By |Categorie: Investimento, Pensione|Pubblicato il: 27 Maggio, 2024|

Si fa presto a dire: non ti preoccupare dei ribassi, poi i mercati recuperano.

Tutto vero se sei un “accumulatore” di risparmi (ma non troppo vicino alla pensione). Un pò meno vero se sei appena entrato nel club di quelli che hanno deciso di godersi i meritati risparmi proprio nel momento in cui un orso aggressivo decide di uscire dal letargo.

Magari convinto da corposi paper accademici o da freddi fogli di calcolo che il 100% di investimento azionario è sempre la scelta migliore ti senti invincibile… fino a quando una manciata di giorni di ribasso ti cambiano la vita.

E scopri una cosa che ti interessava il giusto quando accumuli ricchezza, la sequenza dei rendimenti. Un fattore di rischio che a volte mostra una faccia buona ed esaltante, altre volte cattiva e deprimente.

Tre eventi reali che hanno fatto tremare i polsi

Ecco tre casi reali avvenuti negli ultimi 25 anni, periodo non troppo breve ma neanche troppo lungo se osservato all’interno delle storie plurisecolari dei mercati finanziari.

Il 2002 (bolla dot.com), il 2008 (Grande Crisi Finanziaria), il 2020 (pandemia).

In una manciata di giorni di borsa (tra 18 e 51) l’indice azionario mondiale perse tra il 27% e il 32%.

Premesso che un neopensionato italiano investito al 100% azionario è evento raro, l’esempio mi serve soprattutto per far comprendere quanto pericoloso possa essere arrivare all’obiettivo senza pianificare la gestione della fase successiva.

Questo non vuole dire che non si possa andare all – in su azioni. Se ad esempio abbiamo la certezza di aver spalle finanziariamente larghe o una elevata dose di flessibilità di spesa, effettivamente la scelta potrebbe rivelarsi la più redditizia per noi e i nostri eredi.

Facciamo un’ipotesi sfortunata

Ipotizziamo di entrare oggi, a 65 anni, in “retirement” con 1 milione di euro investito in azionario mondiale.

Con attese di rendimento medio annuo netto del 6% e inflazione al 3% potremo permetterci di prelevare circa 50k fino all’età di 94 anni quando il capitale sarà esaurito.

Ma questo vale se il rendimento si sviluppa in modo lineare.

Nessuno sa cosa succederà nelle prossime settimane e se la sfiga decide di accompagnare il tanto sognato passaggio alla fase di decumulo tosando il capitale di un 30% in pochi giorni come nel 2002, 2008 e 2020, mantenendo lo stesso tasso di prelievo annuale (50k), a ipotesi invariate di rendimento e inflazione dopo la tempesta, a 82 anni i soldi sono belli che finiti. Rimarrà la pensione pubblica e amen.

Ma esiste una via di fuga, sinceramente poco desiderabile. Potremmo infatti scommettere di non essere (assieme ovviamente al nostro compagno/a) quel 50% di persone che vivrà oltre l’età media degli italiani. Ma se l’idea ci piace poco allora vanno ridotte le pretese.

Prelevando ogni anno 35k (e non 50k), partendo sempre da 700k (1 milione -30%), il capitale avrà vita di nuovo fino ai 94 anni.

Di nuovo andranno fatti ragionamenti di coppia, di rendita stabile in ingresso, di inflazione futura, di spesa, di possibile perdita di capacità cognitive e di longevità. E trovare di conseguenza il compromesso migliore per non essere tra coloro che “sopravvivono” al capitale.

Una manciata di giorni imprevedibili di borsa ha portato via 12 anni di decumulo, oppure 15k di prelievo annuo a seconda di quali scelte faremo.

Anticipo alcune critiche a queste mie simulazioni.

Il 100% azionario è un eccesso, ma se investite in obbligazioni il 6% ve lo sognate, almeno oggi. E poi ci sono sempre le tasse da considerare.

Non tener conto dei veloci tempi di recupero post batosta che abbiamo visto in passato è eccessivamente pessimista. Può darsi, ma in quei momenti dell’ipotetico futuro chi scommetterebbe la casa (magari a leva) che andrà a finire allo stesso modo?

Come scrisse il Professor Frank Knight della Chicago University un secolo fa:

il rischio è presente quando i futuri eventi accadono con un numero di probabilità misurabili. L’incertezza è presente quando la probabilità di futuri eventi è indefinita o non calcolabile.

E quando cominciamo a prelevare il tempo purtroppo è sempre meno dalla nostra parte.

Il messaggio di fondo di questo breve post è che si sono momenti della vita di un investitore in cui NON pianificare è un ottimo piano per fallire. E non parlo solo di finanza.

Buon investimento.

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