Il Problema dell’Europa non è la Grecia ma la Demografia (parte Seconda)

bim
Il tema demografico ha suscitato molto interesse tra i lettori dopo questo post e quindi ritengo interessante andare avanti nell’affrontare una questione molto più delicata di quello che si pensi.
I dati Istat usciti dopo il nostro post (ci prendiamo un briciolo di soddisfazione…) hanno confermato la tendenza italiana a non crescere più in termini demografici. Questo di per sé non è un male se la curva demografica avesse una struttura classica a piramide con più una maggiore concentrazione giovanile a fronte di una minore concentrazione di anziani. Il problema è che si sta verificando l’opposto. La vita media si allunga e si fanno pochi figli. L’età media di 44, 4 anni ed il crollo delle nascite sono un mix micidiale per un paese che non è in guerra.

Primo perché ovviamente ne soffre l’economia, secondo perché avremo sempre meno peso politico all’interno del panorama internazionale. Terzo, non si va in guerra con dei quarantenni.

Un caso molto interessante è però quello tedesco dove i problemi appaiono addirittura più gravi di quelli italiani. La popolazione in età lavorativa compresa tra 15 e 64 anni è scesa di 1,3 milioni dal 2005 al 2010 e di 442 mila unità dal 2010 al 2015. Le previsioni indicano poi un ulteriore calo di 3,3 milioni da oggi al 2025/2030.

Tutte queste previsioni delle Nazioni Unite sono però ottimistiche perché stimano un tasso di fertilità di 2 figli per donna quando al momento in Germania questo indicatore è fermo a 1.4.

A questo punto ai tedeschi non rimane che spingere sulla produttività per mantenere almeno invariato il tasso di crescita, ma anche qui i problemi ci sono, eccome. La crescita annua della produttività (l’efficienza con cui i fattori produttivi vengono combinati per generare una unità di prodotto) si attestava prima della crisi del 2007 al 1,1%, una crescita che ha rallentato decisamente il passo se si pensa che a malapena sono stati recuperati i livelli pre crisi. Anche stimando però un ritorno della produttività ai livelli precedenti la decrescita della popolazione determinerà nel 2025/2030 un tasso di crescita potenziale dell’economia negativo. Serve quindi qualcosa per invertire questa tendenza deleteria.

Tempi duri quindi per i politici che si trovano di fronte a scelte difficili.

O aumentare l’immigrazione per crescere il potenziale demografico (quello che stiamo vedendo in questi giorni non sembra però la strada che si vuole percorrere) o alzare l’età pensionabile (la riduzione dell’età con alcuni paletti a 63 va nella direzione opposta), o aumentare gli incentivi per chi fa figli (con conseguente aumento della spesa pubblica). Tutte scelte difficili da fare per chi poi deve avere dei riscontri elettorali di breve periodo ma, come per l’Italia, qui è in gioco la sopravvivenza di un popolo.

Probabilmente servirà uno sforzo incredibile di aumento dell’efficienza tecnologica per almeno compensare questa tendenza e qui secondo me sta la parte più intrigante ed affascinante del prossimo futuro.

Per questi motivi che credo fermamente nella necessità di indirizzare la maggior parte delle risorse pubbliche e private verso l’innovazione, la ricerca, la scuola (parlo di qualità dell’insegnamento non della quantità degli insegnanti che con l’avvento dell’e-learning saranno destinati ad una costante diminuzione).

Se non prepariamo un terreno fertile per il futuro difficilmente questa buca demografica si invertirà. Per fare figli serve speranza, la stessa che spinse i nostri bisnonni in condizione di estrema povertà e dopo drammi umani  neanche avvicinati lontanamente dalle nostre generazioni, a ripartire dopo una delle guerre più tremende della storia moderna.

Leggi anche: Il problema europeo non è la Grecia ma la demografia

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2 risposte a "Il Problema dell’Europa non è la Grecia ma la Demografia (parte Seconda)"

  1. roby 17 giugno 2015 / 21:06

    Io vedo invece un dato positivo. Pensiamo al numero di abitanti x km quadrato in Australia e in Italia. All’inquinamento dell’aria e della terra dei due paesi. Dal mio punto di vista bisogna stravolgere l’attivita’ umana nel nostro paese. Turismo,cibo e arte in un mix col territorio sono una miniera solo a volerla vedere. Basta solo la volonta’. E li casca l’asino e anche quello che ha in mezzo alle zampe posteriori. L’altro problema e’ di stabilizzare il numero di abitanti a un numero decente x non urtarsi quando si gira a piedi il sabato……….e li ricasca l’asino. No…….non vedo futuro per un paese di smidollati……..giovani in primis. Meglio gli struzzi…….almeno loro sono coerenti come solo gli struzzi sanno essere. Basta solo un po’ di sabbia………

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    • archeowealth 17 giugno 2015 / 22:54

      Roby anche io non credo alla crescita demografica eterna anche per una questione di spazi però credo anche che se non ci sarà questo motore servirà qualcosa d’altro per far crescere la produttività e l’economia. Credo che la tecnologia robotica in questo farà tanto e per gli struzzi…beh hanno anche ottime carni -)

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