
Gli ETF ci stanno portando verso il Titanic dei mercati prosciugandone la loro efficienza?
Non è la prima volta che mi tocca affrontare questa tema (e credo nemmeno l’ultima), ma poche settimane fa ascoltando incuriosito l’intervista al responsabile servizi di investimento di una delle top bank italiane, tra uno sbadiglio e l’altro, ho sentito una frase che “imponeva” un chiarimento estivo.
Quindi niente tomi enciclopedici, ma solo qualche breve bullet point che rispedisca al mittente frasi che di scientifico hanno ben poco.
La frase in questione citata dal nostro eroe con i gemelli ai polsini è stata questa:
La struttura dei mercati sta profondamente cambiando. Gli ETF pesano ormai ¼ dei fondi comuni tradizionali e questo ci dice che il risparmiatore sta abdicando alla ricerca dell’extrarendimento che è tipica della gestione attiva e al contempo i mercati diventano via via meno efficienti nell’allocazione del capitale.
Ammetto che ho fatto quella cosa che, chi appartiene alla mia generazione ricorda con un pizzico di nostalgia conosce molto bene, il rewind.
Riavvolgo il nastro e riascolto. Niente ha detto proprio questo.
Per ovvi motivi di spazi e tempi durante le interviste a coloro che amministrano miliardi di risparmi privati, le fonti non vengono mia citate, ma del resto le sciocchezze non hanno fonti e quindi direi tutto normale.
Dunque vediamo di fare chiarezza.
- Gli istituzionali di tutto il mondo stanno aumentando e non diminuendo significativamente l’esposizione verso i prodotti passivi, sia a livello di gestione proprietaria che di prodotti wrapper (contenitori come le polizze giusto per citare un esempio) collocati al pubblico. Quindi? Colui che è alla guida degli investimenti di un transatlantico finanziario in Italia ci sta dicendo che spargere veleno sull’umanità suicidandosi è un passaggio inevitabile per renderla migliore?
- Il risparmiatore non è soggetto informato e, come Fama-French ci ricordano, la migrazione degli stessi gestori di fondi attivi male informati al passivo aumenta (e non diminuisce) l’efficienza del mercato. Figuriamoci se il protagonista di questo esodo è un piccolo risparmiatore.
- L’extrarendimento tipico della gestione attiva dove starebbe? Come ci ricorda regolarmente il report SPIVA (ma anche Morningstar se proprio cerchiamo una voce alternativa) a distanza di 10 anni i fondi che battono il benchmark sono meno del 10% (meno del 5% aggiustando il dato per il rischio). E non sono mai gli stessi.
- Non esistono dimostrazioni scientifiche che la crescita di ETF e fondi passivi renda meno efficiente l’allocazione del capitale. Forse potrebbe diminuire l’elasticità dei mercati (ipotesi comunque non verificata), ma non certo l’efficienza. Tonnellate di studi lo dimostrano. Ultimo in ordine di tempo questo “ETFs, Anomalies, and Market Efficiency” la cui conclusione si esplica con queste parole “Overall, the evidence suggests that ETFs improve market efficiency by incentivizing exante information collection and facilitating faster incorporation of news into individual stock. With the increasing new issues and trading volume of ETFs, we expect that they will play an even greater role in market efficiency in the future”.
- Stando ai dati più recenti arrivati dall’America gli ETF attivi stanno prendendo sempre più piede, offrendo in pasto agli investitori annoiati dal bull market adrenalina pura sotto il vestito di un rassicurante ETF. Quindi a quali ETF fa riferimento il nostro amico in doppiopetto? Quelli buoni a gestione attiva che catturano un presunto extrarendimento (facendo ricca l’industria dell’asset management), oppure quelli cattivi che costano quasi zero e fanno solo ed esclusivamente il loro lavoro di replicanti?

Fonte: https://theetfeducator.com/2024/07/07/etf-buzz-214/
Detto ciò, consiglio caldamente l’ascolto e la visione dei video dedicati al tema di un tipo che di nome fa Ben Felix e che, in felpa nera e senza sfondi cittadini dominati dall’alto di un grattacielo con il contorno di divanetti tappezzati con i colori sociali (suvvia banche italiche aggiornate il marketing, gli anni 90 di Michael Douglas e Wall Street sono ormai anacronistici), spiega in modo molto più scientifico del sottoscritto perché gli indici non rendono inefficienti i mercati.
Ma soprattutto perché tutti coloro che stanno dicendo il contrario, molto probabilmente stanno anche cercando di vendervi qualcosa.
Buon investimento.
