By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 6 Febbraio, 2019|

 

Vivere di rendita, un sogno che richiede però tempo e sacrificio (e anche un pò di fortuna) per essere realizzato. Ma quali sono le tipologie di investimenti necessarie per approdare nel porto sicuro della libertà finanziaria? Un celebre blogger americano ci aiuta a rispondere a questa domanda.

Uno dei più celebri blog americani che tratta il tema di come raggiungere l’indipendenza finanziaria, ha pubblicato qualche anno fa una sua personale classifica di quali sono gli investimenti utili per poter approdare al porto sicuro del vivere di rendita. Il blog è Financial Samurai.

5 indicatori per capire gli investimenti giusti per vivere di rendita

La classifica è stata stilata sulla base di 5 indicatori.

Rischio

Rendimento

Fattibilità

Liquidità

Grado di Attività.

Questi indicatori sono stati misurati da 0 a 10. Più alto è il punteggio più alto è il vantaggio.

Quindi 10 sulla voce rischio significa nessun rischio, 10 sulla fattibilità significa che tutti possono realizzare quell’investimento, 10 sull’attività significa che con poco sforzo si ottiene il risultato. Se invece troviamo uno zero sulla liquidità significa che quell’investimento è difficilmente smobilizzabile in pochi giorni.

Gli investimenti finanziari valutati  da Financial Samurai per raggiungere l’indipendenza finanziaria sono stati 8.

Certificati di deposito bancari, obbligazioni, immobili fisici, prestiti peer to peer, dividendi azionari, private equity, real estate crowdfunding, attività personali.

Ovviamente in America ognuno di questi settori ha un’offerta maggiore rispetto a quella che possiamo trovare in Italia, ma possiamo comunque cercare di calare questa proposta nell’universo investibile disponibile per un italiano e vedere se il ranking di Financial Samurai può trovarci d’accordo o meno.

Ecco lo score finale  presentato dal blogger americano.

Tra poco vedremo anche come sono state ripartite le asset class di investimento all’interno del portafoglio di Financial Samurai. Ovviamente questo non è una raccomandazione di investimento per nessuno visto che ogni scelta dovrà essere tarata su una serie di condizioni personali che rendono altamente soggettivo l’esito finale del processo.

Tipi di investimento per supportare una vita finanziariamente indipendente

Private equity. All’ultimo posto in classifica troviamo investimenti in questo campo che possono essere molto redditizi visto che vanno alla ricerca di azioni o obbligazioni o comunque asset molto particolari con potenzialità di rendimento altissime. Alto anche il rischio, ma soprattutto alti sono gli standing minimi di importo richiesti (solitamente sono investimenti riservati ai clienti di un private banker), e bassissima la liquidità. In alcuni casi ci sono dei veri e propri blocchi nel rimborso con alcune finestre periodiche che restituiscono parte del capitale ed interessi. Tipologia di investimento complicata da fare in Italia se non da clienti con elevati patrimoni. Comunque il rischio è molto alto e gli intermediari applicano costi che in tanti casi annullano i potenziali benefici.

Investimento fisico in un immobile. Al penultimo posto della classifica si trova la classica rendita da affitto (più eventuale rivalutazione dell’immobile).  Necessario sottrarre costi di manutenzione e oneri anche temporali da adempimenti amministrativi vari. L’investimento ha una liquidità bassa, visto che in alcuni casi servono mesi prima di vendere un immobile alle condizioni che richiediamo, ma anche un certo grado di attivismo.  Mediamente il rendimento di un immobile può essere valutato nell’ordine del 4/5% con una variabilità piuttosto ampia per zone ma anche per tipo di immobile. Attività fattibile ma con necessità di tempi e capitali elevati. Anche le competenze non possono essere troppo basiche.

Certificati di deposito bancari e conti deposito. E’ abbastanza agevole verificare online le offerte sui vari conti deposito italiani. Difficile trovare in questo momento rendimenti superiori al 1.25% lordo e comunque va sempre valutato il rischio emittente, ovvero la banca a cui prestiamo i soldi.

Obbligazioni. Prendendosi qualche rischio di emittente o di durata più importante il panorama si amplia. Dai corporate bond europei, che offrono attualmente rendimenti attorno al 1%, ai BTP italiani a 10 anni al 2% fino ad arrivare alle obbligazioni high yield in grado di offrire tassi anche superiori al 5%. L’importante in questo caso è che gli strumenti risultino facilmente negoziabili e che sia presente un’ampia diversificazione per evitare di concentrare il rischio emittente. Molto alto il fattore fattibilità visto che un normale trading online permette l’acquisto di questi strumenti con tagli anche modesti di capitale.

Peer to peer lending. Qui mi trovo in disaccordo con Financial Samurai in quanto diversi fattori mi portano a ritenere il segmento obbligazionario più indicato per generare una rendita passiva. Soprattutto quello speculativo high yield. Comunque il peer to peer lending è facilmente eseguibile anche in Italia. Smartika e Prestiamoci sono ad esempio due realtà affermate accessibili a chiunque. Esistono diversi livelli di rischio (e quindi di rendimento) ma in questo caso il problema principale riguarda la liquidabilità dello strumento, tendenzialmente non elevata o comunque soggetta a penalità in fase di vendita.

Real estate crowdfunding o social lending. Più evoluto negli States, questo mercato sta comunque da qualche anno catturando l’interesse di numerosi investitori europei. Diversificazione di clientela, geografica, possibilità di utilizzare piccoli importi e scelte di investimento che vanno da quelle più conservative a quelle più aggressive. Realtà come la spagnola Housers o l’inglese Property Partner hanno aperto una breccia in un mercato che ha anch’esso un grosso tallone d’Achille nel fattore liquidità, A questo si aggiunge anche la difficoltà nel riuscire a valutare bene il rischio emittente delle varie controparti alle quali si prestano soldi per finanziare progetti.

Dividendi azionari. Al secondo posto troviamo un re indiscusso della rendita passiva. Il dividendo. L’investimento azionario su società ad alta capitalizzazione è liquido, stabile e ottimale per chi cerca nel lungo periodo una rivalutazione del capitale abbinato ad una rendita periodica. Alle valutazioni odierne un dividendo lordo atteso tra il 2% e il 3% è quello che potenzialmente ci si può attendere come integrazione al reddito.

Attività in proprio. Al primo posto Financial Samurai mette il business imprenditoriale. Abbastaza agevole capire il perchè anche se in questo caso la rendita passiva esiste dopo un periodo di lavoro sul campo. Anche qui non sono esattamente d’accordo con FS, ma essendo il creatore del post un blogger vede naturalmente vede nella rete un ottimo modo per mettere a frutto la propria creatività e generare reddito passivo per diversi anni attraverso corsi, ebook, video, pubblicità, ecc…

Diciamo che non tutti hanno il coraggio, il tempo, la voglia, il talento di poter ambire a questo tipo di rendita passiva e per questo direi che nella mia personale classifica scende un pochino più in basso.

Esaurita la lista vediamo come Financial Samurai impiega i suoi soldi per generare rendite passive.

Sulla base dei dati forniti online, il 5% delle entrate arriva da interessi bancari, il 50% da dividendi ed interessi su obbligazioni, il 25% da rendite immobiliari (fisiche e crowdfunding), il resto tra attività alternative in rete, P2P lending e private equity.

Il 75% in sostanza arriva da investimenti tradizionali e affitti. La ricetta non è poi così complessa.

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Un commento

  1. cesa cesa 6 Febbraio 2019 at 09:42 - Reply

    per quanto riguarda l’immobiliare hai dato un occhiata a walliance?

    Onestamente le piattaforme peer to peer lending le scarto vanno bene per chi ha piccolissimi importi da investire. Sia come trasparenza che come rendimento un portafoglio bilanciato crea le stesse performance è liquido e meglio diversificato.

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