By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 18 Marzo, 2024|

I costi che accompagnano l’investimento di qualsiasi prodotto o servizio finanziario sono una voce che naturalmente influenza il rendimento finale di un investimento.

Spesso in senso negativo, ma a volte anche in senso positivo se quelle spese aggiuntive ci permettono di migliorare l’intero processo di investimento.

In questo caso si deve sempre valutare il rapporto tra costi e benefici. Per esperienza posso confermare che il concetto non è semplice da far passare.

Perché nonostante tutto esistono ancora certi costosi prodotti finanziari

A priori, soprattutto in finanza, non è facile separare il bene dal male e quasi sempre il costo di un investimento finanziario assume una connotazione negativa.

Abbiamo dedicato una guida molto completa a questo tema, guida che potrà oggi aiutarmi nel cercare di quantificare e contestualizzare quali costi vale la pena di sopportare durante un processo di investimento e quali no.

Per casi rari e obiettivi ben specifici determinati costi a certe condizioni potrebbero anche essere ritenuti accettabili dal consumatore (pensiamo alla copertura di un rischio ben specifico i cui effetti, in caso di “scopertura”, potrebbero essere finanziariamente devastanti).

Nel mondo degli investimenti però, dato per scontato che la maggior parte dei risparmiatori razionali ritiene eccessivi e non giustificabili costi del 3-4% (a volte anche di più) su un qualsiasi strumento finanziario, viene da chiedersi perché continuino nonostante tutto a circolare sul mercato prodotti così cari.

La legge non li può fermare visto che non commettono nulla di irregolare, ma la salvaguardia del proprio portafoglio certamente sì. Eppure…

D’accordo, il fenomeno dell’illusione della gestione attiva ci fa sognare qualche anno.

Poi leggi i dati SPIVA (rapporto periodico di S&P Dow Jones che indica la percentuale di gestori che NON battono il benchmark nel breve, medio e lungo periodo) e ti chiedi come mai il risveglio collettivo è così lento a verificarsi. Leggi i dati Morningstar (il rapporto annuale US Active/Passive Barometer che misura quanti fondi riescono a battere il loro benchmark) e si rafforza la convinzione che la DISeducazione finanziaria è un fenomeno che il marketing finanziario a parole vuole debellare, ma a fatti no visto che rafforza i conti economici.

Fonte: SPIVA 2023 – percentuale fondi azionari USA internazionali che non battono il loro benchmark

Ok il basso livello di educazione finanziaria combinato all’interessata scarsa trasparenza potrebbe avere la sua dose di responsabilità. Ma oggi tra internet e libri la diffusione della conoscenza dovrebbe essere decisamente superiore rispetto a 20 anni fa.

Va bene che a volte il “contatto umano” con il consulente di fiducia ci rende più tolleranti e meno pignoli rispetto a quel benzinaio che aumentando di 20 centesimi  il prezzo di un litro di benzina mette in moto l’istinto selvaggio dell’arbitraggista di carburanti a tutti i costi.

Nonostante tutto non abbiamo voglia di cambiare

In realtà sto arrivando a comprendere in questi ultimi anni che la grande responsabile di questo persistere sul mercato di prodotti finanziari al prezzo di una borsetta di Prada, ma con la qualità di un sacco per la spesa biodegradabile dell’Esselunga, sia da imputare soprattutto al fatto che nel lungo periodo tutto sommato gli investimenti non sono andati poi così male.

L’investimento obbligazionario conserva il capitale e quindi ogni risultato vicino allo zero ci sta bene perché soddisfa le aspettative. Calcolare i rendimenti reali non è semplice e la nostra mente preferisce impigrirsi su quelli nominali. Così i bond non sono mai visti come strumenti che possono perdere soldi.

L’investimento azionario nella maggior parte del tempo cresce di valore e questo fa sì che un patrimonio aumentato annacqua (e nasconde) gli esosi costi dei prodotti che ci hanno accompagnato nell’avventura. E quando tutto va bene si sa, le inefficienze pascolano e prosperano.

La polizza unit linked rende poco, ma tutto sommato sta al calduccio protetta dalla veste assicurativa visto che non si sa mai.

La gestione patrimoniale absolute, alpha, total, alternative, prime, star e chi più ne ha più ne metta essendo costruita per difendersi in ogni contesto di mercato (così almeno narrano le leggende) galleggia poco sopra lo zero proprio perché il consulente ogni volta che lo incontriamo ci dice che il contesto geopolitico ed economico è complicato (lo sento dal primo giorno che ho iniziato a lavorare nella finanza).

Ma riflettiamoci su un attimo.

Quando un investimento non va particolarmente bene siamo pronti a puntare il dito contro i costi del prodotto finanziario di turno. E questo è giusto.

Ma quando le cose vanno relativamente bene questo atteggiamento critico passa in cavalleria, inebriati dall’essere diventati più ricchi. Non ci interessa fare confronti perché richiede tempo e sforzo di analisi. Quando siamo più benestanti, la “fame” che ci portava a essere più attenti ai costi inutili tende a essere meno aggressiva. E commettiamo un grosso errore di disattenzione.

Se tutto va bene i costi sono meno importanti

Facciamo un’ipotesi. Prendiamo due tipologie di investimento.

Il primo costa l’1% e il secondo il 3%. La durata dell’investimento è di 20 anni e l’importo iniziale di 100 mila €.

Nella simulazione grafica di sinistra il rendimento annuo è stato, ahimé, dello 0% annuo. Nella simulazione di destra il rendimento composto del 7% annuo.

Nel caso di rendimento 0% il prodotto con costi maggiori si porterà via in valore assoluto oltre 27 mila € in più in 20 anni rispetto a quello con costi minori.

Nel caso invece di rendimento del 7% annuo il prodotto con costi maggiori si porterà via in valore assoluto oltre 100 mila € in più in 20 anni rispetto a quello con costi minori.

Nel primo caso la differenza di costi è pari al 27% del nostro capitale iniziale (e siamo arrabbiati perché avremo meno soldi rispetto alla partenza).

Nel secondo caso la differenza di costi è pari al 100% del nostro capitale iniziale (ma probabilmente ci passeremo sopra visto che comunque avremo più soldi rispetto alla partenza).

Avete capito perché nel benessere generale l’inefficienza sopravvive e si moltiplica?

Investire denaro è semplice ma non è facile e questa frase di Warren Buffett fa bella mostra anche nella copertina del mio ultimo libro.

Un’ occhiatina però ogni tanto al report costi (o Mifid o come altro lo chiama il vostro intermediario finanziario) farebbe molto bene al benessere futuro del patrimonio.

Che per crescere deve avere la quantità più bassa possibile di zavorre non necessarie. Indipendentemente dal fatto che i rendimenti risultino negativi o positivi.

Buon investimento.

 

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