
Sempre più spesso mi trovo a dover affrontare l’arduo compito di spiegare ad un potenziale investitore il concetto di “rischio” sui mercati finanziari e nei suoi investimenti.
E, soprattutto, cercare di spiegare la differenza tra rischio e volatilità degli investimenti.
Ma, in realtà, è impossibile trovare la risposta giusta a questa tematica finché non siamo sicuri di aver formulato correttamente la domanda.
Perché nella vita di ogni investitore, la domanda fondamentale è: “Che cos’è davvero il rischio?”
Molte persone partono da un presupposto troppo semplice: credono che il loro denaro possa trovarsi solo in due stati.
O è “a rischio”, cioè esposto alla volatilità del mercato azionario. Oppure è “al sicuro”, perché tolto dalle azioni e parcheggiato in liquidità, fondi monetari, obbligazioni e altri strumenti di debito.
Dietro questa visione binaria, c’è la paura atavica che esista un solo vero rischio: ovvero perdere capitale.
Ma per un investitore di lungo periodo che desidera una pensione dignitosa, libera, indipendente, esiste un altro rischio. E nel lungo termine può essere persino più insidioso, semplicemente perché è storicamente più probabile.
Questo rischio si chiama erosione del potere d’acquisto.
Detto in altre parole: non avere abbastanza soldi per vivere dignitosamente quando si smetterà di lavorare, perché si sono parcheggiati troppi soldi in strumenti che lo fanno sentire “sicuro”.
E se il vero rischio finanziario di una pensione lunga trent’anni non fosse tanto “perdere i soldi”, quanto sopravvivere ai propri soldi o, altrimenti, che i soldi finiscano prima che noi andiamo dal creatore?
Perché è inutile che ci nascondiamo dietro il segreto di Pulcinella: in questo paese, se non ci attrezziamo per bene noi con le nostre risorse private, non avremo mai una pensione degna di questo nome.
Non c’è più lo stato-mamma che garantiva un welfare dignitoso: con pensioni dignitose, sanità disponibile e dignitosa, istruzione di qualità, sicurezza e quant’altro.
Spero di non star dicendo nulla di nuovo che non sia già sotto gli occhi di tutti. Solo che nessuno ne parla.
E, quindi, siamo ancora qui a trastullarci con il concetto di investimento “sicuro”, quando invece dovremmo solo preoccuparci di far crescere o, almeno, mantenere il potere di acquisto dei nostri risparmi quando smetteremo di lavorare.
I numeri non mentono
(tutti i dati sono riferiti al mercato USA, ma il concetto si applica anche da noi in Italia)
Negli ultimi cento anni circa, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto mediamente intorno al 3% annuo. A questo ritmo, su un arco di 30 anni, i prezzi aumentano di quasi due volte e mezzo. In altre parole, un euro può perdere fino al 60% del suo potere d’acquisto.
Da non dimenticare che l’inflazione è composta: il 3% di un anno si “somma” in maniera composta al 3% dell’anno precedente…quindi dopo due anni i prezzi non sono saliti solo del 6% (3+3) ma del 6.1%. L’anno successivo, il 3% di aumento dei prezzi viene calcolato sul già +6.1% e quindi siamo al +9.3% di aumento dei prezzi in 3 anni.
Il reddito fisso al 4%? È, appunto, fisso al 4% (se mai se ne trovi a questi livelli) e non è composto su sé stesso. Spero che questa cosa la si capisca una volta per tutte.
Tradotto nella vita reale: tra trent’anni serviranno circa 2,45 euro per comprare ciò che oggi acquistiamo con 1 euro.
Il 60/40 in “Pensione”
Se durante la pensione affidiamo il nostro capitale principalmente a strumenti che definiamo “sicuri”, cioè obbligazioni e strumenti di debito che promettono cedole e rimborso del capitale, è molto probabile che quel reddito non riesca a tenere il passo con l’inflazione.
Per fare un esempio concreto: trent’anni fa, nel marzo 1996, il Treasury decennale americano rendeva il 6,3%. Oggi rende meno del 5%. Questo significa che il flusso di interessi di un portafoglio obbligazionario, invece di crescere nel tempo in linea con il costo della vita, potrebbe addirittura essere diminuito in termini reali.
Nel 1996 l’indice dei prezzi era a 156; a fine 2025 era a 326. I prezzi sono quindi più che raddoppiati in trent’anni. Ma per chi viveva di un portafoglio “sicuro” il cui reddito non è cresciuto, questo non è stato certo un grande conforto. Anzi, ha proprio perso soldi e non sarà mai arrivato alla fine del mese dopo una decina d’anni.
Nel frattempo, il reddito da dividendi delle azioni considerate “rischiose” non solo è aumentato, ma lo ha fatto a un ritmo decisamente superiore all’inflazione. Il dividendo dell’S&P 500 era 14,89 dollari nel 1996; nel 2025 era 78,51. In trent’anni in cui il costo della vita è circa raddoppiato, i dividendi sono più che quintuplicati.
(Se guardassimo anche all’andamento dell’indice stesso, i numeri sarebbero ancora più sorprendenti. Ma il punto non è “quanto è salito il mercato”: è capire che, nonostante due discese importanti, bolla di internet del 2000 e Lehman nel 2008 in cui l’indice si è dimezzato, nel lungo periodo capitale e reddito hanno continuato a crescere in modo significativo.)

Quale è il punto?
Il punto è semplice: non esiste l’assenza di rischio.
La vera scelta è: in quale fase della tua vita vuoi affrontare l’insicurezza, per poter avere sicurezza nell’altra fase?
Puoi scegliere di sentirti perfettamente tranquillo oggi. Investi in fondi monetari, certificati di deposito a breve termine, titoli di Stato a breve scadenza, obbligazioni di altissima qualità. Il capitale oscillerà pochissimo. Riceverai un piccolo reddito corrente, gran parte del quale sarà eroso da inflazione e tasse. Dormirai sonni tranquilli.
Ma un giorno, magari non subito, potresti accorgerti che il tuo denaro non basta più a coprire le spese essenziali. Sicurezza totale oggi; crescente insicurezza domani.
Oppure puoi scegliere l’opposto: accettare volatilità oggi investendo in azioni. Se aggiungi esposizione a piccole imprese o a settori più dinamici, l’oscillazione sarà ancora più marcata. Il valore del portafoglio si muoverà, talvolta anche in modo brusco.
Maggiore incertezza oggi, ma storicamente redditi e capitale in crescita ben oltre l’inflazione nel lungo periodo.
Puoi proteggere il numero di “unità monetarie” che possiedi oggi, cioè mantieni il numero di EURO che hai sul conto corrente ma…. rischiando però il tuo potere d’acquisto futuro.
Oppure puoi accettare che quel numero oscilli oggi, per cercare di proteggere e magari aumentare il tuo potere d’acquisto negli anni e nei decenni a venire.
Non esiste “zero rischio”. Esiste solo la scelta di cosa rischiare e quando.
I dati degli ultimi trent’anni servono solo a rendere il ragionamento concreto e vicino alla vita reale. Se analizziamo altri periodi trentennali, il quadro generale tende a ripetersi:
– erosione del potere d’acquisto negli investimenti puramente obbligazionari;
– crescita del potere d’acquisto — al netto di inflazione e tasse — nelle azioni di qualità (leggi un bel portafoglio diversificato in azioni globali, con “fattori” come value, small caps, REITs ad esempio).
Le performance passate non garantiscono risultati futuri, certo. Ma sia la logica economica sia la storia sono coerenti nel mostrare questo meccanismo.
E forse l’aspetto più importante per chi oggi affronta pensioni più lunghe di qualunque generazione precedente è questo: avere un flusso di reddito che, nel tempo, è storicamente cresciuto a un ritmo superiore a quello con cui l’inflazione erode il potere d’acquisto.
Alla fine, la vera sicurezza non è l’assenza di oscillazioni.
È la capacità del tuo capitale di continuare a sostenere la tua libertà, la tua dignità e le tue scelte per tutta la durata della tua vita.
La volatilità è nostra “amica”
Per questo non dobbiamo temere la volatilità. Dobbiamo capirla, accettarla, metterla al nostro servizio.
Le oscillazioni di mercato non sono un difetto del sistema: sono il prezzo da pagare per far crescere nel tempo il nostro potere d’acquisto. Sono il “rumore” inevitabile di un capitale che lavora davvero. Certo, a volte fanno rumore forte. A volte mettono alla prova la nostra pazienza. Ma storicamente sono state proprio quelle oscillazioni a trasformare l’incertezza di oggi nella serenità di domani.
La volatilità è scomoda nel breve periodo, ma l’inflazione è spietata nel lungo.
La prima si vede e si sente. La seconda agisce in silenzio.
Se il nostro obiettivo è una pensione lunga, indipendente, dignitosa — non solo sopravvivere, ma vivere bene — allora dobbiamo avere il coraggio di accettare un po’ di instabilità oggi per costruire stabilità reale domani. Non la stabilità apparente di un saldo che non si muove, ma quella sostanziale di un reddito che cresce e difende la nostra libertà.
Non si tratta di essere temerari. Si tratta di essere lungimiranti.
Non si tratta di amare il rischio. Si tratta di scegliere quale rischio è coerente con la vita che vogliamo tra venti o trent’anni.
La volatilità non è il nemico del tuo futuro.
È il ponte che può portarti verso un futuro indipendenza finanziaria, paradossalmente, più solida, più libera e più serena.

Risk comes from not knowing what you are doing… Warren Buffet
Ci sta al 100%, articolo preparatorio all’indubbia volatilità che andremo a vedere sui mercati. Quando, nessuno lo sa ma che arriverà prima o poi arriverà perché non può essere sempre Natale. E forse “ something is cooking” in 2026…… Who knows ? Se fosse, i detentori di liquidità dovrebbero essere felici anziché agitarsi! Quindi in ultima analisi i detentori di fondi monetari avranno la loro opportunità :-)
Ma che fai Simone? Il mio lavoro???😅 Grazie come sempre per i tuoi commenti e veramente speriamo ci sia una seria correzione nel 2026 per poter comprare meglio!