Più risparmio con meno rischio o meno risparmio con più rischio?

Uno degli eterni interrogativi che ogni risparmiatore si trova davanti quando deve investire per il futuro è se arrivare all’obiettivo risparmiando di più ma investendo in modo più conservativo, oppure risparmiare DI meno ma cercando di far crescere il capitale con un rendimento atteso superiore quindi rischiando di più sui mercati finanziari.

Esistono decine di simulazioni che possono essere fatte e plasmando risparmio annuo e rendimento annuo stimato si possono ottenere i più svariati risultati.

Il caso riportato nel grafico che riportiamo qui sotto mostra ad esempio due tipi di investitori.

Il soggetto A decide di investire 10 mila Euro ogni dodici mesi ma in modo più conservativo ottenendo un rendimento annuo del 3%.

Il soggetto B invece  decide di tenere per sé 3000 Euro spendendoli, ma di essere più aggressivo sul fronte degli investimenti con i restanti 7000 Euro investiti.

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Il gioco delle illusioni

finanza e illusione

Prendete un mondo di tassi negativi con tanto, ma tanto risparmio desideroso di investire ed accrescere il proprio valore. Prendete un mercato di ETF in crescita esponenziale che offre di tutto e di più. Infine prendete una cultura finanziaria non elevatissima che si combina a tutto quello che vi ho detto prima.

Il risultato sarà un cocktail di denaro che finirà su strumenti di investimento che promettono tanto, ma dopo i classici conti della serva, manterranno veramente poco.

Naturalmente la lista di questi prodotti dall’alto rendimento è lunga e nonostante il mercato ci sta dicendo che per essere sicuri di non perdere capitale… bisogna perderlo (scusate il gioco di parole), i risparmiatori non accettano questa realtà ed invece di abbassare le attese di rendimento del portafoglio investito preferiscono cercare le scorciatoie. Continua a leggere

Quanto posso rischiare sui miei investimenti?

Rischio, Parola, Lettere, Boggle, Gioco

Nei momenti in cui i mercati finanziari entrano in tensione, le borse scendono, il panico serpeggia tra gli investitori, difficilmente si ragiona su qual’è la massima perdita che possiamo tollerare.

Perdiamo la testa, ascoltiamo le sirene che ci invitano a cavalcare una certa scommessa, oppure carichiamo ulteriormente il rischio per mediare le perdite magari andando ad attingere a preziosa liquidità di riserva.

Adottiamo in definitiva dei comportamenti non propriamente razionali.

Sono 3 i rapidissimi (e semplici) calcoli che il celebre ex columnist del WSJ Jonathan Clements propone sul suo blog per capire fino dove ci possiamo spingere nel perdere soldi durante mercati orso.

1) Di quanto denaro avrò bisogno sotto forma di liquidità nei prossimi 5 anni?

2) Qual’è il valore al di sotto del quale non voglio che il mio portafoglio di investimento scenda?

3) Quanto potrò risparmiare negli anni a venire? Continua a leggere

Bond Emergenti, obbligazioni con rendimento (e rischio) azionario

Vanguard Research ha pubblicato nel mese di agosto un paper molto interessante che nel dettaglio ha analizzato le qualità e i rischi di un investimento con strumenti di replica passiva in obbligazioni emergenti.

Il titolo della ricerca è chiarissimo, “Emerging Market Bonds, a fixed income asset with equity like returns (and risks)”. Investimento quindi con rendimento storici e rischi da azione più che da obbligazione.

Negli ultimi 10 anni le obbligazioni governative emergenti emesse in Dollari hanno generato un rendimento annuo composto di poco superiore al 7%, 4 punti sopra il rendimento dell’obbligazionario mondiale. Sui principali indici obbligazionari emergenti il 66% dei bond è emesso da una decina di nazioni come si vede dalla tabella successiva.

Il debito emergente è prevalentemente investment grade con il 42% di emissioni in hard currency catalogate come “junk”, valore che scende al 37% sulle local currency.

Guardando con lo specchietto retrovisore dal 2002 al 2017 l’investimento in obbligazioni emergenti ha sovraperformanto l’azionario con minore rischio. Continua a leggere

Investire con buon senso grazie ad un… cardiofrequenzimetro

Nel mondo sportivo ci sono tanti modi di misurare la massima frequenza cardiaca al quale può arrivare uno sportivo durante il massimo sforzo fisico. I più esperti sapranno che uno dei metodi più raffinati (ma ne esistono anche altri) è la formula di Karvonen, mentre senza fare troppi calcoli cervellotici può andare bene come approssimazione la formula di Astrand.

Questa formula prevede un ritmo massimale al quale può battere un cuore sotto sforzo generato dalla differenza di 220 – l’età per gli uomini e 226 – l’età per le donne.

Quindi se siete uomini ventenni potete affrontare salite ciclistiche o piscine olimpiche anche per diversi minuti con 200 battiti cardiaci al minuto, se siete donne quarantenni potete spingere fino ai 186 battiti al minuto.

Ora vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo in un blog di finanza personale?

Avete ragione poco, ma tantissime volte mi sono sentito chiedere quanto azionario dovrebbe essere presente in un portafoglio di investimento. Continua a leggere

La campana del rischio – rendimento

Mi piacciono quei post dove le immagini valgono più di mille parole.

Questo grafico è stato estrapolato dal blog dell’autore Daniel P.Egan e tratta l’argomento del rischio e della sua percezione da parte degli investitori.

Assumendo di investire per il 50% in asset azionari con un rendimento medio annuo del 6% ed una volatilità al 17% (il resto del portafoglio è assunto senza rischio), dal grafico possiamo percepire come nei primi anni il rischio di perdite è consistente in termini di numerosità delle rilevazioni, poi con il passare del tempo questa campana si appiattisce fin quasi a stendersi. La parte inferiore della campana (quella delle perdite per intenderci) risulta al decimo anno molto schiacciata e con una numerosità di rilevazioni decisamente bassa.

I pallini rossi indicano poi i percentili di rilevazione delle performance, rispettivamente il 20esimo, il 50esimo e l’80esimo. Già a partire dal settimo anno la statistica comincia ad essere dalla nostra parte con una elevata probabilità di non perdere soldi.

Osservate anche dove arriva la campana finale estremamente schiacciata dal lato positivo e dal lato negativo del ritorno atteso. Non solo probabilità a favore, ma anche potenzialità di guadagno superiori alle perdite.

Certo non possiamo escludere perdite quando investiamo metà del nostro patrimonio in azioni, ma siamo sicuri che vale la pena rinunciare ai potenziali guadagni solo perchè riteniamo, non si sa in base a cosa, che i nostri soldi finiranno sotto la linea dello zero di rendimento?

Giusto rischio per cattivi momenti

Uno dei pensieri ricorrenti che attanagliano le menti degli investitori  è legato al rischio di entrare su quotazioni azionarie particolarmente elevate subendo, dopo pochi mesi, una maxi correzione nell’ordine del 30, 40 o 50%.

E’ già successo, potrebbe risuccedere. E’ anche vero però che i due eventi visti nel 2000 e nel 2007 possono essere annoverati tra gli eventi “epocali” come la crisi del ’29.

Come ripeto spesso investire è anche un gioco di probabilità ed essere bravi significa stare dalla parte con maggiori percentuali di successo. Se vi dico che la media delle perdite subite dalla borsa americana nella sua storia quando la caduta supera il 20% è stata del 35%, la cosa può consolarvi?

Non credo, però aiuta e prendendo spunto da un bel post di Jonathan Clements sul suo blog HumbleDollar facciamo un esercizio che credo potrà essere utile a tutti. Continua a leggere