
Non potevo mancare di aggiornare i nostri sempre più numerosi lettori sui contenuti di uno degli articoli più letti degli ultimi anni qui su ICBS:
Non è vero che le azioni sono sempre vincenti nel lungo periodo
Rimando naturalmente alla lettura integrale di quell’articolo datato 2022 perché lo stesso autore della ricerca sulla quale basai quel post, ovvero Hendrik Bessembinder, qualche anno dopo ha ampliato lo studio concentrandosi non solo ai mercati azionari americani, ma anche su quelli del resto del mondo.
Ma cosa aveva concluso Bessembinder con la prima ricerca dedicata alle US stocks?
- Che dal 1926 al 2016 il 58% delle azioni aveva fatto peggio dei Bot americani.
- Che la metà delle azioni aveva ottenuto un rendimento buy and hold (compra e tieni) negativo.
- Che le oltre 25mila azioni presenti nel database dal 1926 avevano creato una ricchezza netta di 35 trilioni di dollari.
- Che solamente cinque società (Exxon, Apple, Microsoft, General Electric e IBM) avevano generato il 10% di questo valore. Appena 90 società (circa lo 0,3% del totale) il 50% dei 35 trilioni.
- Che il 10% di rendimento annuo composto della borsa americana è stato creato da pochissime azioni.
Il bravo ricercatore americano nel 2023 ha pubblicato un aggiornamento dal titolo “Long-term shareholder returns: Evidence from 64,000 global stocks”.
Cosa contiene di interessante l’appendice ad una tra le ricerche più interessanti che ho letto negli ultimi anni?
Ad esempio ci dice che dal 1990 al 2020 sono state analizzate le performance buy and hold di oltre 63 mila società quotate nel mondo confermando e consolidando gli esiti della prima ricerca.
Il 55,2% delle azioni americane e il 57,4% di quelle non US nel periodo analizzato hanno guadagnato meno del Treasury Bill (il Bot americano). Eppure questo non ha impedito ai mercati azionari nel loro complesso di distribuire un generoso premio per il rischio.
La causa di quella che apparentemente sembra una incredibile anomalia è da ricercare nella distribuzione non normale dei rendimenti delle azioni.
I rendimenti della azioni non sono infatti simmetricamente disposti a destra e sinistra attorno alla tipica forma a campana, ma assumono comportamenti di distorsione (skewness usando il gergo tecnico) positiva.
Quindi poche azioni producono rendimenti eccezionalmente alti che possono compensare e superare quelli mediocri o negativi.
Con una differenza di non poco conto. Una perdita sotto al -100% non può andare. Un guadagno sopra al 100% può andare e non è così infrequente.
Anche di questo ne avevo già parlato in questo articolo un paio di anni fa.
Ma i risultati della ricerca sono ancora, se vogliamo più sconvolgenti.
Dal 1990 al 2020 la creazione di ricchezza da parte del mercato azionario è stata pari a oltre 75 trilioni di dollari.
Cinque, e dico cinque, società hanno creato oltre il 10% di quel valore. Parliamo di Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Tencent.
Lo 0,25% di tutte le società analizzate (quindi 159) ha creato la metà della ricchezza azionaria.
Il 2,39% (ovvero 1526 società) è responsabile dell’intera ricchezza netta creata dall’azionario in questi 30 anni.
Poco più del 2% delle azioni ha generato tutto ciò che vediamo oggi. Compensando con i loro generosi guadagni i tanti morti e feriti che metaforicamente hanno accompagnato la storia dell’equity mondiale.

Fonte: Long-term shareholder returns: Evidence from 64,000 global stocks
La frase con cui la ricerca si chiude e che riporto in lingua originale dice tutto:
For those investors without a comparative advantage in identifying the few stocks that will create the most wealth (or in selecting a manager with the ability to do so) and without a substantial preference for positive skewness, the results reinforce the desirability of investing in a broad passive index. For investors with a sufficiently strong preference for positive skewness or for the (presumably few) investors with the appropriate comparative advantage in identifying stocks poised to deliver outsized long-run returns, the results highlight the degree to which successful stock selection can enhance wealth.
Insomma, o disponete delle informazioni più riservate del mondo che possano darvi un vantaggio competitivo su migliaia di assatanati gestori in giro per il mondo, o siete disposti a rischiare parecchio alla ricerca delle prossime top five, oppure lasciate perdere ed affidatevi ad un conveniente e diversificato ETF.
La differenza tra ETF e fondo di investimento
Le azioni possono essere utili per fare trading di breve periodo, magari per compensare minusvalenze se utilizzate seguendo un metodo ovviamente che incorpora del rischio ma ragionato; pensare di fare il colpaccio con il fai da te in un’orizzonte temporale di 30 anni credo che aumenti a dismisura il rischio di ritrovarsi con delle macerie intorno fra tre decenni. Quando sarà troppo tardi per rendersi conto del grave errore compiuto.
Ma se proprio non vi ho convinto c’è un’altra ricerca di Bessembinder che credo vi lascerà altrettanto senza parole.
La ricerca del 2023 dal titolo “Which U.S. Stocks Generated the Highest Long-Term Returns?” abbraccia quasi 100 anni di storia del mercato americano.
Delle oltre 29 mila azioni analizzate solo 31 sono presenti in tutti e 98 gli anni e ben il 51% delle azioni ha ottenuto rendimenti negativi.
Smontando tra l’altro anche la tesi dei sostenitori di Bitcoin che sostengono che mai un asset finanziario ha ottenuto rendimenti così elevati nella storia.
Forse in un arco di tempo ristretto sì, ma in valore assoluto e percentuale, come vediamo qui sotto no. E non è per niente scontato che Bitcoin sia qui tra noi alla fine del ventunesimo secolo, altro fattore da considerare quando si scommette su un solo cavallo.
Per il momento però possiamo dire che le sigarette di Altria Group (ovvero Philip Morris) battono ampiamente la criptovaluta più conosciuta al mondo che ha davanti tutto il tempo per cercare di superare questo straordinario record di longevità e performance.

Il messaggio di fondo dopo aver letto queste ricerche rimane comunque sempre quello.
Il fai da te ci fa sognare, sentire dei maghi quando azzecchiamo la “mosconata”, dei piccoli alchimisti che possono prima o poi trovare la pietra filosofale della finanza, ma abbiamo il 99,99999% di probabilità di essere in errore.
A voi la scelta su quale sia la parte della curva di probabilità da preferire.
Buon investimento.

Ma se pochissime azioni generano il guadagno, perche’ dovremmo prendere ETF broad? Non sarebbe preferibile prendere un ETF che si focalizza sulle top 100-200, lasciando fare il ribilanciamento all’indice, che conterra’ sempre quelle azioni che faranno la maggioranza del guadagno?
Commento pertinente, ma prima di diventare le top 100 quelle società (prendiamo come esempio Amazon) hanno realizzato la fetta percentuale di guadagno più consistente quando erano small, mid, large ma non mega cap. Ecco perché è importante avere un portafoglio maggiormente diversificato. Non sappiamo chi sarà la star di domani oppure il flop di dopo domani. Se però il fallimento si misura da 0 a 100, il successo è da 0 a potenzialmente infinito e questo spiega perché i mercati azionari continuano a rappresentare un eccellente generatore di ricchezza nel lungo termine, anche con pochi attori protagonisti.
Buonasera e grazie dell’articolo.
Volevo farvi i complimenti per la foto (città di Heliopolis nell’odierno Libano) e ho una curiosità.
Come mai avete scelto il tempio dedicato a Baal?
Buonasera a lei. In tutta sincerità non c’è una motivazione specifica dedicata a quel tempio ma all’immagine sì. Perché in fondo il mercato azionario, come racconta la ricerca citata nell’articolo, è un mercato di sopravvissuti che hanno permesso alla nostra civiltà di evolversi ed arricchirsi. Come il tempio o quello che resta di tutto ciò che lo circondava, ha tanto da insegnarci in qualità di testimone sopravvissuto della storia millenaria che ci siamo lasciati alle spalle. E che ci ha fatto diventare quelli che siamo. Nel bene e nel male.