By |Categorie: Educazione finanziaria|Pubblicato il: 14 Gennaio, 2018|

I rendimenti di un investimento non sono tutti uguali. Chi pensava di avere delle certezze su questo argomento da oggi comincerà a guardare con occhi diversi i vari indicatori di performance che popolano le schede di presentazione dei prodotti finanziari.

Titolo provocatorio quello del post di oggi, ma che mira a fare un pò di chiarezza sui differenti modi di presentare i rendimenti di un indice o di un prodotto finanziario.

Abbiamo già  parzialmente affrontato questi temi qui e qui , ma certi concetti è meglio ogni tanto rispolverarli e, se possibile, aggiornarli.

Ecco tre modi alternativi di presentare un rendimento finanziario.

Rendimento di prezzo e Rendimento total return

Se l’indice nel quale ho investito partendo dal prezzo di 100 alla fine dell’anno raggiunge il valore di 110, ho un rendimento di prezzo del 10%. Se durante l’anno ho incassato un dividendo di 4 ho un rendimento total return di 100+10 di prezzo+4 di dividendo = 114 ovvero il 14%.

Se prendiamo l’indice S&P500 degli ultimi 20 anni il rendimento da solo prezzo è stato del 265%. Se però aggiungiamo i dividendi reinvestiti nello stesso indice il rendimento totale diventa del 435%.

La differenza è notevole, ma questo trucchetto può essere usato anche per occultare performance non esaltanti.

Se confronto ad esempio l’andamento del mio fondo o gestione patrimoniale con un benchmark solo prezzo (in gergo Price) il gioco è fatto.

Peccato che un rendimento di mercato non è mai solo prezzo visto che ogni anno i dividendi (alti o bassi che siano non importa) verranno incassati sempre. Questa entrata aumenterà sempre il valore dell’indice corretto con cui confrontarsi, ovvero quello chiamato in gergo Total Return.

Quindi occhio ai documenti pre contrattuali che ci vengono consegnati ogni volta che acquistiamo un prodotto finanziario dove vengono fatti dei confronti con parametri di mercato (in gergo benchmark).

Se troviamo scritto in un benchmark la parola price drizziamo le antenne, stanno cercando di manipolare il dato a loro favore ovviamente.

Rendimento nominale e rendimento reale

Presentare un rendimento nominale è un modo semplice e immediato per capire quanto in valore percentuale hanno portato a casa i nostri investimenti considerando interessi, dividendi e variazioni di prezzo.

Nell’esempio precedente questo numero era il 14%. Peccato che nella maggiore parte degli anni questo rendimento non è veritiero in quanto quei 14 che abbiamo guadagnato non potranno acquistare ciò che l’anno prima con la stessa cifra eravamo in grado di portare a casa dopo lo shopping domenicale.

La causa di tutto ciò si chiama inflazione, ovvero l’erosione del potere d’acquisto legata all’aumento dei prezzi al consumo.

Certo, può occasionalmente arrivare la deflazione (e in questo caso il vostro potere d’acquisto aumenta), ma negli ultimi 100 anni questi casi non sono stati certo frequenti.

Ipotizzando un tasso di inflazione del 2%, il nostro rendimento reale diventa quindi di 14% – 2% = 12%

Se l’inflazione sale come nel 2022 al 5%, il rendimento reale diventa 9%.

Riprendendo il caso precedente dello S&P500 ecco le modifiche che subiscono i numeri per effetto dell’inflazione accumulata nel corso degli anni.

Il rendimento nominale della borsa americana diventa del 130% (da 265%), quello total return diventa 235% (da 435%). Una bella sforbiciata inattesa che cambia decisamente la prospettiva.

Rendimento medio e rendimento composto

Sommare i rendimenti finanziari di ogni anno e fare la media non è il modo più corretto per avere uno storico attendibile sul quale fare dei ragionamenti in sede di pianificazione futura degli investimenti.

Nel mondo finanziario i rendimenti annui difficilmente si allineano ogni anno attorno alla media (solo nel 5% del tempo lo fanno), ma piuttosto si disperdono attorno ad essa ed in modo non lineare generando il cosiddetto rendimento composto.

Un esempio arriva sempre dalla storia della borsa americana.

Dal 1928 al 2021 la media aritmetica realizzata dall’indice è stata del 11.8%, quella composta basta sulla media geometrica del 10%.

Questo 10% è quella performance che sarebbe finita nelle tasche di chi avesse, per assurdo, mantenuto in portafoglio questo indice fin dagli anni ’20. La sequenza dei rendimenti conta eccome quando calcoliamo il rendimento effettivo di un investimento.

Come abbiamo visto progettare un piano di investimento non si può limitare a determinare un semplice rendimento atteso, per altro imprevedibile, ma richiede anche qualche calcolo più raffinato per tenere conto di diverse variabili che si presenteranno il conto al nostro piano di investimento nel corso degli anni.

Non è così complesso, basta solamente imparare qualche regola di base e questo blog è qui anche per darvi qualche utile suggerimento al riguardo.

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