
Le tensioni geopolitiche rimangono alte e come ormai succede da oltre 50 anni a questa parte, la polveriera del Medio Oriente riaccende ondate speculative sul prezzo del petrolio a cui occasionalmente si sommano i metalli industriali e l’arcinoto rally dei preziosi con l’oro a fare da bene rifugio.
Il pacchetto completo si chiama commodity e ciclicamente mi sento chiedere se le materie prime possono essere considerate uno strumento di investimento adatto a far crescere il nostro capitale investito nel corso degli anni? Un quesito che coinvolge diversi investitori.
Alcuni investitori, affascinati da lazy portfolio che su base statistiche alquanto discutibili diversificano inserendo le commodity, comprano il primo ETF che trovano sul mercato. L’importante è che sia ben capitalizzato e costi poco.
Altri investitori sono attratti dall’idea di possedere un bene reale in stile “Una Poltrona per Due”; in realtà, comprando l’ETF, non avranno in mano null’altro che fiches di contratti derivati stipulati con chissà quali controparti.
E così, come faccio spesso, ho deciso di riprendere in mano un articolo scritto dal sottoscritto nel lontano 2014 per capire se NON inserire le commodity nel mio personale portafoglio di investimento è stata una scelta corretta oppure no.
Si fa presto a dire Commodity
La premessa sempre doverosa da fare quando si parla di indici replicati da ETF è quale parametro di riferimento viene adottato per misurare i prezzi, in questo caso delle materie prime.
La pletora di indici che popolano il mercato delle commodity non rende semplice il confronto, soprattutto definire chi è “Commodity”?
Già perché dentro questo parola ci sta di tutto e di più. Comprare un indice Bloomberg Commodity Index al posto di un indice CMCI Composite può fare molta differenza nel risultato finale.
Ad esempio, negli ultimi 12 mesi un ETF di Invesco con sottostante l’indice Bloomberg ha guadagnato il 20%. L’ETF di Ubs CMCI Composite Index solo il 10%. Gli esempi potrebbero essere tanti e ogni volta avremmo delle risultanze in grado di confonderci un pò le idee.
Quello che fino ad ora è certo, è che dalla grande crisi finanziaria del 2008 le commodity non hanno dato grandi gioie agli investitori. Investitori che alle solite hanno la tendenza a guardare gli ultimi anni prendendo decisioni sulla base degli eventi più recenti.
E in effetti nell’ultimo lustro il rialzo degli ETF che replicano indici di commodity è stato importante. Se la “gioca” con l’azionario globale, indubbiamente una scelta azzeccata per quello che riguarda le performance.

Cosa ci dice la storia
La tabella che segue invece confronta rendimenti e volatilità di tre asset class: Commodity, azioni globali e titoli di stato a breve scadenza. Il confronto temporale va dal 2007 fino al 10 marzo 2026 (fonte PortfolioVisualizer.com) partendo con 100 mila euro. Per quello che riguarda le commodity l’indice di riferimento è iShares S&P GSCI Commodity-Index Trust dove l’energia pesa per il 50% circa, l’oro per il 7%, i metalli industriali per il 12%, tutto il resto in agricole e allevamenti.

Un primo elemento che non sfuggirà all’attenzione del lettore è quello del ritorno annuo dei tre asset finanziari, soprattutto quello reale.
L’indice azionario globale (che qui ho simulato al 50% USA, 50% ex USA) stacca tutti con un ritorno nominale annuo composto del 7,6% che diventa 5% al netto dell’inflazione.
Il free risk obbligazionario per eccellenza, ovvero il titolo di Stato americano ha portato a casa un 3% annuo con un marginale premio sull’inflazione.
Le commodity a oggi bruciano ricchezza con un rendimento reale annuo negativo del 4% che amplifica il rendimento nominale negativo.
Ma le cose sono anche peggio di quello che sembrano per le commodity con la massima perdita accumulata in questo periodo analizzato di “appena” l’89%. Insomma un asset ideale da tenere in portafoglio soprattutto nella fase del decumulo.
Se al tempo (2014) arrivai ad una conclusione abbastanza netta, vediamo come sarebbe andata se avessi fatto l’esatto contrario mettendo un pò di commodity in portafoglio.
Non avrei ottenuto nulla di più che il risultato di un ETF obbligazionario con l’aggravante di una volatilità decisamente superiore e una correlazione di 0,4 con il mercato azionario (0,1 per i bond). Nessun guadagno in termini reali. Ovviamente qualcuno alzerà il ditino invocando la diversificazione. Diversificare significa per un certo investimento fare bene per un periodo considerevole quando gli altri membri del club fanno male. Non mi pare che le commodity abbiamo finora soddisfatto questo requisito (5 anni non è un periodo considerevole quando si investe denaro).

Ma il futuro potrebbe essere differente
Tutto questo che ho raccontato, diciamola tutta, è comunque storia.
Chia siano 5 o 20 anni le dinamiche di un passato obiettivamente troppo corto per essere giudicato possono cambiare. Potremmo trovarci di fronte ad un maxi ciclo delle commodity e di conseguenza dell’inflazione? Può darsi, chi può saperlo.
Potremmo pure essere di fronte ad un maxi ciclo di rialzo dei tassi con le obbligazioni che perderebbero lo status di asset di protezione. Può darsi, non ne ho idea.
L’unica certezza che ho è che le materie prime, dall’oro al petrolio passando per il rame e il mais, non pagano cedole e/o dividendi.
Quindi pago per avere in cambio, oltre ad un contratto derivato, nessuna promessa di reddito per il futuro. E già partiamo male.
Come investitore devo poi fare una scommessa piuttosto forte sulla variazione di prezzo collegata a dinamiche come quelle di domanda e offerta (che nel tempo tendono a convergere riallineando i prezzi) già prezzate da un mercato ben più esperto, oppure a eventi straordinari e imprevisti che per loro natura sono un pò come quei numeri del Lotto che non escono sulla ruota di Napoli da tanto tempo.
La teoria purtroppo non sempre coincide con la pratica.
Vero che le commodity sono uno strumento che protegge dall’inflazione. Per quanto tempo e con quale intensità però non ci è dato saperlo.

O meglio lo sappiamo.
Come avevo già scritto in questo articolo dedicato alla capacità delle asset class di proteggere dall’inflazione, le commodity svolgono un ottimo lavoro solo in condizioni particolarmente estreme di inflazione, a lungo elevata e inattesa. Evento verificatosi in periodi temporali molto ristretti nella storia e che percentuali comunque limitate di ETF su commodity in portafoglio non riuscirebbero a compensare.
Bisognerebbe caricare molto di più la molla come fanno alcuni celebri Lazy Portfolio tipo All Weather, Ivy oppure 7 Twelve. Ma di nuovo, investire in modo importante su qualcosa che passa la maggior parte del tempo a fare peggio di tutto il resto non mi sembra essere la scelta ottimale e di buonsenso per un investitore di lungo periodo.
A chi mi dirà che l’obiettivo di questa asset class è garantire un rendimento eccezionale in pochi momenti della storia per assicurare una copertura all’evento inatteso dell’esplosione dell’inflazione, ricordo che un -89% (massimo drawdown dal 2007 a oggi) per essere recuperato ha bisogno del 900% di performance per tornare solo in pareggio. Senza cedole e dividendi.

Quando udirete le sirene dell’investire in materie prime, e ciclicamente queste ritornano suadenti per giustificare qualche strategia che fa sembrare figo chi ve la racconta, ricordate questi numeri. Certo potrebbe essere la scommessa del secolo. Fra 10 anni potrei riscrivere l’articolo scoprendo che potevo andare in pensione con anni di anticipo grazie alle commodity. Già ma a quale costo?
La (breve) storia finora non è stata molto benevola con le materie prime, uno strumento di trading più che da investimento. E come tale dovrebbero essere trattate.
Questo concetto è poi rafforzato dall’inefficienza degli strumenti utilizzati per replicare l’asset class commodity i cui costi non si limitano alle classiche spese correnti di un KID.
La forte volatilità permette certamente a degli abili trader di fare affari di breve periodo, ma per un investitore che ha un orizzonte di medio lungo periodo inserire materie prime in portafoglio è un azzardo, aumenta la volatilità senza fornire extrarendimenti corretti per il rischio degni di nota rispetto a prodotti monetari ed obbligazionari.
E allora perché ancora oggi diversi investitori sono così attratti dalle commodity?
Perché giocare sul tavolo di questo casinò è tremendamente eccitante, esotico e quando la fortuna gira dal verso giusto alimenta l’autostima di chi pensa di aver scoperto l’affare finanziario del secolo. Un pò come accaduto a Bitcoin che, frenati gli ardori, nell’ultimo lustro ha restituito meno del 5% lordo ogni anno all’investitore-speculatore. Nulla per cui strapparsi le vesti insomma.
Tatticamente chi cerca la volatilità proprio per fare speculazione qui trova pane per i propri denti. Ma tra speculazione e investimento c’è una bella differenza. Basta sapere da che parte si vuole stare.
Buon investimento.
(Questo articolo è un aggiornamento dell’articolo originale del 28 dicembre 2014)

Se sono sicuro e convinto che investire 100% sulle commodities sia una pessima idea, penso con altrettanta forza che inserire un 15-20% di oro possa fare la differenza (e anch’io odiavo questa asset class, ma mi sono convertito sulla via di Damasco).
https://portfoliocharts.com/2021/12/16/three-secret-ingredients-of-the-most-efficient-portfolios/
I mercati finanziari sono belli perché ognuno ha le sue idee e ci mancherebbe. Per quello che riguarda l’oro non ci sono dubbi che è stata la sorpresa degli ultimi 10-15 anni, un pò meno del decennio precedente, ma la psicologia conta e se ci fa stare bene essere investiti con un pò di oro non diventeremo nè troppo poveri, nè troppo ricchi. Sui back test ho qualche perplessità.
Io sono tra quelli a cui piace fare analisi su ciò che effettivamente è comprabile sul mercato, non su indici teorici non acquistabili.
Detto ciò non posso nemmeno ignorare il passato anche perché visto il discorso di cui sopra i dati disponibili sono molto pochi.
L’oro pecca in tal senso di mancanza di storia finanziaria essendo “quotato” liberamente dagli anni 70. Meglio degli indici Msci World partiti poco dopo, decisamente peggio delle borse e dei bond americani. E come sai bene, i numeri si possono “massaggiare” a proprio piacimento -)
Grazie per la risposta, sempre puntuale ed interessante.
Un caro saluto
Buonasera, dopo aver letto la conclusione dell’articolo, come mai nel vostro portafoglio avete inserito le commodity ed escluso l’oro?