Diario di un papà investitore – Perchè regalerei un fondo pensione ad ogni bambino (Puntata n.5)

Tutte le volte che ho sbagliato un investimento finanziario ho appreso da quell’errore delle informazioni che nessun consulente, professore, analista o blogger avrebbe mai potuto passarmi. Siamo fatti così, in fondo finchè non tocchiamo con mano difficilmente crediamo a ciò che sentiamo dire in giro. Per questo sono assolutamente convinto che ogni giovane o meno giovane investitore devono almeno una volta nella vita provare prodotti costosi, complessi o scarsamente redditizi per capire dove sta l’errore.

Non ho nulla contro i consigli sensati, tutt’altro, però spesso leggo messaggi fuorvianti che confondono le persone. Recentemente è apparso questo articolo https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/18/pensioni-perche-la-previdenza-complementare-e-rischiosa-e-non-conviene/4361297/

curato dal Prof.Beppe Scienza. Noto critico (spesso a ragione) dei prodotti finanziari e fortemente avverso ai fondi pensione.

Quello che però non capisco dell’articolo è la demonizzazione di uno strumento che, con i giusti costi e la giusta asset allocation, dovrebbe essere regalato ad ogni bambino appena nato. So che il prof.Scienza si starà facendo una gran risata però sono assolutamente convinto di quello che dico.

In Italia stiamo continuando ad interpretare il TFR come si faceva 20 o 30 anni fa. Una somma di denaro che verrà erogata all’alba della pensione e che ci permetterà di comprare una seconda casa, o la macchina dei sogni o altro ancora. Se i nostri genitori avessero investito il TFR su mercati finanziari con profili di rischio non esageramente rischiosi, avrebbero potuto  con il montante finale comprarsi la seconda casa + la macchina + garantirsi anche una piccola rendita vitalizia. Peccato che nessuno di loro è mai stato educato finanziariamente nel modo corretto ad investire sfruttando adeguatamente il mix di premio per il rischio e tempo.

Il prof. Scienza al punto 1 delle critiche al fondo pensione contenute nell’articolo dice: 1. senza garanzie reali, cioè nei confronti dell’inflazione, perché neppure i comparti cosiddetti garantiti assicurano il potere d’acquisto del capitale o della rendita futuri.

I titoli indicizzati all’inflazione o buoni fruttiferi postali possono certamente coprire la perdita di potere d’acquisto (sempre e solo se si portano a scadenza), ma a voi basta incassare l’inflazione e nulla più visti i tassi reali offerti oggi dai mercati? Al sottoscritto non basta soprattutto se ho a disposizione una delle risorse più preziose per un investitore, il tempo. Investendo in un mix di azioni ed obbligazioni di qualità nel lungo periodo un premio di rendimento al di sopra dell’inflazione è praticamente garantito dalla storia, ovviamente se fatto con prodotti poco costosi. Siccome si lavora almeno 30 anni, un investimento 60% azioni 40% bond è in grado di ottenere questo risultato diluendo l’inevitabile volatilità dell’intero portafoglio. Se poi siete investitori di buon senso non farete altro che scalare la marcia del rischio man mano che vi avvicinerete all’obiettivo.

Al punto 2. l’alternativa fondo pensione è considerata rischiosa, perché esposta agli andamenti dei mercati finanziari. Giusto, ma qual’è il problema? Investiamo in questi strumenti per 20-30-40 anni e certamente i mercati salgono o scendono in questo arco temporale, ma come ben sappiamo nel lungo periodo la parabola è destinata ad essere crescente con rendimenti che potranno essere più o meno alti, ma tendenzialmente (e lo ripeto nel lunghissimo periodo) positivi in termini reali. Ma scusate, lasciare i soldi in azienda nel TFR o ancora peggio comprare solo BTP o buoni postali indicizzati non vi espone al rischio di un solo emittente? Ricordandovi questa intervista ed il concetto di home bias, mettere tutti i propri soldi nell’azienda in cui lavoriamo (con le tutele legali del caso d’accordo), o nel debito dello Stato (o ancora peggio di una partecipata dello Stato) in cui viviamo è una scelta di buon senso? No non lo è perchè nessuna sa se l’Italia o l’azienda in cui lavoriamo o il settore per cui lavoriamo saranno abbastanza solidi da poter sostenere il nostro reddito e i nostri risparmi. Diversificare, diversificare, diversificare.

Al punto 3. opaca, perché non si ha nessun diritto di conoscere cosa i fondi e i pip hanno comprato o venduto, né quando né a che prezzi. Vero, però secondo questo ragionamento  non solo i fondi, ma anche gli ETF dovrebbero essere evitati come la peste. Non sappiamo certamente quando e cosa comprano e con che spread. La realtà è che pensare di poter controllare ogni forma di investimento tramite acquisto diretto del titolo è una strada percorribile certo, ma quando vogliamo diversificare l’emittente obbligazionario (ad esempio ripartendo il rischio fra vari paesi) o quando vogliamo investire in azioni internazionali, cosa ci mettiamo sul nostro trading online a comprare un pezzo per volta? I costi di trading ci ucciderebbero e verremmo licenziati perchè passeremmo il tempo ad inserire ordini durante l’orario di lavoro. Posso essere d’accordo che la trasparenza deve essere aumentatata, ma oltre un certo livello diventerebbe poco significativa per gli utenti finali. Quello che ci interessa è, come nel caso degli ETF, replicare l’andamento di un indice ai minori costi possibili e con rischi di controparte quasi nulli. Tutto il resto rappresenta un pacchetto di informazioni ridontanti e comunque poco utili al nostro investimento.

Al punto 4 abbiamo sempre relativamente al fondo pensione, esposta alle malversazioni, perché senza trasparenza non è possibile scoprire eventuali imbrogli, ruberie ecc. Vero anche questo, ma esistono organismi di vigilanza ed anche ammettendo che ci sia collusione, vedi punto sopra. Se devo andare in aereo a Londra, mi fido del pilota o vado io ai comandi dopo aver speso decine di migliaia di Euro per un corso di volo?

Al punto 5. troviamo non conveniente, perché il vantaggio fiscale si ribalta facilmente in perdita per gli alti costi. D’accordissimo su questo punto, ma basta scegliere un fondo pensione più conveniente con una storia non disastrosa alle spalle. Il vantaggio fiscale è un prestito a tasso zero dello Stato che si trasforma in investimento nel lungo periodo decisamente più redditizio del mantenimento dei soldi sul conto corrente. Non troveremo fondi pensione ai costi degli ETF, ma neanche fondi pensione basati su accordi collettivi ai costi dei fondi di investimento.

Al punto 6.viziata da conflitti d’interesse, perché gli imprenditori hanno voce in capitolo per convogliare fino al 30% dei fondi chiusi verso aziende che vogliono aiutare, magari decotte. Non ho prove in tal senso e comunque al termine dell’anno no rendimento no party caro gestore e ti saluterei senza rimpianti. Esistono rendiconti annuali dai quali si può comunque cercare di comprendere quali investimenti sono stati fatti dal fondo pensione. Un consulente finanziario preparato potrà aiutarvi in tal senso, ma visto che i soldi sono vostri ed i documenti pubblicamente consultabili su internet consiglio sempre un pò di interesse personale per la sorte dei propri denari.

Nei pro relativi al TFR viene citato un presunto vantaggio di quest’ultimo perchè convertibile in rendita vitalizia. Beh udite, udite, lo potete fare anche con i fondi pensione. Che poi per entrambi (ovvero assicurazione e cliente) risulti conveniente questo è un altro discorso visto che la tariffazione appare ancora oggi decisamente sbilanciata dal lato dei costi a favore dell’assicurazione (che li trasforma in ricavi generosi).

Certamente l’articolo del prof. Scienza è stato spunto di riflessione, ho grande rispetto per un accademico di grande competenza ed esperienza, ma credo che con le giuste modalità questo strumento è 10 volte meglio rispetto alle singole azioni o i buoni postali che i nonni regalavano ai bambini. Questa è ovviamente una mia idea personale ma esiste anche una componente di educazione finanziaria insita nella costruzione di un capitale assieme al proprio figlio tramite lo strumento del fondo pensione, non sprechiamola.

Sono il primo ad ammettere che i fondi pensione in Italia hanno delle criticità. I costi per chi non ha la possibilità di aderire collettivamente sono una variabile da minimizzare assolutamente tramite un’attenta selezione. La gestione troppo attiva di tanti gestori può generare costi e meno performance. Poi l’assurdo trattamento fiscale che priva il fondo pensione dell’effetto capitalizzazione composta dei rendimenti i quali alla fine di ogni anno subiscono la decurtazione di una seppur minore tassazione.

Purtroppo però a differenza dell’America o della Gran Bretagna gli strumenti a disposizione di un genitore per creare piani di investimento a favore dei figli minorenni sono molto pochi. Con  costi ragionevoli, l’automatismo del PAC e l’assenza di frenesia dal muovere continuamente, il fondo pensione è il giusto strumento per mettere in campo buona parte di quelle informazioni che costantemente trovate in questo blog. Magari non esisterà il fondo perfetto, ma la cultura del risparmio che può trasmettere ai nostri figli anche questo strumento per me vale il prezzo di ingresso.

Buon investimento.

Leggi anche:

Diario di un papà investitore puntata n.4

Diario di un papà investitore puntata n.3

Diario di un papà investitore puntata n.2

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