By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 15 Gennaio, 2016|

Molto spesso si leggono sui giornali commenti circa le valutazioni dei mercati azionari. Noi abbiamo trattato l’argomento pochi giorni fa. Si medita se il mercato è caro oppure conveniente. Per fare questo ragionamento gli analisti utilizzano il Price Earnings, ovvero il classico rapporto prezzo utili che ci aiuta a capire se stiamo entrando sul mercato a prezzi interessanti o troppo surriscaldati.
E se vi dicessi che utilizzare il P/E per valutare quanto un indice azionario è conveniente non serve a nulla? Se dobbiamo semplicemente utilizzare il rapporto prezzo utili come misura capace di indicare a noi investitori se entro 12-24 mesi la nostra scelta risulterà vincente è proprio così.
Il primo grafico mostra uno studio della società americana BMO la quale ha messo in relazione il P/E con i ritorni dell’indice americano S&P500 a 12 mesi. Utilizzando l’R quadro (o coefficiente di determinazione) si ottiene un indicatore che, partendo da una retta di regressione, sintetizza in un unico valore di quanto la grandezza analizzata si discosta mediamente da tale retta. Lasciando da parte i tecnicismi quanto più alto è questo indicatore quanto più alta è l’affidabilità della correlazione. Ancora meglio, quanto più alto è l’R quadro tanto più raffinata sarà la spiegazione che il P/E potrà fornirci relativamente ai rendimenti attesi.

Come vedete dal grafico fino a 5 anni siamo sotto un infimo 0.1, poi si comincia a salire con un certo grado di affidabilità che si raggiunge a 10 anni.

pe rquadro anni
Ecco perché l’indicazione che ci fornisce il rapporto prezzo utili è ottimale nel lungo periodo, inutile nel breve.

Lo stesso esercizio è stato effettuato da Citi la quale ha praticamente fatto lo stesso esercizio con il Price Earnings di Shiller (il cosiddetto CAPE). Mettendolo in relazione con i ritorni a 12 mesi, l’R quadro in questo caso è risultato pari ad un infimo 0.06, ovvero non significatività statistica del rapporto prezzo utili nel prevedere i rendimenti delle azioni a distanza di 1 anno.

pe shiller r2 aqnni

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2 Commenti

  1. lorenzo savoldelli 21 Agosto 2019 at 11:10 - Reply

    Mi sorge un dubbio: se faccio il reciproco di P/E ottengo il rendimento medio stimato di un indice/azione? Deduco che se aumenta il p/e diminuisce il rendimento: ma come faccio a confrontare il p/e storico di un indice, dove si trovano i dati storici da mettere in relazione alla quotazione recente?
    Grazie
    Lorenzo

    • lorenzo savoldelli 21 Agosto 2019 at 15:23 - Reply

      Il sito che mi hai fornito, lo conoscevo già!! molto interessante. Per quanto riguarda il recirpoco del p/e è corretto affermare che si tratta del rendimento dell’indice/azione che si sta analizzando?

      Come sempre grazie per le risposte e pian piano sto leggendo tutti i vari post che avete pubblicato fin dall’inizio. Una piacevole letture “estiva”

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