By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 23 Novembre, 2016|

L’apertura di un fondo pensione per diverse persone è alimentato da una motivazione di breve periodo che purtroppo non trova costanza nel lungo periodo. Lo stesso approccio utilizzato per il regime alimentare o l’attività fisica lo ritroviamo spesso nell’approccio verso il risparmio previdenziale. Da domani mi metto a dieta o mangio meglio, da domani faccio più movimento e sport, da domani risparmio di più per la mia pensione. Una forma di autodisciplina che le statistiche purtroppo dimostrano non essere efficace.

Fondi Pensione, uno strumento ancora poco diffuso

L’ultimo rapporto Covip “LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE PRINCIPALI DATI STATISTICI – Settembre 2021” ha evidenziato uno sconsolante trend che ormai va avanti da anni.

A settembre del 2021 le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono
9,571 milioni, in crescita di 229.000 unità (+2,5 per cento) rispetto alla fine del 2020.

Numeri modesti che appaiono ancora più incredibili se si pensa che, almeno per i lavoratori dipendenti, l’adesione al fondo pensione viene premiata con un contributo aziendale pari ad una percentuale dello stipendio. In pratica è come rifiutare un aumento di stipendio.

Se decidere di aderire a un fondo pensione è una scelta che merita un applauso, la scelta di quanto destinare al fondo è un altro di quegli ostacoli sul quale si arenano tante belle premesse.

Quanto destinare al fondo pensione

Le percentuali scelte dagli aderenti hanno più un carattere di estrazione casuale che non un ragionato pensiero di programmazione finanziaria.

Tante persone scelgono le percentuali minime dello stipendio (da 0,5% in su) per sentirsi a posto con la coscienza. La scelta è quasi esclusivamente di natura psicologica per non incidere troppo sullo stipendio netto che ogni mese viene incassato in busta paga.

<p”>Altre persone scelgono il classico numero rotondo (1%, 2%, 3%). Pochi, pochissimi scelgono la doppia cifra (dal 10% al 15%).

Errori che si accavallano nel tempo quelli della troppo bassa o troppo alta contribuzione, e che rischiano di generare fastidiose sorprese nell’età del pensionamento.

La prima cosa da fare è simulare cosa potrebbe succedere al nostro fondo pensione variando le percentuali di risparmio annuale ad un certo tasso di rendimento costante. I consulenti finanziari tendono troppo spesso a creare simulazioni con percentuali diverse di rendimento (variabile non controllabile da nessuno), trascurando simulazioni fatte con diverse percentuali di risparmio a parità di rendimento (variabile controllabile).

Ipotizziamo ad esempio uno stipendio di 40 mila Euro un tasso annuo di accantonamento al fondo del 1% con incremento medio dello stipendio del 2% (come l’inflazione) con rendimento annuo dell’investimento del 3% lordo.

I circa 16 mila Euro che escono dal fondo pensione dopo 30 anni non sono granchè. Però la cosa interessante è che raddoppiano semplicemente aumentando il tasso di accantonamento al fondo pensione di 1 punto percentuale.

Ancora più interessante è capire cosa succede a parità di condizioni se aumentiamo ogni anno la percentuale di risparmio del 1% fino a toccare il massimo del 15%. Dopo 30 anni il montante finale sarebbe di 213 mila euro, oltre 13 volte il valore della simulazione iniziale.

Le metodologie che possiamo utilizzare sono tante (percentuale fissa, flessibile, progressiva, ecc…) e ogni persona deve trovare quella più rispondente alle proprie necessità.

Un metodo intelligente è quello spiegato da Richard Thaler nel suo libro Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni sul denaro, salute, felicità.

Il programma Save More Tomorrow ideato dall’accademico americano Shlomo Benartzi, si basa su una scelta molto semplice  spiegata in questo video molto interessante di TED.

In cosa consiste il metodo “furbo” del programma Save More Tomorrow

Il metodo prevede fin da subito la definizione di una percentuale ben precisa di risparmio all’inizio del percorso adeguando la stessa ad ogni aumento di stipendio dovuta a merito, anzianità o altro.

Se ad esempio otteniamo un aumento di stipendio del 3,5%, allora aumentiamo la contribuzione al fondo al 3%.

In questo modo ci sentiremo appagati per qualche soldino in più in busta paga, con un consistente vantaggio fiscale generato dal versamento al fondo pensione (una cedola immediata pari alla nostra aliquota fiscale che poi andrà restituita per un importo molto inferiore a scadenza), e con un maggior capitale dedicato alle finalità previdenziali che permetterà alla curva del nostro montante finale di assumere un’inclinazione più congrua con le aspettative iniziali.

Un commento

  1. Xander 23 Novembre 2016 at 10:14 - Reply

    Grazie per l’articolo. E rinnovo il tuo consiglio di guardare quel video a fine lettura. Esemplare…
    Non posso negare che questo blog mi stia dando tantissimo: ogni volta entro per leggere un articolo e faccio fatica a smettere di cliccare. Meritate un retweet e la massima diffusione.

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