
Alla fine del secolo scorso, un dettaglio apparentemente banale nel modo in cui i computer leggevano il tempo, mise in allarme il mondo intero.
Il Millennium Bug prometteva errori, blocchi e caos allo scoccare del nuovo millennio e per mesi fu percepito come una minaccia sistemica. Governi e imprese reagirono con investimenti imponenti e, in effetti, si riuscì ad evitare il peggio. Tutto quell’adoperarsi per scongiurare eventi catastrofici contribuì anche a dare un calcio in avanti al barattolo su mercati azionari già ai massimi storici, rimandando così la resa dei conti.
Il nuovo secolo cominciò senza problemi. Traporti, ospedali, telecomunicazioni tutto funzionava come sempre. Anche in borsa si respirava grande ottimismo grazie a quel nuovo Eden che si chiamava internet. Ma il vero Millenium Bug si era insinuato in modo subdolo nei mercati finanziari.
Le valutazioni erano stellari, le società facevano la fila per quotarsi in borsa, il piccolo risparmiatore si svegliava all’alba per assistere euforico alle chiusure positive delle borse asiatiche. La casalinga di Voghera investiva “al meglio” in qualsiasi cosa facesse un prezzo in borsa e non andava a dormire senza ascoltare il festoso suono della campanella di Wall Street.
Un’era incredibile, ancora oggi ricordata come una delle bolle speculative più importanti della storia ma che era stata capace di portare la finanza in tutte le case degli italiani. Ma anche un banco di prova eccezionale per quelle strategie di prelievo che un semi sconosciuto William Bengen rese celebri come regola del 4%.
La vera storia della regola del 4%
Lo scoppio di quella bolla in borsa provocò dal 2000 al 2003 un’emorragia nei prezzi dei mercati azionari, mettendo subito alla prova il Safe Withdrawal Rate ideato da Bengen.
Ma quella fase non si esaurì nel 2003. A distanza di poco tempo, tra il 2007 e il 2009 un’altra crisi finanziaria affossò le borse dando vita al cosiddetto decennio perduto i cui ricordi ancora oggi frenano molti investitori nell’abbracciare l’investimento azionario con leggerezza.

In realtà quel periodo durò qualcosa di più di un decennio. Chi avesse comprato l’indice azionario globale alla fine del 1999, solo nel 2013 avrebbe rimesso la testa sopra l’acqua (dividendi compresi).
Possiamo però considerarci fortunati. Per chi desidera fortemente il FIRE oppure più semplicemente integrare la pensione con i propri risparmi, non serve andare tanto lontano per mettere alla prova strategie come la regola del 4% o altri metodi di prelievo del capitale per supportare il periodo di ritiro dal lavoro.
10 classici errori commessi da chi sceglie il FIRE
E così, avendo vissuto in prima persona quel lungo periodo di siccità finanziaria, ho deciso di andare a scoprire che fine hanno fatto i “pensionati” italiani che decisero di staccare la spina dal lavoro all’epoca utilizzando come base di capitale fondi e soprattutto ETF in euro che al tempo muovevano i primi passi sui mercati.
Questo mi permetterà di uscire dalle tantissime ricerche made in USA sul tema, interessanti ma spesso poco utili non contemplando quasi mai il rischio valutario e l’investimento internazionale in genere, comunque con protagonista esclusivo il cittadino statunitense del quale molto sinceramente ci interessa poco per i nostri scopi.
Ho così messo insieme una serie di simulazioni che dimostreranno per varie tipologie di portafogli l’incredibile differenza che, al tempo, rappresentò andare in pensione (o in FIRE) nel 1999 e negli anni seguenti fino al 2003. Ennesima conferma di quanto la fortuna faccia la differenza per intere generazioni di investitori. Ma anche la conferma che quella stessa fortuna (o sfortuna dipende dai punti di vista) ha alimentato mitologiche asset allocation poi naufragate in regimi di mercato differenti.
Per capire che fine hanno fatto i pensionati del millenium bug devo per forza fare delle ipotesi di base sulle quali, sono sicuro, non mancheranno le critiche dei pignoli di turno.
Il test è stato fatto immaginando una persona che alla fine di ogni anno decide di ritirarsi dal lavoro e vivere con i propri risparmi. Persona che a oggi, se ancora in vita, non ha terminato i canonici 30 anni previsti rendendo sospeso il giudizio finale. La prima data di partenza è infatti il 1999.
Per alcuni di questi pensionati il viaggio è già terminato in anticipo, per altri è stato frustrante e austero, per altri incredibilmente lussuoso.
Avremo come compagni di viaggio cinque ferventi credenti del FIRE che abbracciarono questa affascinante filosofia di vita nel 1999, 2000, 2001, 2002 e 2003. La disponibilità di capitale iniziale in partenza è di 1 milione di euro per tutti.
I nostri amici pensionati davanti avevano la possibilità di scegliere tra tre tipi di asset allocation.
Obbligazionario europeo al 100%
Azionario globale al 100%
Bilanciato 50/50 (con ribilanciamento annuale)
I portafogli sono stati valorizzati utilizzando due ETF total return di Xtrackers (Xtrackers Msci World Swap – XMWO e Xtrackers Eurozone Government Bond TR – XGLE), integrando la serie prezzi mancante (pochi anni ma attività necessaria perché ETF non quotati nel 1999) con i prezzi degli indici sottostanti in modo da creare continuità e soprattutto correttezza nella serie stessa.
6 luoghi comuni sugli ETF da sfatare
Gli ETF (e gli indici) sono in euro rappresentando realmente ciò che i mercati hanno restituito all’investitore italiano del tempo. Tutti i dati espressi sono al netto dei costi dei prodotti e al lordo della fiscalità sui guadagni, complessa da calcolare considerando le numerose variazioni intervenute nel sistema italiano. La serie di inflazione italiana utilizzata è quella annuale puntuale dicembre su dicembre fornita da Istat.
Nell’esercizio ho voluto verificare il comportamento di quattro regole di prelievo fisse e variabili. Lo scopo non è e capire quale è stata la tecnica migliore, ma pregi e difetti di ognuna di esse.
Per ogni anno i nostri uomini o donne che hanno deciso di ritirarsi dal lavoro e vivere con i propri risparmi, oltre ad avere la possibilità di scegliere tra tre differenti asset allocation, possono prelevare soldi per finanziare le spese optando per quattro tecniche:
- la regola del 4% (prelievo costante aggiustato annualmente per l’inflazione)
- la regola della percentuale fissa (prelievo percentuale costante del 4% del capitale disponibile)
- la regola dell’importo fisso (prelievo della stessa somma nominale per sempre)
- la regola del guard rail (prelievo una cifra variabile fissando dei livelli massimi e minimi),
La prima tabella ci offre una prima prospettiva del pensionato del 1999.
In piena euforia azionaria il milione di euro durante la fase di decumulo poteva orientarsi verso un’esposizione molto conservativa, molto aggressiva o bilanciata. Voi come vi sareste comportati? Piccolo spoiler, stare nel mezzo come spesso accade in finanza avrebbe aiutato.

Fonti: Elaborazioni proprie dell’autore su dati B&B Finance
Con il solito senno di poi, la regola del 4% avrebbe garantito una “rendita” reale costante di 40 mila euro dall’inizio alla fine del periodo, ma solo il portafoglio bilanciato è arrivato al 2025 con tutto il capitale di partenza nelle disponibilità del pensionato. Illusione monetaria, comunque. Il valore reale si riduce infatti a meno di 600 mila euro considerati l’erosione del potere d’acquisto provocata dall’inflazione.
Una completa esposizione azionaria avrebbe schivato il rischio longevità, finire i soldi prima del tempo, ma la sequenza negativa dei rendimenti dei 3 anni successivi (2000-2002) ha eroso in modo importante il capitale residuo. Sempre meglio di chi, con doti di preveggenza, si rifugiò nei bond all’alba del crollo della borsa. Una mossa apparentemente corretta ma che alla fine risulta quella con il risultato peggiore con poco più di 400 mila euro nominali rimasti a fine 2025 (200 mila in termini reali).
Le altre tecniche di prelievo hanno portato maggiori soddisfazioni per qualsiasi asset allocation scelta, ma…
La tecnica della percentuale costante di prelievo del 4% (calcolo il 4% sul valore del capitale residuo ogni anno e spendo quella cifra) soprattutto sui portafogli con tanto azionario in pancia ha subito delle oscillazioni importanti nella capacità di spesa. Dal 2002 al 2014 il 100% azionario non avrebbe concesso prelievi nominali superiori ai 40 mila iniziali. Non esattamente qualcosa di gradevole soprattutto per chi deve poter contare assolutamente su quella cifra per vivere.
La tecnica del prelievo di valore nominale costante (prelevo 40 mila ogni anno senza adeguamenti per l’inflazione) è quella che ottiene i risultati complessivamente migliori quanto a capitale finale, ma a fronte di un costo salato in termini di tenore di vita. I 40 mila prelevati infatti nel 2025 hanno visto trasformare il loro valore reale in appena 23 mila euro.
Apparentemente più equilibrata la tecnica del guard rail, ma il diavolo si nasconde nei dettagli. Questa tecnica prevede delle barriere superiori ed inferiori di prelievo. Ad esempio posso concedermi di prelevare al massimo il 5% del capitale oppure al minimo il 3%, oltre ad alcune specifiche regole (ad esempio nessuna rivalutazione per l’inflazione nelle annate negative) sulle quali per il momento sorvoliamo pur avendone tenuto conto nei vari back test.
Dal 2004 al 2021 il nostro pensionato che ha scelto la strategia del guard rail ha prelevato meno di 40 mila euro nominali a causa del doppio mercato ribassista del decennio seguente. Sedici anni con un potere di spesa inferiore a quello ipotizzato in partenza non è esattamente un qualcosa di cui essere felici.
Con solo quattro tecniche e tre asset allocation abbiamo visto quante sfumature si possono trovare nei risultati di un back test. Figuriamoci cosa potrebbe accadere amplificando tecniche e allocazione degli investimenti.
La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che non esiste la ricetta valida per tutte le stagioni. Esistono opzioni che offrono un maggior confort sotto alcuni punti di vista, minore sotto altri, spesso con margini di incertezza notevoli.
L’obiettivo finale per chi affronta il decumulo è comunque non rimanere mai a secco e il 1999 ci conferma che per ora è andata esattamente così.
Ma il 2000, seguito dal 2001, rappresenta da questo punto di vista il momento storico più recente in cui tutte queste regole sono state messe sotto pesante stress amplificando pregi e difetti di ognuna. E alcuni falsi miti cadranno miseramente.
Nella prossima puntata di questa mini serie dedicata ai pensionati del Millennium Bug, vi spiegherò perché.
Buon investimento.

Ciao,
Ho letto che l’importo SFW (Safe Withdrawal Rate) sicuramente sostenibile è quello del 3%.
Amesso di aver appreso questa informazione da una fonte corretta, mi sorge questa domanda (forse un po’ ingenua: nel caso, perdonatemi).
Se volessi applicare un tasso di prelievo del 3%, avrebbe senso spostarmi su un ETF a distribuzione? Tipo questo: IE00B8GKDB10
Se l’ETF è fatto bene, sia le cedole che il capitale dovrebbero (in media) rivalutarsi correttamente con l’inflazione, e forse guadagnarci anche qualcosina di più.
Ovviamente un tasso di prelievo del 3% permette un tenore di vita inferiore a quello del 4%, però ero curioso di sapere cosa ne pensate a riguardo.
Ciao Giovanni, non entro nel merito dell’ETF che è comunque un classico high dividend, ma ti consiglio la lettura di questo articolo https://investireconbuonsenso.com/2026/01/31/la-fallacia-dei-dividendi-gratuiti/ che spiega proprio perché in realtà si può fare di meglio.