By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 8 Luglio, 2022|

Ogni sei mesi è buona cosa iniettare nuovamente nel nostro organismo la Vitamina C dei principi del buon investire. In questo 2022 l’appuntamento con questa pratica è arrivato dopo uno dei semestri peggiori della storia dei mercati finanziari.

Le grandi banche di investimento sono solite, all’inizio di ogni anno, fare le “previsioni” sull’anno che verrà. I loro report si chiamano “The Year Ahead” oppure “Next Year’s Outlook” e ne avrò letti almeno una ventina nei miei 25 anni sui mercati finanziari.

Indovinare il futuro andamento del mercato è difficile

Ho letto rapporti finanziari di tutte le banche possibili ed immaginabili. J.P. Morgan (in cui abbiamo anche lavorato Riccardo ed io), Goldman Sachs, Citibank, Morgan Stanley, la defunta Lehman Brothers, Merrill Lynch (pure lei defunta, dove sono rimasto fino all’ultimo giorno quasi), Nomura, Credit Suisse, UBS e chi più ne ha più ne metta.

Mai, dico mai, che questi report abbiano indovinato cosa sarebbe veramente successo sui mercati l’anno successivo.

Per non parlare dei “target” price, del livello dello S&P500 a fine anno. Se ci “azzeccavano” era per puro caso e, comunque, mai che potessero azzeccare sempre e costantemente (altrimenti gli strateghi avrebbero fatto fagotto e messo in piedi il loro Hedge Fund).

E poi c’è il “Mid Year Outlook!”. Dopo non averci azzeccato nella prima parte dell’anno, gli strateghi di queste banche si avventurano nel cercare di indovinare cosa succederà sui mercati nei successivi 6 mesi.

Qui di seguito due titoli di articoli apparsi su Bloomberg ad inizio anno (26 Gennaio) e di recente (21 Giugno).

Ad inizio anno, Goldman Sachs e Citibank positivi e “bullish” sull’azionario.

Qualche giorno fa (21 Giugno), dopo un -23% dello S&P500 da inizio anno, tutti negativi e “bearish”. Tremendo.

Le banche fanno il loro mestiere che è quello di scrivere qualche cosa ogni giorno per giustificare le loro parcelle. E’ stato così e sempre sarà così.

Il nostro Mid-Year Outlook

Sapendo perfettamente che nessuno può prevedere il futuro e men che meno fare timing di mercato, il nostro “Mid Year Outlook” è necessariamente diverso.

E’, più che altro, un ricordare a metà dell’anno perché stiamo investendo e come dobbiamo continuare ad investire. Soprattutto dopo un semestre come quello appena passato. E’ l’iniezione di vitamina C dei buoni principi degli investimenti. Proprio come la vera vitamina C che, se non assunta a dosi regolari, tende ad uscire dal nostro organismo.

Vediamo come affrontare questo esercizio.

Prendiamo come sempre lo S&P500 come indice azionario di riferimento per dare il senso di come si sono mossi i mercati azionari principali (il FtseMib nostrano non è un mercato su cui si può investire, se non per “giocare” in borsa).

Ebbene, lo S&P500 da inizio anno è sceso in dollari del 23% dai massimi del 3 Gennaio (4796 punti), fino al minimo del 16 Giugno (3666 punti) per poi chiudere il semestre al 30 giugno a 3780 punti. L’ultima volta che lo S&P500 ha avuto un inizio così pessimo risale al 1970.

L’aspetto che più ci ha colpito è stata l’accelerazione violenta della correzione da metà giugno in avanti. In 5 giornate di contrattazione su 7, il 90% dei componenti dello S&P500 (500 titoli appunto!), sono scesi all’unisono.

Una tale negatività non si vedeva praticamente dal 1928. Il 90% dei titoli in correzione, senza distinzione di settori, prodotti, storie aziendali, fondamentali di bilancio e quant’altro. Niente, si è venduto tutto e basta.

Indice S&P500

Ci sarebbe da fermarsi qui. Ogni altro punto che si dovrebbe o vorrebbe affrontare non avrebbe la stessa importanza di quello che è stato scritto appena qui sopra.

Si vende in un mercato in discesa? No

Già sappiamo che l’errore più grande che si possa fare è vendere durante un mercato in correzione, soprattutto se si ha un orizzonte temporale di anni e non di mesi.

Ancora più folle sarebbe vendere in un mercato in cui c’è talmente tanto panico da far scendere praticamente quasi tutti i titoli di un indice importante e diversificato come lo S&P500. Vendere quando tutti stanno vendendo.

E vendono senza un perché. Oppure perché non sanno “perché” hanno investito quando sono entrati sui mercati. Non hanno un piano oppure nessuno gli ha spiegato come funzionano i mercati finanziari.

Con un dato di questo tipo, cerchiamo di dare un senso a ciò che è successo (potrei anche ripetere ciò che ho già detto, ma repetita iuvant).

Torniamo indietro al panico di Lehman Brothers del 2008-2009: il punto più basso di quella correzione fu il 9 Marzo 2009. Da quel punto, lo S&P500 è cresciuto mediamente del 17.6% all’anno (compresi i dividendi) per 12 anni consecutivi fino alla fine del 2021, appunto.

Al 3 gennaio del 2021 l’indice era salito più di 7 volte dai livelli di Marzo 2009. E’ stato uno dei bull market più importanti nella storia dell’azionario USA.

Vogliamo aggiungere che negli ultimi 3 anni di questa corsa, dal 2019 al 2021 comprendendo anche la correzione della pandemia, l’indice è salito mediamente annualmente del 24% (dividendi compresi)?

Arriva l’inflazione

Ma quando l’inflazione ha iniziato ad alzare la testa a metà del 2021, ci si è resi conto che molta di quella corsa a perdifiato era stata sostenuta da eccessi di politica fiscale (i soldi a pioggia dei governi Trump e Biden) e monetaria (i tassi a zero e gli acquisti a go-go di titoli di stato da parte della banca centrale USA).

Tutto ciò per combattere gli effetti della pandemia sull’economia. Detto in altre parole, è stata stampata troppa moneta, poi lasciata nel sistema troppo a lungo anche quando gli effetti della pandemia si stavano attenuando.

E poiché l’inflazione (come abbiamo studiato a “scuola”) è sempre un fenomeno monetario – ovvero se si stampa tanta moneta, si crea inflazione con i prezzi che salgono per l’eccesso di moneta nel sistema economico – noi investitori ci troviamo nella situazione di dover ridare “indietro” quei guadagni straordinari del triennio 2019-2021. Perché a Washington si sono resi conto, in ritardo, di aver esagerato e stanno ripulendo il sistema dell’eccesso di liquidità nel sistema economico USA.

Sicuramente la guerra in Ucraina non ha aiutato, così come i problemi delle catene di approvvigionamento di materie prime causate dalla pandemia, ma questi aspetti hanno solo esacerbato una situazione già fuori controllo da prima. La banca centrale americana ha creato questo squilibrio ed è la banca centrale USA che ci deve tirare fuori.

I mercati sono spaventati sul timore che la FED esageri e faccia entrare l’economia USA in recessione (recessione = meno consumi = prezzi in discesa = inflazione sotto controllo).

Non bisogna avere paura della recessione

La mia posizione è questa. Se dobbiamo andare in recessione in USA per curare l’inflazione, che ci si vada in recessione.

Ricordiamoci che c’è recessione e recessione. Tecnicamente una recessione significa due trimestri di crescita del PIL negativa, trimestre su trimestre. Non vuol dire necessariamente chiusura di aziende e fabbriche, perdita del lavoro, miseria e povertà.

La recessione può essere appunto un paio (o anche tre) trimestri di “decrescita” per rallentare i consumi e quindi la crescita dei prezzi.

Se è questo il prezzo da pagare per annientare l’inflazione, ben vengano dei trimestri di “recessione”.

L’inflazione (e l’inflazione alta e prolungata) ha effetti devastanti sul potere di acquisto delle persone (e in Italia con tutta quella liquidità sui conti correnti ne sappiamo qualcosa) e allora la cura è meglio che tenerci l’inflazione alta.

Con riguardo ai piani di investimento di ciascuno di noi, niente è cambiato perché niente, nel breve, li può cambiare.

Siamo investitori di lungo termine, focalizzati sui nostri obiettivi, aderenti al piano e non cambiamo i nostri obiettivi perché c’è inflazione per qualche trimestre o magari anche per un anno.

Abbiamo portafogli super diversificati, con strumenti semplici e poco costosi, e soprattutto siamo azionisti delle grandi aziende globali.

Questo è il nostro baluardo migliore contro l’inflazione. Perché ogni giorno queste aziende pensano a come combattere la loro di inflazione, migliorando i loro processi produttivi, tagliando i costi, aggiustando i listini, comprando o fondendosi con altre aziende.

Vendere il 90% delle aziende senza neanche cercare di capire come si stanno comportando i manager di queste società per ovviare ai prezzi alti e all’inflazione non è un comportamento corretto.

Noi dobbiamo sempre pensare al “perché” investiamo e ai valori che ci guidano. Non “reagiamo” agli eventi di breve termine solo perché i “mercati” hanno deciso di buttare via 450 aziende tutte insieme.

Sembra sempre che i mercati siano lì a dirci: “ io sono sceso del 20%, adesso a te la prossima mossa”.

Noi non dobbiamo stare a questo gioco, perché i “mercati” non sanno perché investiamo, con quale arco temporale, quanto stiamo investendo e come. Fanno le loro correzioni mentre noi dobbiamo stare aderenti al nostro piano.

Dopo 30 mesi di caos, tra pandemia, riaperture, richiusure, vaccinazioni, elezioni americane con l’assalto al parlamento, prodotti che non si trovano o ci mettono mesi ad arrivare, prezzi del gas che salgono esponenzialmente e poi la guerra insensata di Putin, siamo tutti naturalmente esausti.

E dico SIAMO esausti, perché anche noi siamo investiti come voi. Non dobbiamo solo “gestire” le nostre emozioni, ma anche quelle degli investitori. Ma è il lavoro che abbiamo scelto e che continuiamo a fare con entusiasmo e dedizione.

Ma è proprio quando questo senso di esaurimento raggiunge il suo apice che la capitolazione è più vicina. Si vende per andare a trovare conforto nella liquidità di conto corrente.

Ed è qui che quell’impulso deve essere gestito e dominato. E’ qui il valore del nostro lavoro. Non quello di indovinare il momento giusto per uscire e quello giusto per rientrare.

Possiamo sembrare testardi e insensibili, ma sappiamo che l’errore madornale di vendere quando non se ne può più è poi molto difficile da recuperare. Perché i mercati ripartono sempre, senza che noi ce ne accorgiamo.

Anche questa fase passerà. Come tutte le crisi del passato.

Il nostro valore aggiunto è quello di essere sempre disponibili a parlarne, a ribadire i concetti che stanno alla base del piano di investimento e a guidare chi ha deciso di seguirci verso l’altra parte della vallata.

E anche per questo semestre la nostra dose di vitamina C è stata presa…

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Un commento

  1. Il Sognatore 8 Luglio 2022 at 13:22 - Reply

    Complimenti! Ottimi contenuti!

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