A lezione di Bitcoin #5 – Considerazioni Finali

L’autore-lettore dell’apprezzata serie educational dedicata a Bitcoin ha deciso di chiudere questa esperienza molto formativa (almeno per il sottoscritto) con un’appendice che racchiude le sue considerazioni finali. Naturalmente alcuni saranno d’accordo con queste idee, altri meno, ma in questo blog oltre a discutere di finanza personale e investimenti apprezziamo i toni pacati e civili. Nessuno qui pretende di essere nel giusto, ma desideriamo un confronto il più possibile basato su criteri oggettivi. Dove starà il giusto lo capiremo solo vivendo. Buona lettura.

Bitcoin, Moneta, Denaro

Come appendice della serie di articoli relativa a Bitcoin, approfitto dell’ospitalità che mi è stata gentilmente offerta dagli autori di investireconbuonsenso.com, per esprimere alcune considerazioni che non sono state inserite negli articoli, in quanto riflettono esclusivamente le opinioni personali di chi scrive. Per ognuna di queste considerazioni è possibile trovare in rete considerazioni opposte, per cui, come sempre, si raccomanda di effettuare la necessaria “due diligence” (cioè gli approfondimenti del caso), prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

La mia opinione personale su Bitcoin coincide con quella di chi ritiene che il progetto originario di Satoshi Nakamoto, inteso come la definizione di una moneta elettronica che potesse affiancare (o sostituire) le valute legali (fiat), sia ad oggi sostanzialmente fallito e, probabilmente, non avrebbe avuto nessuna possibilità di riuscita. Non tanto per gli aspetti speculativi e le forti oscillazioni di valore che ha la criptovaluta, o per i limiti tecnici della rete Bitcoin, ma perché la fornitura fissa e limitata di bitcoin, 21 milioni complessivi, con la relativa scarsa inflazione, lo rendono di fatto una moneta deflattiva, che difficilmente potrebbe funzionare nel mondo economico così come lo conosciamo, cioè in espansione e basato sul debito, in quanto privilegerebbe troppo i creditori a scapito dei debitori.

Per esemplificare questo concetto, ipotizziamo che nel mondo esista una sola merce, un paio di scarpe, ed esista una sola moneta, un dollaro. Per comprare il paio di scarpe, il prezzo sarebbe di un dollaro. Se la produzione mondiale aumentasse a due paia di scarpe, ma l’offerta di moneta rimanesse fissa a un dollaro, il prezzo dovrebbe necessariamente scendere a 0,5 dollari. In caso contrario non sarebbe possibile comprare il  secondo paio di scarpe, per cui l’economia non potrebbe espandersi e il secondo paio di scarpe resterebbe invenduto. In questo caso il valore del dollaro raddoppierebbe, perché con 0,5 dollari potrei comprare quello che prima compravo con un dollaro e, con lo stesso dollaro, ora potrei comprare due paia di scarpe invece di uno.

L’offerta fissa di moneta la rende quindi deflattiva, in quanto deve necessariamente aumentare di valore con l’aumentare della produzione o, considerando l’inverso, il prezzo dei beni deve necessariamente diminuire all’aumentare della produzione. Come alternativa a lasciare raddoppiare il valore della moneta, si potrebbe invece decidere di “stampare” un altro dollaro, cosicché l’offerta mondiale di moneta diventi di due dollari invece di uno. In questo caso il prezzo del paio di scarpe potrebbe rimanere fisso a un dollaro ed entrambe le paia di scarpe potrebbero essere acquistate con due dollari. Non è però questo il caso di Bitcoin, che ha una fornitura fissa e non si può “stampare” in base all’andamento dell’economia.

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Qual è la differenza nei due casi sopra indicati? Che nel primo caso (offerta fissa di moneta ed economia che si espande) la moneta, come visto, tende ad aumentare il proprio valore nel tempo e, per quanto a qualcuno questa possa sembrare una situazione desiderabile, se io stipulo un debito di un dollaro (ad esempio un mutuo su una casa o una scorta di magazzino per un’impresa), nel momento in cui dovrò ripagarlo mi ritroverò a spendere di più, perché il potere di acquisto di questo dollaro sarà aumentato.

Ad esempio, io potrei essere un’azienda che ha acquistato da un fornitore il paio di scarpe indicato sopra al prezzo di un dollaro, ma mi troverei costretto a rivenderlo successivamente a 0,5 dollari. Al fornitore delle scarpe dovrò però restituire il mio debito di un dollaro, e non potrei permettermelo, andando così verso il fallimento. Per questo motivo una moneta deflattiva favorisce il creditore (che viene ripagato con una moneta che si è rivalutata) ma danneggia il debitore. Lo stesso varrebbe per un mutuo, un acquisto a rate o il debito pubblico. Per quanto antipatica possa risultare l’inflazione, questa favorisce i debitori riducendone il rischio di fallimento, e la possibilità di espandere l’offerta di moneta in base all’andamento dell’economia è uno dei fondamenti del mondo economico per come lo conosciamo. Le aziende non sarebbero in grado di produrre profitti se acquistassero le materie prime per produrre beni con una moneta che si rivalutasse al momento della vendita, per cui l’economia si fermerebbe.

L’offerta fissa di Bitcoin potrebbe quindi probabilmente funzionare in un’economia statica di tipo medievale (o post-atomica, come immagina qualcuno), ma difficilmente in quella del mondo moderno, dove le aziende, le persone e gli Stati investono indebitandosi, e per ripagare i debiti hanno la necessità di una moneta che non si apprezzi quando dovranno ripagare il debito. Se l’economia si espande e non si vogliono far fallire i debitori, deve necessariamente aumentare l’offerta di moneta, cosa che Bitcoin appunto non può fare per via dell’inflazione troppo bassa. Un’economia basata su Bitcoin, in un momento di espansione economica con conseguente rivalutazione della valuta, causata dall’offerta fissa di moneta in una fase di aumento della produzione, comporterebbe probabilmente fallimenti a cascata di imprese non più in grado di ripagare i fornitori e, conseguentemente, di buona parte di questi, e così via.

Al riguardo segnalo che esistono teorie economiche opposte, ad esempio quella della Scuola austriaca di economia (un bel testo divulgativo è “L’economia in una lezione” di Henry Hazlitt), tuttavia sembra ragionevole ipotizzare che l’economia mondiale attuale difficilmente potrebbe sopravvivere a un novello “gold standard” basato su Bitcoin.

Ma se Bitcoin non può essere considerato realisticamente una moneta in grado di sostituire le (odiate?) valute fiat in un mondo economico che si espande, così come immaginato originariamente da Nakamoto, che cosa può allora essere?

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L’unica certezza oggettiva è che Bitcoin ha creato il concetto di “scarsità digitale”, cioè un bene digitale con una fornitura limitata. Il fatto di essere un bene scarso però non comporta automaticamente che debba avere un valore elevato, in quanto questo dipende dal valore che la gente è disposta ad attribuirgli. Un’altra certezza, almeno ad oggi, è che, come visto negli articoli, Bitcoin non può essere controllato da Governi o altre Istituzioni.

Quindi, quali potrebbero essere le ragioni che portano a decidere di acquistare bitcoin? Le motivazioni che personalmente ho identificato nel tempo tra gli acquirenti di bitcoin (escludendo quelle della malavita) sono sostanzialmente le seguenti:

  • Voglio fare una scommessa, pensando che il valore di bitcoin aumenterà nel tempo, per rivenderlo quando il valore sarà aumentato.
  • Ho paura che i mercati finanziari siano in perenne bolla e mi voglio proteggere da eventuali “cigni neri”, ritenendo che Bitcoin sopravviverà ad una eventuale crisi finanziaria.
  • Ho paura che possa arrivare un periodo di inflazione elevata e penso che Bitcoin possa essere una protezione.
  • Ho paura che il Governo in futuro possa confiscare i beni, così come hanno fatto gli USA con l’oro nel 1933, per cui voglio sottrarre una parte dei miei averi al suo controllo.
  • Mi sono innamorato di Bitcoin, li acquisto e li terrò per sempre come Gollum teneva il suo “tesssoro” (questi sono i cosiddetti “hodlers”, nome derivato dalla storpiatura della parola inglese “hold”, “mantenere”).

Purtroppo (per gli investitori) la maggior parte degli acquirenti di bitcoin sembra oggi ricadere nel primo gruppo, cioè di chi pensa di arricchirsi comprando bitcoin senza sapere cosa e perché sta acquistando e, solitamente, finisce per perdere buona parte dei soldi investiti. Se si escludono questi soggetti e gli “hodlers”, per i quali Bitcoin è una questione fideistica, in tutti gli altri casi invece l’acquisto di bitcoin deriva da una personale esigenza, condivisibile o meno, tuttavia motivata. Queste persone acquistano bitcoin non sull’onda dell’entusiasmo di una bull run, in cui il prezzo aumenta quotidianamente magari per settimane, per la paura quindi di perdere l’occasione del secolo, ma generalmente alla fine di un processo di ricerca di protezione, cioè con delle motivazioni precise per inserire bitcoin all’interno del proprio portafoglio.

Attenzione però: non esiste **nessuna** certezza che Bitcoin proteggerà da inflazione, “cigni neri” o altri eventi imprevisti, e il possesso di bitcoin potrebbe quindi rappresentare solo l’illusione di avere una protezione da questi eventi.

In conclusione, per quanto indicato sopra, alla domanda “dovrei acquistare bitcoin?” la mia risposta personale è in realtà: assolutamente no. Il solo fatto che uno si stia ponendo questa domanda indica che finora non ha sentito l’esigenza di acquistarli, e se non ha sentito questa esigenza vuol dire che non ce l’ha. E se non si acquistano bitcoin per rispondere a un’esigenza precisa, il rischio che si corre con ogni probabilità è quello di finire nella prima categoria, cioè quella di chi acquista bitcoin solo per la speranza di rivenderli a un prezzo più alto, e la storia finanziaria dimostra (come ribadito in continuazione in questo blog) che probabilmente, per un motivo o per l’altro, si finirà alla fine solo con il regalare i propri risparmi agli speculatori professionisti.

Leggi anche:

A lezione di Bitcoin #1

A lezione di Bitcoin #2

A lezione di Bitcoin #3

A lezione di Bitcoin #4

 

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