By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 31 Maggio, 2024|

Questo articolo è il gemello di quello che ho scritto qualche settimana fa. Lo completa e chiude un discorso che spiega l’importanza di capire in che cosa si sta investendo e perché.

Il primo articolo lo trovate qui se ve lo siete persi: Il giusto “mindset” per capire l’investimenti nei mercati azionari

Magari, se avete tempo, prima leggetevi questo di articolo e poi proseguite con quello che ho da dire qui sotto.

Partendo dalle conclusioni di quell’articolo, e avendo capito che quando compriamo un ETF azionario stiamo comprando il valore futuro della crescita delle aziende in cui investe l’ETF, ho però compreso che noi professionisti dei mercati diamo spesso molte cose per scontate.

Chi scrive è sui mercati da oltre 25 anni, ne ho viste di tutti i colori, ho la cosiddetta “pelle dura” (o pelo sullo stomaco a seconda), non mi faccio più impressionare da tempo dalla volatilità dei mercati e dalla pornografia finanziaria dei media nostrani (e, a volte, anche di quelli stranieri).

Ciò detto mi rendo conto che, ancora oggi, molta gente non capisce perché i mercati finanziari salgano e con loro salgono anche il valore dei nostri portafogli di investimento. In questo scritto mi voglio solo concentrare sui mercati azionari e, nella fattispecie, sul mercato azionario americano per definizione, ovvero lo S&P500.

Mi perdonino gli specialisti della materia che leggono gli articoli di Investire con buonsenso, ma un “ripassino” ci sta.

L’indice azionario per eccellenza

Lo S&P500 è l’indice azionario più importante degli Stati Uniti e, di conseguenza, del mondo, Non è un caso che è l’indice al quale dedichiamo maggiore attenzione nei nostri portafogli a componente azionaria.

È composto da 500 azioni delle più importanti, efficienti, meglio finanziate e meglio gestite aziende americane. E quindi delle 500 aziende più importanti a livello mondiale.

Le aziende si quotano in borsa per raccogliere denaro da noi investitori, ottenendo capitali freschi per crescere, investire, fare acquisizioni, espandersi. Questa cosa non è sempre vera in Italia, ad esempio, perché le aziende si quotano per motivi non ben chiari e, infatti, non è un caso che in Italia se ne siano andati dalla borsa italiana un numero consistente di aziende negli ultimi tempi come Autogrill, Tod’s, Saras, CNH Industrial, DeA Capital del gruppo de Agostini– ma sto divagando.

Nel momento in cui si quotano (in USA al New York Stock Exchange – NYSE  – o al Nasdaq) emettono azioni che noi compriamo; o le compriamo direttamente in borsa oppure le acquistiamo tramite l’acquisto di un ETF che investe nelle loro azioni.

Ci sono poi aziende, come Standard&Poor’s, che creano degli indici, ovvero raggruppano azioni quotate al NYSE o al Nasdaq, e creano ad esempio lo S&P500, con dei criteri ben specifici che qui non sto ad elencare.

Infine, ci sono altre aziende, come Vanguard/Blackrock/State Street, che emettono ETF che seguono passivamente questi indici.

Noi, poi, compriamo questi ETF che seguono appunto passivamente l’andamento delle azioni dello S&P500. E fin qui, forse, tutto relativamente chiaro.

Noi siamo soci di aziende

Tutta questa premessa per dire che cosa?

Che, quando investiamo (in una singola azione o in un ETF che è un paniere di azioni), noi non stiamo comprando un qualcosa di etereo e metafisico, ma stiamo diventando, letteralmente, azionisti e soci delle aziende in cui l’ETF investe.

E perché investiamo in aziende (tramite l’ETF)?

Perché pensiamo che queste aziende crescano nel tempo e, con loro, il valore delle loro azioni e di conseguenza, il valore dell’ETF in cui noi abbiamo investito.

E fin qui, forse ci siamo ancora. Però era una premessa importante, perché non dobbiamo mai confondere il prezzo che paghiamo per l’acquisto di uno strumento finanziario, come l’ETF che investe nello S&P500, come il valore che stiamo effettivamente acquistando.

Il prezzo che paghiamo oggi è la sintesi di tutte le analisi e sintesi delle persone che investono in quel basket di azioni oggi. Qualcuno vende, qualcuno compra, se ci sono più persone che acquistano oggi, lo S&P500 salirà. Scenderà se ci saranno oggi più persone che vogliono vendere.

Nel brevissimo e breve termine, è impossibile capire cosa passi per la testa di milioni di persone che comprano e vendono sul New York Stock Exchange o sul Nasdaq.

Molti, moltissimi confondono infatti l’acquisto di un ETF che investe nello S&P500 come un esercizio fine a sé stesso, senza capire bene cosa stiano facendo.

Non si rendono conto che stanno comprando, in effetti, la crescita FUTURA degli utili delle aziende racchiuse nello S&P500. E si concentrano, invece, sulle notizie del giorno che sono assolutamente irrilevanti rispetto alla crescita delle aziende nei prossimi 6, 9 o 12 mesi.

Un meccanismo che guarda al futuro

Non bisogna mai dimenticare che indici azionari come lo S&P500 guardano sempre al futuro e mai al presente, anche se giornalmente sembra che si muovano in maniera randomica e irrazionale.

Il fatto che guardino al futuro non vuol dire che, chi compra e chi vende o chi fa il lavoro degli analisti di queste aziende, sappia prevedere in maniera corretta e costante l’andamento della crescita nel futuro. Purtroppo, ma è esattamente così.

Inoltre, magari mi ripeto, sappiamo che nel breve sono i sentimenti di paura e avidità quelli che muovono le decisioni di chi investe nei mercati. Ma questi due sentimenti primordiali non hanno niente a che vedere con i piani di crescita delle aziende in cui investiamo.

Lo S&P500 sale “banalmente” perché le aziende che lo compongono crescono trimestre dopo trimestre, in particolare perché sono in grado continuamente di far crescere i loro utili.

Guardate questo grafico qui sotto, fonte Goldman Sachs e Standard & Poor’s:

  • La linea verde è l’indice azionario S&P 500 (in cui noi investiamo comprandoci l’ETF di Vanguard o SPDR) dal 1945
  • La linea blu è la crescita degli utili delle 500 aziende che costituiscono lo stesso indice S&P500

 

Cosa ci dice questo grafico?

Non ci vuole una laurea in economia per capire che l’indice azionario americano per eccellenza sale perché salgono gli utili delle aziende che lo compongono.

Ovviamente non salgono sempre in maniera lineare ma, in aggregato, salgono in maniera continuativa.

Una crescita infinita?

Qualcuno mi chiederà: ma come fanno a far crescere gli utili in maniera infinita le aziende dello S&P500?

Rispondo in maniera un po’ semplicistica ma, alla fine, è anche quella più facile da comprendere: quando investiamo, noi stiamo investendo nella crescita del mondo. Giusto?

Se pensiamo che il mondo NON migliori e cresca sempre, allora meglio lasciare i soldi sotto il materasso. Ma stiamo meglio oggi o stavamo meglio, economicamente parlando, 20 anni fa? Per non parlare delle disponibilità economiche dei nostri genitori 40 o 60 anni fa?

Qualcuno non capisce come sia possibile “crescere” in maniera così costante o che, invece, la crescita sia un gioco a somma zero. Se qualche azienda cresce, qualche altra decrescerà. Non si può crescere all’infinito giusto?

Ci sono poi le teorie complottistiche. Tipo c’è un gruppo segreto che inflaziona in maniera insostenibile il valore dei mercati, oppure un grande saggio che dietro le quinte muove i mercati, oppure la banca centrale USA che inonda il mercato di liquidità, oppure che è tutto un miraggio e stiamo investendo in qualcosa di effimero che prima o poi crollerà e andrà a zero (questa è una delle teorie degli evangelisti del Bitcoin e crypto valute varie).

Oppure basta voler capire come funzionano i sistemi economici e, di conseguenza, i mercati finanziari. Anche qui, in maniera molto ma molto semplicistica, è sufficiente sapere che, sì, le banche centrali “creano” moneta, ovvero la liquidità che viene immessa nel mercato, prestandola alle banche commerciali che, a loro volta, la prestano alle aziende che la utilizzano per creare idee, prodotti, servizi e innovazioni continue e costanti.

Più liquidità viene richiesta dal “sistema economico” (banche, aziende, privati e anche stati), più si crea ricchezza. Ma non è che ogni euro preso a prestito generi sempre ricchezza, anche perché ci sono aziende che non creano un bel niente e falliscono pure. Ma sono una minoranza sparuta.

La stragrande maggioranza delle aziende riesce a stare sui mercati e a prosperare.

Un “segreto” dello S&P500

C’è poi un aspetto “tecnico” di come sono composti questi indici, ovvero sempre dalle aziende che hanno tassi di crescita positivi.

Se ci sono aziende che decrescono, o non riescono a crescere o, addirittura, falliscono (ad esempio come le due banche regionali USA che sono fallite a marzo 2023), allora i gestori dell’indice le escludono dall’indice con altre aziende che hanno, invece, prospettive di crescita future positive.

Et voilà che gli utili dello S&P500 sono sempre in salita nel lungo periodo.

È giusto? È sbagliato? È manipolato? È tutto effimero? È tutto insostenibile?

Niente di tutto ciò, è semplicemente come funzionano l’economia e i mercati finanziari. Per lo meno QUESTI mercati finanziari, che sono quelli in cui noi investiamo. Se si vogliono applicare altre teorie, tra il personale e l’artigianale, non si farà molta strada.

Non è un processo lineare, ma è costante nel tempo. E bisogna saper aspettare.

Per completezza di analisi, è giusto anche fare un piccolo excursus su come le stime degli analisti “muovano” il mercato.

Le linee della crescita degli utili delle aziende che abbiamo visto sopra, sono “stimate” dagli analisti che seguono queste aziende: loro non fanno altro che prendere le stime delle aziende stesse e, se sono “bullish”, ci attaccano un +10 o 15% a quelle stime, il contrario se sono “bearish”

E quindi le aziende cercano sempre di essere super conservative nelle loro stime di utili per poter “battere” le stime degli analisti trimestralmente. E quindi per poter far salire il valore delle loro azioni.

Qui di seguito un esempio di questi analisti. Ed Yardeni è uno degli economisti/strateghi più seguiti a Wall Street e, in occasione della “rottura” di 40.000 punti del Dow Jones la settimana scorsa, ha fatto le sue previsioni per il futuro.

Per chi abbia avuto o ha figli piccoli, riconoscerà Buzz Lightyear del film Disney “Toys”. E il suo motto “to infinity and beyond!” (all’infinito e oltre!)

Ebbene il buon Ed ci dice che il Dow Jones (simile ma non uguale allo S&p500) salirà del 50% a 60.000 punti entro il 2030 (un +50% da questi livelli nei prossimi 6 anni).

E lo S&P500 dai 5300 punti di oggi a 8000 punti sempre entro il 2030.

Sembrano numeri campati per aria ma, rileggendo bene, se è vero quello che abbiamo scritto qui sopra, ovvero che gli utili delle aziende cresceranno nei prossimi anni. Se applichiamo una crescita del 5% medio annuo (cosa che è avvenuta con una certa regolarità), applicando un multiplo (il P/E ratio, vedete sotto) di 20x questi utili (stimati a $400 dollari nel 2030 – oggi siamo a circa $250), arriviamo a quei numeri di valore degli indici.

Questo è lo stesso grafico visto prima, ma per il Dow Jones. Se applichiamo un tasso di crescita del 5% medio annuo, arriviamo a $400 dollari di utili per lo S&P500 che, moltiplicati per 20x, ci danno 8000 punti al 2030.

Il P/E Ratio

E chiudo con una delle fissazioni di alcuni investitori (anche di alcuni nostri clienti ancora e purtroppo).

Ovvero che leggono da qualche parte che il rapporto prezzo/utili (price to earnings) è alto e quindi l’indice è sopravvalutato e bisogna vendere.

Non entro nelle tecnicalità del rapporto prezzo/utili puntuale, e dico solo questo: questo rapporto – che si è sempre mosso tra un valore di 5 e 30 – non è mai stato molto utile per prendere decisioni se vendere o comprare come dimostrano i bassi tassi di correlazione con le performance future delle borse.

Se fosse così semplice, saremmo tutti milionari, sapendo quando vendere e quando comprare e facendo trading ossessivo ogni giorno.

Ma non è così.

Il grafico mostra i movimenti di questo rapporto nel corso del tempo.

Tralasciando la differenza tra “trailing” (gli utili passati) e “forward” (gli utili attesi e futuri), i due grafici si assomigliano abbastanza.

Come vedete, il suo movimento è molto randomico e caotico e i suoi livelli non hanno indicato mai in maniera sostenibile e attendibile l’andamento del mercato azionario americano nei successivi mesi o anni. Mai.

Si è sempre mosso in un range di 5 e 30 volte con una media di 16/17. Ma le medie prendono in considerazioni anni e decenni in cui c’erano tassi di crescita differenti rispetto a oggi. C’era Internet nel 1985? C’era il cloud computing nel 1995? C’era l’artificial intelligence nel 2005?

Eppure, ci sono ancora analisti che dicono che il mercato è sopravvalutato perché “tratta” a 20 o 22 o 24 volte gli utili, mentre la media storica è stata di 16 e quindi il mercato deve scendere.

La realtà è che questo rapporto, e quindi le “valutazioni” dello S&P500, ci potrebbero dire qualcosa sul valore che stiamo comprando oggi, ma non ci dicono assolutamente niente su dove saranno i mercati tra 6, 9 o 12 mesi.

La stessa Goldman Sachs – che pure si lancia in previsioni e target price dello S&P500 a 6 e 12 mesi – ci dice che, storicamente, il livello del P/E a cui si compra lo S&P500 ha “spiegato” solo il 6% di come si sono comportati i mercati nei successivi 12 mesi. Per chi volesse leggersi il report, lo trova qui.

Quindi, a costo di sembrare tranchant e semplicistico, smettete di portare ad esempio il livello del rapporto P/E dello S&P500 per dire che bisogna vendere l’azionario USA (o il Nasdaq o lo US dividend aristocrats o l’indice azionario europeo, per fare altri esempi di altri indici).

Si investe sul proprio futuro

Quindi, anche se non è un processo lineare, bisogna sempre ricordare che si investe sulla crescita futura del mondo, rappresentata dalla capacità delle aziende di cui diventiamo soci di far crescere gli utili.

Nel breve questo concetto non viene quasi mai preso in considerazione da chi compra e vende giornalmente, ma nel medio e lungo è sempre così.

Bisogna avere la pazienza di saper aspettare, ma sappiamo, per esperienza, che l’essere umano non sa stare fermo, non sa aspettare e deve avere risultati ora e subito.

Le aziende se ne fregano della nostra impazienza e vanno avanti per la loro strada, seguendo i loro piani di crescita, che possono avere tempi anche lunghi.

Saper capire la differenza tra investire per il lungo termine e speculare per il breve è il segreto del successo di ogni investitore.

E noi siamo lì a ricordarlo ogni giorno, perché l’essere umano si muove spesso e volentieri seguendo le sue paure e le sue avidità. I suoi istinti primordiali.

Che però niente hanno a che fare con il perché e come si debba investire in maniera logica e razionale.

Investite bene e state bene!

7 Commenti

  1. Domenico 15 Giugno 2024 at 17:10 - Reply

    Grazie mille Valerio, mi hai tolto un dubbio con una spiegazione sensata e di “Buon senso’.

    Grazie
    Domenico

  2. Domenico 15 Giugno 2024 at 15:58 - Reply

    Buongiorno, anche io volevo ringraziarla per l’ottima analisi sullo SP500, sono pienamente d’accordo che non si può star fuori da questo indice, l’unica “paura” che ho sempre avuto è il rischio valuta, cioè gli ETF più importanti some emessi in USD, non c’è quindi il “rischio valuta” anche nel lungo periodo?

    Grazie

    Domenico

    • Valerio de Stasio 15 Giugno 2024 at 16:38

      Caro Domenico, il rischio valuta? Di che rischio stiamo parlando? Del fatto che il dollaro si deprezzi mediamente del 10% annui contro euro? Direi proprio di no, i rendimenti composti, soprattutto sul lungo termine, compensano più che ampiamente l’eventuale deprezzamento dovuto all’effetto cambio. S&P500 a go go e passa la paura. Saluti

  3. Chiara 13 Giugno 2024 at 11:19 - Reply

    Grazie per questo articolo interessantissimo.

    • Valerio de Stasio 13 Giugno 2024 at 11:23

      certamente!

  4. Federico 31 Maggio 2024 at 13:23 - Reply

    Grazie, per il suo lavoro altamente istruttivo.

    • Valerio de Stasio 1 Giugno 2024 at 09:31

      Prego Federico. Alla fine diciamo sempre le stesse cose, ma con parole diverse. Ma i concetti rimangono sempre quelli. Buon investimento.

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