
Fonte immagine: Metalskunk.com – In pochi sanno che una rivisitazione della serie Simpatiche Canaglie venne realizzata nel 1994 e vantava nel cast Donald Trump (ovviamente il padre cinematografico di uno dei ragazzini pestiferi)
Finalmente è arrivata. Con la discesa del 10% della borsa americana e soprattutto delle borse mondiali espresse in euro, la prima correzione di mercato del 2025 è cosa fatta.
Nella pluridecennale storia di ICBS, titoli con parole chiave “bear market” sono stati evento raro.
Primo, perché non ho mai avuto nessun interesse ad acchiappare click.
Secondo, perché le borse passano la maggior parte del loro tempo a salire; prevedere un bear market è esercizio perdente già in partenza per ragioni meramente statistiche.
Nelle poche volte in cui ho citato l’orso credo comunque di aver offerto ai lettori considerazioni di buonsenso che hanno fatto (con il senno di poi) la gioia di chi senza farsi distrarre da rumore e negatività varie sui ribassi non vendeva, ma comprava.
La rilettura di quegli articoli anticipatori o coincidenti temporalmente con periodi di alta volatilità del mercato azionario, ha permesso al sottoscritto di verificare come siamo tutti, esperti e non esperti, influenzati dal momento che stiamo vivendo e dal rumore di sottofondo. Nessuno ne è esente, neanche chi professa il contrario.
Al tempo stesso ho potuto verificare la forza e l’importanza di certe convinzioni evergreen che a più riprese ho supportato con numeri e non con sensazioni.
Ho riflettuto sull’inserire la parola bear market anche nell’edizione 2025 di questo articolo. Ho deciso di non farlo.
Non so se accadrà. Chi può saperlo. Forse sì o forse no.
E dirò una frase che molti evitano di pronunciare in finanza. Questa volta è diverso. Sarebbe stupido dire che non lo è.
Le cause che innescano quella che per il momento è da considerare una semplice correzione di mercato sono molteplici. Queste cause non sono mai le stesse. Per questo ogni volta è diverso.
Tanto per citare i due casi più recenti di bear market, 2020 e 2022, la miccia si è accesa per motivi ben differenti da quelli che oggi hanno portato ad una semplicissima correzione di mercato dopo due anni di Bonanza.
Gli indizi del soggetto da incolpare portano inevitabilmente al bulletto americano che sta oggi a capo della Casa Bianca. Ma sappiamo che non è mai così. Serve un capro espiatorio per trovare qualche giustificazione a malesseri che hanno radici anche altrove.

L’acquisto di una Tesla da parte di Trump con l’approvazione “interessata” di Elon Musk
I bulli solitamente si comportano con aggressività perché hanno tanta rabbia dentro. Oppure perché sono consapevoli di avere dei limiti che solo con le cattive possono essere occultati. A volte però i bulli potrebbero anche avere una parte di ragione, ma la “vivacità” con cui esprimono le opinioni li mettono subito dalla parte del torto.
Gli ex amici dei bulletti all’inizio rimangono confusi e smarriti di fronte al loro atteggiamento e si chiedono perché questo accanimento.
Passato lo shock (e se hanno una discreta dose di intelligenza e a volte senso di autocritica) possono tentare di arrivare ad un compromesso uscendone più forti e senza lividi. Andare al braccio di ferro quasi mai è una soluzione, ma se la stupidità prevale non è una conseguenza da escludere a priori.
Quelli che stiamo vedendo oggi sono eventi di portata epocale e fra qualche anno comprenderemo le conseguenze.
Un Presidente americano che dichiara apertamente ai propri cittadini che l’economia domestica andrà in recessione prima di vivere un’età dell’oro, è qualcosa che crea incertezza e smarrimento nei mercati. Anche il bullo vuole cambiare il “sistema” a lui nemico e cosi promette di rompere il naso a chi si oppone alle sue volontà, garantendo futuri benefici a tutti coloro che si allineano fin da subito senza reagire.
Che lo stesso Presidente americano volti le spalle agli storici alleati (europei, ma non solo), innescando una sanguinosa (per ora sulla carta) guerra commerciale, è un qualcosa che crea tensione, ma anche sfiducia.
Dal Dopoguerra a oggi certi equilibri ed alleanze non mi risulta siano mai stati messi in discussione. Normale provare un senso di smarrimento, soprattutto da parte di chi colpevolmente si è cullato sugli allori rifugiandosi dietro coloro che oggi non vorrebbero più essere nostri amici. Se non alle loro condizioni.
Che sia una partita di poker, come dice qualcuno cercando di interpretare mosse apparentemente illogiche, oppure che si tratti di una sopravvalutazione clamorosa dell’anziano con il ciuffo scolorito, l’incertezza che segue lo smarrimento è una naturale conseguenza. Anche in borsa.
L’incertezza inevitabilmente porta dietro di sé volatilità nei prezzi e nell’economia e questo alle aziende non piace. Ristrutturazioni e rinvio degli investimenti sono effetti inevitabili, ma storicamente di breve durata. Ogni società privata si adatta al nuovo ambiente e poi ricomincia a fare utili. In caso contrario viene espulsa dal mercato lasciando spazio a nuovi attori più competitivi.
La sfiducia è invece un qualcosa di diverso rispetto all’incertezza. Richiede anni per essere ritrovata spostando equilibri che sembravano monoliti.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare che i punti di vista sono differenti.
Ad esempio, solo il 49% degli americani oggi disapprova la politica del bullo (erano comunque il 40% un mese fa). Noi europei abbiamo una visione molto più critica perché ci sentiamo vittime di chi però ha avuto un grande pregio. Scoprire e mettere a nudo le nostre debolezze e colpe.
Oggi è altamente improbabile che un imprenditore europeo o canadese o sudafricano decida di delocalizzare la propria impresa negli States solo per evitare i dazi. Incertezza e sfiducia sconsigliano mosse avventate.
Ma questo non significa che quell’imprenditore se ne starà fermo con le mani in mano senza fare nulla. Esplorerà nuove opportunità e cosi lo spirito animale lo spingerà a produrre valore nei mesi e anni successivi. In altre parti del mondo o a casa propria.
Ecco perché questa volta è diverso.
Gli equilibri economici e politici che abbiamo conosciuto dal dopoguerra fino al 2024 stanno cambiando e per un pò di tempo la fiducia reciproca tra le parti in gioco non sarà più la stessa.
Quanto e come cambieranno gli equilibri non lo so, non faccio di mestiere l’analista geopolitico, ma credo che il mondo ex USA occidentale e democratico ha capito. Aveva esagerato ad approfittare del comodo ombrello americano ed ora è arrivato il momento di fare da soli.
E così, il ragazzino intimidito, con intelligenza e dopo aver messo qualche muscolo in più nei punti giusti, si spera comincia a ragionare su nuovi modi di affrontare la vita (e il bullo). Questa volta sfruttando a proprio vantaggio il suo atteggiamento e magari riavvicinandosi a vecchi amici.
Un esempio? I dazi voluti dal Presidente americano si basano sull’assunto che l’Europa naviga nel surplus commerciale a danno degli Stati Uniti. Il che è vero, ma solo per le merci.
Se infatti prendiamo in considerazione solo i servizi in realtà è l’America ad essere in surplus.
Eh già. L’abbonamento che pagate a Netflix, la piattaforma YouTube sulla quale guardate i vostri video preferiti, il sistema operativo che fa funzionare l’oggetto che vi permette di leggere adesso questo articolo, ma anche le commissioni che pagate a qualcuno dei vostri ETF preferiti, sono tutte importazioni di servizi che, in maniera un pò articolata, via Irlanda o paradisi fiscali vari, finiscono nelle casse di qualche multinazionale americana. Dazi del 200% sul vino europeo? Ok allora noi mettiamo il +400% di dazi sugli abbonamenti di Netflix, oppure il +600% sull’abbonamento a ChatGpt di turno e così via.
Ogni area economica ha elementi di vulnerabilità ed è proprio su questo che l’ordine mondiale, come lo chiama qualcuno, ha evitato conflitti bellici su larga scala, almeno finora.
Il bullo è perfettamente consapevole che il suo debito deve essere finanziato dall’estero, altrimenti svalutazione (desiderabile), aumento dei tassi (indesiderabile) e ristrutturazione del debito (improbabile) potrebbero essere effetti collaterali non irrilevanti per gli Stati Uniti e il loro popolo. Per questo il bullo non arriverà (credo) a rompere il naso alla sua vittima.
Non conviene a nessuno. Si ritornerà a fare i conti con la realtà e diplomaticamente, lontani dai riflettori, si ragionerà su come uscire tutti quanti più ricchi da questa vicenda, fidandosi un pò meno l’uno dell’altro. Il che non è necessariamente un male.

Bilancia commerciale beni e servizi USA-UE Fonte: Perplexity
Gli indici azionari mondiali si adatteranno ai nuovi scenari. Forse l’eccessivo peso raggiunto dall’America in questi anni si ridimensionerà. Non è la prima volta che l’America ha avuto tutta questa importanza sui mercati. Poi, come in tutti i cicli, il ritorno verso la media fa il suo sporco lavoro. Non sappiamo quando avverrà, ma accadrà e l’importante è esserci, proprio per poter beneficiare di questi cambiamenti.
Borse mondiali, se la troppa concentrazione non è un difetto
Le paure ancestrali che circondano l’azionario oggi non sono diverse da quelle di ieri.
Paure che incredibilmente oggi non le troviamo su una tipologia di investimento che dal Covid in avanti ha sperimentato drawdown (ovvero correzioni dai massimi) superiori a quelle dell’azionario. L’investimento obbligazionario è un esempio perfetto di asset nato per conservare il capitale, ma che negli ultimi tempi non ha rispettato le consegne. Eppure non vedo scene di isterismo per ETF obbligazionari che perdono ancora in doppia cifra. Perché averle per l’azionario allora?

Max drawdown azionario globale vs obbligazionario europeo 2021-2025. Fonte: Portfoliovisualizer al 13.3.2025
Ma torniamo al mercato azionario perché comprendo bene le preoccupazioni di chi ha comprato negli ultimi mesi, oppure anni, ETF/fondi contenenti tante azioni.
Utilizzando le perfomances di un qualsiasi ETF azionario globale scopriamo che il dato cumulato comprensivo dei dividendi incassati è stata del:
- 10% a 1 anno
- 38% a 2 anni
- 36% a 3 anni
- 50% a 4 anni
- 115% a 5 anni
- 100% a 6 anni
- 115% a 7 anni
- 120% a 8 anni
- 165% a 9 anni
- 145% a 10 anni
Ognuno si identifichi in uno o più di questi periodi e tragga le sue conclusioni.
Per darvi un aiuto (o una consolazione), posso però dirvi che un bear market mediamente nella storia delle borse mondiali ha avuto una profondità di circa il 35%, il che renderebbe infelice chi ha investito nell’ultimo anno, con guadagni a zero per chi ha investito negli ultimi 2 e 3 anni, arrabbiati per non essere usciti sui massimi (ma comunque più ricchi dalla partenza) tutti gli altri.
Questa sequenza di performance ci dice anche un’altra cosa importante. Che le percentuali di guadagno attraversano momenti di relativa staticità per poi subire ampie variazioni in breve tempo. Stare fuori non è evidentemente la soluzione, essendo per natura questi movimenti imprevedibili.

ETF iShares Core Msci World. Correzione in corso e bear market medio storico
Per questo è estremamente difficile fare previsioni a 1 come a 10 anni.
Le borse ci sorprendono continuamente. E lo fanno pure i tassi di interesse. E l’inflazione. E la politica.
Le borse hanno continuato a salire anche quando le valutazioni relative sembravano remare nella direzione opposta. E ora scendono soprattutto a causa del mondo tech proprio nel momento in cui l’intelligenza artificiale è diventata mainstream, illudendo tanti investitori di un nuovo Eldorado a portata di mano.
Tra una televendita di usato sicuro Tesla in compagnia dell’allegro trio Trump-Musk (senior e junior) e un mercato americano che formalizza la prima correzione del 2025 dopo aver dimenticato le 7 sorelle in Autogrill, forse è meglio lasciar parlare l’indice azionario mondiale che in un secolo di storia ne ha viste di cotte e di crude e che semplicemente si sta auto ripulendo da certi eccessi.

Fonte: BlackRock
Compresa quella attuale sono 35 le correzioni di borsa a Wall Street dal 1928 a oggi (per correzioni si intendono quei cali di prezzo compresi tra -10% e -20%).
Il profilo tipico di una correzione è quello di chi perde in media il 14% in poco più di 110 giorni.
L’ultima correzione risale all’estate 2023 con una profondità del 10% e una durata di 88 giorni. Esattamente identica, quanto a profondità alla prima correzione del lontano dicembre 1928, che durò appena 29 giorni racchiudendo in sé i germi di qualcosa di peggiore.
Ovvero il bear market della Grande Depressione.
Aggiungendo i 22 bear market (per mercato orso si intendono ribassi superiori al 20% rispetto ai massimi precedenti), arriviamo ad un totale di 57 volte in quasi un secolo in cui le borse americane si sono mosse all’ingiù di almeno il 10%. Come oggi.
Tre correzioni su quattro non si trasformano in bear market, questo per dire che potrebbe anche essere già finita qui. Oppure no.
Quello che sta succedendo è quindi perfettamente normale, le borse non salgono mai in linea retta. Quello che non sappiamo è se nei prossimi mesi la correzione si trasformerà in qualcosa di più intenso oppure sbiadirà.
Va fatta una distinzione netta tra chi sta vivendo una fase di accumulo del risparmio (e quindi è compratore di asset finanziari) e chi una fase di decumulo (quindi venditore di asset finanziari).
Se il secondo farebbe bene a premurarsi di aver costruito adeguatamente un portafoglio che vedrà, in costanza di prezzi di mercato, diminuire il suo valore (i prelievi per finanziare spese di vita più l’inflazione), il primo farebbe bene a osservare il grafico che propongo qui sotto.
Questo grafico esprime i rendimenti annui composti a 2, 5, 10, 20 e 30 anni di un indice azionario globale reinvestendo i dividendi (al lordo delle tasse ed espresso in dollari Usa rilevazioni mensili).

Fonte Bloomberg ed elaborazioni dell’autore
La base dati statistica parte dagli anni 70 ed è abbastanza agevole comprendere fortune e sfortune dei partecipanti in oltre mezzo secolo di storia.
A distanza di 2 anni dall’investimento iniziale ci si poteva trovare con perdite annue superiori al 20% (ma anche guadagni di oltre il 30%).
Oppure a distanza di 5 anni le perdite annue sono state comprese tra 0% e 5% (ma anche con guadagni di oltre il 20%).
O ancora a distanza di 10 anni il peggio che è capitato è stato di perdere ogni anno fino al 3% all’anno (ma anche di guadagnare oltre il 15%).
Ho parlato volutamente di estremi, nel bene o nel male, perché sono accaduti.
Come il futuro potrebbe assumere pieghe diverse dal passato, è altrettanto vero che il passato, se negativo, è una cicatrice che qualche investitore si porta ancora addosso perché realmente vissuto.
Gli scenari peggiori, per un ovvio quanto comprensibile istinto di autoconservazione, sono quelli che attirano maggiormente l’attenzione. Però sui mercati finanziari sono temporalmente poco rilevanti e questo spesso sfugge al pessimista.
Performance negative a 2 anni si sono registrate nel 16% del tempo. Segni meno a distanza di 5 anni si sono visti nel 11% del tempo. A 10 anni nel 3%. A 20 e 30 anni mai.
Quindi osservando la storia su un orizzonte temporale di 10 anni, tipicamente quello minimo consigliato per investire in azioni, nel 97% del tempo il risultato finale nominalmente parlando è stato positivo, con una crescita media superiore al 9% all’anno per quello che riguarda l’azionario mondiale.
E 10 anni sono un orizzonte temporale dove cali compresi tra il 20% e il 30% sono praticamente garantiti.
Molto più rari, ma comunque probabili, sono scenari di correzioni più profonde nell’arco di un ventennio. Il male necessario ed inevitabile per il bene che seguirà.

Se siamo accumulatori ogni evento negativo che ci accompagnerà nei prossimi mesi sarà una eccellente opportunità per dirottare risparmio infruttifero su investimenti ben più remunerativi nel lungo termine.
Se non avremo risparmio nuovo da investire, ma il tempo davanti a noi è comunque lungo prima di passare alla cassa, dobbiamo sapere che prendersi in faccia un -20% quest’anno e un -20% anche l’anno prossimo, è esattamente la stessa cosa che subire il ribasso con la stessa intensità allo scoccare del diciannovesimo e ventesimo anno. Eppure, chissà perché, non siamo preoccupati se per i primi 18 i nostri investimenti viaggiano alla grande.
Il rischio della sequenza dei rendimenti
Agire nella direzione opposta in questi momenti, ovvero uscire da un investimento, ha senso se siamo depositari di informazioni che nessun’altro conosce oggi su questa Terra; oppure se improvvisamente obiettivi ed orizzonte temporale sono cambiati.
Siccome il primo caso mi sentirei di escluderlo, ragionate solo sul secondo.
Se anche questo non è un tema, allora per la salute mentale vostra e finanziaria del portafoglio di investimento, il consiglio che mi sento di dare è state tranquilli e attendere che il mercato nei prossimi n anni vi riconosca il 6-7-8-9-10% (o quello che sarà) di rendimento annuo composto al netto di tutte le oscillazioni inevitabili.
Molto semplicemente perché è la storia a suggerirci che è sempre andata così.
Non chiuderò questo lungo articolo senza celebrare l’importanza della diversificazione.
Perché la storia dei bachi da seta spiega bene quanto è importante diversificare
Un beneficio, quello di diversificazione degli investimenti, che vale per l’azionario di una stessa geografia. Possedere un indice (cap o equal weighted non importa) è molto meglio che possedere una singola azione o un singolo settore.

Beneficio di diversificazione che vale anche tra geografie diverse di una stessa asset class (in questo caso quello azionaria).

Azionario America vs azionario ex USA da inizio 2025. Fonte dati: Exact Analysis al 13.3.25
E vale tra asset class differenti (in questo caso azioni e obbligazioni).

Azionario mondiale vs obbligazionario globale eur hedged da inizio 2025. Fonte dati: Exact Analysis al 13.3.25.
Certo sono solo due mesi e mezzo di mercato e ad agosto o dicembre potremmo stare qui a parlare di cose ancora differenti.
Ma la diversificazione lavora al posto nostro come miglior gestore del rischio al mondo. E passa le informazioni migliori al miglior gestore di market timing al mondo. Il ribilanciamento.
Ribilanciamento, come abbassare il rischio con poco sforzo
Avremo avuto fortuna in Meridian, ma nella più assoluta trasparenza che ci contraddistingue, il ribilanciamento pubblicamente segnalato a fine 2024 è stato finora un eccellente capolavoro di gestione del rischio e di timing di mercato.
E questo sarà un chiodo che continuerà ad essere battuto sui portafogli dei nostri clienti nel corso dei prossimi anni.
Perché sono azioni semplici da spiegare, poco costose e hanno dimostrato non di essere le migliori in assoluto in ogni momento, ma di funzionare in maniera eccellente e costante nel lungo periodo per realizzare finalmente gli obiettivi di vita e finanziari.
Buon investimento.
