By |Categorie: Vivere bene|Pubblicato il: 10 Febbraio, 2023|

Sono consapevole che mi sto attirando le ire di certi tifosi (gli juventini in particolare) e, inoltre, quando iniziai questa professione in Fineco, mi dissero subito che le tre leggi sacrosante di ogni consulente sono sempre state:

  1. Non parlare mai di politica
  2. Non parlare mai di religione
  3. E soprattutto non parlare mai di sport e in particolare della squadra per cui tifi: un “consiglio” un po’ misogino, perché si suppone che siano solo gli uomini a investire, quando non è sempre così e, in ogni caso, le donne sono aperte ad ogni tipo di conversazione e sono i migliori investitori che ci possano essere – per lo meno dalla mia esperienza ormai decennale.

Chi scrive non è, però, un fanatico del calcio e non è tifoso di nessuna squadra in particolare, se non del Foggia.

Del Foggia?

Sì, perché sono nato a Foggia (ma di adozione, da oltre 46 anni, milanese) e perché mi sono avvicinato al calcio grazie alle gesta del Foggia di Zeman.

E’ entrato anche nel lessico di qualche vocabolario il concetto di “Zemanlandia” (da Treccani “ Il sistema di gioco, fantasioso e votato all’attacco, ideato e adottato dall’allenatore di calcio boemo Zdenek Zeman”).

Un periodo inenarrabile per chi non l’ha vissuto

Per un non fanatico del calcio come il sottoscritto, le partite del Foggia di Zeman nei primi anni ’90 erano spettacolo puro.

Il mantra era sempre “fare un gol in più dell’avversario”, con partite che potevano finire 5-4 o 6-1 o 1-6 per il Foggia.

Perché la tattica di attaccare sempre, praticamente senza una vera difesa, non sempre funzionava a dovere.

Quindi, si poteva vincere 5-0 o perdere 0-5.

Ma anche se in vantaggio 4-1, il Foggia attaccava sempre. Magari prendendosi anche 3 gol nel finale pareggiando 4-4, con i tifosi del Foggia con le mani nei capelli: invece di difendere il risultato, si attaccava esponendosi ai contropiedi degli avversari.

Chi scrive, era presente ad una di queste partite, Atalanta-Foggia 4-4, con il Foggia in vantaggio 4-1 e ripreso all’ultimo dall’Atalanta sul 4-4. Ricordo ancora quella partita e, anche se non abbiamo vinto, fu spettacolo vero.

Era appunto spettacolo puro, con continui capovolgimenti di fronte, non adatto per chi avesse le coronarie deboli, ma Zeman era sempre alla ricerca della “bellezza”.

 

Uno degli altri libri “elegiaci” dell’allenatore Boemo

Tanto è vero che il libro si chiama “La bellezza non ha prezzo”. All’inizio l’intenzione era quello di intitolarlo “il prezzo delle bellezza”, ma la connotazione di quest’ultimo titolo ha un che di sinistro e negativo.

L’editore ha voluto, giustamente a mio avviso, sottolineare che la bellezza bisogna rincorrerla a qualsiasi prezzo. Sia in termini di risultati non sempre positivi, sia pagando anche professionalmente per rimanere saldi sui propri principi.

Per chi volesse vedere alcune delle partite più celebri di Zemanlandia, le può trovare qui (altra partita “assurda” ma bellissima, il 2-8 contro il Milan di Capello nel 1993).

Perché è un libro da leggere

Premetto che non rimarrà negli annali della letteratura italiana o internazionale.

Il libro è scritto volutamente con una prosa semplice, auto biografica, in maniera discorsiva e descrittiva con le parole del giornalista, Andrea di Caro (vice direttore della Gazzetta dello Sport), che ha usato la sua prosa per raccontare la vita di Zeman.

Voglio raccomandare questo libro per due ragioni:

  1. Per conoscere la vita di un uomo che ha dedicato tutta la sua esistenza allo sport (è laureato in Medicina sportiva), ma soprattutto ai valori dello sport, ovvero come, attraverso lo sport (il calcio in questo caso), si possa migliorare da un punto di vista fisico, mentale, caratteriale e tattico/strategico.
  2. Per conoscere le battaglie che Zeman ha combattuto contro il sistema corrotto del calcio italiano di metà degli anni 2000; all’inizio additato come un sovversivo (addirittura “terrorista”), nemico dello sport più amato dagli italiani, avversato in aule di tribunali (soprattutto dalla Juventus…oggi starà sorridendo, lui che non sorride mai, dopo la condanna sulle plusvalenze alla Juve stessa) – ma poi rivalutato da sentenze pesanti che gli hanno dato ragione. Anche se il “sistema” lo ha sempre visto come un diverso, come un qualcuno che non si voleva allineare e non è mai stato amato da molti.

Cosa c’entra questo libro con l’educazione finanziaria

Per chi fosse di Roma e tifoso romanista, un altro libro da leggere

Ed è proprio questo il punto che mi piacerebbe sottolineare. L’utilità di questo libro per l’educazione finanziaria di noi tutti.

I principi di Zeman, legati alla sua strategia sul calcio, possono essere associati anche per ai principi di base del “perché” e “come” si investe:

Rimanere fedeli e aderenti alla propria strategia, altrimenti detto nel nostro mondo “piano di investimento” o di “navigazione finanziaria”.

Nonostante il rumore di fondo della stampa, degli avversari, delle persone intorno a noi. E poi seguire pedissequamente la strategia che si è deciso di seguire. Anche se la strategia, in certi momenti, può sembrare una pazzia o fuori dal contesto del momento.

Investire necessita una resilienza psicologica molto forte perché viene testata tutti i giorni dai movimenti dei mercati, dalla volatilità ed oscillazioni dei titoli, dalle notizie che si susseguono ogni minuto ed ora. Non è facile rimanere fermi e impassibili quando mercati si muovono, anche abbastanza violentemente e giorno dopo giorno.

Anche se poi è sempre la strategia migliore da attuare.

Zeman ha sempre seguito questa filosofia di vita, sia personalmente che professionalmente, ed ho trovato molto utile questo suo approccio filosofico al modo in cui ognuno di noi dovrebbe investire. Scelto un obiettivo, definito un piano, costruito un portafoglio, bisogna poi rimanere aderenti a questi princìpi, nonostante tutto quello che succede intorno a noi. Altrimenti si viene sballottati a destra e sinistra dagli eventi del giorno e non si raggiungono mai i propri obiettivi.

Non aver paura di andare contro un sistema che non fa gli interessi dei tifosi. Se c’è un passaggio che mi ha molto colpito di questo libro, è il dispiacere profondissimo che Zeman ha provato quando ha capito che c’erano irregolarità e corruzioni nel mondo del calcio, perpetrate in particolare dal gruppo dirigente della Juventus a metà degli anni 2000.

Perché ciò voleva dire ingannare il pubblico, ingannare i tifosi, ingannare anche gli investitori: le partite non erano vere, sane, vinte dal migliore ma erano pilotate e “vendute” da arbitri, dirigenti sportivi e anche qualche giocatore.

Zeman ha pagato cara questa sua volontà di denunciare il marcio del calcio, perché è stato fondamentalmente ostracizzato dal sistema calcistico italiano, anche se poi ha lasciato un segno profondo nel calcio italiano e nella mente di molti tifosi.

Il nesso con l’educazione finanziaria?

Forse il paragone è un po’ azzardato e sicuramente mi attirerò qualche critica da alcuni lettori, però mi piace pensare che le società di consulenza finanziaria indipendente e tutti i consulenti finanziari indipendenti (tranne qualche eccezione conosciuta grazie al racconto di clienti scontenti) sono un po gli Zeman dell’industria della consulenza finanziaria in Italia.

La consulenza finanziaria indipendente, perché è un bene essere fuori dal “sistema”

E parlando con i miei ex colleghi di Fineco (nonché altre persone che lavorano nel mondo bancario e delle SGR), sento ancora da parte loro una certa diffidenza verso la nostra industria e professione. Pensano che siamo dei carbonari che lavorano nei sottoscala, si arrabattano con fogli Excel per gestire i portafogli dei clienti, non abbiamo visibilità nazionale, non abbiamo un brand, non abbiamo l’ufficio, non siamo una banca e siamo, in definitiva, persone fuori dal “sistema”.

Ne abbiamo scritto spesso su questo blog e continueremo a scriverlo, senza paura di essere attaccati da chi ci legge, soprattutto dal mondo della consulenza finanziaria non indipendente (leggi reti di promozione finanziaria e banche) e che vive dei rebates (la quota di commissione retrocessa dai gestori all’intermediario per incentivarlo alla vendita) dei fondi di investimento collocati nei portafogli dei clienti.

Noi consulenti indipendenti non possiamo andare a letto la sera pensando di avere un conflitto di interesse nella nostra professione, ed è per questo che abbiamo deciso di lavorare in una struttura e società nostra fuori dal “sistema” appunto.

E ne abbiamo scritto nel nostro manifesto fondativo di Meridian, ovvero vogliamo avere un impatto positivo nella vita della gente, non vendendo e promuovendo prodotti ma cercando di capirle come persone, capire i loro interessi e definire insieme a loro gli obiettivi. Solo in seguito arriva il portafoglio vero e proprio e, nel 90% dei casi, non usiamo fondi ma strumenti come gli ETF che costano il meno possibile e sono i più efficienti per raggiungere gli obiettivi dei clienti.

Ci sentiamo un po’ gli Zeman della consulenza sul risparmio In Italia e ne siamo molto fieri: perché siamo in attaccabili sia da un punto di vista etico (Zeman è anche lui inattaccabile perché non ha mai “barato”), che da un punto di vista di costi (Zeman è sempre stato un allenatore che è costato poco ma ha fatto guadagnare tanto i presidenti delle società per cui lavorava),  che di numeri e performance (per lo meno rispetto a quello che vediamo arrivare dai portafogli di clienti di reti e banche).

Qui qualcuno potrebbe obiettare che Zeman non ha mai vinto nulla: ma un altro punto bellissimo del libro è la definizione, da parte di Zeman, del concetto di vittoria.

La “vittoria” si deve ridurre solamente alla vittoria di un campionato, di una Coppa, di uno scudetto oppure la vittoria è anche aver fatto uscire dalla povertà dei ragazzi, aver fatto crescere professionalmente degli uomini, aver lasciato un segno indelebile nel mondo del calcio italiano, aver fatto vivere delle emozioni incredibili ai tifosi di una squadra ed essere riconosciuto un po’ come un maestro del calcio?

Io propendo per la seconda versione, e ci piace pensare che anche noi consulenti finanziari indipendenti stiamo avendo e avremo un impatto positivo nella vita delle persone.

Vivete bene e buona lettura!

2 Commenti

  1. Cristian 10 Febbraio 2023 at 16:44 - Reply

    Gentile de Stasio, in effetti l’articolo è un po’ impegnativo, non credo possa attirare l’ira dei tifosi ma un la sedia di qualche juventino può traballare. Tuttavia, libri come Pensieri Lenti e Pensieri Veloci oppure Nudge adesso sono molto diffusi e consentono di “rallentare” le emozioni per dare spazio a un po’ di razionalità. Ognuna ha diritto al proprio mito e ai parallelismi che ritiene più utili: questo è un sacrosanto diritto ed è dovere di tutti rispettarlo. Mi permetto solo di commentare alcuni fatti, non opinioni, perché, anche questo, è doveroso. Quando ci si chiede il concetto di vittoria (non un fatto quindi ma un concetto) occorre un attimo soffermarsi; in questo caso parliamo di un gioco che ha un fine, vincere la competizione all’interno della quale si gioca (questo si che è un fatto non un concetto). Zeman ha vinto 2 campionati di B e uno di C. Praticamente, nulla. Il parallelismo mi fa pensare agli investimenti che, sebbene all’interno di una strategia/asset allocation ben definita, potrebbero portare a fare ribilanciamenti, aggiornamenti, aumenti (metterci qualche soldo in più se sta andando bene non mi pare un azzardo), ect, ect..Tutte attività che danno anche un certo piacere (vittoria di una partita) ma che possono portare anche dei dispiaceri (sconfitta in una partita). Ma se poi quando è arrivato il momento di chiudere il piano, ritirare i soldi, andare in pensione, comprare la casa, mi ritrovo con un investimento che ha guadagnato 0, se non in perdita be’..mi sono divertito ma la sconfitta finale è allucinante. Il segno indelebile è il trofeo, che verrà ricordato, o la casa che si compra. Riguardo le accuse al calcio malato (e ci mancherebbe altro, le pare che il mondo degli investimenti non sia malato?) di cui Zeman stesso ne ha fatto parte, viene facile prendere a riferimento la Juventus. Tuttavia, alcune precisazioni sono doverose 1) il processo doping si è chiuso con una assoluzione per quanto riguarda il doping mentre sull’abuso di farmaci consentiti, non essendo un reato (nessuno vietava di usare i farmaci, ci sono anche video di Cannavaro e Veron a quei tempi al Parma) ha ravvisato un uso eccessivo che poteva essere fraudolente ai sensi della legge sportiva rimandando a un nuovo processo, che poi non si è tenuto causa sopraggiunta prescrizione. Riguardo ai fatti di Calciopoli, l’affermazione “le partite non erano vere, sane, vinte dal migliore ma erano pilotate e “vendute” da arbitri, dirigenti sportivi e anche qualche giocatore” non è corretta poiché la condanna non parla di partite truccate ne arbitri corrotti ma di un sistema messo in piedi per ottenere vantaggi in ambito sportivo che poi non si sono concretizzati. Infine, sulle Plusvalenze, essendo il procedimento sportivo e penale ancora in corso, lascio stare. La invito solo a leggere un articolo del Post dove si evince che a partire dal 16/02 (se non erro) le squadre di calcio potranno ritardare i pagamenti degli stipendi in base a una legge emanata dalla FIGC (vado a memoria poiché leggere questa notizia mi ha fatto smarrire). Comunque, i suggerimenti di lettura sono ben apprezzati vi chiedo solo di non metterlo nella vostra biblioteca!! Un caro saluto e, a parte il calcio, siete il miglior blog italiano di investimenti! :)

    • Valerio de Stasio 13 Febbraio 2023 at 08:01

      Buongiorno Cristian,

      Grazie innanzitutto per i complimenti sul blog. Per quanto riguarda il resto:

      1. Ho premesso che non sarà un libro che rimarrà negli annali della letteratura italiana ed ovviamente non è un libro da “nostra” biblioteca: poiché abbiamo come.obiettivi anche quelli di fare stare bene le persone, scriviamo anche di libri/viaggi/film/serie TV e, a nostro avviso, questo libro rientra in quella categoria (poi ognuno libero di pensare quello che vuole su Zeman)
      2. Il focus dell’articolo era sul rispetto della strategia presa da Zeman nel fare giocare le sue squadre (ovviamente non nei risultati, ma ci siamo comunque divertiti diciamo) – nel calcio ci si può permettere di perdere e non vincere mai nessun titolo, ma nel mondo degli investimenti, invece, rimanere aderenti al proprio piano ti fa vincere eccome…ecco il parallelismo.

      Buon investimento!

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