L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Primo trimestre 2018)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà è quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), il portafoglio cerca di comprimere al massimo uno dei pochi elementi conosciuti a priori durante un investimento, ovvero il costo. Tutto con la semplicità di pochi strumenti inseriti all’interno del portafoglio.

Alla fine del 2017 il capitale era cresciuto a 58.600 Euro. Inevitabile che prima o poi avremmo visto una correzione di mercato che avrebbe rallentato il passo.

Al 31 marzo 2018 scende così a 14,16% il rendimento cumulato da gennaio 2015 per un importo di 57.200 Euro.

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Abbassare l’asticella

Una riflessione dopo aver letto un post sul blog di Michael Batnick IrrilevantInvestors.com focalizzato sui rendimenti di un investimento bilanciato negli ultimi 10 anni  in America.

Serve un  sano bagno di realismo ve lo dico subito.

Il grafico che segue mostra dal 2009 ad oggi quanto ha reso un portafoglio investito al 60% in azioni e al 40% in obbligazioni. In questo caso, lo ripeto, tutto made in Usa.

Il rendimento annuo composto è stato del 10.8% lordo per un ritorno totale del 152%.

Ipotizzando tassi a 10 anni americani al 2,5% e pesandoli per un 40% del portafoglio questo significa che la borsa americana dovrebbe viaggiare ad un ritmo di poco meno del 17% annuo da qui al 2027 per pareggiare il 10.8% annuo. Praticamente impossibile.

Anche abbassando l’obiettivo di un rendimento annuo 60/40 al 8% (numero che ricorre frequentemente nelle previsioni dei fondi pensioni americani), l’azionario dovrebbe ottenere un risultato annuo del 11,6% annuo per arrivare a questo livello. Anche qui stiamo rasentando l’improbabile. Continua a leggere

Liberi di scegliere

Ben Carlson ha pubblicato sul suo blog  un articolo molto pragmatico su quello che un investitore può fare dopo aver letto, riletto, sentito, risentito che i mercati azionari sono cari. Non vi tedierò ancora con il CAPE di Shiller ormai sopra a quota 30 per la borsa americana.

Prendendo spunto dallo scritto di Ben ed aggiungendo qualche considerazione del vostro autore, senza girarci troppo attorno con supercazzole varie, quando avete paura di essere alla viglia di un ribasso sui mercati azionari avrete la possibilità di scegliere tra:

  • Mettervi in liquidità. Soluzione condivisile, attualmente a rendimento negativo e con la concreta possibilità che il timing non risulti corretto perdendovi per strada altri 20-30-40% di rialzo dell’azionario.
  • Spostare il capitale tutto sui bond. Soluzione con una sua logica di decorrelazione con le azioni. Se l’uno scende, l’altro solitamente sale. Esistono le eccezioni, esistono i rischi riempendosi il portafogli di obbligazioni a rendimento reale in diverse parti del mondo negativo, esistono i rischi di rialzi dei tassi in un contesto di azionario che continua a tirare.
  • Ruotare l’asset allocation sia geograficamente che settorialmente. Scelta condivisibile ed obbligata per chi ha un “home bias” molto forte all’interno del proprio portafogli, scelta rischiosa se fatta in modo netto e mal diversificato.
  • Muovere tatticamente il portafoglio. Per questo servono competenze, fortuna e tanto tempo libero e non sempre il risultato è garantito lato rendimento (lato costi invece sì).
  • Modificare le proprie aspettative (al ribasso scegliendo soluzioni più prudenti) oppure, e questa per me è la soluzione ideale, aumentare il risparmio da dirottare verso l’investimento. La vostra strategia e la vostra asset allocation potranno andare avanti e le vostre aspettative di capitale finale rimarranno le stesse.

Non esistono soluzioni esoteriche per evitare l’inevitabile.

Quando il vento gira ed è contro i vostri investimenti potrete tirare la coperta da una parte scoprendola dall’altra.

Chi promette soluzioni buone per tutte le stagioni vi sta raccontando solo una parte della verità. Realismo e buon senso, sempre.

L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Bilancio 2017)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà è quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), il portafoglio cerca di comprimere al massimo uno dei pochi elementi conosciuti a priori durante un investimento, ovvero il costo. Tutto con la semplicità di pochi strumenti inseriti all’interno del portafoglio.

Alla fine del terzo trimestre 2017 il montante era di poco superiore ai 57.500 Euro Euro con una performance del 2,7%.

Alla fine del quarto trimestre 2017 la performance si rafforza con un bilancio di chiusura  del 4,7% per un montante di oltre 58.600 Euro.

Essendo quindi in chiusura di anno mettiamo in archivio un altro bel risultato che proietta il progresso degli ultimi 3 anni in una performance complessiva del 17,2% con un montante ocresciuto di 8.600 Euro.  Il tasso annuo di rendimento composto si attesta così al 5,5%, ottimo risultato che comincia ad avvicinarci a quella soglia del 20% complessivo di performance che dovrebbe rendere il portafoglio stesso impermeabile al prossimo bear market azionario vista la natura bilanciata dell’investimento.

Ragionando in termini reali, la performance del 2017 diventa di +3,8% considerando l’ultimo dato di variazione annua dei prezzi al consumo in Italia (novembre +0,9%).

Di questo 3,8% un bel merito va ovviamente dato anche al contenimento dei costi attualmente pari allo 0,26% in termini di TER.

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L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Update 3°trimestre 2017)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà era quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), l’obiettivo è quello di minimizzare il costo dell’investimento con al massimo una decina di strumenti compresi all’interno del portafoglio.

Alla fine del secondo trimestre 2017 il montante era di poco superiore ai 57.300 Euro con una performance del 2,38%.

Alla fine del terzo trimestre 2017 la performance del 2017 sale ancora al 2,77% per un montante di oltre 57.500 Euro.

A tre mesi dalla fine dell’anno superiamo il 15% di performance dall’inizio di questa singolare corsa con un sentito ringraziamento a quel costo complessivo di 0,26% che rende il portafoglio particolarmente low cost ma efficiente. Continua a leggere

Bollicine in ordine sparso

Una delle cose che trovo divertenti quando leggo i giornali o anche i social media finanziari è la ricerca a tutti i costi dell’indizio che giustifica lo scoppio imminente di una bolla sui mercati finanziari. Divertente e patetico allo stesso tempo perché spesso e volentieri quelle che si leggono sono considerazioni basate su ribassi recenti o su valutazioni storiche che hanno margini di errore talmente ampi da essere tutto il contrario di tutto.

Apro e chiudo una parentesi. Se volete capire meglio cosa intendo leggete il libro di Gray Smith – Standard Deviations: Flawed Assumptions, Tortured Date and Other Ways to Lie With Statistics. Purtroppo è solo in inglese, ma per chi è in grado di leggerlo sarà illuminante.

Come sapete bene non penso affatto che l’economia mondiale risulti in equilibrio (come si fa a pensarlo quando il costo del denaro è rasente lo zero da tanto tempo in quasi tutto il mondo occidentale), ma siamo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica senza precedenti e quindi viviamo terreni inesplorati, ma sempre e comunque con un obiettivo per chi fa business, generare utili. Se questi ci sono (e crescono) ben difficilmente un indice azionario può deludere nel lungo periodo.

Fatta questa premessa mi piace ogni tanto “tagliandare” i mercati per capire quanto hanno ripagato il rischio nel corso del tempo. Continua a leggere

Giusto rischio per cattivi momenti

Uno dei pensieri ricorrenti che attanagliano le menti degli investitori  è legato al rischio di entrare su quotazioni azionarie particolarmente elevate subendo, dopo pochi mesi, una maxi correzione nell’ordine del 30, 40 o 50%.

E’ già successo, potrebbe risuccedere. E’ anche vero però che i due eventi visti nel 2000 e nel 2007 possono essere annoverati tra gli eventi “epocali” come la crisi del ’29.

Come ripeto spesso investire è anche un gioco di probabilità ed essere bravi significa stare dalla parte con maggiori percentuali di successo. Se vi dico che la media delle perdite subite dalla borsa americana nella sua storia quando la caduta supera il 20% è stata del 35%, la cosa può consolarvi?

Non credo, però aiuta e prendendo spunto da un bel post di Jonathan Clements sul suo blog HumbleDollar facciamo un esercizio che credo potrà essere utile a tutti. Continua a leggere

Quando investite dei soldi ricordatevi questo

risk

I consulenti finanziari sono obbligati a profilare un cliente secondo i dettami della normativa MiFID. Nata con propositi nobili, poi trasformata nel solito adempimento burocratico che difficilmente identifica in modo preciso la propensione al rischio di un investitore. Questa propensione cambia con il tempo, cambia con i bisogni, cambia con lo status familiare e cambia per migliaia di altri motivi. Impensabile che un questionario risolva la questione.

Lo so che richiede un piccolo sforzo e sacrificio, ma i migliori consulenti dei vostri investimenti siete voi stessi.

Sapete cosa vi serve e come reagirete di fronte a situazioni negative o anche positive (mai sentito parlare di Euforia irrazionale?). Se non siete in grado di saperlo provate ad immaginarvi in quella situazione. E’ difficile lo so, ma si può tentare.

Sinceramente credo che mettere in modo svogliato crocette su 2-3 pagine di questionario rappresenti un esercizio sterile; sarebbe sufficiente prendere quattro grafici di rispettive asset allocation, ben diversificate e con ognuna un grado di rischio diverso.

Preoccupandoci di avere il database storico più ampio possibile (non certo gli imbarazzanti 2 o 5 anni che si trovano in certe simulazioni), indichiamo ritorni medi (magari anche mediani), i 12 mesi migliori, i 12 mesi peggiori, i migliori 5 o 10 anni, i peggiori 5 o 10 anni. Stendete tutto su un foglio di A4 e servite in tavola. Continua a leggere

L’Asset Allocation di ArcheoWealth (Update 2°trimestre 2017)

Consueto aggiornamento trimestrale del portafoglio di Archeowealth partito ufficialmente, come i nostri lettori più affezionati ben sanno, a gennaio 2015 con una dotazione di 50 mila Euro.

La nostra volontà era quella di mostrare ai lettori che è possibile costruire portafogli efficienti anche con importi modesti. Realizzato tramite strumenti a replica passiva (ETF), l’obiettivo è quello di minimizzare il costo dell’investimento con al massimo una decina di strumenti compresi all’interno del portafoglio.

Alla fine del primo trimestre 2017 il montante era di poco superiore ai 57.500 Euro in quella che definimmo una performance eccezionale (+2.8%) considerate le premesse della partenza e la durata temporale di appena tre mesi trascorsi.

Non siamo stati smentiti ed il mercato ha richiesto indietro una parte tutto sommato non così significativa di performance. Al giro di boa dell’anno arriviamo così con una performance del 2.38% ed un montante di poco superiore ai 57.300 Euro.  Diventa così +14.5% l’apprezzamento del capitale dalla partenza di questo investimento nel 2015, risultato al netto di costi quantificabili in 0.27% annuo.

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Speciale Asset Allocation: Swensen Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del portafoglio di David Swensen, il celeberrimo responsabile degli investimenti della Yale University dal 1985 ed autore del libro Unconventional Success: A Fundamental Approach To Personal Investment.

Di fatto questa è una variante dell’analisi presentata nel post “Speciale Asset Allocation: The Ivy Portfolio”.

Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo portafoglio modello (ovviamente sempre tarata sull’investitore americano). Ancora una volta la fonte è Portfogliocharts.com.

30% Azioni America

15% Azioni Internazionali mercati sviluppati (ex-Us)

5%  Azioni Mercati Emergenti

15% Tips (Treasury Inflation Linked)

15% Treasury Bond Usa (scadenza 5-7 anni)

20% Reit

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico dello Swensen Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,5% con una volatilità del 11,6%.

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