By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 26 Gennaio, 2026|

Uno degli aspetti più curiosi dell’approccio che le persone hanno verso la pensione lo trovo nel differente grado di interesse espresso verso i meccanismi di rivalutazione di tutto ciò che coinvolge la rendita pubblica per eccellenza.

Meccanismi che coinvolgono non solo la pensione nel momento in cui viene materialmente pagata dall’Inps, ma anche il montante che accumula regolarmente i contributi versati dal lavoratore e che rappresenterà la base di calcolo del futuro assegno pensionistico.

All’inizio di ogni anno il pensionato medio, con il solito brontolio che tanto i soldi non bastano mai, attende di sapere di quanto aumenterà la pensione.

All’inizio di ogni anno il lavoratore medio, all’opposto, non si interessa minimamente di quanto verranno rivalutati i contributi versati all’Inps (e sono veramente un bel pacco di soldi).

In pratica ci interessiamo della cedola o del dividendo che andremo ad incassare l’anno successivo su un capitale nominale fisso, senza preoccuparci del fatto che quel numero sarebbe molto, ma molto più alto se il capitale investito offrisse un rendimento elevato anno dopo anno.

Questi due numeri fanno parte dei famosi tre che ogni lavoratore dovrebbe conoscere prima di andare in pensione; vi invito a rileggere questo articolo per avere maggiori dettagli.

Come consuetudine i due numeri di cui sopra, tasso di rivalutazione e di pensione, sono già stati ufficializzati. Il terzo è oggetto di revisione biennale e sarà tema per l’anno prossimo.

Per le pensioni è stato confermato in via definitiva l’aumento 2025 (+0,8%) e provvisoriamente è stato fissato quello 2026 (+1,4%). Poi sappiamo che non tutte le pensioni avranno una rivalutazione piena, ma questo è un altro discorso.

Per il montante contributivo è stato certificato il tasso di rivalutazione sul valore al 31.12.2024 del 4,04% (coefficiente di capitalizzazione).

Su tutti i contributi versati dall’Inps i lavoratori hanno quindi ottenuto nel 2025 un rendimento lordo del 4% (rendimento acquisito visto che sotto a zero il coefficiente non andrà, un po’ come le polizze ramo prima dei bei tempi andati).

Meglio di BTP, buoni postali e conti deposito, ma non mi sembra di aver visto grandi scene di giubilo e lo capisco. La materia è temporalmente lontano e ai più sconosciuta.

Escludendo sfighe varie che potrebbero accelerare il rientro, diciamo che mediamente tra i 64 e i 71 anni a seconda della situazione contributiva e anagrafica quei soldi cominceranno a rientrare. Per alcuni magari anche prima. E più sarà alta la base di calcolo, maggiore sarà l’assegno incassato.

La tabella qui sotto ci mostra tutti i rendimenti ottenuti dal montante contributivo dal 1963 a oggi e, per come è calcolato (media a 5 anni del Pil nominale), è evidente che la bassa crescita economica (e la bassa inflazione) sono responsabili dei tanti, troppi anni di stagnazione nel coefficiente di rivalutazione.

Ma gli ultimi 3 anni sono stati un crescendo.: +2,3%, +3,6%, +4%.

Nel 2025 il numero è stato molto positivo è contribuirà ad aumenterà la base di calcolo sulla quale si applicherà il terzo numero importante per chi sta pensando alla pensione, il coefficiente di trasformazione in rendita.

Se alla fine del 2024 il vostro zainetto previdenziale conteneva 500 mila euro, l’anno successivo vi ritroverete con 20 mila euro in più. E la pensione sarà calcolata su 520 mila e non 500 mila. In che modo ve lo spiego qui.

Come calcolare facilmente la propria pensione futura

Ma siccome sto scrivendo un articolo che ha lo scopo di ricordare ai lettori alcune delle risorse utili presenti nella sezione di ICBS, vorrei andare direttamente al grafico interattivo che ci dice quanto sono diventati 1000 euro versati all’Inps dal 1996 a oggi.

Nel grafico si può vedere non solo che quei 1000 euro sono più che raddoppiati, ma pure che oltre al mantenimento del potere d’acquisto hanno saputo offrire un premio rispetto all’inflazione stessa.

Il motivo è esattamente da ricercare nella formula che determina ogni anno la rivalutazione del montante e che ha come fonte la media a 5 anni del Pil nominale italiano (che al netto dell’inflazione determina il Pil reale).

La rivalutazione del montante riuscirà sempre a stare sopra all’inflazione, ma di quanto si distaccherà dipende dalla crescita del paese.

Sarebbe interesse soprattutto dei lavoratori e della politica fare in modo che questa crescita si faccia più vigorosa nei prossimi anni, aumentando il benessere futuro dei propri cittadini che andranno in pensione senza appesantire il bilancio dello Stato.

Staremo a vedere.

Per il momento portiamoci a casa questo bel 4% di rendimento Inps che nel 2025 è stato superiore a quello offerto da BTP, obbligazioni corporate, obbligazioni emergenti e perché no, anche Bitcoin.

Buon investimento.

Un commento

  1. MisterK 26 Gennaio 2026 at 14:52 - Reply

    Ciao. Dalle mie simulazioni e previsioni, il coeff. per il prossimo anno sarà intorno al 6%. Batterà anche le azioni globali? Vedremo. A presto e grazie.

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