Imprevedibile Futuro (replica)

Replichiamo un articolo dell’anno scorso che crediamo possa essere opportuno riprendere in un momento di mercato non esattamente tranquillo come quello attuale. Meglio non farsi prendere dallo scoramento e dal pessimismo perchè chi esce dalla porta di emergenza pensando ad un incendio, ma lasciando il portafoglio in sala, non sa che dentro c’è qualcuno che con calma sta raccogliendo tutti gli oggetti smarriti.

 

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Quando decidiamo di investire, ad esempio 100 Euro, con un orizzonte temporale di 5, 10, 20 o 30 anni, creiamo nella nostra mente e nel nostro foglio di Excel un capitale ipotetico finale che potremo riscattare. Ma quali certezze abbiamo nel momento della simulazione iniziale?

Rendimento? No. Il tasso annuo composto di rendimento di un investimento (quello che spesso troverete scritto come Cagr) nessuno lo può garantire. Possiamo fare tutte le simulazioni che vogliamo, ma se non investiamo in un titolo a reddito fisso (e al lordo del rischio default), non possiamo avere la certezza del rendimento. Anche assumendo di sapere a priori quale sarà il valore medio del rendimento, la sua distribuzione nel tempo potrebbe variare alterando comunque il valore finale ipotizzato.

Inflazione? No. Se c’è una variabile imprevedibile quella è certamente rappresentata dal tasso di variazione dei prezzi al consumo fra n anni. Si possono fare stime medie di un 2% (obiettivo ad oggi della Bce), ma questo non significa che il valore finale medio sarà questo ed i tempi attuali lo dimostrano. Continua a leggere

Siete Veramente Sicuri che gli Inflation Linked vi Proteggono Sempre dall’Inflazione? (replica)

Come per la settimana scorsa abbiamo fatto le obbligazioni a tasso variabile, anche questa settimana torniamo a pubblicare un vecchio articolo che mira a rispondere alle richieste di alcuni lettori. Il tema sono le obbligazioni indicizzate all’inflazione e la loro capacità di proteggere il potere d’acquisto.  Buona lettura.

Si sente sempre più spesso parlare negli ultimi mesi di deflazione, un evento non così frequente ma che ha fatto capolino diverse volte nella storia finanziaria moderna. Gli investitori dovrebbero però essere preoccupati delle conseguenze sui propri investimenti del fenomeno ben più frequente di inflazione.

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Se gli investitori non proteggono il loro portafoglio dagli effetti deleteri dell’inflazione il rischio è quello di trovarsi con un capitale notevolmente più povero negli anni successivi. La consolazione di non aver perso nulla potrà darvi un conforto psicologico, ma non certo finanziario.
Se ad esempio manteniamo a rendimento zero 10000 euro depositati su un conto corrente bancario, con un’inflazione annua del 3% ci ritroveremo con un capitale corretto per l’inflazione di circa 8600 euro reali dopo 5 anni.
In pratica pur disponendo nominalmente di 10000 euro, il potere d’acquisto sarà quello di 8600 euro alla data di partenza. Se 5 anni prima potevate acquistare un’utilitaria con tutti gli optional, ora il pack degli accessori lo dovrete pagare.
Ecco il motivo per cui la liquidità non può essere considerato un asset di investimento soprattutto agli attuali tassi di mercato. Negli ultimi 42 anni in ben 18 casi Continua a leggere

Conoscere il proprio nemico (replica)

Nel mese di agosto pubblichiamo gli articoli più cliccati dai nostri lettori nel corso degli ultimi 12 mesi. Buona lettura!

L’inflazione è uno dei peggiori nemici dell’investitore (rendimento nominale vs rendimento reale), ma anche dello Stato esattore fiscale. Ora vi spiego perché, ma perdonatemi se virtualmente sorrido ogni volta che sento dire (anche a presunti esperti del settore finanziario), che gli attuali tassi di interesse impediscono qualsiasi forma di investimento sul mercato obbligazionario perché non redditizi. Redditizi per chi?

Ma andiamo con ordine, l’esempio è tanto semplice quanto concreto. Se investo in un’obbligazione al prezzo di 100 e cedola nominale del 4% ottengo per l’appunto un rendimento del 4%. Lo Stato mi chiede, all’atto di riscossione della cedola, il 12,5% se abbiamo investito in titolo di Stato o sovranazionale, il 26% se trattasi di bond corporate.

Quindi lo 0,50% nella migliore delle ipotesi va in tasse riducendo il mio rendimento nominale a 3,5%. Se al termine del primo anno l’inflazione risultasse del 4% noi investitori dovremmo restituire tutto il guadagno (3,50%) più 50 punti base (0,50%) visto che il mio potere d’acquisto si sarebbe ridotto dello 0,50%.

Alla fine della partita investitore -0,50%, Stato +0,50%. Continua a leggere

Il mangiatore di soldi (replica)

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Visto il recente dato di inflazione in decisa crescita arrivato dagli Stati Uniti riproponiamo un vecchio articolo sul tema che crediamo essere sempre molto educativo. Buona lettura.

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Quanti soldi servono per essere felici?

Nelle settimane scorse è uscito questo articolo.

Non sappiamo se effettivamente sono 77 mila gli Euro di reddito annuo che fanno la felicità di una persona, qualcosa di più o qualcosa di meno. A nostro modo di vedere questo importo è difficile da stimare poichè i valori, lo stile di vita, la cultura, il tessuto sociale di ogni persona rendono questo importo variabile. E’ comunque indubbio che 77 mila Euro all’anno offrono una grande tranquillità, sia in età lavorativa che durante la pensione.

Già la pensione. Ma quanti risparmi servirebbero se a 65 anni decidessi di andar in pensione ed avere a disposizione 77 mila Euro all’anno?

Sono 2,3 i milioni di Euro necessari e per 30 anni (quindi fino ai 95) potrete tranquillamente prelevare 77 mila Euro e vivere ricchi e sereni. Continua a leggere

Conoscere il proprio nemico

L’inflazione è uno dei peggiori nemici dell’investitore (rendimento nominale vs rendimento reale), ma anche dello Stato esattore fiscale. Ora vi spiego perché, ma perdonatemi se virtualmente sorrido ogni volta che sento dire (anche a presunti esperti del settore finanziario), che gli attuali tassi di interesse impediscono qualsiasi forma di investimento sul mercato obbligazionario perché non redditizi. Redditizi per chi?

Ma andiamo con ordine, l’esempio è tanto semplice quanto concreto. Se investo in un’obbligazione al prezzo di 100 e cedola nominale del 4% ottengo per l’appunto un rendimento del 4%. Lo Stato mi chiede, all’atto di riscossione della cedola, il 12,5% se abbiamo investito in titolo di Stato o sovranazionale, il 26% se trattasi di bond corporate.

Quindi lo 0,50% nella migliore delle ipotesi va in tasse riducendo il mio rendimento nominale a 3,5%. Se al termine del primo anno l’inflazione risultasse del 4% noi investitori dovremmo restituire tutto il guadagno (3,50%) più 50 punti base (0,50%) visto che il mio potere d’acquisto si sarebbe ridotto dello 0,50%.

Alla fine della partita investitore -0,50%, Stato +0,50%. Continua a leggere

Il mangiatore di soldi

mangi

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Speciale Inflation Linked (parte I)

Un pò di esperienza personale e soprattutto l’ampio materiale presente in rete, mi permettono di fare un pò di chiarezza su che cosa sono i titoli Inflation Linked. Dopo anni di torpore e deflazione, i titoli Inflation sono stati riscoperti dal marketing finanziario alla disperata ricerca di temi obbligazionari capaci di fronteggiare, nell’immaginario degli investitori, il rialzo dei tassi. Sotto forma di fondo o di obbligazione l’importante è assecondare le voglie dei clienti impauriti dal rialzo dei tassi e/o future fiammate dell’inflazione. Per gli effetti collaterali c’è sempre tempo verrebbe da dire.

Peccato che questi strumenti non possono essere paragonati ad un perfetto “hedge” contro l’inflazione, a meno che non decidiate di comprare  un titolo Inflation Linked governativo e portarlo a scadenza.

I titoli Inflation con maggiore storia sono quelli americani, i cosiddetti TIPS, nati nel 1997. I titoli hanno, come i Btpi (non i Btp Italia che hanno struttura diversa), una cedola nominale di partenza ed un valore facciale di 100 che salirà nel corso degli anni per effetto dei tassi di inflazione che via via verranno capitalizzati andando ad aumentare il valore del bond. Questo è il motivo per cui quando comprate Inflation Linked il prezzo dell’obbligazione (sopra sotto o uguale a 100) verrà aumentato di una quota di inflazione già accumulata nel corso del tempo dal bond. Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: No Brainer Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del cosiddetto “No Brainer Portfolio”, un’asset allocation molto semplice citata da William Bernstein nel suo libro più famoso The Intelligent Asset Allocator: How to Build Your Portfolio to Maximize Returns and Minimize Risk.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Portafoglio molto semplice e facilmente replicabile. Ancora una volta la fonte è Portfoliocharts.com.

25% Azioni America Large Cap (S&P500)

25% Azioni Internazionali (ex-Us)

25% Azioni America Small Cap

25% Governativi Usa breve termine

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra il risultato storico di No Brainer Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,3% con una volatilità del 13,2%.

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Imprevedibile Futuro

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Quando decidiamo di investire, ad esempio 100 Euro, con un orizzonte temporale di 5, 10, 20 o 30 anni, creiamo nella nostra mente e nel nostro foglio di Excel un capitale ipotetico finale che potremo riscattare. Ma quali certezze abbiamo nel momento della simulazione iniziale?

Rendimento? No. Il tasso annuo composto di rendimento di un investimento (quello che spesso troverete scritto come Cagr) nessuno lo può garantire. Possiamo fare tutte le simulazioni che vogliamo, ma se non investiamo in un titolo a reddito fisso (e al lordo del rischio default), non possiamo avere la certezza del rendimento. Anche assumendo di sapere a priori quale sarà il valore medio del rendimento, la sua distribuzione nel tempo potrebbe variare alterando comunque il valore finale ipotizzato.

Inflazione? No. Se c’è una variabile imprevedibile quella è certamente rappresentata dal tasso di variazione dei prezzi al consumo fra n anni. Si possono fare stime medie di un 2% (obiettivo ad oggi della Bce), ma questo non significa che il valore finale medio sarà questo ed i tempi attuali lo dimostrano.

Tassazione? No. Certamente l’Italia da questo punto di vista non può essere considerato il paese più friendly per gli investitori. Pensiamo a chi stimava rendite tassate al 12.5% solo qualche anno fa e che ora deve fare i conti con il 26%.

Tempo? No. I fatti della vita possono costringerci ad allungare il periodo di risparmio (allungamento dell’età pensionabile, perdita del lavoro, necessità famigliari tanto per fare qualche esempio), oppure di accorciarlo per necessità impreviste che vanno ad attingere dal bacino di denaro finora accantonato.

Spesa? No. E’ giusto progettare un tasso di risparmio sulla base delle condizioni attuali, ma nella vita tutto può succedere andando ad incidere sulla nostra capacità di accantonare denaro. Salute, figli, casa e tanto altro rappresentano spese programmate che a volte possono superare le nostre attese costringendoci a spendere di più e risparmiare di meno.

Perchè ho voluto elencare questi cinque imprevedibili punti che l’ottimo Charles Ellis ha citato in uno dei suoi libri?

Perchè non esiste la ricetta perfetta per il piano di risparmio perfetto. Non esiste perchè ogni persona ha una sua storia, ogni famiglia vive una sua avventura. Come ogni piano di volo o di navigazione deve tenere conto di imprevisti come il meteo, i motori, il personale di bordo, i passeggeri, anche un piano di investimento deve muoversi in un ambiente instabile.

Non è tutto semplice, non è tutto lineare, ma se almeno proviamo fin dall’inizio ad impostare una serie di progetti potremo essere certi che qualcuno di questi andrà a buon fine come previsto. Se poi saranno tutti, bravissimi…se saranno solo alcuni bravi lo stesso.

Nessuno di noi può scegliere le condizioni di mercato per il futuro, semplicemente lo farà il mercato per noi.

Esserci però è fondamentale per sfruttare le opportunità che nasceranno. Non esserci significa precludersi fin da subito ogni possibilità di aumentare la nostra ricchezza.