Diario di un papà investitore – Puntata numero 3

Nel precedente post di questa serie dedicata agli investimenti programmati per il futuro dei propri figli, avevo promesso un approfondimento sull’asset allocation che ho deciso di mettere in piedi per centrare l’obiettivo “studio universitario” dei miei figli.

Cominciando il percorso del 2015 e potendo contare su una polizza vita pregressa che coprirà con un elevato grado di probabilità il 60% del mio obiettivo (circa 70 mila Euro), ho deciso di dedicare tutte le restanti risorse a strumenti azionari. Avviato il percorso nel 2015, sono 2400 gli Euro che ho programmato di dedicare a questo piano. Il Piano di Accumulo è stato finora effettuato con ETF, per la precisione 5.

Come ben sapete la semplicità è un fattore essenziale per avere successo e quindi non stupitevi se il numero è così ridotto. L’importante è assicurare una buona diversificazione limitando gli inevitabili costi fissi sostenuti ogni volta che si mette in moto il PAC. Ho scelto per questo di intervenire una volta ogni 3-4 mesi per ammortizzare al massimo le commisioni di negoziazione stimabili nell’ordine dello 0,2% per operazione.

I prodotti li trovate qui sotto e come potete verificare sono coperte tutte le aree geografiche e i settori.

Azionario mondiale large cap (a cambio coperto), azionario mid e small cap (a cambio aperto), azionario Europa (senza Gran Bretagna), azionario emergente ed infine gli immancabili REIT (immobiliare europeo senza Gran Bretagna). Non pubblico volutamente i pesi perchè ognuno potrà scegliere quale tipo di impostazione dare alla propria asset allocation. Credo comunque che una equipesatura non sarebbe affatto una cattiva idea.

Il costo medio del mio portafoglio ammonta a poco più di 0,30%. Sommando i costi di negoziazione sostenuti di volta in volta per ogni investimento trimestrale arriviamo attorno a 0,50%. Avessi fatto la stessa cosa con fondi azionari un TER (spese correnti complessive) inferiore al 2% sarebbe stato impensabile. Dovrei aggiungere al costo degli ETF anche qualche centesimo relativo allo spread denaro – lettera sacrificato in fase di acquisto, ma anche negli stessi fondi non ho tenuto conto di costi di sottoscrizione spesso e volentieri presenti.

Considerando la lunghezza del piano di 10 anni e l’importo in ballo (circa 30 mila Euro) una differenza di 1,5% di costo non sostenuto si traduce in quasi 2000 Euro di rispamio (a mio favore) senza considerare 1 euro di guadagno sul totale versato, 24000 Euro.

Il risparmio ovviamente aumenterà all’aumentare del volume investito e del rendimento degli investimenti stessi.

Non male vero pensare che su 10 annualità di versamenti una vi verrà gentilmente donata dal vostro comportamento virtuoso di contenimento dei costi di gestione sui prodotti utilizzati all’interno della vostra asset allocation? Provate poi a pensare a quanto enorme potrebbe essere il risparmio su 20 o 30 anni di investimento. Su questo progetto non arriverò certo all’auto che avevamo ottenuto con questo post ma di certo un bel viaggio estivo ( o una spesa imprevista) è bello che ripagato.

Siccome all’università devono andare i miei figli e non certo quelli di alcuni gestori sparsi in giro per il mondo, non esiste nessuna gestione attiva che può convincermi della necessità di trasferire la mia ricchezza ad altri soggetti. L’alpha è una figura quasi mitologica che purtroppo solo dopo che tutto il tempo è passato potremo verificare di averlo messo nelle nostre tasche. No grazie! Preferisco  essere io a controllare il più possibile i miei investimenti e quella dei costi è una voce tra le più certe.

Nel prossimo articolo vi racconterò come sta andando il mio piano di investimento cominciato poco più di due anni fa e proporrò anche una soluzione alternativa per tutti coloro che, non avendo prodotti come polizze o obbligazioni precedentemente acquistati, vogliono cominciare da zero questo tipo di investimento.

Alla prossima puntata!

 

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3 thoughts on “Diario di un papà investitore – Puntata numero 3

  1. Rob 6 febbraio 2018 / 13:00

    Buongiorno, posso chiedere gentilmente i motivi della scelta di inserire i reits e di coprire l’azionario world? Dovendo investire a lungo termine, il semplice msci world di ishares, a cambio aperto, a fronte di una volatilità sicuramente maggiore rispetto al portafoglio diversificato (ma trattandosi di Pac, poco male..), non garantirebbe ugualmente un risultato finale più che soddisfacente? Grazie e complimenti

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    • raffaele 8 febbraio 2018 / 21:56

      anche io ho pensato la stessa cosa

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    • geowealth 8 febbraio 2018 / 22:34

      er quello che riguarda i REITS ritengo che possano rappresentare un buon strumento di diversificazione e di generazione di reddito come ho già scritto in altri post.
      Per quello che riguarda l’azionario coperto dal rischio di cambio è stato scelto per ridurre al minimo le oscillazioni non desiderate ed estranee alla variabile azionaria. Ritengo doveroso, quando possibile e senza strapagare (e non sempre sull’azionario lo è) ridurre al minimo i rischi (già di per sè le azioni sono rischiose perchè aggiungere altro rischio?) . So benissimo che il costo della copertura ora è alto, ma so altrettanto bene che EurUsd potrebbe anche tornare a 1.50 e non voglio vedere il mio investimento ridurre i guadagni (o amplificare le perdite) per una variabile molto difficile da prevedere come il cambio.

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