa e inviarlo via posta.

Si stima che a causa della pandemia, circa il 30% degli elettori americani voterà via posta e non in presenza.

Trump, che è un brillante demagogo e comunicatore e probabilmente annusando nell’aria una sconfitta elettorale, sta gettando fango sul processo democratico delle elezioni americane, dicendo appunto da mesi che l’elezione sarà una falsa e sarà falsata.

Aprendo lo scenario di una elezione contestata, ovvero che se dovesse perdere Trump il 3 di novembre, lui non riconoscerà il risultato dell’elezione e farà ricorso nelle sedi giudiziarie.

Probabilmente, quindi, il 3 di novembre non sapremo chi avrà veramente vinto, perché bisognerà attendere che tutti i voti via posta siano ricevuti e anche contati.

Non so se vi ricordate il 2000; una cosa del genere era successa anche nelle elezione tra George W Bush e Al Gore.

Ci furono problematiche sui tagliandi elettorali in Florida e la cosa andò fino alla corte suprema degli Stati Uniti: alla fine la corte suprema diede una specie di imprimatur alla elezione di Bush (anche se rimandò il tutto alla corte suprema della Florida per conferma).

Visto che eravamo arrivati a metà dicembre, ovvero ben oltre un mese le elezioni, Al Gore decise di non fare ricorso per non inficiare il processo democratico e alienare ancora di più l’opinione pubblica americana.

In ogni caso, la Costituzione americana dice che il 20 di gennaio c’è l’ inaugurazione di nuovo presidente: per quell’epoca è chiaro che si dovrebbero avere i risultati, contestati o no, di chi avrà vinto.

In caso contrario, se per qualsiasi motivo non si riesca a nominare un vincitore perché ci sono corsi e ricorsi alla corte suprema, si insedierà il presidente della Camera dei Deputati, ovvero Nancy Pelosi.

Penso che Trump, piuttosto che vedere Nancy Pelosi diventare Presidente degli Stati Uniti, lascerà incoronare Joe Biden alla presidenza. Ma questa è, al momento, solo fantapolitica.

In una situazione del genere, in cui non sapremo il 3 di novembre chi avrà veramente vinto le elezioni, quali potrebbero essere le ripercussioni sui mercati finanziari?

Ho già parlato delle elezioni di George W. Bush e Al Gore nel 2000: la decisione della Corte Suprema avvenne il 12 dicembre 2000 e, nonostante l’incertezza abbastanza drammatica per quei tempi perché era la prima elezione veramente contestata degli Stati Uniti, il mercato americano non corresse granché.

Tra il giorno dell’elezione del 7 di novembre del 2000 e la decisione della Corte Suprema il 12 dicembre del 2000, S&P 500 scese del 4,24%.

Per mettere meglio a fuoco quello che successe con la elezione contestata del novembre-dicembre 2000, lo scoppio della bolla di internet iniziò proprio a marzo di quell’anno. Alla fine del 2002, il Nasdaq aveva perso il 72% del proprio valore e lo S&P500 il 36%: nel grafico qui sotto si vede come il periodo di tempo, tra il giorno delle elezioni USA e la decisione della Corte Suprema – cerchiato in rosso- , è praticamente insignificante e neanche degno di nota, se lo valutiamo nel contesto della correzione “monstre” dello scoppio della bolla di internet.

In rosso il movimento del mercato durante l’elezione di Bush vs Gore dello S&P500 (linea blu: che salì pure post vittoria di Bush) e del Nasdaq (linea arancione che, giustamente, continuò a scendere): insignificante rispetto alla correzione post scoppio della bolla di Internet di Marzo 2000, che durò fino ad inizio del 2003.

Qualcuno potrebbe dire che il risultato delle elezioni presidenziali del 2000 non fosse così importante come quella del 2020. Ma ricordo perfettamente che per mesi e mesi, prima e dopo l’elezione, la notizia più importante e dibattuta a livello mondiale era su chi sarebbe diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti.

Naturalmente non è una statistica con un campione molto rappresentativo, perché stiamo parlando solamente di un’altra sola elezione contestata e la reazione del mercato 20 anni fa potrebbe non essere quella del mercato oggi.

Ma quello che posso dire con ragionevole certezza è che, se anche il panettiere e il postino sanno che Trump contesterà le elezioni e che ci sono voti che arriveranno in ritardo, il mercato azionario e finanziario è già preparato per un periodo anche abbastanza lungo di incertezza su chi sarà il presidente per i prossimi quattro anni.

Come si dice nei circoli di noi consulenti finanziari, “il rischio che veramente conta è quello di cui nessuno parla”: se ne parlano tutti, il mercato si è già attrezzato ed “aggiustato” nel gestire l’incertezza.

La classe di “computing” della Hilliard High School, Ohio, nel 1988: vidi per la prima volta un PC ed imparai a programmare in Basic, ed i PC erano nelle scuole americane dai primi anni ‘80 – il primo PC che vidi in Italia fu nel 1994, utilizzato come macchina da scrivere mentre preparavo la tesi di Laurea. Gli Stati Uniti sono 10 anni avanti a tutto il resto del mondo in quanto ad innovazione, Trump o non Trump.

Foto della classe di “computing” nel 1988 – due di questi 16enni dell’epoca sono Amministratori Delegati (CEO) di aziende tech nella Silicon Valley (a San Mateo e San Josè).

Chiudo con un altro semplice concetto: tra 6, 9, 12 mesi o, meglio ancora, tra 3 o 4 anni ci ricorderemo di questo momento di incertezza semplicemente come un altro dei tanti momenti di incertezza politica degli Stati Uniti. Così come ci ricordiamo di quel momento di incertezza nel 2000 tra Bush e Gore.

Ma il nostro portafoglio e i nostri investimenti saranno saliti di valore, perché noi non stiamo investendo in un paese, in un politico, o in una elezione. Stiamo sempre investendo in un sistema economico di aziende, principalmente americane, che indipendentemente da chi sarà il presidente dei prossimi quattro anni, saranno sempre focalizzate nel far crescere il fatturato, gli utili, i dividendi.

E indipendentemente da Trump o Biden, noi, in quanto soci azionisti di queste aziende, cresceremo insieme a loro.

E’ tutto.
Grazie per aver letto fin qui.

 

2 commenti

  1. MisterK 14 Settembre 2024 at 11:14 - Reply

    Bell’articolo. Come sempre di ampio respiro, pacato e intelligente.
    Come storico, studiando gli ultimi tempi della decadenza dell’impero romano (diciamo dalla battaglia di Adrianopoli in poi), anche io ho sempre pensato che non importava chi fosse l’Imperatore. Uno, o l’altro non fa differenza.
    Vediamo altri eventi.
    Il 22 ottobre a Kazan ci sará il congresso dei Brics. Forse annunceranno un sistema di pagamento transfrontaliero. Forse una moneta unica digitale? Questo avrá impatti?
    Grazie.

    • Valerio de Stasio 14 Settembre 2024 at 15:01

      Grazie per il tuo commento Corrado.

      Tra impero romano e paesi velleitari che si vogliono sostituire agli Usa/dollaro: la metto giù così alla buona, ma ti dico che non vedo un declino in stile Roma per gli USA fino a che noi vivremo.

      Quindi non mi preoccuperei più di te, a meno che uno voglia pianificare per le generazioni future: ma ci penseranno i consulenti del futuro, per quanto mi riguarda.

      Nel frattempo, non perdiamo tempo in troppe congetture, analisi e studi accademici e concentriamoci nell’investire bene per vivere bene.

      Tutto il resto è, lo dico con un sorriso, pura accademia.

      Saluti

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