Investire in indice a capitalizzazione o equipesati?

Orizzontale, Pan, Pesare

Quando le cose non vanno particolarmente bene sui mercati azionari compaiono con un tempismo incredibile quelle ricette più o meno esoteriche che in teoria avrebbero garantito una maggiore protezione dalla caduta nei prezzi. Stranamente le stesse ricette con titoli acchiappa clic del tipo “come guadagnare dal ribasso dei mercati“, scompaiono dai radar nel momento in cui la marea si alza portando di nuovo in alto i valori degli asset finanziari come è successo in questi primi mesi del 2019.

Di recente il dibattito meglio indici a capitalizzazione piuttosto che equipesati ha preso piede.

Gli indici composti da azioni con un peso proporzionale alla capitalizzazione di mercato tendono a concentrarsi maggiormente su aziende e settori che hanno ben performato negli ultimi anni. Vedi la tecnologia nell’ultimo ciclo di bull market sui mercati americani.

Gli indici equipesati non risultano sbilanciati dal punto di vista settoriale, ma a loro volta tarpano le ali a quelle società ad elevata crescita che nei prossimi anni potrebbero essere i campioni del listino.

Le statistiche si fermano al 2017 ma grazie a questo articolo possiamo fare un pò di chiarezza. Continua a leggere

Day by day

surf up and down stock

Eccellente articolo di Michael Batnick sul blog Theirrelevantinverstors.com dedicato all’inutilità di cercare di catturare giorno per giorno gli up and down del mercato azionario.

Michael comincia con un’affermazione assolutamente corretta ed incontestabile. Il lungo termine è una sequenza di brevi termini.

La statistica che viene analizzata nel post è disarmante per la sua semplicità e crediamo dovrebbe essere tenuta sempre a portata da coloro che stanno cercando di imparare come investire i propri risparmi.

Si investono,  non giocano.

La prima tabella ci fa vedere quanti sono stati i giorni positivi e negativi dal 1990 a fine ottobre 2018 sullo S&P500. Leggera preferenza (ma neanche di tanto) dei positivi sui negativi. Continua a leggere

Il bear market è arrivato. E adesso?

Con  il prezzo di chiusura della vigilia di Natale di 2351 punti, lo S&P500 ha perso più del 20% dai massimi di questo ciclo rialzista cominciato nell’ormai lontano 2009. Siamo tecnicamente entrati in bear market anche sul mercato azionario americano.

La misura del 20% è puramente simbolica, ma nell’ultimo secolo finanziario è stata adottata come metro universale per confermare il passaggio da un mercato toro ad un mercato orso.

Ma cosa dobbiamo aspettarci ora che questa correzione in doppia cifra è arrivata anche sulla borsa più importante del mondo?

Tanto per cominciare vi consiglio una ri-lettura di un nostro post del 2015 dal titolo “Investire sulla Borsa americana”. 

Da questo articolo potrete estrapolare un sacco di numeri e statistiche più che mai attuali, ma intanto cerchiamo di stare tranquilli. Se anche i nostri investimenti stanno perdendo il 20%, la storia ci dice che fra 10 anni c’è una bassa probabilità che un investimento sull’azionario americano risulti in perdita. Bassa non vuole dire nulla e certo, tutto può succedere; qualcuno (come sempre) comincerà presto a dire che questa volta è diverso ed il pessimismo comincerà a guadagnare terreno nelle menti degli investitori.

Personalmente vedo nelle correzioni di mercato, anche così profonde, un elemento positivo. Quello che tre mesi fa costava 100 ora costa 80 e l’anno prossimo continuerà a pagarmi il 2/3% di dividendi. Nessuno può negare che comprare ora è un affare migliore rispetto a fine settembre. Continua a leggere

-10% sull’azionario, ed ora che si fa?

Ringrazio Ben Carlson per gli ottimi e tempestivi post presenti sul suo blog https://awealthofcommonsense.com sempre fonti di riflessione ed analisi.

La settimana scorsa Ben ha prontamente soddisfatto il desiderio dei suoi lettori incupiti dall’aver subito un calo del 10% in poche settimane sul valore dell’investimento azionario. Ovviamente nessuno ricorda il +250% dello S&P500 dai minimi del 2009 (con un rendimento annuo composto di quasi il 14%), ma va bene così la storia viene ricordata solo quando è negativa, almeno per gli investitori.

Adesso poi che il giochino “mi compro il Btp al 3% di rendimento e sono sicuro di quello che avrò ottenuto alla fine del mio percorso di investimento” impazza, è sempre più difficile convincere un investitore italiano (ed un consulente finanziario che cerca naturalmente la via più semplice per evitare il conflitto con il cliente) della bontà di un investimento azionario nel lungo periodo.

Proviamo in questa improba impresa con le statistiche estrapolate dal blog americano. Continua a leggere

Tre motivi per compiacersi di un mercato ribassista

Titolo un pò provocatorio, ma neanche tanto se ci conoscete. Uno dei post più letti del nostro blog è questo “Sei un giovane investitore? Allora spera in un bel crash di mercato” ed è per questo che abbiamo apprezzato un post sul sito MarketWatch.com di uno degli autori del celebre blog americano HumbleDollar.com, John Lim. In pratica John elenca 3 benefici di un bear market sui quali concordo pienamente.

Il primo è che una correzione nei prezzi del mercato azionario deve essere benvenuta da coloro che hanno un orizzonte temporale di investimento medio lungo.

Ottenere degli sconti su merci o servizi che acquistiamo ci fa sempre stare bene, perchè non è così anche per le azioni?

Ancora più strano è capire perchè la mente umana ha nell’immediato un godimento assoluto nell’acquisto di un bene spesso e volentieri deperibile e che perderà valore non appena usciamo dal centro commerciale o da una concessionaria di auto, mentre sta malissimo quando vede scendere il prezzo delle proprie azioni che solitamente si rivalutano nel corso del tempo. Continua a leggere

Amica Volatilità

La volatilità sul mercato azionario mondiale è tornata e questo, dopo un’annata di minimi storici in termini di oscillazione dei prezzi, era una cosa assolutamente normale e prevedibile.

Sapete bene cosa pensiamo della volatilità dei prezzi azionari, opportunità e non certo rischio per un investitore di lungo termine. La volatilità è il prezzo da pagare per una over performance nel lungo periodo. Questa frase non è nostra ma l’abbiamo estrapolata da un interessante articolo apparso sul sito inglese di Vanguard

Di questo articolo riteniamo interessanti alcuni passaggi che vogliamo condividere con i lettori.

Il primo è relativo a quello che successe nel 2008. L’indice americano S&P500 trovò a novembre 2008 il suo picco di volatilità, ma chi tenne duro fino a quando la volatilità scese 10 mesi dopo sotto la sua media storica avrebbe prodotto un ritorno del 33%. Come giustamente dice il premio Nobel Daniel Kahneman, se possedere azioni è un progetto di lungo termine per noi stessi, seguire il loro andamento nel breve termine è veramente una cattiva idea, anzi è la cosa peggiore che possiamo pensare di fare.

In fondo la volatilità altro non è che la misura di quanto il rendimento del nostro investimento si discosta dal suo valore medio. Meno guardiamo l’andamento del nostro portafoglio meno rischiamo di vedere numeri che potrebbero infastidirci e rovinare il nostro piano di investimento. Continua a leggere

Il Mercato Scende, Che Facciamo?

Visto che questa è una delle domande più gettonate del momento riprendo un post datato settembre 2015, ma sempre attuale soprattutto nell’attuale contesto di mercato. Buona lettura

Nel post di ieri accennavo al fatto che le correzioni di mercato sono benvenute perché alzano le aspettative di rendimento di chi investe con un orizzonte temporale di lungo periodo. Il sempre ottimo Morgan Housel è riuscito a sintetizzare in un articolo il concetto, ma soprattutto ha cercato di rispondere alla classica domanda che un investitore si pone quando i mercati cominciano a diventare molto nervosi portando il segno meno sul ritorno dell’investimento fatto in precedenza.
Partendo dal presupposto che nessuno sa cosa potrà succedere da adesso in avanti, l’unica amica che abbiamo a disposizione è la statistica. Continua a leggere