
Gli ETF tematici portano un reale valore ai portafogli degli investitori? A giudicare da una recente ricerca la risposta è no.
Ma prima di tutto credo sia utile spiegare (per chi ancora non lo sapesse) cosa sono i fondi (o ETF) tematici.
I fondi tematici sono strumenti che investono in aziende legate a uno specifico trend o settore, come l’intelligenza artificiale, l’energia pulita o la difesa Negli ultimi anni hanno guadagnato popolarità grazie alla promessa di rendimenti più elevati della media e l’affascinante, quanto effimera, storiella di mettere l’investitore nelle condizioni di cavalcare i “megatrend” del futuro.
Come vedremo tra poco per il momento di cavalcata c’è ben poco, anzi è molto più probabile che il risparmiatore di turno convinto delle grandissime potenzialità del tema parta con uno zainetto pieno di pietre sulle spalle.
Secondo una recente ricerca di Robert Huebscher, negli ultimi cinque anni l’ETF tematico medio ha sottoperformato il mercato azionario statunitense di 920 punti base all’anno (9,2%), con una volatilità quasi del 70% superiore rispetto all’S&P 500.
Queste conclusioni non differiscono di tanto da un’altra ricerca condotta da Morningstar nel 2023 (autore John Rekenthaler). In quel caso era stato dimostrato che tra il 2017 e il 2023 i tematici avevano lasciato per strada mediamente oltre il 30% di rendimento rispetto all’indice americano generalista.
Nella ricerca di Huebscher si parte dai dati di performance e volatilità di fine marzo 2025 a uno, tre e cinque anni degli ETF tematici quotati in America. Poi questo dati sono stati messi a confronto con l’indice S&P500 in versione ETF.
Mediamente gli ETF tematici sono risultati il 67% più volatili dell’indice di borsa principale.
In termini di performance, sempre mediamente, le differenze in negativo per i tematici sono state comprese tra il -9% a 5 anni e il -12% a 3 anni.

Se aggiungiamo il dato precedente il profilo rischio rendimento ovviamente risulta ben peggiore.
Eppure non dovrebbe essere il contrario? Più volatilità uguale maggiore rendimento?
No e questo perché i fondi tematici non sono poi così tanto diversi dall’investire in una singola azione come vedremo tra poco.
Non è vero che le azioni sono sempre vincenti nel lungo periodo (parte seconda)
Essendo il beta medio (coefficiente che misura la sensibilità dello strumento rispetto al movimento del mercato) dei tematici pari a 1,14 si è cercato di capire la probabilità per un ETF tematico di spuntare un premio di rendimento almeno pari al 14% rispetto all’indice benchmark.
Sui 5 anni la probabilità è stata di appena l’11%.
Ma questo è un dato sopravvalutato visto che soffre di un bias di sopravvivenza. Infatti negli ultimi 15 anni il 55% degli strumenti tematici è stato chiuso secondo Morningstar .

La ricerca va avanti tentando di capire se assemblando gli ETF tematici tra loro, quindi diversificando l’investimento su più temi, si possono ottenere risultati migliori.
Costruendo portafogli con 5 e 10 ETF accompagnati rispettivamente da 5000 e 10000 simulazioni casuali la probabilità di battere lo S&P500 è inferiore al 1% sulla distanza dei 5 anni. Anche peggio se misuriamo il dato a 3 anni.
Mettere insieme più ETF tematici in portafoglio, o come dice l’autore della ricerca mettere insieme più biglietti della lotteria, non migliora le probabilità di battere il mercato. Anzi, la diversificazione tra diversi ETF tematici tende a ridurre ulteriormente le possibilità di ottenere rendimenti superiori rispetto all’indice S&P 500.
Se investire in singole azioni non porta benefici all’investitore che si assume rischi non compensati da rendimenti aggiuntivi, investire in ETF tematici, pur aumentando leggermente la diversificazione dell’investimento, non elimina il rischio idiosincratico che risulta solo leggermente più basso di quello presente nell’investimento in singole azioni, ma ad un costo mediamente di 60 punti base l’anno e quindi più elevato.
I costi sono ovviamente una delle cause di sottoperformance di questi fondi e se al posto di ETF vi trovate investiti in costosi fondi di investimento con spese correnti dal 2/3% in su, potete immaginare da soli che i risultati già deludenti visti prima saranno anche peggiori.
Ma i costi non sono l’unica causa di fallimento dei tematici nel battere il mercato.
Il fatto che i tematici tendono ad avere il massimo del loro successo nelle fasi in cui un certo tema di mercato è sotto i riflettori, spesso coincide anche con valutazioni particolarmente elevate delle aziende che compongono questi panieri di titoli; una condizione che ovviamente si traduce in rendimenti attesi futuri più bassi.
I fondi tematici sono strumenti indubbiamente affascinanti e non così complicati.
Già in un post che scrissi nel 2021 ETF tematici, servono veramente all’investitore medio? commentai un’altra ricerca dove si arrivava sempre alla medesima conclusione. I fondi tematici fanno scattare nella mente di un investitore quel desiderio mai domo di azzeccare il biglietto della lotteria vincente. Purtroppo tante ricerche ci dicono che i risultati finali saranno scadenti e molto inferiori alle attese.
Diversificazione solo apparente, maggiore volatilità e nella maggior parte dei casi incapacità di battere il mercato. Come conclude la ricerca i tematici sono tipologie di investimenti divertenti da contemplare, ma poco utili per la crescita del patrimonio. E se proprio non sapete farne a meno sappiate che le probabilità di vincere alla lotteria non sono dalla vostra parte.
Buon investimento.

Pienamente d’accordo con quanto scritto nell’articolo, ottime osservazioni
Io sono portato a pensare che gli ETF e i fondi costruiti sui Megatrend, nascano come mera forma di story telling (per dirla all’americana) formulata con il solo scopo di attrarre clienti. Lo Stoxx 600 è troppo anonimo, un fondo sulla difesa è molto più eccitante: propone al povero sprovveduto immagini di gloria con jet e missili fighissimi che solcano il cielo. Ci possiamo costruire attorno storie “interessanti” come l’invasione in Ucraina, il riarmo da 800 miliardi della Germania, le tensioni tra India e Pakistan e via discorrendo. Tutte cose che forniscono allo sprovveduto qualcosa a cui ancorarsi e per cui emozionarsi. Investire dovrebbe essere un’attività fredda, spassionata e noiosa, secondo il mio modesto parere.
Al di là del marketing, bisogna riconoscere che i megatrend esistono davvero, però hanno vita breve: a inizio ‘900 si investiva pesantemente sulle ferrovie, negli anni ’50 sull’industria petrolifera, negli anni ’60 sull’industria automobilistica, negli anni ’80 sull’aviazione e così via. Ma in genere, dopo qualche anno, i cosiddetti megatrend rallentano per lasciare spazio ad altri megatrend. E anche se uno azzecca l’improbabile prevedendo quale sarà il prossimo megatrend vincente, la crescita mirabolante dura solo qualche anno e la finestra temporale di entrata nel mercato è molto ristretta, data la volatilità molto alta. Inoltre, balzare da un megatrend vincente all’altro è del tutto equivalente a fare market timing. Se proprio si sente il bisogno di provare emozioni forti, a questo punto, tanto vale andare direttamente di stock picking.
Per chiuderla, i megatrend servono solo a lanciare delle mode, alla stessa maniera di come fanno le grandi industrie tessili. Finita una moda, se ne crea un’altra. È così spuntano fuori ETF sulle batterie, sull’idrogeno, sull’esplorazione spaziale, sui semiconduttori, sull’IA, e via discorrendo, comportando una condizione di estrema concentrazione che ogni avveduto investitore dovrebbe rinunciare.
Commento pertinente e che centra il punto. Il marketing finanziario non è differente da quello di altra natura, l’importante è tenere sempre viva l’attenzione (e i sogni) del consumatore che quando si annoia tende a recepire altri stimoli. Purtroppo per i fondi tematici non esiste consistenza nè su dati storici passati, nè ovviamente su un futuro di cui nessuno conosce per ovvi motivi le future evoluzioni quanto a preferenze, utili, ecc…