La correzione in Borsa arriverà, ma quando?

Ormai non passa giorno in cui viene celebrata la straordinaria bassa volatilità che contraddistingue i mercati azionari, soprattutto americani. Gli indici principali rimangono vicini ai massimi storici e correzioni degne di nota è da mesi che non si affacciano dalle parti di Wall Street.

Stiamo vivendo momenti eccezionali, senza ombra di dubbio situazioni che si vedono una volta a generazione. Di fatto l’ipoteca sui bassi rendimenti prospettici a livello azionario è messa; più si andrà avanti con questa situazione, intendo dire senza correzioni di mercato capaci di normalizzare il percorso, più i ritorni reddituali del futuro si faranno grami per gli investitori di oggi.

Guardate questa tabella estrapolata dal sito del sempre ottimo Aswath Damodaran.

annualFonte:http://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/

Dal 2003 la borsa americana ha chiuso in negativo solo una volta nel 2008 con un calo, come ben ricordiamo tutti, devastante. Da allora otto anni consecutivi di rialzo, a loro volta preceduti da 5 anni consecutivi di rialzo (2003-2007). Paradossalmente e nonostante il bull market secolare in corso, hanno perso di più i bond in termini di frequenza. Due annate negative infatti le abbiamo avute nel 2009 e nel 2013.

Vi consiglio di andarvi a rileggere questi tre post che abbiamo pubblicato in passato:

Investire sulla Borsa Americana

Investire al netto della Borsa Americana

Quando le perdite sono in doppia cifra

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Volatilità = Perdite in Borsa = Mezza Verità

volLa volatilità è un concetto che solitamente incute timori in un investitore poichè è spesso (se non sempre) associata a fasi di mercato calanti. Quando le borse scendono, lo fanno in modo rapido, con oscillazioni scomposte e da qui l’associazione volatilità = bear market.

E’ vero, tutto ciò? La risposta è no, non è sempre vero e quindi diffidate da chi vi dice che ci dobbiamo aspettare un mercato molto più volatile e perciò ribassista.

Ma mettiamo in fila le cose e cerchiamo di capire meglio tutti questi concetti.

Punto 1) Il Dow Jones nell’ultimo mese ha vissuto il periodo meno volatile della sua storia. Tra massimo e minimo la distanza non è stata superiore al 1.4%.

Punto 2) Il Vix (ovvero l’aspettativa di volatilità sul mercato azionario americano S&P500) ha chiuso il quinto anno consecutivo con un livello medio inferiore a 20. Per un semplice effetto statistico di ritorno verso la media il 2017 (o al massimo il 2018) sono candidati a rivedere un Vix sopra 20.

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No, sui massimi non compro…sbagliando

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Quando parlo con qualcuno che deve investire soldi nuovi la prima considerazione che mi viene fatta è la seguente: “questo è il momento di aspettare, non si investe denaro in azioni quando le borse americane sono sui massimi storici”.

A questo signore allora faccio notare che lo S&P500 ha toccato quest’anno per la 1134 esima volta un nuovo massimo storico dal 1929 e che solo nel 2016 siamo già arrivati a quota 11 nuovi record. Se avessimo seguito il suo ragionamento a partire dal secondo massimo storico del 2016 bye bye rally! Siamo di fronte all’ennesimo autoconvincimento di poter controllare l’andamento del mercato, ma soprattutto dal desiderio di non fare la figura del più fesso.

Certamente potrebbe anche succedere che dal primo gennaio 2017 la borsa americana prenda una pericolosa china ribassista e che per qualche anno non vedremo più massimi storici. Potrebbe però anche non andare esattamente in questa direzione.

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Come riporta il sito TheIrrilevantInvestor il ritorno medio a sei mesi e un anno dopo un massimo storico è addirittura più forte rispetto alla media di tutti gli altri giorni. Continua a leggere

Le 10 regole d’oro di Bob Farrell

Bob Farrell è un di quei veterani di Wall Street che con l’esperienza accumulata nel corso degli anni sui mercati finanziari ha potuto permettersi di sfornare pillole di buon senso e consigli che ogni investitore farebbe bene ogni tanto a ricordare. Le famose “10 regole di investimento” di Bob Farrell sono tanto ovvie quanto difficili da mettere in pratica in modo sistematico.

Noi ve le ricordiamo, poi l’esercizio di training autogeno tocca a voi.

  • I mercati finanziari si muovono seguendo il principio della mean reversion, ovvero tendono a ritornare verso le medie di lungo periodo.
  • Gli eccessi rialzisti o ribassisti di un movimento tendono a sfociare in un movimento analogo ma dalla parte opposta. Come il movimento di un pendolo viene rispettata la terza legge di Newton secondo la quale per ogni azione ce ne sarà un’altra uguale nella direzione opposta, i mercati tendono a muoversi nella stessa maniera all’interno di un trend.
  • Non ci sono nuove ere, ma ci sono sempre nuove mode capaci di attirare gli investitori nella speculazione. Il tipico “questa volta è differente”.

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  • Salite rapide e vertiginose hanno sempre come controaltare discese altrettanto brutali. Difficile scamparla con una lunga fase laterale senza perdite.
  • Il punto precedente ha spesso il sopravvento su ogni ragionamento razionale impostato su obiettivi e lungo periodo.
  • L’ampiezza di mercato è fondamentale. Quanto un rialzo è sostenuto da poche azioni allora non si può definire sostenibile.
  • I mercati orso (ribassisti) vivono tre stadi. Una prima pesante correzione che lascia smarriti e confusi. Una seconda fase di rimbalzo che genera la speranza e la fiducia. Una terza fase di nuovo pesante ribasso che lascia spazio a scoramento e depressione.
  • Quando tutto gli esperti sono d’accordo sulla direzione di un mercato state all’erta e cominciata a ragionare in modo contrarian.
  • La psicologia dell’investitore si ripete in modo ciclico. Quando il mercato sale è tutto merito del talento, quando scende della sfortuna.

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Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta

Molto spesso gli investitori si fanno tentare da forme più o meno esoteriche di scommessa. “Acquistare” volatilità è una di queste e ringrazio un nostro assiduo lettore per avercelo ricordato.

Il desiderio di essere sempre dalla parte giusta fa parte dell’essere umani. Non si accettano le sconfitte finanziarie e si vuole che ogni Euro investito sui mercati progredisca giorno dopo giorno (per questo guardiamo continuamente il nostro deposito titoli).

Ecco allora che quando sui giornali appaiono costanemente titoli che richiamano i massimi storici delle borse contestualmente al minimo della volatilità si fa una bella associazione e si pensa che comprando quest’ultima si evitino le perdite sul mercato azionario e si guadagnino soldi salendo sull’onda della volatilità.

L’aspettativa di volatilità sullo S&P500 americano è misurata dall’indice VIX.  Quando la borsa scende il Vix sale e viceversa.

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1 Volta su 2 i Prezzi delle Azioni Salgono Durante una Recessione Economica

Libro consigliato per l’estate: Michael Mauboussin – L’investitore saggio. Viaggio nell’imprevedibilità dei mercati

Dal 1926 gli Stati Uniti hanno visto in media una recessione ogni 59 mesi mentre ad oggi siamo a quota 80 mesi dall’ultima variazione negativa di Pil. Durante le fasi intercorse fra due recessioni in media la borsa americana è salita del 111% ora siamo sopra al 140%. Tutto farebbe pensare che “stiamo prendendo a prestito tempo” e forse è così. Ma come disse anni fa l’economista Paul Samuelson “The stock market has forecast nine of the last five recessions” (in italiano il mercato azionario ha previsto nove delle ultime cinque recessioni), segno che il mercato non sempre azzecca le previsioni catastrofiche e che non tutti i bear market sfociano in recessioni. Ne abbiamo già discusso qui. Continua a leggere

Tra Drammi e Bruciature

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Nei giorni immediatamente successivi alla Brexit abbiamo assistito ad una corsa selvaggia a chi sparava la frase più forte e drammatica per descrivere il calo dei mercati azionari. Bruciati miliardi, perdita in una sola giornata peggiore della storia, collasso Brexit, inizio della fine, ecc…

Come ben sapete i mercati finanziari hanno bisogno di tempo per lavorare e produrre rendimenti interessanti. Purtroppo però alcuni consulenti e diversi media finanziari (ma non solo) fanno di tutto per trascurare questo concetto che poi diventa di attualità solo nel momento in cui le cose vanno male.

 Tutti quanti vorremmo guadagni rapidi senza rischio di perdite. Purtroppo le probabilità non sono dalla nostra parte e il tempo nemmeno.

Io pure vorrei vivere fino a 150 anni con il fisico di un 20enne, purtroppo è semplicemente impossibile.

Peccato che in mezzo a questo mare di pessimismo tutti quanti hanno omesso di dirvi che il calo mensile del mese di giugno è solamente il 20esimo della storia recente (ultimi 20 anni) dell’Eurostoxx 50 total return.

Ma come direte voi? Non ci hanno raccontato del collasso, della speculazione, delle banche, dei soldi bruciati, bla bla e bla. Continua a leggere

Se Andrà Male Andrà Bene

La società di consulenza americana Pension Partners di recente ha pubblicato un post  dove cerca di vedere i mercati con ottimismo anche in ottica di lungo periodo. Ovviamente in America i timori di un ribaltone di borsa ci sono alla luce dei nuovi massimi storici fatti segnare dallo S&P500, ma questo non dovrebbe distrarre l’investitore dai suoi obiettivi di lungo periodo.

Nel post vengono presi i peggiori periodo da 15 anni  partendo dagli anni ’20. Utilizzando i dati storici la risposta è che in passato solo nel 1,3% dei casi, a distanza di 15 anni, gli investitori del mercato azionario avrebbero perso denaro in termini nominali e stiamo parlando del periodo 1929-1943.

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Ottimisti o Pessimisti

Qualche grafico interessante presentato sul blog di Meb Faber  e riferito allo stato attuale del sentiment degli investitori americani. Tutto parte dal fatto che gli investitori sono parecchio pessimisti al momento, come si capisce bene dal triangolino verde sulla barra verticale che contraddistingue i bullish  (o rialzisti).

Questo numero storicamente (o meglio da quando sono cominciate le rilevazioni di sentiment) porta ritorni medi del 15% annuo per il prossimo lustro.  Il problema è che in realtà coloro che sono ribassisti (bearish) sono ampiamente meno del 50%. Quello che fa la differenza rispetto al periodo storico analizzato, 1987-2016, è la platea dei neutrali.

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1 Volta su 2 i Prezzi delle Azioni Salgono Durante una Recessione Economica

Dal 1926 gli Stati Uniti hanno visto in media una recessione ogni 59 mesi mentre ad oggi siamo a quota 80 mesi dall’ultima variazione negativa di Pil. Durante le fasi intercorse fra due recessioni in media la borsa americana è salita del 111% ora siamo sopra al 140%. Tutto farebbe pensare che “stiamo prendendo a prestito tempo” e forse è così. Ma come disse anni fa l’economista Paul Samuelson “The stock market has forecast nine of the last five recessions” (in italiano il mercato azionario ha previsto nove delle ultime cinque recessioni), segno che il mercato non sempre azzecca le previsioni catastrofiche e che non tutti i bear market sfociano in recessioni. Ne abbiamo già discusso qui. Continua a leggere