Prova pratica di ribilanciamento

Horizontal, Pan, Balance, Weigh

Come sappiamo bene il ribilanciamento è una di quelle pratiche di risk management a costo praticamente zero che non richiede grandi competenze per essere messa in pratica, ma soprattutto ci permette sempre di mantenenere costante il nostro rischio verso il mercato.

Siccome i recenti drammatici avvenimenti sui mercati hanno creato le condizioni per attuare questa intelligente operazione di aggiustamento nel rischio dei portafogli ho pensato di pubblicare oggi un esempio pratico di come ribilanciare un portafoglio di investimento.

Non sto qui a riprendere per intero l’articolo Ribilanciare il portafoglio per ottimizzare rischio e rendimento  del quale vi consiglio la lettura, però riprendo alcuni passi che possono essere utili per capire il motivo che dovrebbe spingerci ad essere operativi.

Forzando l’investitore a vendere ciò su cui guadagna reinvestendo il ricavato in ciò su cui perde, non si fa altro che mettere in piedi un processo sistematico di acquisto a bassi prezzi e vendita ad alti prezzi, una scelta ottimale per mantenere efficiente e redditizio il portafoglio.

Non c’è una ricetta ideale di ribilanciamento, l’importante è fissare delle regole e rispettarle.

Ad esempio si può decidere di ribilanciare il portafoglio con cadenza semestrale o annuale per ridurre i costi di negoziazione, oppure di farlo quando una certa asset class è distante 5 punti percentuali dalla nostra esposizione ideale per effetto di guadagni o perdite. Infine si può decidere di combinare le due cose.

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Avversione alla perdita nell’era dei tassi (sotto) zero

Cube, Random, Luck, Eye Numbers, Points

  • L’investitore medio diventa avverso al rischio quando si trova di fronte ad un guadagno sicuro
  • L’investitore medio tende a diventare pro rischio quando si trova di fronte a perdite certe
  • Con le perdite sicure su quasi tutti gli strumenti obbligazionari cosa farà oggi l’investitore medio?

Uno degli esperimenti più celebri che ha fatto passare alla storia la coppia Kahneman – Tversky nel mondo della finanza comportamentale è stato quello in cui è stata messa a nudo la evidente asimmetria che c’è nell’avversione al rischio di uno scommettitore piuttosto che di un investitore.

Mi spiego meglio riprendendo proprio quell’esperimento.

I due ricercatori proposero nel 1979 ad una serie di persone di scegliere fra:

  • una probabilità dell’80% di vincere 4000 $ e una probabilità del 20% di non vincere nulla
  • la probabilità del 100% di ricevere 3000 $.

Nonostante la scelta con più rischio presentasse un’aspettativa di vincita più alta (3200 $ – 80% di 4000 $), l’80% degli intervistati scelse i 3000 dollari sicuri. Perdiamo la razionalità e diventiamo avversi al rischio quando ci troviamo di fronte ad un guadagno sicuro. Continua a leggere

La sindrome della testa nel forno e i piedi nel frigorifero

Roller Coaster, Ride, Fun, Amusement

  • Non serve una cultura finanziaria da laureato per investire, bastano alcune pillole fondamentali
  • Conoscere alcuni concetti statistici come la volatilità storica dei rendimenti delle asset class è fondamentale per investire nel modo corretto
  • La diversificazione è il miglior strumento gratuito a disposizione di tutti per ridurre i rischi

Questa frase  fu pronunciata dallo scrittore americano Charles Bukowski su risposta ad una domanda circa il suo pensiero verso la statistica.

Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media.

E proprio questa celebre frase mi serve per spiegare meglio il concetto di varianza, ovvero di ampiezza dell’oscillazione del rendimento di un titolo o di un fondo attorno alla sua media.

Come scrive Peter Bernstein nel suo libro “Più forti degli Dei”

Il concetto di varianza è legato matematicamento allo scarto quadratico medio ed in effetti i due concetti sono intercambiabili. Tanto maggiori sono varianza o scarto quadratico medio  attorno alla media, tanto meno il rendimento medio è rappresentativo di quello che sarà verosimilmente l’esito. La situazione di varianza elevata ci riporta alla sindrome testa nel forno piedi nel frigorifero.

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Più risparmio con meno rischio o meno risparmio con più rischio?

Uno degli eterni interrogativi che ogni risparmiatore si trova davanti quando deve investire per il futuro è se arrivare all’obiettivo risparmiando di più ma investendo in modo più conservativo, oppure risparmiare DI meno ma cercando di far crescere il capitale con un rendimento atteso superiore quindi rischiando di più sui mercati finanziari.

Esistono decine di simulazioni che possono essere fatte e plasmando risparmio annuo e rendimento annuo stimato si possono ottenere i più svariati risultati.

Il caso riportato nel grafico che riportiamo qui sotto mostra ad esempio due tipi di investitori.

Il soggetto A decide di investire 10 mila Euro ogni dodici mesi ma in modo più conservativo ottenendo un rendimento annuo del 3%.

Il soggetto B invece  decide di tenere per sé 3000 Euro spendendoli, ma di essere più aggressivo sul fronte degli investimenti con i restanti 7000 Euro investiti.

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Il gioco delle illusioni

finanza e illusione

Prendete un mondo di tassi negativi con tanto, ma tanto risparmio desideroso di investire ed accrescere il proprio valore. Prendete un mercato di ETF in crescita esponenziale che offre di tutto e di più. Infine prendete una cultura finanziaria non elevatissima che si combina a tutto quello che vi ho detto prima.

Il risultato sarà un cocktail di denaro che finirà su strumenti di investimento che promettono tanto, ma dopo i classici conti della serva, manterranno veramente poco.

Naturalmente la lista di questi prodotti dall’alto rendimento è lunga e nonostante il mercato ci sta dicendo che per essere sicuri di non perdere capitale… bisogna perderlo (scusate il gioco di parole), i risparmiatori non accettano questa realtà ed invece di abbassare le attese di rendimento del portafoglio investito preferiscono cercare le scorciatoie. Continua a leggere

Quanto posso rischiare sui miei investimenti?

Rischio, Parola, Lettere, Boggle, Gioco

Nei momenti in cui i mercati finanziari entrano in tensione, le borse scendono, il panico serpeggia tra gli investitori, difficilmente si ragiona su qual’è la massima perdita che possiamo tollerare.

Perdiamo la testa, ascoltiamo le sirene che ci invitano a cavalcare una certa scommessa, oppure carichiamo ulteriormente il rischio per mediare le perdite magari andando ad attingere a preziosa liquidità di riserva.

Adottiamo in definitiva dei comportamenti non propriamente razionali.

Sono 3 i rapidissimi (e semplici) calcoli che il celebre ex columnist del WSJ Jonathan Clements propone sul suo blog per capire fino dove ci possiamo spingere nel perdere soldi durante mercati orso.

1) Di quanto denaro avrò bisogno sotto forma di liquidità nei prossimi 5 anni?

2) Qual’è il valore al di sotto del quale non voglio che il mio portafoglio di investimento scenda?

3) Quanto potrò risparmiare negli anni a venire? Continua a leggere

Bond Emergenti, obbligazioni con rendimento (e rischio) azionario

Vanguard Research ha pubblicato nel mese di agosto un paper molto interessante che nel dettaglio ha analizzato le qualità e i rischi di un investimento con strumenti di replica passiva in obbligazioni emergenti.

Il titolo della ricerca è chiarissimo, “Emerging Market Bonds, a fixed income asset with equity like returns (and risks)”. Investimento quindi con rendimento storici e rischi da azione più che da obbligazione.

Negli ultimi 10 anni le obbligazioni governative emergenti emesse in Dollari hanno generato un rendimento annuo composto di poco superiore al 7%, 4 punti sopra il rendimento dell’obbligazionario mondiale. Sui principali indici obbligazionari emergenti il 66% dei bond è emesso da una decina di nazioni come si vede dalla tabella successiva.

Il debito emergente è prevalentemente investment grade con il 42% di emissioni in hard currency catalogate come “junk”, valore che scende al 37% sulle local currency.

Guardando con lo specchietto retrovisore dal 2002 al 2017 l’investimento in obbligazioni emergenti ha sovraperformanto l’azionario con minore rischio. Continua a leggere