
E fanno 10. Buon compleanno Investire Con Buon Senso!
Mai avrei pensato che quel primo e un po’ incerto click sul bottone “pubblica” datato 7 dicembre 2014 potesse, almeno per il sottoscritto, essere un antipasto a centinaia di articoli digitati su una tastiera, a milioni di visualizzazioni da parte di lettori sconosciuti, a migliaia di commenti appassionati, polemici e incuriositi, alla pubblicazione di libri dedicati a un tema all’epoca semi sconosciuto in Italia come la finanza personale.
Ma soprattutto mai avrei immaginato le conseguenze dirompenti di quel click sul mio percorso di vita professionale e personale.
Per chi fosse interessato alla “storia” di ICBS, il primo articolo ufficiale di investireconbuoneso.com è questo: Pessimo affare l’investimento in immobili italiani negli ultimi 20 anni

Il primo articolo della storia di ICBS
E così, questo blog che di nome fa da sempre “investire con buonsenso“, taglia il traguardo dei 10 anni di vita.
Un piccolo record considerando la vita media in Italia dei tanti contenitori virtuali in forma esclusivamente scritta dedicati alla finanza e usciti ridimensionati dalla concorrenza di video e audio.
Per il sottoscritto, che ha contribuito a fondarlo questo blog, è arrivato il momento di tirare un bilancio stilando una lista di cose positive e meno positive vissute in questo decennio.
Ricordo con tante sfumature quell’ormai lontano 2014.

La prima home page di ICBS
Professionalmente mi stavo ponendo tante domande alle quali faticavo a dare risposte convincenti con le conoscenze a mia disposizione.
E la prima vera lezione che ho imparato con questa esperienza di creatore di contenuti è che di certezze, in finanza, non ce ne sono mai.
Esistono probabilità più o meno alte di realizzare dei progetti finanziari. Sta a noi decidere quale compromesso accettare tra inevitabili rischi e incerti rendimenti futuri.
Nel mezzo tanti metodi, strategie, ricerche, tecniche, interpretazioni, teorie che nascono e che muoiono, personaggi, ma anche psicologia umana, forse uno dei fattori più destabilizzanti di qualsiasi piano finanziario e che grazie all’esperienza in Meridian ho imparato a gestire con sempre maggiore cura e realismo.
Nel 2025 taglierò il traguardo di un quarto di secolo vissuto professionalmente nel mondo della finanza.
Per oltre 20 anni ho avuto la fortuna di passare questo periodo tra gli investitori cosiddetti “istituzionali”.
Una fortuna vera combinata alla passione per la materia e che mi ha permesso di accrescere competenze ed esperienze, ma anche di conoscere nelle pieghe più profonde (e ai più sconosciute) pregi e difetti dell’universo bancario.
Ricordo la velocità con cui ad un certo punto del percorso cominciai a divorare i libri (al tempo solo in inglese) di Bogle, Ellis, Malkiel, Bernstein e tanti altri nel tentativo di recuperare il tempo che ormai consideravo perduto dietro informazioni che la mia mente ormai interpretava come sbagliate.
Ricordo le mail scambiate con Ben Carlson, poi diventato una star del team di Ritholtz Wealth Management.

La prima mail datata 13/10/2014 scambiata con il “mitico” Ben Carlson
Ricordo la difficoltà nel trovare “colleghi” blogger italiani che si occupavano di finanza personale anche solo per scambiare qualche idea, blogger oggi quasi tutti estinti editorialmente parlando.
Il trascorrere degli anni stava trasformando dentro la mia mente la goccia del dubbio in una cascata di certezze.
E più andavo avanti nel leggere e studiare maggiori erano le conferme che in realtà quello che sembrava all’inizio un universo alieno, antagonista al mondo bancario fatto di tante brave persone, ma anche di personaggi con titoli di studi spesso “nobiliari” che (secondo i loro metri di misura) sapevano “prevedere” il mercato, era invece l’universo giusto.
Il boom di interesse per quella specifica tipologia di argomenti che è poi seguito negli anni successivi è stata la conferma che, almeno in quella situazione, avevo visto giusto.
Il mondo che ogni mattina da bravo pendolare frequentavo non mi apparteneva più.

Il mio ultimo giorno di lavoro da pendolare
Alla domanda ricorrente che mi ponevo al tempo, quasi a giustificare quelle noiose quanto ormai insignificanti abitudini, se stavo facendo qualcosa di utile alla società e soprattutto qualcosa di aderente ai miei valori personali, davo sempre la stessa risposta: NO.
E come spesso accade, quando l’incertezza non molla la presa alimentando l’inquietudine, ci pensano eventi imprevedibili a forzarti all’azione. E voltandoti indietro ti chiedi perché non l’hai fatto prima.
Ma cosa ho imparato veramente in questi 10 anni da blogger che si è trasformato da dipendente di una grande banca italiana a consulente finanziario indipendente?
Ho provato a mettere in fila positività e negatività di questa esperienza, consapevole che questo è un bilancio parziale e che gli anni futuri potrebbero modificare il giudizio, così come quelli passati hanno contribuito a cambiare il mio stile di investimento.
Positività
- Valori personali. Lavorare ogni mattina rispettando i propri valori di vita è uno degli aspetti più gratificanti che possa esistere per chi svolge qualsiasi mestiere. Ha un valore intangibile, ma elevato. E con l’avanzare dell’età diventa sempre più insopportabile e fastidioso non poter esprimere questi valori.
- Produttività. Il lavoro da remoto è incredibilmente produttivo e rende gli appuntamenti dal vivo finalmente pieni (perché sono pochi) e non evanescenti (come quando sono troppo frequenti). Per certe persone (non per il sottoscritto) potrebbe essere alienante non fare pause caffè oppure scambiare due parole con il vicino di scrivania, ma per quello che mi riguarda lavorare con un’azienda moderna sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro e della gestione del tempo è fondamentale e aumenta decisamente il mio livello di produttività.
- Responsabilità verso le persone. Seguire da consulente finanziario indipendente chi ha letto i miei articoli apprezzandone i contenuti rende tutto più semplice, ma soprattutto mi carica di responsabilità positive. Alle persone e alle loro famiglie che hanno deciso di affidarsi a noi e ai nostri servizi di consulenza, non posso che dire grazie per i feedback che mi spingono costantemente verso il miglioramento continuo.
- Apprendimento. Se c’è qualcosa che questa esperienza da blogger mi ha insegnato è che scrivere sul web a volte è un peso fastidioso perché occupa tempo, altre volte sembra inutile, ma è anche un incredibile stimolo continuo a studiare e imparare cercando di limitare al massimo gli errori. Esattamente quello che serve anche per essere dei bravi investitori.
- Sfida quotidiana. Ormai di contenuti nuovi e originali in rete sul tema della finanza personale ne trovo sempre meno e questo rende più sfidante scrivere ogni settimana qualcosa di interessante. Nel 2024, seppur in forme e con persone diverse, circolano in rete quasi sempre gli stessi concetti, spesso richiamando le fonti alle quali io attingevo a piene mani 10 anni fa. Inflazionare la rete di buona finanza personale è cosa, comunque, molto positiva per tutti. Per i content creator che devono estrarre ogni giorno qualcosa di interessante dal cilindro. Per chi legge o ascolta perché può elevare a costo zero il livello personale di cultura finanziaria.
- Pioniere. In un certo senso mi sento ancora come uno di quegli esploratori che 10 anni fa ha cominciato a percorrere una strada deserta senza mappa, incontrando di tanto in tanto nuove culture, conoscenze e linguaggi. Orgoglioso di aver fatto parte di quello sparuto drappello di visionari italiani della personal finance che, oggi si può dire con assoluta certezza, hanno avuto ragione su quasi tutto.
- Finfluencers. Fattore che considero positivo e negativo. Positivo perché hanno scalfito quel muro di finta ipocrisia sul tema educazione finanziaria che ha sempre circolato nelle modalità di comunicazione del giurassico mondo bancario. Alcuni di questi finfluencers, obiettivamente bravi comunicatori e in alcuni casi tecnicamente preparati, hanno raggiunto un’autorevolezza tale che come dice l’etichetta a loro appiccicata, influenzano le scelte delle persone. Per questo hanno davanti una straordinaria occasione. Quella di parlare liberamente alla gente smontando pezzo per pezzo quella retorica che vorrebbe gli istituti bancari come “autorità” indiscusse e meritorie di una fiducia cieca e illimitata da parte del risparmiatore nonostante i clamorosi conflitti di interesse che le stesse banche hanno dimostrato di non voler eliminare.
- Errori. Lo so sembra strano catalogare un errore come fattore positivo. La merce è sempre più rara soprattutto nel mondo finanziario, popolato da personaggi che credono non solo di poter fare meglio dei mercati stessi (li capisco bisogna pur dare un senso al proprio lavoro), ma anche di avere la verità in tasca in una materia che vive sulle probabilità, non certo sulle certezze. Sbagliare è umano, ammettere di aver sbagliato ti rende però un umano migliore. Scrivendo centinaia di articoli ho commesso tanti errori. Alcuni sono stati evidenziati (ringrazio chi li ha segnalati); altri saranno dispersi nel web e me ne scuso. Ma, oltre al solito detto sbagliando si impara, sbagliando si comprende anche che la finanza è una materia sterminata e in un certo senso priva di certezze assolute ed eterne. La prudenza di giudizio (che non vuol dire non faccio nulla e non vuole dire investo solo in conti deposito o buoni postali) è una scelta che sto apprezzando sempre di più; la tuttologia e l’onniscienza no.
- Mercati, strumenti e costi. Quando ho cominciato a scrivere nel 2014 gli ETF stavano cominciando a diffondersi tra gli investitori ma rimanevano ancora ai margini nei dibattiti e nelle decisioni operative. Oggi non è più così e questo è un bene, come è un bene la compressione dei costi e la maggiore offerta a disposizione dell’investitore. Ricchezza maggiore nelle tasche delle persone utilizzando prodotti più efficaci ed efficienti. Che bel periodo storico che stiamo vivendo. E poi ci sono i mercati. Quelli azionari globali sono cresciuti di oltre il 200% dal 2014, quelli obbligazionari (sempre globali) del 20%. Smezzando 50%/50% e ribilanciando da diligenti investitori, il capitale investito in un decennio sarebbe più che raddoppiato. Orgoglioso di aver indirizzato con la mia comunicazione i lettori verso queste scelte.
- Marchio. Il veder circolare le parole “investire con buonsenso” all’interno dei vari blog, podcast, social o canali YouTube a tema finanza personale mi riempie di orgoglio (anche se a volte un pò mi sono arrabbiato e spiego dopo perché). Significa che il nome è stato super azzeccato e scopiazzato a destra a e a manca visto che è una delle keywords più apprezzate su Google Analytics.
- Libri. Se c’era un obiettivo che mi ero dato scrivendo su questo blog, quello era proprio lasciare un’impronta editoriale che rimanesse nel tempo. Con i miei due libri credo di averlo fatto in un modo diverso, forse più originale rispetto ai soliti libri dedicati agli investimenti dove rischi lo sbadiglio dopo poche pagine. Il tempo sarà giudice del valore e dell’interesse dei contenuti, ma posso dire che l’esperienza di scrivere e pubblicare un libro è stata faticosa ma appagante, rendendomi orgoglioso e desideroso di portare avanti un progetto ancora incompleto.

Negatività
- Qualità dei contenuti. Se la diffusione di cultura ed educazione finanziaria è buona cosa, purtroppo il desiderio di monetizzare il tema, oppure di salire sul carro degli eticamente corretti e responsabili, sta creando un enorme calderone di informazioni non sempre di qualità eccelsa. La passione per una materia mescolata al business imprenditoriale può portare a ottimi risultati. L’interesse estemporaneo per una materia con lo scopo di fare soldi o visibilità il più in fretta possibile porta spesso a pessimi risultati. L’augurio è che la selezione darwiniana lasci in pista solo chi onestamente e altruisticamente crede nel valore dell’educazione finanziaria a ogni livello.
- Iniziative edufin. Mi riallaccio al punto precedente. Ho visto negli anni tanti tentativi di spingere sul nobile filone dell’educazione finanziaria, sia da parte sia di soggetti pubblici e privati. Ma con risultati scadenti, lo dicono i numeri. Se da una parte c’è la consapevolezza di aver dato personalmente un contributo positivo nel migliorare la vita di qualche lettore, dall’altra c’è la convinzione che delle parole educazione finanziaria in molti si riempiono la bocca per mere finalità opportunistiche rafforzando proprio quei conflitti di interesse che invece andrebbero demoliti.
- Finfluencers. E qui arrivo invece all’aspetto negativo dei personaggi. Non mi ritengo ovviamente tale visto che faccio un altro mestiere e non generalizzo a tutti quelli che ho conosciuto. In realtà, come ho scritto poco sopra, ritengo i finfluencers un fattore complessivamente positivo per il piccolo investitore che cerca di accrescere a costi modesti il proprio livello di cultura finanziaria. Nel corso del tempo ho avuto però alcune esperienze spiacevoli che hanno alterato il mio giudizio. Alcuni finfluencers si sono rivelati dei copiatori seriali (ovviamente utilizzando parole proprie ed evitando di citare la fonte dalla quale si è attinto a piene mani); altri si sono dileguati dopo strabilianti proposte di collaborazione; o ancora zero riconoscenza dopo che gli era stato fatta notare l’ennesima puttanata appena pubblicata. La categoria è vasta e varia. C’è chi racconta favole e chi realtà. Non è una categoria determinante nelle scelte di investimento degli italiani (appena il 3% seguono i loro consigli secondo Consob). Ma è una categoria che continuerà a crescere e guadagnare spazio. Il mio augurio è che i migliori sappiano mettere nell’angolo i peggiori. Per il bene di tutti.
- Over confidence. La finanza personale è un qualcosa di unico e, appunto, personale. A volte si può imparare a gestire il proprio denaro in autonomia studiando (dalle fonti giuste) e facendo esperienza. Oggi ho l’impressione che uno degli effetti collaterali del boom mediatico della personal finance è quello di una accresciuta over confidence sulle proprie capacità di gestione autonoma del denaro. Soprattutto lato investimenti. Imparo e faccio tutto da solo perché gestire i risparmi non è poi così difficile, questo il messaggio che spesso vedo passare. Il che può essere anche vero, ma serve tempo, preparazione ed esperienza. Stiamo vivendo un’era in cui i mercati azionari offrono remunerazioni incredibili con oscillazioni negative quasi inesistenti, o comunque temporalmente molto brevi. Semplice lasciarsi andare all’ottimismo dell’andrà sempre così, ma probabilmente la mancanza di esperienze negative sarà proprio il detonatore che farà saltare tanti piani finanziari (e i nervi) nei prossimi anni. Perché l’esperienza, come la conoscenza, conta e non poco nell’arrivare al traguardo sani e salvi. Educare le persone è ottima cosa per aumentare la consapevolezza, diminuendo il rischio fregature e facendo scelte più corrette. Ma questo non significa automaticamente che le stesse persone saranno in grado di governare la nave da sole in mare aperto quando la tempesta metterà a dura prova tutto l’equipaggio. E tema che questo aspetto oggi sia molto sottovalutato.
- Ricerca della complessità a tutti i costi. Se c’è una cosa che in finanza funziona sempre è fare le cose semplici con disciplina e umiltà. Ammetto che anche il sottoscritto ogni tanto ci casca, quasi per non perdere il contatto con la bolla in cui vivono i content creator di finanza personale. Che però non è nella maggioranza dei casi la realtà quotidiana delle persone. Comprendo che nell’era della “notizia” a tutti i costi il 90% dei consigli che andrebbero dati alle persone per diventare buoni investitori non sono sexy. Criptovalute con meno anni di vita di uno studente delle scuole medie che oggi che vengono dipinte come strumenti efficienti per un portafoglio di investimento. Ricette di lazy portfolio che nascono come funghi e dove ognuno vuole dare il suo tocco personale da chef stellato. Discussioni infinite su temi obiettivamente irrilevanti per il raggiungimento dei propri obiettivi finanziari e che sanno tanto di supercazzole. Lenzuolate di backtest con fogli di calcolo complicati dove alla fine ti senti sempre dire che non necessariamente il futuro ricalcherà il passato (costituito comunque da una base dati storicamente limitata). Sarà che sono sempre stato abituato a essere concreto nelle scelte di investimento, magari senza spaccare in 20 pezzi il capello andando al sodo della questione, ma oggi mi sembra si tenda a essere eccessivamente analitici trascurando l’impatto che poche semplici scelte hanno sul valore finale delle scelte.
- Gestione del tempo. Non mi riferisco a quello personale, ma a quello destinato a reperire le informazioni tecniche che servono anche per creare contenuti per questo blog. Purtroppo mi sono reso conto che c’è tanta di quell’informazione e ricerca (in inglese soprattutto) sulla materia finanziaria che riuscire a leggere tutto, soppesare, ragionare, tradurre in schemi pratici per l’investitore italiano e la sua realtà locale, è impossibile. Si perdono inevitabilmente dei pezzi di informazione oppure si rischiano errori. Invidio chi in rete mostra di essere sempre sul pezzo, non ho idea di come faccia a trovare il tempo necessario per studiare, interpretare, verificare, fare video o podcast, tutto in solitudine magari svolgendo anche un altro mestiere. Bravi loro, meno bravo io.
- Smarrimento. Il contatto virtuale o diretto avuto in questi anni con tante persone è stato indubbiamente un fattore positivo. Mi sono però accorto che molte di quelle persone sono smarrite finanziariamente (e non solo) parlando. Sballottate da un social all’altro, in balia delle opinioni più disparate, sono alla ricerca di autorevolezza, di qualcuno che dica finalmente “si fa così”. Una volta in ogni paese esisteva la figura istituzionale del direttore di filiale di banca. Non voglio essere frainteso. Non è che necessariamente il direttore di banca offriva (e offre) sempre e comunque buoni consigli. Un tempo era però un punto di riferimento per tutto quello che riguardava la questione investimenti e finanziamenti e trasmetteva tranquillità alle persone, seppur a costi decisamente elevati come abbiamo imparato nel tempo. Poteva evolvere in senso positivo e moderno questa figura, ma invece non esiste più. Aldilà della naturale evoluzione tecnologica che, come dimostrano i finfluencers è un’opportunità non una barriera, questo rappresenta secondo me uno degli errori più gravi commessi dal settore bancario per il quale ho lavorato a lungo. Rotazioni di personale selvagge, filiali chiuse, perdita di competenze, pressioni commerciali assurde, quelle che assieme al sindaco e al sacerdote è sempre stato un punto di riferimento istituzionale si è perso dietro logiche di breve periodo alle quali le giovani generazioni rispondono con sonore pernacchie. Tante persone si ritrovano oggi smarrite seguendo l’opinione prevalente che l’algoritmo gli propone. Vivono in una specie di bolla che si gonfia attorno a loro non sulla base di quello che si devono sentire dire, ma sulla base di quello che vogliono sentirsi dire. E questo non è bene anche in altri campi di una società alla disperata ricerca di punti di riferimento credibili.
Probabilmente ho perso qualcosa per strada ma voglio concludere questo lungo post celebrativo con due considerazioni.
La prima è rivolta a chi oggi vuole creare contenuti di carattere finanziario. Quello di produrre materiale educativo è un vero e proprio servizio alla comunità perché una maggiore consapevolezza finanziaria migliora la vita di tutti. Fatelo con passione, dedizione, umiltà e disciplina e avrete le vostre soddisfazioni. Senza conoscenza ed esperienza lasciate perdere. Se siete alla ricerca del guadagno facile lasciate perdere. Il servizio reso rischierebbe di fare più danni che produrre benefici. Il tempo è amico anche in questo per coprire il gap informativo e rendervi divulgatori non perfetti, ma migliori. E questo non è poco.
La seconda considerazione è invece rivolta a tutti quei lettori che mi hanno seguito fin dalla prima ora, oppure che lo stanno facendo per la prima volta oggi. Grazie mille volte, perché senza il vostro contributo, silenzioso o attivo non importa, non avrei mai scoperto un mondo diverso e penso anche migliore, sia come professionista che come investitore privato.
Buon investimento e di nuovo buon compleanno ICBS!

Buon compleanno (in ritardo, sorry!) anche da parte mia. E complimenti per l’enorme lavoro che avete fatto in tutti questi anni, ed i cui frutti state giustamente raccogliendo ora anche tramite il progetto Meridian. La cosa che ho sempre apprezzato di più di questo blog è la grande quantità di analisi e di dati statistici che riportate, e che permette di orientare l’investitore sulla base di criteri storici di “buonsenso” appunto, e non di trend o mode passeggere.
Quello che spiace è che a livello istituzionale non emerga invece analoga necessità di diffondere l’educazione finanziaria tra i risparmiatori italiani, che rimangono sostanzialmente alla mercè dei soggetti bancari.
Grazie Stefano apprezziamo moltissimo il tuo commento!
Le tue parole direi che sintetizzano molto bene quelli che sono stati e continueranno ad essere i nostri obiettivi “editoriali”.
Per quello che riguarda la seconda parte del commento è esattamente il motivo che mi spinge ancora oggi a “martellare” sullo stesso chiodo nella convinzione che prima o poi il muro crollerà. Come sempre però il singolo individuo dovrebbe metterci del suo perché sarà abbastanza improbabile che dagli istituzionali arriverà più di quello che abbiamo visto finora.
Cercando di approfondire certi aspetti della vita finanziaria condita con un pò di pensiero critico credo che tutta la società ne trarrebbe enorme beneficio economico.
A presto.
Buon compleanno!
raramente sento il bisogno di esprimere la mia riconoscenza nei confronti di un “sito internet”.
Da diversi mesi leggo con estremo interesse investireconbuonsenso. Siete tra i miei preferiti e certamente riconosco tanto valore nei vostri articoli, non solo strettamente legato all’argomento della finanza, ma anche dal lato umano che traspare sempre. Anche quest’articolo rispecchia quanto appena detto. Spero di potervi leggere ancora per molto tempo.
Grazie Oscar, mi fa molto piacere quello che hai scritto, davvero belle parole. Scriviamo senza filtri, senza sponsor alle spalle e senza conflitti di interesse esattamente quello che pensiamo. Non saremo perfetti ma cerchiamo di trasmettere un pò di sana conoscenza finanziaria. Speriamo di risentire presto i tuoi commenti. A presto.
Solo grazie. A Natale mi farò regalare i tuoi libri. Buon natale. Un grazie sentito vale più di 1000 parole, che vorrei scriverti da vicino ti stringerei solo la mano , forte e calorosa
La stretta di mano, seppur virtuale, è dovuta e le parole molto appprezzate. Buon Natale anche a te Raffaele e grazie a te per questo bel commento.
Grazie a INVESTIRE CON BUONSENSO per tutta l’educazione finanziaria ricevuta gratuitamente in questo decennio!
E l’educazione finanziaria era quella che volevamo trasmettere. Grazie!
Per caso ho scoperto questo fantastico blog tanti anni fa e per caso torno oggi, proprio nel giorno del meritatissimo compleanno..non è stato però un incontro come un altro, ma è stato fondamentale, anche perchè avvenuto in un momento in cui avevo bisogno di resettare un po tutte le mie conoscenze finanziarie e ripartire da zero, ma da un’altra prospettiva. Al di là di tutto, è stata una cotinua, piacevole e utilissima scoperta, un continuo e proficuo confronto col grande AW che mi ha arricchito ogni giorno di piu. Approfitto quindi per fare i migliori auguri al blog, ai suoi ideatori ed esprimere la mia gratitudine! Naturalmente ci vediamo il 9 dicembre 2034, per festeggiare ancora e ancora.
Grazie Erreffe, sei uno di quei lettori che in questi 10 anni con i tuoi commenti ha saputo stimolare il desiderio di andare oltre nel tentativo di raffinare le mie personali conoscenze anche per trasmetterle al mondo esterno.
La mia speranza è quella di aver migliorato il livello di benessere finanziario di alcuni dei lettori di ICBS, diciamo almeno l’1% per aver raggiunto almeno il risultato minimo -).
Con alcuni di questi lettori oggi è nato un bellissimo rapporto diretto che permette di trasformare in pratica la teoria.
Con altri spero un giorno di poter interagire direttamente e comunque sono io a ringraziare loro (e tu in particolare) per il costante ed educato sostegno.
Nel 2034? Come si dice in questi casi, vediamo che succede giorno per giorno -), chissà quale tecnologia dominerà il web in quel momento. A presto!
Grazie mille per tutto!
Chapeau!
Grazie a te!
Auguri e complimenti Lorenzo! Sei stato ( e soprattutto sei) un riferimento immancabile nel mondo della finanza personale in Italia, mi auguro tu possa continuare per altri decenni sicuro che continuerai ad aggiungere valore a tutta la nostra comunità. Ad malora!
Grazie Attilio, un traguardo per me impensabile con tante soddisfazioni e soprattutto nuove conoscenze ed esperienze acquisite con il passare del tempo. Avanti tutta!