Flight to Quality

Il titolo rappresenta quella classica frase che ognuno di voi sente nei momenti di tensione finanziaria in cui gli investitori si rifugiano in massa verso i titoli più sicuri come i Treasury americani o i Bund tedeschi. Chissà poi perchè non è stata coniata una frase speculare per la situazione opposta, ovvero quando dai bond si va verso le azioni come nelle ultime settimane, mah.

L’eterno sogno di ogni grande investitore è quello di saltare da una parte all’altra evitando le perdite e massimizzando i guadagni. Ovviamente tutto questo è irrealizzabile, però con curiosità mi sono studiato la strategia che he presentato Meb Faber sul suo blog alcune settimane fa.

In parole povere Faber, autore dell’eccelente ebook Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies ha simulato dal 1993 al 2015 una semplice strategia. Compro azioni dello S&P500 quando le valutazioni prezzo/utili espresse in termini di CAPE sono inferiori a 20; le vendo comprando Treasury a 10 oppure a 30 anni quando il CAPE supera 20, come ora. Ecco il risultato.

cape

Continua a leggere

Annunci

La tentazione di mediare le perdite…sbagliate

fall

Diversi investitori pensano che le correzioni (meglio se profonde) dei mercati azionari vanno sfruttate sempre e comunque per aumentare l’esposizione a quel determinato tipo di investimento.

Vero se questo discorso lo fate per indici geografici ampiamente diversificati tipi Msci World, S&P500, Msci Emu, Msci Emerging Market. Falso se prendete questo evento di mercato come una buona scusa per caricare ulteriormente la molla su investimenti regionali o settoriali molto specifici. Avete sbagliato, non ammettete l’errore e andate a mediare la perdita. Passo falso clamoroso!

Ma come Archeowealth, non sei stato tu a dirci che se siamo giovani dobbiamo sperare in un bel crash di mercato?

Certo e lo riconfermo. Ma lo ripeto sempre, un conto è investire in modo diversificato e di buon senso, un conto è fare scommesse.

Ora vi faccio un esempio reale e recente.

test1 Continua a leggere

Vi spiego con un gioco perchè conviene diversificare

Osservate l’immagine seguente e facciamo questo gioco insieme.

admin-ajax-php

Abbiamo a disposizione una moneta. La lanciamo 10 volte. Partiamo con 1000 € e se esce testa raddoppiamo il valore, se esce croce perdiamo il 50%. Ovviamente la moneta non è taroccata e la probabilità che esca testa è pari al 50%.

Nella colonna numero tre  della tabella vediamo come si muove il nostro capitale in base all’uscita di testa o croce. Con la probabilità del 50% di ogni uscita alla fine il risultato finale sarà quello di partenza, 1000€. Qualcuno dirà che possono anche uscire 8 teste e due croci. Vero ma come ben sapete “mediamente” e soprattutto quando il numero di lanci si fa più numeroso, la convergenza è sempre verso un risultato di 50 e 50 e in una vita di compravendita di strumenti finanziari è giusto prevedere osservazioni di lungo periodo.

Facciamo adesso la stessa simulazione ma assumendo di giocare ogni volta solo la metà dell’importo che abbiamo disponibile. In caso di vittoria prendiamo il 100% di quello che abbiamo messo sul piatto, in caso di sconfitta perdiamo la metà.

Con la stessa combinazione di testa e croce precedente magicamente il risultato diventa dell’80% più alto. Continua a leggere

I Rendimenti Passati non sono Indicativi di quelli Futuri

Vanguard ha una caratteristica molto importante a mio modo di vedere. Non costruisce solamente i fondi indici più efficienti del mondo, ma pubblica ricerche eccellenti dal punto di vista qualitativo.

L’ultimo rapporto di ricerca uscito sul sito ha riguardato il comportamento degli investitori e gli errori che spesso si compiono prendendo il passato come metro attendibile per stimare il futuro.

Un errore che però la nostra mente rifiuta di accettare anche di fronte a prove schiaccianti. Grazie a Vanguard noi queste prove proviamo nuovamente a fissarle nella vostra mente.

Nella società iperconnessa quale quella attuale, stanno prendendo sempre più piede i meccanismi di vendita legati ai rating o recensioni. EBay, Tripadvisor, Amazon, sono solo alcuni nomi che utilizzano il sistema delle recensioni per  indirizzare il comportamento di acquisto dei consumatori verso i venditori più affidabili. In questo caso possiamo dire che i rendimenti passati sono indicativi dei rendimenti futuri.

Peccato che questo atteggiamento mentale utilizzato quando acquistiamo prodotti o servizi di largo consumo non funziona nel mondo degli investimenti. Continua a leggere

La Semplicità Premia

copLa settimana scorsa un lettore ha posto un quesito a margine del post “Meglio stare insieme”.

Ecco qui la domanda:

Un portafoglio che comprenda un azionario e un obbligazionario globale sarebbe sufficientemente diversificato? Si potrebbe fare a meno di materie prime, oro e immobiliare o sono settori indispensabili? Rigirando la domanda, se li aggiungessimo, aumenteremmo in qualche modo il rendimento finale, la decorrelazione e l’efficienza, abbasseremmo la volatilità e i drawdown? Grazie

Qualche doverosa premessa prima di una risposta. Ogni periodo storico è diverso, ogni asset class in certi tempi è portatrice di maggior rendimento e minor volatilità oppure l’opposto.

Aggiungere ingredienti alla ricetta può sempre rappresentare un buon modo per investire su asset class dal potenziale di rendimento più interessante, oppure su strumenti in grado di ammortizzare i cali. Quando però si abusa degli ingredienti si corre il rischio di andare in overdiversificazione.

La semplicità deve essere un pilastro cruciale per ogni investitore. Portafogli con più di 8-10 prodotti cominciano ad essere “eccessivi” anche perchè si presume che con questi numeri massimi sarete già in grado di coprire i principali temi di mercato.

La domanda del lettore è un quesito classico dalla difficile risposta. Ho fatto un back test dal 1987 al 2015 per vedere cosa sarebbe successo ad un semplicissimo portafoglio investito per il  60% in azioni americane e per il 40% in bond americani. Ho poi provato a diversificare questo portafoglio mettendolo a confronto con uno più complesso. L’azionario è stato suddiviso tra 25% di azioni USA, 25% di azioni internazionali e 10% di REIT. Il residuo è andata tra 10% Bond USA, 10% Global Bond, 10% Corporate Investment Grade, 10% Commodity.

Ecco il risultato

portCome potete vedere non ci sono grandissime differenze, anzi la semplicità estrema è premiante.

Ho deciso allora di provare con un terzo portafoglio molto più complesso e frammentato.

assetEd ecco i risultati sempre dal 1987 al 2015.

port2Niente da fare, il portafoglio più semplice rimane vincente.

Ma come direte voi? E allora tutta questa menata della diversificazione? Intanto la diversificazione più importante è proprio racchiusa nel portafoglio semplice. Azioni e titoli governativi.

Poi come vi ho detto i periodi storici non sono sempre uguali ed infatti se facciamo lo stesso esercizio dal 2000 al 2015 ecco il risultato

port3A quanto pare stavolta la diversificazione più spinta ha funzionato garantendo un maggior rendimento seppur a costo di una volatilità più alta, ma comunque in grado di garantire uno Sharpe ratio migliore del portafoglio semplice.

Come vedete non ci sono soluzioni valide per tutte le stagioni. A volte la diversificazione lavora meglio, altre volte no. Quello che conta è però avere un portafoglio semplice negli stili di investimento.

Perdersi in qualche rivolo settoriale, o scommessa secca su un bond o una materia prima, tanto per citare alcuni esempi, rischia di annullare tutti gli effetti benefici di questo “pasto gratis”.

Rimante semplici nell’investire, evitate i prodotti poco trasparenti e che promettono ritorni assoluti e positivi in ogni condizione di mercato. Se poi limitate i costi allora state già avvicinandovi ad un ottimale modo di investire i vostri soldi.

Che bella palestra il 2000!

palest

Il Nasdaq Composite ha di recente superato i mitici massimi storici del 2000. Valutazioni folli fecero deflagrare una delle più importanti bolle speculative dell’ultimo secolo (quella della new economy) bolla completamente riassorbita 16 anni dopo. Da quel 10 marzo del 2000 il per un indice come il Nasdaq Composite è stato pressochè nullo.

Il Nasdaq però non è nato a marzo 2000 e non è certamente rappresentativo di tutta la borsa americana.

Considerare un’azione come un’obbligazione a lunga scadenza almeno in termini di orizzonte temporale è fondamentale. Se guardiamo al ritorno del Nasdaq Composite a distanza di 10 anni scopriamo che siamo al 9,4% composto annuo, a 20 anni scendiamo al 7,9% (qui c’è lo zampino della bolla internet appunto), a 30 anni torniamo guarda caso al 9,4% annuo.

Ovviamente questo non significa che le performance del passato si ripetono, ma nel lungo periodo tendono ad essere positive e ad appiattirsi verso livelli similari.

Un secondo punto su cui battiamo sempre è la rappresentatività di un indice. Continua a leggere

Go Global

Eccoci tornati dopo un periodo di vacanze nel “Grande Nord” europeo.

La mente preogressivamente si è liberata dalle tossine “finanziarie” accumulate durante l’anno ed ora è bella pronta a ripartire. Passare un periodo di tempo cercando di limitare al massimo l’interesse per i mercati finanziari (impossibile azzerarlo, deformazione professionale e internet che ti insegue) è un esercizio utilissimo per ridare alla mente quella giusta dose di elasticità e curiosità. Allora, pronti via. Il prima articolo di settembre ci mette subito davanti la necessità di rendere meno “domestico” il portafoglio di investimento. Scelta necessaria per alzare le prospettive di rendimento riducendo il rischio.

In una interessante ricerca, il “quant” americano Meb Faber ha sbattuto sulla faccia degli investitori americani una realtà che si fatica a voler accettare quando hai la borsa più forte del mondo e stai guadagnando un sacco di soldi dalle obbligazioni. Faber ha fatto un ragionamento semplice. Mediamente un 4% è il rendimento atteso sull’azionario USA (basandosi su vari criteri di valutazione come il CAPE di Shiller) per la prossima decade e 1,6% il rendimento atteso sui bond. Fate un classico 60/40,  togliete costi e fiscalità e mixate il peso azioni/bond a vostro piacimento, ma rimarrebbe ben poco. E allora che si fa?

Beh qui un po’ di fortuna  ce l’abbiamo perché Faber dice “Go Global” e tra il global ci sono anche gli investimenti in Europa esenti da un rischio aggiuntivo che è quello del cambio.

Un classico 60/40 su titoli americani dal 1926 al 2015 reso mediamente l’8,5%. L’inflazione ha eroso quasi 3 punti, ma si tratta in termini reali di oltre il  5% all’anno, risultato irripetibile per la prossima decade, almeno  sui parametri di valutazione attuali di borse e bond.

Quindi non bisogna più investire in America? Assolutamente no. Qui hanno sede più della metà delle capitalizzazioni mondiali e da qui parte tutto. Potrebbero esserci borse non americane che andranno meglio o che andranno peggio non raggiungendo nemmeno il 4% annuo. Bisogna diversificare, solito messaggio trito e ritrito.

Tranquilli non siete i soli a soffrire della sindrome da “home bias”. Come ha dimostrato Vanguard in una sua ricerca i risultati sono sconsolanti anche in altre regioni economiche finanziariamente ben più sviluppate di quella italiana.

E tranquilli questo non è un vizio solo dei piccoli investitori ma anche degli istituzionali come vediamo dal grafico successivo.

meb

Faber ha così elaborato il ritorno medio di un investimento 60/40 global ed ha trovato come, a fronte di un rendimento leggermente più basso (7,4%), la rischiosità del portafoglio e la massima perdita si sono abbassati (il tutto ovviamente visto da chi ha un rischio cambio basato sul Dollaro).

Il mercato vive di cicli e non necessariamente i mercati ex USA cominceranno a sovraperformare Wall Street domani. Certamente però non costa nulla diversificare su aree più convenienti che possano permetterci di alzare le aspettative di rendimento abbassando la volatilità come indica la storia.

Una piccola rinuncia di rendimento per un evidente vantaggio di maggiore protezione del nostro capitale.

Ma attenzione, gli investimenti non si limitano ad azioni internazionali ed obbligazioni statali, ci sono diversi rivoli che permettono di abbassare ulteriormente le correlazioni (o come si dice in gergo aumentare il beneficio della diversificazione).

Ad esempio gli asset reali (Oro, REIT, Inflation Linked, Commodities, ecc…). Faber, autore del libro Global Value: How to Spot Bubbles, Avoid Market Crashes, and Earn Big Returns in the Stock Market  ha creato così  il Global Portfolio dimostrando come, sulla base di dati di oltre 40 anni,  a parità di rendimento i rischi si abbassano.

Il massimo della vita con un asset allocation facilmente replicabile da ciascuno di noi e fruibile tramite l’ebook Global Asset Allocation: A Survey of the World’s Top Asset Allocation Strategies (English Edition) dove troverete le asset allocation più gettonate negli Stati Uniti dagli investitori che non vogliono gestire in modo troppo complesso i propri soldi.

A volte i consigli più semplici sono anche quelli più efficaci e invece troppo spesso si vede la finanza come un qualcosa di complicato. Ricordate che semplicità uguale risparmio di costi inutili, quindi maggiori utili e più tempo da dedicare alle proprie passioni.

Leggi anche: Portafoglio 60/40, cosa possiamo aspettarci per il futuro

 

Guadagno, Risparmio, Accumulo e Ritiro

Libro consigliato per l’estate: Antti Ilmanen – Rendimenti attesi. Investire sfruttando i premi al rischio offerti dai mercati finanziari

PORT

Sono diverse le fasi che attraversa ogni persona durante il lungo processo di accumulazione del capitale finalizzato  al raggiungimento degli obiettivi.

La prima fase del processo è quella legata alla generazione di una forma di guadagno. Da lavoro o da rendita (ad esempio un affitto), quello che conta in questa prima fase è ottenere delle entrate monetarie con una relativa stabilità.

A questo punto si possono cominciare a fare valutazioni per accedere alla seconda fase, quella del risparmio. Per fare questo è inevitabile un confronto tra la quantità di entrate e la quantità di uscite. Se queste ultime sono superiori basta fare una valutazione oggettiva e comprimere tutto ciò che non è essenziale. A quel punto si può passare alla seconda fase.

Obiettivamente per un giovane che comincia a lavorare è difficile pensare che gli importi di denaro eccedenti l’essenziale siano molto alti ed allora ecco che il consiglio “spendi meno risparmia di più” rischia di essere poco utile. Forse il consiglio migliore in questa fase è risparmia quello che puoi, ma cerca di investire su te stesso per guadagnare di più al fine di risparmiare di più.

Entrati nella fase 2, quella del risparmio, i guadagni dovrebbero stabilmente stare sopra (di molto o di poco) le spese di tutti i giorni. Aumentano i debiti, aumentano magari i componenti della famiglia, aumenta anche l’ambizione di spendere di più per godersi la vita. Ecco che entra in gioco la classica mentalità del c’è tempo per risparmiare. Continua a leggere