By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 18 Aprile, 2025|

Da qualche tempo sto testando diversi AI agents (Chatgpt/Claude/Perplexity/Copilot) per capire come funzionano e, regolarmente, mi aprono una finestra su come ragiona una certa parte del mondo al giorno d’oggi.

Nella parte grafica è dove c’è la “censura” più forte.

Per questo articolo ho chiesto a tutti: “disegna una immagine di Trump che balla con il mercato azionario che crolla”

Tre di loro si sono rifiutati di mettere Trump nel disegno, uno mi ha scritto: “Per creare l’immagine, descriverò una scena in modo dettagliato (evitando riferimenti diretti a persone reali), così posso generare un’illustrazione ispirata alla tua idea”.

Ecco il risultato:

Fonte: chat gpt

Vabbè, giustamente anche gli sviluppatori degli AI agents hanno paura dei dazi di Trump?

Fatto sta che siamo ancora in mezzo all’incertezza e, da queste colonne, vi abbiamo scritto a più riprese che l’incertezza FA PARTE dell’atto di investire i propri risparmi.

Se ci fosse solo certezza, non ci sarebbero rendimenti. Mi spiace ma è così.

Le prossime trimestrali

Con questo articolo volevo riprendere un concetto che ho già sviluppato in passato, ovvero la funzione degli analisti delle grandi banche di investimento che “analizzano” e stimano come andranno gli utili delle aziende quotate in borsa.

Chi scrive ha passato oltre 10 anni in un paio di grandi banche a contatto con questi analisti: bravissime persone, grandissimi professionisti, profondi conoscitori del settore di loro competenza.

Ma con i loro rating “BUY/HOLD/SELL” e i loro price target non ci beccavano mai. Ma proprio mai.

Perché i rating e price target sono antitetici all’analisi profonda e fondamentale che loro eseguono giornalmente sulle aziende che seguono. Analisi che servono per capire dove sarà il business tra 3, 5 o anche 10 anni.

Ma, soprattutto, i rating sono antitetici a chi fa il nostro mestiere: al netto del fatto che noi non usiamo singole azioni se non per il recupero minus, a cosa servirebbe un price target e un rating di BUY che di solito ha vita media di 1 anno?

Quando i piani di investimento si fanno a 5 anni e oltre? E, infatti, nessun analista ha price target che vanno oltre l’anno.

Ciò detto, tutti che stanno a guardare cosa dice il tal o tal altro analista: Il signor X ha abbassato il target sul titolo Y a Z…e tutti a riportare la notizia.

Fonte: Copilot

Nella realtà neanche loro sanno bene perché devono mettere dei price target a un anno e relativi rating, perché sono consapevoli che non possono prevedere cosa penserà il mercato di quell’azienda. Il loro è uno dei tanti rating, magari il rating del concorrente accanto è più giusto in quel momento perché ha visto qualcosa che lui/lei non hanno visto.

Fatto sta che, comunque, gli analisti sono fondamentali perché creano il “consenso” sugli utili, sia delle aziende che del mercato nel suo complesso.

Senza di loro, non sapremmo mai se il P/E (per citare uno dei multipli più conosciuti) sia caro o meno, oppure non sapremmo se l’azienda ha battuto o meno le sue stime.

Quindi: non sono utili per i loro rating, ma sono utili perché analizzano le aziende e ci danno uno scenario di massima di dove andranno gli utili delle aziende.

Ricordiamoci sempre che le azioni salgono perché salgono gli utili delle aziende, di cui noi appunto diventiamo soci comprando le loro azioni – per chi se lo fosse perso, ricordo di rileggersi questo articolo

Perché le azioni salgono?

Ciò detto, gli analisti fondamentalmente creano una relazione molto forte con i direttori finanziari e gli “investor relators” delle aziende e, chiacchierando chiacchierando, si fanno una idea dei dati di utili e fatturato, trimestre su trimestre e per l’anno in corso. E mettono questi dati nei loro modelli che poi vengono ripresi da aziende come Factset e Bloomberg che creano il cosiddetto “consenso”.

“Bloomberg consenso per Apple è di $1.25 ad azione per il prossimo trimestre” e così via.

Se poi si sommano tutte queste stime, azione per azione, si addiviene al consenso di tutto il mercato.

“Il consenso per lo S&P500 per il 2026 è di un utile di $315 ad azione”

Se poi dividiamo il prezzo dello S&P500 (5300) con l’utile per azione ($315 in questo caso), abbiamo il famoso Price to earnings: 16.8x …e quindi, da qui, il mercato è caro se è sopra la media degli ultimi 20/30/40 anni oppure a sconto se è sotto (per la cronaca, la media che si prende a riferimento è di 16 volte gli utili).

Comunque , che cosa voglio dire con questo panegirico?

Dico che dobbiamo aspettarci che molte aziende non faranno stime per i prossimi trimestri, ne’ li potranno ovviamente comunicare ai loro amici analisti.

E questa cosa creerà ulteriore incertezza sui mercati nelle prossime settimane, visto che le trimestrali sono appena cominciate. Non avendo visibilità sui prossimi trimestri e, quindi, neanche dell’anno in corso, leggerete titoloni a caratteri cubitali sul fatto che le aziende non fanno “guidance” e, quindi, viaggiamo a fari spenti nella notte.

Peggio, magari faranno pure delle guidance, ma al ribasso rispetto al “consenso” pre-Liberation day.

Prendete le prossime settimane come l’ultima tirata d’orecchi a Trump da parte dei mercati: se il mercato obbligazionario l’ha già tramortito costringendolo a un mezzo passo indietro (ormai deve solo trovare il modo di salvare la faccia e comunicare che, comunque, lui i dazi li ha messi ma glieli hanno fatti togliere quei cattivoni dei mercati finanziari), quello azionario gli dovrebbe dare un ulteriore calcio negli stinchi.

Perché ricordiamoci sempre che il sistema pensionistico americano si fonda sulle performance annuali che i mercati azionari USA offrono ai fondi pensione dei lavoratori americani: non come da noi che possiamo scegliere di lasciare il TFR in azienda, di là si mette tutto il TFR e anche una quota della propria RAL in fondi pensione che investono nel mercato azionario (i famosi 401k).

Non si possono permettere (neanche Trump e i suoi accoliti) di affossare il sistema pensionistico USA.

Quindi, senza stime di come andrà il business e anche se il mercato si è già aggiustato al ribasso, ci potrebbe essere un’altra potenziale correzione. Le prossime settimane, infatti, assesteranno una bella ripulita su aspettative “vecchie” di crescita, ci si ribaserà su livelli molto bassi che, poi, dovrebbero essere battuti facilmente nei prossimi trimestri dalle aziende.

Perché, come vedete, stanno iniziando ad ottenere delle deroghe. Come ho scritto negli articoli precedenti, le aziende non stanno con le mani in mano, faranno pressioni politiche, si riorganizzeranno, cambieranno catene di approvvigionamento, licenzieranno, si fonderanno.

Non è un caso che Apple & C. abbiano ricevuto una deroga sulle importazioni dalla Cina.

Zero o aspettative in ribasso

Fatto sta che, appunto, probabilmente vedremo un numero di aziende molto basso che farà previsioni e, se le farà, probabilmente al ribasso.

L’ultima volta che fu così fu durante il COVID: e tutti sappiamo com’è andata poi, giusto?

Qui sotto vedete, da Bank of America, quante aziende  mediamente offrono previsioni trimestrali (il 20/25%) e annuali per lo S&P500, circa sempre almeno il 40/50% – aspettiamoci una discesa significativa per questo e forse anche il prossimo trimestre.

Ma Il messaggio quale è?

A fronte di incertezza e poca visibilità sul futuro, con aspettative molto basse e “ribasamento” degli analisti e delle stime su livelli ancora più bassi, con una potenziale discesa da questi livelli per chi ancora non ha smesso di vendere….il mercato sarà un po’ come una molla tirata.

Al netto di sconquassi geopolitici impossibili da prevedere oggi, con le aziende che si saranno assestate con i loro business model e con Trump schiaffeggiato a più riprese da aziende/fondi pensione/hedge funds e altri investitori assortiti, le prossime settimane sono ancora di più i momenti migliori per ribilanciare e, per chi avesse liquidità, comprare su eventuali discese.

La lezione di questa ennesima correzione

Le correzioni fanno parte della vita dei vostri investimenti: l’incertezza pure. Invece di tentare di avere un qualche controllo in situazioni come queste – magari vendendo qualcosa e generando liquidità per stare alla finestra – fate esattamente il contrario.

Usatelo come un momento di apprendimento, la lezione è che non avete mai avuto il controllo degli eventi che scatenano le correzioni, fin dall’inizio.

Se avete un piano, sapete come comportarvi. Se siete dei “turisti” dei mercati, scapperete ogni volta.

Ma se ci pensate bene: quando si è deciso di investire i propri soldi nei mercati azionari, perché lo avete fatto?

Investivate in azioni perché esisteva un sistema, per quanto, frammentato, di accordi e trattati che generava il commercio globale? Perché le barriere commerciali erano state abbattute, creando un’unione tra economie in via di sviluppo trainate dalle esportazioni e mercati sviluppati trainati dai consumi? No, non era così.

Investivate in azioni perché avevate la ragionevole convinzione che vi avrebbero fruttato un rendimento decente nel lungo periodo, anche se non eravate in grado di spiegare in modo specifico, e tanto meno di sapere, come o perché (a parte gli “utili”).

Guardate la tabella qui sotto, per capire il concetto appena espresso.

Nella tabella sono rappresentati i 10 titoli principali dell’S&P 500 al 31 marzo 2025. Ho preso a prestito da Morningstar i loro pesi recenti con quelli di 20 anni prima. Sì, ci sono casi come Berkshire, in cui il titolo esisteva ma non era un componente dell’S&P per motivi tecnici. Ma alcune di queste aziende – Meta Platforms, Broadcom e Tesla – non esistevano nemmeno a marzo 2005!

Il punto? Alcuni degli attuali titani (le magnifiche 7) del mercato erano solo lo zero virgola del mercato 20 anni fa. E quindi, tra due decenni, è probabile che guarderemo indietro e ci meraviglieremo della capacità del mercato di creare ricchezza in modi e da fonti che ora ci sarebbero sembrati inconcepibili. Non sappiamo da dove arriverà né perché.

Il corollario di ciò è che è meglio stare alla larga da coloro che pretendono di sapere cosa potrebbe esserci dietro l’angolo.

Certo, ci sarà pure qualcuno che cerca di spiegare cosa succederà domani o dopodomani. Ma il modo in cui gli eventi si sviluppano nel breve e medio termine è imprevedibile e il modo in cui questi eventi si traducono in risultati di investimento è del tutto ignoto.

Potrei sembrare disfattista, ma l’umiltà non è debolezza. È forza. Ci permette di concentrarci su ciò che possiamo controllare: elaborare un piano che soddisfi i nostri obiettivi, allocare il nostro patrimonio in modo coerente con tali obiettivi, diversificare ampiamente ogni comparto del portafoglio e ribilanciarlo per gestire il rischio, ridurre al minimo commissioni e trading, e non preoccuparci di ciò che non possiamo controllare.

Se operiamo in questo modo, guadagneremo sempre sui mercati, utilizzandoli per raggiungere i nostri obiettivi. Qualunque cosa accada.

Spegnete la TV, non leggete troppi giornali o cliccate su troppi articoli allarmistici, non è guardando più volte al giorno il vostro portafoglio che questo salirà, pensate alle cose belle della vostra vita che vi stanno a cuore, ci sono già milioni di persone che si preoccupano per i mercati, non è la vostra preoccupazione che risolverà qualche cosa. E per i vostri portafogli ci siamo già noi che ci pensiamo.

Investite bene per poter vivere bene!

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