By |Categorie: Educazione finanziaria|Pubblicato il: 24 Giugno, 2022|

La tracking difference è sicuramente uno dei migliori parametri di riferimento per chi cerca un ETF in grado di svolgere adeguatamente il lavoro per il quale questo strumento è stato creato.

La differenza di performance tra un ETF e un indice (tracking difference) non è infatti solo legata ai costi e, come abbiamo visto in questo articolo, l’industria ha saputo creare una tale efficienza da azzerare o addirittura superare la performance dello stesso benchmark. Naturalmente non è sempre così.

Soprattutto per ETF più di nicchia o comunque per strumenti operativi non su indici ad altissimo grado di diversificazione e liquidità, la tracking difference spesso e volentieri è negativa segnalando all’investitore quale sarà il dazio da pagare per essere investito su una certa asset class

Un esempio? La figura che segue mostra cosa succede ad un ETF che investe in obbligazioni emergenti in valuta locale. Mentre il benchmark complessivamente guadagna, l’ETF perde addirittura qualcosa per strada.

Tracking difference su ETF che investe in obbligazioni in valuta locale emergente

Potremmo fermarci qui nell’analisi della bontà dell’ETF, ma c’è in realtà un altro fattore che dovremmo considerare per affinare ancora di più la nostra ricerca.

Sto parlando della cosiddetta tracking error.

Cosa spiega la tracking error volatility

Altro termine inglese che ai non esperti dice praticamente nulla e allora proviamo a tradurlo in italiano per capire se e a cosa può servirci questo indicatore.

La tracking error misura la volatilità annualizzata (deviazione standard per gli statistici e qui spiego cos’è la volatilità) delle differenze di rendimento tra fondo e indice sottostante.

In pratica non terremo conto solamente di quanto l’ETF si allontana dall’indice in termini di NAV (il Net Asset Value rappresenta l’effettivo valore dei titoli contenuti nell’ETF), ma anche con quale margine di oscillazione.

C’è una bella differenza tra un ETF che ogni giorno si muove attorno ad indice con una volatilità del 1% ed un altro con una volatilità del 10%.

L’obiettivo è  quindi per un investitore quello di cercare l’ETF che più si avvicina al benchmark con le minori oscillazioni.

Obiettivo stare attaccati al benchmark muovendosi poco

Ma quindi cosa è meglio? Un ETF con una buona tracking difference oppure uno con una buona tracking error?

L’ideale sarebbe l’unione dei due elementi, ma siccome non sempre è così possiamo dire che avvicinarsi in modo consistente alla performance dell’indice (tracking difference) è ideale per chi punta al ritorno complessivo dell’investimento di medio lungo periodo.

Chi invece fa il trader e scommesse di breve termine deve preferire ETF con un basso tracking error proprio per prendersi meno deviazioni possibili dall’indice.

La figura che segue mostra le due casistiche.

 

Fonte: Vanguard

Se vogliamo metterla giù pensando ad un viaggio dobbiamo scegliere se percorrere un itinerario di 500 chilometri con un autista che non ha una guida sempre costante a 100 all’ora, ma ci porta esattamente alla nostra destinazione, oppure con un autista che è bravissimo a rimanere costante come velocità, ma sbaglierà di 1 km la destinazione finale.

Siccome reperire l’informazione del tracking error non è sempre semplicissimo e visto che è altamente probabile che i lettori di questo blog non sono trader, la tracking difference è l’elemento più interessante che dobbiamo tenere in considerazione quando scegliamo un ETF.

Per chi volesse approfondire il tema tracking difference vs tracking error consigliamo la lettura questo documento pubblico  fonte Vanguard in lingua inglese.

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