By |Categorie: Educazione finanziaria, Investimento|Pubblicato il: 7 Febbraio, 2022|

Il 2021 è ormai alle spalle. Un anno record per l’azionario e decisamente mesto per l’obbligazionario.

Ma siamo sicuri che i numeri contenuti nei rendiconti finanziari delle banche o snocciolati da giornali e siti web rappresentano veramente ciò che un investitore ha guadagnato (o perso) nel 2021?

La risposta è no e in questo articolo proverò a spiegare non solo perché, ma anche come scoprire quali sono stati i reali rendimenti dei nostri investimenti finanziari.

2021, anno da ricordare per gli investimenti azionari

Il 2021 è stato un anno memorabile dal punto di vista finanziario, sotto tanti punti di vista.

I mercati azionari hanno aggiornato i massimi storici. I mercati obbligazionari hanno subito le perdite peggiori dell’ultimo decennio. L’inflazione ha rialzato la testa dopo anni di letargo.

Il 31 dicembre è da sempre il momento nel quale si tirano i bilanci.

Tante persone di buon senso stilano anche un rendiconto contabile di fine anno.

Non è obbligatorio, ma la teoria della finanza personale insegna che abituarsi a redigere un bilancio familiare è un esercizio altamente consigliato. I conti saranno così sotto controllo e di conseguenza sarà più agevole stilare un budget di spesa e investimento per l’anno successivo.

I media specializzati, gli istituti di ricerca, i blog finanziari, mettono a disposizione del pubblico tabelle e grafici che riassumono cosa è successo negli ultimi dodici mesi.

Performance di tutte le asset class di investimento possibili, in ordine crescente o decrescente, in euro o in valuta locale, total return o solo prezzo. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Purtroppo solo in rarissimi casi quello che viene presentato al pubblico è il risultato reale.

Attenzione non ho detto che i numeri sono sbagliati. Ho detto che non rappresentano la realtà.

Per semplificare il processo ed essere veloci nel produrre contenuti, gli autori prendono i dati di fine anno, li confrontano con quelli di inizio anno e ottengono quella percentuale che determina la performance da stampare nei libri di storia. Se parliamo di indici questi numeri devono essere depurati dai costi. Se parliamo di prodotti finanziari come fondi o ETF l’informazione è già netta.

Se il 31 dicembre 2020 avessi per ipotesi acquistato 100 mila euro di un ETF che investe in obbligazioni Euro High Yield (quelle obbligazioni i cui emittenti hanno un basso merito di credito), alla data del 31 dicembre 2021 il mio rendiconto finanziario sarebbe stato prodotto dalla banca con una valorizzazione di 103mila euro.

Tutto corretto, la performance nominale 2021 di questa categoria del mercato obbligazionario è stata proprio del 3% e la tavola periodica dei rendimenti che abbiamo messo a vostra disposizione nelle risorse utili per il benessere finanziario è lì a ricordarcelo.

Perché i rendiconti finanziari sono corretti (ma non reali)

Faccio una premessa. Il percorso che sto facendo mi porterà solo vicino alla realtà. Manca infatti un tassello importante che si chiama tassazione per ottenere il risultato finale corretto. Su questo ci torneremo, ma intanto allontaniamoci dall’illusione per avvicinarci il più possibile alla realtà.

Torniamo all’investimento nell’ETF obbligazionario. I 103mila euro non rappresentano il reale valore del denaro a che avrò a disposizione.

I soldi perdono valore anno dopo anno per effetto dell’inflazione. Ce ne stiamo accorgendo nella vita di tutti i giorni.

E’ per questo che investiamo i risparmi in azioni e in obbligazioni. Salvo rari casi di deflazione, l’effetto erosivo dell’inflazione è certo come quello di vento e acqua sulla roccia.

Difficile trovare rendiconti di banche, gestori di fondi o consulenti finanziari che incorporano nei calcoli il dato di inflazione.

Lo capisco, quasi sempre è un numero che riduce la performance finale comunicata al cliente e quindi non è “commerciale”. Ma ci sono soprattutto questioni temporali. Un dato finale e ufficiale di inflazione richiede qualche mese prima di essere confermato e questo non è compatibile con i tempi delle rendicontazioni. Gli operatori non agiscono quindi in mala fede.

Eppure, l’inflazione esiste, non possiamo ignorarla.

Le gomme di un’auto dopo tanti chilometri percorsi continuano a rotolare questo è vero. Ma se decido di non sostituirle ignorando il fenomeno dell’usura che ne altera irrimediabilmente sicurezza ed efficienza, non sto facendo altro che voltarmi dall’altra parte pensando di risolvere senza sbattimenti il problema. Perché sarà un problema bello grosso prima o poi.

Lo stesso effetto negativo che l’inflazione ha con il passare del tempo sui nostri risparmi. Il problema è che non siamo abituati a contabilizzarla nei nostri bilanci.

Come l’inflazione fa sballare i conti

Da dicembre 2020 a dicembre 2021 i prezzi al consumo italiani sono saliti del 3,9%.

Un prodotto che costava 10mila euro nel 2020, a dicembre 2021 ne costava 10.390. Naturalmente sto semplificando visto che ogni bene e servizio avrà il suo tasso di inflazione. Come ho spiegato in questo articolo noi stessi come individui abbiamo un livello di inflazione personale diverso da quello stabilito dall’Istat.

Torniamo di nuovo all’investimento in ETF obbligazionario high yield.

Se 103mila euro è il dato che la banca certifica nel mio rendiconto di fine anno, allora mi sento legittimato a prelevare quel gruzzoletto per andare a comprare quel bel monolocale in montagna che alla fine del 2020 avevo visto in vendita proprio a 100mila euro. E infatti eccolo lì, con il cartello vendesi in bella mostra. Perfetto. Entro, ma…

Amara sorpresa, l’agente immobiliare con un bel tratto di penna ha ritoccato il prezzo portandolo a 103.900euro.

L’effetto negativo dell’inflazione sulla nostra vita di tutti i giorni ha colpito.

Quello che ho appena raccontato accade perché l’investimento non ha prodotto un risultato positivo del 3%, ma piuttosto negativo di 0,9%. 

Il tabellino delle performance 2021 si trasforma di conseguenza.

Sotto la linea dello zero troviamo adesso cinque asset class e non più tre come visto in precedenza. Nemmeno il lingottino d’oro si sarebbe salvato.  Queste sono le performance del 2021 spendibili nel mondo reale. Cambia la prospettiva vero?

Performance nominali e reali 202

Un (facile) esercizio di buon senso da fare una volta all’anno

L’esercizio di buon senso che consiglio di fare alla fine di ogni anno è quello di trasformare i rendimenti nominali dei nostri investimenti in un numero reale. In questo modo saremo consapevoli di quanto veramente è cresciuto (o calato) il capitale in termini di potere d’acquisto

Un esercizio che non è assolutamente complicato.

  • Apro un foglio di calcolo in Excel
  • Annoto la performance del mio investimento (singolo o di gruppo inteso come portafoglio) così come è stata rendicontata dalla banca o da un qualsiasi database affidabile
  • Una quindicina di giorni dopo la fine del mese di dicembre vado su uno dei tanti siti che pubblicano il dato ufficiale di inflazione. Personalmente utilizzo questa pagina.

Fonte: www.rivaluta.it

  • Torno sul foglio di calcolo e comincio a inserire i numeri

 La formula per il calcolo del rendimento reale è molto semplice.

Potrei determinare il numero facendo la semplice differenza tra il dato nominale (il 3% guadagnato dall’ETF che investe sulle obbligazioni high yield) e l’inflazione (il 3,9%).  

Vado molto vicino al risultato corretto, ovvero -0,9%. Ma non è è il risultato corretto. O meglio lo è se inflazione e performance coincidono. Più la differenza tra i due numeri è ampia più questo metodo semplificato ci allontana dal valore giusto.

Ad esempio, se ottengo da un investimento un rendimento nominale del 5%, con un’inflazione al 2% il rendimento reale non sarà 3%, bensì 2,9%. Il motivo di questa distorsione si chiama effetto capitalizzazione. Ma non preoccupiamoci, il nostro foglio Excel risolverà questo problema con una formula molto semplice.

Rendimento reale = (1 + rendimento nominale) / (1 + tasso di inflazione) – 1

Rendimento reale = (1 + 0,03 che è la nostra performance nominale del 3% ovvero 3 diviso 100) / (1 + 0,039 che è l’inflazione 2021 del 3,9% ovvero 3,9 diviso 100) – 1

Rendimento reale = (1,03/1,0,039) – 1 = 0,991 – 1 = – 0,009 che, moltiplicato per 100 per trasformarlo in percentuale, diventa – 0,9%

Troppo complesso?

Ok allora taglio corto e farò tutto quanto con gli euro.

Il controvalore dell’investimento rivalutato a fine 2021 è di 103.000€.

Divido questo numero per la seguente formula (1 + tasso di inflazione/100). Quindi 1+(3,9/100)

Perciò 103.000 / 1,039 = 99.133 euro

Che è lo stesso di dire 100.000 euro (investimento iniziale) meno 0,9% (-0,87% a voler essere pignoli).

Sono arrivato al reale risultato del mio investimento.

Se riprendiamo la tabella dei rendimenti reali 2021 ci accorgiamo che in fondo alla classifica ci sono i titoli di stato europei. Proprio così signori. Nominalmente l’investimento è stato già disastroso per conto suo con una perdita del 3,6%, ma in termini reali il calo è diventato addirittura del 7,2%.

100mila euro investiti a fine 2020 in “sicuri” titoli di stato europei si sono trasformati in poco meno di 92.800 euro!

A questo punto abbiamo in mano una formuletta tanto efficace quanto potente per essere consapevoli dell’evoluzione reale degli investimenti finanziari.

Se poi vogliamo divertirci (o farci del male dipende sempre dai punti di vista) nel prendere consapevolezza di quanto ha perso l’anno scorso un investimento in un fondo obbligazionario, un buono fruttifero postale o una delle mitiche polizze assicurative di ramo primo indicizzate a gestioni separate, adesso abbiamo tutte le informazioni che servono.

Ultima nota per chi ha voglia di dedicare 8 minuti del suo tempo al cartone animato creato dalla Banca Centrale Europea per spiegare l’inflazione ai cittadini europei. Un pò istituzionale, un pò datato, ma efficace e in italiano. Buona visione.

 

 

 

 

2 Commenti

  1. Alessandro 13 Febbraio 2022 at 22:17 - Reply

    Ciao,
    articolo molto interessante.
    Se invece volessi calcolare correttamente il CAGR reale di un qualunque strumento/portafoglio per un arco temporale più lungo potrei prendere come riferimento l’inflazione media italiana del periodo considerato (es. 0,9 negli ultimi 10 anni)?
    Oppure dovrei calcolare manualmente il rendimento cumulato es. Dicembre 2011 – Dicembre 2012 …. Dicembre 2020 – Dicembre 2021?

    Grazie
    Alessandro

    • archeowealth 13 Febbraio 2022 at 23:38 - Reply

      Il Cagr è calcolato prendendo valore finale e valore iniziale e così si determina un tasso composto. Per l’inflazione la cosa migliore da fare per calcolare l’inflazione “composta” del periodo assimilandola al Cagr è quella di prendere l’indice di inflazione finale e quello iniziale e ottenere appunto un dato composto annuo di inflazione. Per semplificare direi che facendo una media geometrica dei dati di inflazione di ogni anno dovrebbe uscire un dato attendibile.

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