By |Categorie: Educazione finanziaria, Investimento|Pubblicato il: 23 Luglio, 2020|

Come investire sui mercati finanziari nel lungo periodo è una somma di processi semplici che generano un processo complesso. Il tempo e la psicologia rappresentano due fattori determinanti per il successo, più dello stesso andamento dei mercati. Questo è uno dei concetti che William J. Bernstein esprime con la consueta chiarezza nel libro Strategie di investimento per il lungo termine. Come ottenere risultati positivi sui mercati finanziari.

I libri di William Bernstein non mi hanno mai deluso e anche quello appena citato è stata una piacevole scoperta.

In alcune sue parti il libro è un pò troppo specialistico, ma per chi è interessato ad approfondire le tecniche di base per investire nel lungo periodo qui trovati quasi tutto quello che serve.

Oggi però vorrei parlare di una teoria molto particolare citata all’interno del libro. La cosiddetta teoria del negozio di ombrelli.

Cosa dice la teoria del negozio di ombrelli

Bernstein cita questa teoria per spiegare per quale motivo il premio azionario per il rischio delle azioni “value” e “small caps” deve essere considerato  più basso oggi rispetto a quello che ci dicono le statistiche storiche. Per azioni value si intendono quelle sottovalutate secondo certi fondamentali di bilancio mentre le small caps altro non sono che le società con capitalizzazione di borsa più modesta.

Perché questo sta succedendo viene spiegato in un viaggio di 30 anni prima compiuto dall’autore assieme alla moglie in quel di Parigi. In quel contesto i due coniugi Bernstein trovarono per caso un negozio che produceva ombrelli molto raffinati ad un costo accessibile. Naturalmente ne comprarono diversi anche negli anni successivi ogni volta che ritornavano nella capitale francese.

Alcuni anni dopo Bernstein ritrovò quel negozio citato in un articolo di viaggi dedicato a Parigi. Le prenotazioni online dei viaggi stavano prendendo piede in quel periodo, i voli aerei diventavano molto più accessibili in termini di prezzo, le agenzie di viaggio stavano diventando superflue come traveller cheque’s e chili di banconote in tasca.

Ogni volta che i coniugi ritornavano a Parigi in quel negozio ritrovavano sempre più gente straniera e i prezzi erano diventati decisamente più alti e fuori portata.

Lo stesso è avvenuto nel corso degli anni con le azioni secondo Bernstein.

Oggi comprare azioni è molto più facile e conveniente

Mezzo secolo fa per replicare lo S&P500 servivano cifre esagerate con costi enormi di transazione, brokeraggio e commissioni elevate su ogni dividendo incassato.

Come per i viaggi, anche la destinazione delle azioni era allora particolarmente costosa e complicata da raggiungere. Questo contribuiva a tenere i prezzi bassi e i rendimenti più alti.

Oggi questo negozio di azioni è decisamente più frequentato.

Con strumenti dai costi irrisori e prossimi allo zero come gli ETF, nei tempi moderni possiamo replicare un indice. Il negozio è sempre più affollato e i prezzi salgono sempre più in alto proponendo rendimenti attesi via via più lontani dai numeri medi che riportano le statistiche storiche.

Questo non significa che dobbiamo evitare di entrare nel negozio. Significa però che alla spartizione della torta partecipano molti più soggetti rendendo la fetta meno ricca per tutti.

L’equazione di Gordon per stimare i futuri rendimenti delle azioni

La democratizzazione degli ETF ha ridotto i costi ma probabilmente ha ridotto anche quel premio per il rischio che storicamente è stato attribuito nel corso del tempo alle azioni.

Sempre all’interno del libro di Bernstein c’è un capitolo che spiega la cosiddetta equazione di Gordon.

Questa equazione è uno dei metodi utilizzati da alcuni mostri sacri della finanza americana (primo fra tutto il compianto Jack Bogle) proprio per la sua semplicità ma anche per la sua efficacia nel lungo periodo.

L’aspetto interessante della questione è che praticamente ognuno di noi può ricavare in modo semplice un valore che rappresenta una ragionevole aspettativa di rendimento per somme di denaro investite in un certo momento sul mercato azionario.

Aspettative compatibili con obiettivi di lungo periodo che vanno oltre i 10-15 anni di investimento.

L’equazione di Gordon è la seguente:

r= D1/P + g

r= rendimento atteso D1= dividendo a 1 anno P= prezzo g= tasso di crescita reale dividendi

Tradotto in modo ancora più semplice e lasciando da parte alcune tecnicalità di matematica finanziaria, possiamo riassumere il rendimento atteso da investimento azionario come la somma di: yield + g ovvero il dividendo attuale + il tasso storico reale di crescita dei dividendi.

Come ricavare in autonomia il rendimento atteso futuro del mercato azionario

Questo esercizio possiamo tranquillamente farlo in autonomia estrapolando i dati che ci servono dal web.

Se ad esempio vogliamo calcolare il rendimento atteso dell’indice azionario mondiale Msci World dovremmo sommare il dividend yield attuale (2%) rinvenibile sul factsheet di MSCI, al tasso storico di crescita reale dei dividendi (1.4%) certificato da numerose ricerche accademiche che, seppur con differenze di qualche decimale, oscillano attorno a questa percentuale.

Questo ultimo dato è reale (quindi al netto dell’inflazione) e sposa l’assunto della teoria di Gordon secondo cui nel lungo periodo il tasso storico di crescita dei dividendi corrisponde al tasso di crescita del prezzo delle azioni.

Chi compra in questo momento azionario mondiale può quindi attendersi un rendimento reale di poco inferiore al 3,5% nel lungo periodo. Una stima che alcuni possono considerare conservativa ma che ritengo realistica per chi realizza piani di investimento.

Lungo periodo sono le due parole chiave, poiché chi pensa che fra 1 o 5 o addirittura 10 anni potremo centrare in pieno questa previsione vive un’illusione.

L’altra parola chiave è atteso. Il rendimento di un investimento azionario fra 30 anni non sarà necessariamente quello stimato, ma oscillerà attorno ad un valore centrale.

Potremo essere più o meno fortunati. Qui entra in gioco il terzo componente dell’equazione di Gordon.

r= yield + g + c

John Bogle considerava i primi due termini come il rendimento fondamentale di mercato, mentre il c rappresenta il rendimento speculativo.

Nel breve periodo il rendimento speculativo risulta dominante nella determinazione del risultato finale, nel lungo termine però il fondamentale sopravanza e di molto quello speculativo che diventa sempre meno rilevante.

Come investitore di lungo periodo quello che osservo con maggiore attenzione è proprio il rendimento fondamentale lasciando da parte quello imprevedibile dettato dalla speculazione.

Meglio non farsi distrarre dal rumore. Pardon, farsi svegliare quando il rumore è particolarmente forte. E se proprio i fracassoni ci disturbano strillando all’impazzata ricordiamoci sempre  che è proprio in questi momenti che si fanno gli affari migliori.

Buon investimento.

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