60/40 o 40/60, questo è il dilemma

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Meglio 60% azioni e 40% obbligazioni oppure meglio 40% obbligazioni e 60% azioni, questa è una delle classiche domande che si pone l’investitore che deve scegliere come investire per i prossimi n anni. Il 60/40 (o 40/60) è una tipica ripartizione che troviamo spesso e volentieri anche nei fondi bilanciati a gestione passiva oppure nei fondi pensione con profili di rischio bilanciato.

Personalmente confermo ciò che ho già scritto in altre occasioni. Certo, scegliere se dare un maggior peso all’azionario rispetto all’obbligazionario (o viceversa) è un qualcosa che inciderà nei rendimenti e nella rischiosità alla quale saranno soggetti i vostri soldi. Alla fine di tutto però i pesi percentuali saranno un contorno ad un atteggiamento di ottimizzazione del processo di risparmio.

Accantonare regolarmente una certa quantità di denaro, evitare spese inutili, automatizzare il processo di investimento, allontanare le emozioni, sono solo alcuni degli atteggiamenti di buon senso che alzeranno da soli i rendimenti dei vostri investimenti abbassando il rischio.

Poi verrà l’asset allocation ma non preoccupatevi di capire quale sarà il peso ottimale, perdereste inutile tempo (a tal proposito consiglio la rilettura del post L’asset Allocation del Tempo). Scegliete quanto rischio volete prendervi ed avviate gli investimenti di conseguenza, ci sarà tempo per porre in essere i doverosi aggiustamenti.

Per i più curiosi ho deciso però di svelare l’arcano. Negli ultimi 20 anni meglio 60/40 a 40/60? Grazie al backtest tarato su azioni e obbligazioni americane (quelle con maggiore significatività storica), il risultato è quello espresso nell’immagine seguente: Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: The Ivy Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del celebre Ivy Portfolio reso famoso dal libro dell’analista americano Meb Faber. Il libro sostanzialmente cerca di spiegare le strategie di investimento dei gestori finanziari di Harvard e Yale, due delle università più importanti degli States.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Lo stesso Faber propone un approccio di momentum mentre i dati che mostreremo a seguire prevedono una simulazione basata sulla staticità ed il solo ribilanciamento. Ancora una volta la fonte è Portfogliocharts.com.

20% Azioni America

20% Azioni Internazionali (ex-Us)

20% Governativi Usa

20% Commodities

20% Reit

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico di Ivy Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,6% con una volatilità del 11,4%.

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Speciale Asset Allocation: Permanent Portfolio

Questo tipo di portafoglio valido “permanente” trova il suo padre fondatore in Harry Browne e può essere analizzato nei dettagli acquistando il libro The Permanent Portfolio: Harry Browne’s Long-Term Investment Strategy.

La caratteristica peculiare del Permanent Portfolio è quella di aver un approccio molto netto e stabile verso l’investimento, dividendo la torta in quattro parti uguali.

Quella che vedete qui sotto è la composizione ideale (ovviamente tarata sull’investitore americano).

25% Azionario America

25% Treasury Lungo Termine

25% Treasury Breve Termine o Conti Deposito

25% Oro

Ma come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Ringrazionado PortfolioCharts.com per averci concesso il diritto di pubblicare i suoi grafici, al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico sotto mostra  il risultato storico dell’All Seasons Portfolio. Un rendimento medio annuo del 4,6% con una volatilità del 7%.

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E’ tempo di formulare le aspettative di rendimento per il 2017

Per chi ha tempo e voglia di leggere il sempre interessante outlook 2017 di Vanguard questo è il link.

Personalmente condivido molte delle considerazioni fatte dal più grande gestore di fondi passivi al mondo, soprattutto con riferimento alle attuali valutazioni di obbligazionario ed azionario, entrambi a livelli di valutazione non particolarmente appaganti, ma nemmeno da bolla speculativa conclamata.

Sempre una buona bussola di riferimento per costruire portafogli e relative attese di rendimento, la previsione a 10 anni che Vanguard formula poggia su tre ipotesi di asset allocation. Si parte dal 80% azioni 20% bond, passando dal 60/40 fino al 20/80.

Nella formulazione di Vanguard il 60% dell’azionario è americano ed il 40% internazionale, mentre lato bond i pesi sono 70% Usa e 30% internazionali.

Quella che vedete sotto è la mappa dei rendimenti attesi in termini reali (quindi depurati dall’inflazione) dallo scenario peggiore (il quinto percentile) a quello migliore (il 95esimo percentile). Mediamente, tenendo conto degli attuali tassi di mercato e delle valutazioni fondamentali dei principali indici azionari, possiamo vedere come i rendimenti annui attesi da qui ai prossimi 10 anni netto inflazione possono ragionevolmente essere compresi tra 2% e 5% a seconda dei profili di rischio.

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La tabella successiva mostra gli stessi concetti ma con rendimenti nominali, quindi senza considerare l’inflazione. In questo caso è ragionevole attendersi secondo Vanguard valori compresi tra il 3% e il 7%. Continua a leggere

L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Bilancio 2016)

Il 2016 si chiude ancora una volta con delle belle soddisfazioni per il portafoglio di Archeowealth. Dopo il +5,7% (al netto dei costi) del 2015, anche il 2016 porta con sè un risultato considerevole e praticamente in fotocopia (+5,8%). L’anno però è stato travagliato. La prima parte problematica per le azioni, la seconda parte per i bond.

Sapete bene quanto è importante  tenere conto dell’andamento reale della performance. Se nel 2015 il tasso di inflazione annuo italiano fu dello 0,1% limando a 5,6% il rendimento reale del portafoglio, quest’anno la storia si ripete. A novembre l’inflazione annua italiana era ancora dello 0,1% e quindi in termini reali ancora una volta ci posizioneremo attorno a 5,7% annuo.

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Altro confronto che va sempre fatto è quello con l’equivalente titolo di stato italiano a 10 anni. Se il 31 dicembre 2014 il Btp italiano rendeva l’1,8%, a fine 2015 il rendimento del titolo di stato italiano era del 1,6%. Battuto ampiamente pure quello.

Il 2016 non era cominciato nel migliore dei modi con il massimo drawdown del portafoglio toccato a febbraio con un -7,8%, periodo nel quale non mostrammo grandi preoccupazioni perchè eravamo forti del cuscinetto di utile dell’anno precedente. Da quel momento è stato un progressivo recupero culminato con il superamento della linea dello zero già ad aprile. Il rumore assordante dei media della carta stampata e digitale di inizio anno era alle spalle, ma nuove sfide si annunciavano all’orizzonte. Brexit, elezioni presidenziali Usa, referendum italiano. Continua a leggere

Check List di fine anno

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Siamo arrivati alla fine di questo 2016 e così oggi ho deciso di scrivere qualche riga sui comportamenti ripetitivi che da diversi anni mi accompagnano nel momento terminale della mia annata di risparmiatore – investitore.

In ordine cronologico

  • Redigo un bilancio familiare entrate – uscite (modi e mezzi spiegati qui)
  • Tiro le somme stilando un budget di massima per l’anno successivo cercando di capire quanto margine di risparmio potrò avere al lordo di spese impreviste.
  • Spending review dove possibile. I comportamenti di spesa possono essere una buona fonte di risparmio se riportati a livelli essenziali.
  • Verifico la tenuta del salvadanaio d’emergenza. Ne abbiamo parlato qui ma ribadiamo che è sempre necessario, prima di investire, avere da parte una somma immediatamente disponibile pari mediamente a 3-6 volte lo stipendio netto mensile della famiglia.
  • Stabilito (oppure no) il fabbisogno della quota di emergenza, ripasso costi e massimali della (o delle) polizza caso morte attualmente in essere. I single possono tranquillamente sorvolare, ma ogni famiglia dovrebbe tenere in debita considerazione questo elemento soprattutto se in ballo ci sono dei figli. Eventi che si spera improbabili o remoti, nel momento in cui si verificano non possono rovinare i nostri cari per il resto dei loro giorni soprattutto se dipendono ancora dalla nostra capacità esclusiva di produrre reddito. Quindi rinunciamo ad un caffè al giorno, ma assicuriamo una rete di copertura adeguata.
  • Verifico la quota versata nell’anno in chiusura al fondo pensione privato. Se esistono margini di risparmio disponibili adeguo il versamento al fondo pensione nella direzione della soglia di 5164,57 Euro. Questa è la soglia massima di contributi versati per i quali si può usufruire di una deduzione fiscale che va da 1.187 a 2.220 Euro a seconda dell’aliquota marginale Irpef. Denaro da investire sotto forma di risparmio fiscale.

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Speciale Asset Allocation: All Seasons Portfolio

Questo tipo di portafoglio valido “per ogni tipo di stagione” trova il suo padre fondatore in Ray Dalio con una notevole visibilità negli ultimi anni generata dalla citazione dello stesso all’interno del libro di Tony Robbins Soldi: Sette semplici passi per la libertà finanziaria (Overlook).

Se non volete acquistare il libro (comunque molto interessante per coloro che vogliono diventare finanziariamente più indipendenti) potete leggere qui  la filosofia che pervade questo tipo di portafoglio. Sintetizzando, lo scopo dell’All Seasons Portfolio è quello di andare bene in ambienti di alta o bassa inflazione, di alta o bassa crescita, insomma in ogni stagione economica.

Quella che vedete qui sotto è la composizione ideale (ovviamente tarata sull’investitore americano).

30% Large Cap americane

40% Treasury Lungo Termine

15% Treasury Medio Termine

7,5% Commodities

7,5% Oro

Ma come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Ringrazionado PortfolioCharts.com per averci concesso il diritto di pubblicare i suoi grafici, al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico dell’All Seasons Portfolio. Un rendimento medio annuo superiore al 5% con una voltatilità inferiore al 9%.

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Piano di Investimento Consapevole

I rendimenti futuri rappresentano incertezza, il risparmio che investiamo periodicamente sul mercato rappresentano certezza. Su questi due elementi si giocano spesso le simulazioni dei pianificatori finanziari, ma purtroppo per motivi di spazio, di tempo e di marketing molti professionisti del settore tendono a semplificare eccessivamente il risultato finale della loro analisi.

Supponiamo di versare sempre la stessa cifra di denaro al mese per n anni. Oppure supponiamo di ottenere un rendimento medio del x% per i prossimi 30 anni. Peccato che non sempre la vita ci permette di versare lo stesso ammontare di denaro nel nostro Piano di Accumulo (frequenti sono le interruzioni causa emergenze o semplicemente panico da perdita). Peccato poi che i rendimenti non si muovono in modo lineare. Un anno guadagniamo il 30%, l’anno dopo perdiamo il 20% e l’anno dopo ancora perdiamo un altro 10%. I nervi vengono messi alla prova ed il piano di investimento pure.

Se tutto procedesse in modo piatto e regolare come descritto anche nei nostri post, investire sarebbe l’esercizio più semplice del mondo. La nave lascia il porto e tranquillamente arriva a destinazione. Invece gli ostacoli sono tanti e pur non potendo sapere a priori quanti, quali e quando arriveranno questi pericolim sarebbe molto più belllo sapere che tipo di  viaggio ci aspetta.

Ringrazio l’amico Tyler di Portfoliocharts.com per avermi dato la possibilità di utilizzare pubblicamente il grafico che vi riporto di seguito. Si tratta del più classico dei 60/40 (60% azioni – 40% obbligazioni tutte made in USA) a partire dal 1972.

6040 Continua a leggere

In fondo la pensano tutti così…

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L’effetto gregge è qualcosa che ciclicamente coinvolge gli investitori. Mossi da un mix di impazienza, paura di perdere occasioni (o soldi), bombardamenti da parte dei media mainstream e non solo, gli investitori tendono ad affrontare i momenti difficili salendo su un auto in corsa senza sapere chi guida oppure togliendosi un dente con le pinze solo perché comincia a fare male.

A volte i denti si possono curare e le automobili si possono fermare per qualche secondo per vedere se il conducente è ubriaco. Quello che si è visto di recente sui mercati obbligazionari ne è un esempio.

In quanti, pur di non correre rischi comprando azioni, sono andati ad investire in obbligazioni a rendimenti al netto di tasse e commissioni inferiori allo zero? Il meccanismo che è passato nella prima parte del 2016  è quello che Richard Bernstein ha chiamato sul suo blog lower for longest.

Noi non siamo certamente tra coloro che pensano che i tassi di interesse decolleranno nei prossimi anni, ma siccome non abbiamo la sfera di cristallo non siamo neanche tra coloro che hanno tenuto tutti i soldi su conti depositi o titoli di stato. Continua a leggere