Il mangiatore di soldi

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Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

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Speciale Inflation Linked (parte I)

Un pò di esperienza personale e soprattutto l’ampio materiale presente in rete, mi permettono di fare un pò di chiarezza su che cosa sono i titoli Inflation Linked. Dopo anni di torpore e deflazione, i titoli Inflation sono stati riscoperti dal marketing finanziario alla disperata ricerca di temi obbligazionari capaci di fronteggiare, nell’immaginario degli investitori, il rialzo dei tassi. Sotto forma di fondo o di obbligazione l’importante è assecondare le voglie dei clienti impauriti dal rialzo dei tassi e/o future fiammate dell’inflazione. Per gli effetti collaterali c’è sempre tempo verrebbe da dire.

Peccato che questi strumenti non possono essere paragonati ad un perfetto “hedge” contro l’inflazione, a meno che non decidiate di comprare  un titolo Inflation Linked governativo e portarlo a scadenza.

I titoli Inflation con maggiore storia sono quelli americani, i cosiddetti TIPS, nati nel 1997. I titoli hanno, come i Btpi (non i Btp Italia che hanno struttura diversa), una cedola nominale di partenza ed un valore facciale di 100 che salirà nel corso degli anni per effetto dei tassi di inflazione che via via verranno capitalizzati andando ad aumentare il valore del bond. Questo è il motivo per cui quando comprate Inflation Linked il prezzo dell’obbligazione (sopra sotto o uguale a 100) verrà aumentato di una quota di inflazione già accumulata nel corso del tempo dal bond. Continua a leggere

Speciale Asset Allocation: No Brainer Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del cosiddetto “No Brainer Portfolio”, un’asset allocation molto semplice citata da William Bernstein nel suo libro più famoso The Intelligent Asset Allocator: How to Build Your Portfolio to Maximize Returns and Minimize Risk.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Portafoglio molto semplice e facilmente replicabile. Ancora una volta la fonte è Portfoliocharts.com.

25% Azioni America Large Cap (S&P500)

25% Azioni Internazionali (ex-Us)

25% Azioni America Small Cap

25% Governativi Usa breve termine

Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra il risultato storico di No Brainer Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,3% con una volatilità del 13,2%.

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Imprevedibile Futuro

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Quando decidiamo di investire, ad esempio 100 Euro, con un orizzonte temporale di 5, 10, 20 o 30 anni, creiamo nella nostra mente e nel nostro foglio di Excel un capitale ipotetico finale che potremo riscattare. Ma quali certezze abbiamo nel momento della simulazione iniziale?

Rendimento? No. Il tasso annuo composto di rendimento di un investimento (quello che spesso troverete scritto come Cagr) nessuno lo può garantire. Possiamo fare tutte le simulazioni che vogliamo, ma se non investiamo in un titolo a reddito fisso (e al lordo del rischio default), non possiamo avere la certezza del rendimento. Anche assumendo di sapere a priori quale sarà il valore medio del rendimento, la sua distribuzione nel tempo potrebbe variare alterando comunque il valore finale ipotizzato.

Inflazione? No. Se c’è una variabile imprevedibile quella è certamente rappresentata dal tasso di variazione dei prezzi al consumo fra n anni. Si possono fare stime medie di un 2% (obiettivo ad oggi della Bce), ma questo non significa che il valore finale medio sarà questo ed i tempi attuali lo dimostrano.

Tassazione? No. Certamente l’Italia da questo punto di vista non può essere considerato il paese più friendly per gli investitori. Pensiamo a chi stimava rendite tassate al 12.5% solo qualche anno fa e che ora deve fare i conti con il 26%.

Tempo? No. I fatti della vita possono costringerci ad allungare il periodo di risparmio (allungamento dell’età pensionabile, perdita del lavoro, necessità famigliari tanto per fare qualche esempio), oppure di accorciarlo per necessità impreviste che vanno ad attingere dal bacino di denaro finora accantonato.

Spesa? No. E’ giusto progettare un tasso di risparmio sulla base delle condizioni attuali, ma nella vita tutto può succedere andando ad incidere sulla nostra capacità di accantonare denaro. Salute, figli, casa e tanto altro rappresentano spese programmate che a volte possono superare le nostre attese costringendoci a spendere di più e risparmiare di meno.

Perchè ho voluto elencare questi cinque imprevedibili punti che l’ottimo Charles Ellis ha citato in uno dei suoi libri?

Perchè non esiste la ricetta perfetta per il piano di risparmio perfetto. Non esiste perchè ogni persona ha una sua storia, ogni famiglia vive una sua avventura. Come ogni piano di volo o di navigazione deve tenere conto di imprevisti come il meteo, i motori, il personale di bordo, i passeggeri, anche un piano di investimento deve muoversi in un ambiente instabile.

Non è tutto semplice, non è tutto lineare, ma se almeno proviamo fin dall’inizio ad impostare una serie di progetti potremo essere certi che qualcuno di questi andrà a buon fine come previsto. Se poi saranno tutti, bravissimi…se saranno solo alcuni bravi lo stesso.

Nessuno di noi può scegliere le condizioni di mercato per il futuro, semplicemente lo farà il mercato per noi.

Esserci però è fondamentale per sfruttare le opportunità che nasceranno. Non esserci significa precludersi fin da subito ogni possibilità di aumentare la nostra ricchezza.

Il mangiatore di soldi

mangi

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Commodity o non Commodity, questo è il dilemma

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Una recente ricerca di Research Affiliates ha cercato di fare un po’ di chiarezza circa il significato da attribuire all’investimento delle materie prime all’interno di un portafoglio di investimento.

Parto però dalla conclusione a cui giunge la società americana. Esistono tanti indici di commodities, ma ognuno di questi ha delle inefficienze che generano nei prodotti replicanti dei disallineamenti piuttosto marcati rispetto al benchmark. A questo si aggiungono fattori di concentrazione ravvisabili su indici eccessivamente pesati su certe commodity (ad esempio energy).

Detto ciò, quello che ci interessa adesso è riprendere in considerazione i lati positivi delle commodity, con un però.

Dal 1976 al 2016 la correlazione dell’indice di commodity scelto da ResearchAffiliates rispetto all’indice azionario S&P500 è stato di 0.17, irrilevante quindi. Rispetto all’indice di inflazione americana la correlazione positiva sale in modo considerevole a 0.46. I primi due messaggi sarebbero quindi, protezione dall’inflazione e capacità di diversificazione all’interno del portafoglio di investimento.

Il primo grafico ci mostra proprio la capacità che hanno storicamente avuto le commodity di ridurre la volatilità di un portafoglio di investimento inserendo 5 punti percentuali delle stesse (mediamente 53 punti base in meno di volatilità rispetto ad un classico 60% azioni 40% bond).

Fatta eccezione per il periodo immediatamente successivo al 2009, questa affermazione è vera, ma obiettivamente ha perso di peso nel corso dell’ultima decade. Anomalia, new normal o che altro, di fatto non tutto quello che è stato buono fino a oggi domani ripeterà i suoi effetti.

Questa statistica ha senso come quadro generale, ma obiettivamente non ci dice granchè sulla capacità che avranno nel prossimo futuro le commodity di attutire la volatilità con 5 punti di materie prime in portafoglio.

5 Continua a leggere

Con i piedi per terra

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Oggi poche parole, ma un paio di grafici che definirei molto consistenti.

Il primo è relativo ai bond ed alla probabilità di rendimento che saranno capaci di offrire da qui a 10 anni.

I rendimenti di oggi offrono una ragionevole, per non dire elevata, probabilità di indicare all’investitore di quale sarà il ritorno totale del suo investimento fra 10 anni.

Il grafico ha un’ampiezza storica piuttosto lunga (1871-2015) e quindi ci sono pochi dubbi circa il fatto che l’acquirente di obbligazioni di oggi sa già in anticipo quale sarà probabilmente il suo rendimento totale annuo all’esaurimento della prossima decade.

bondIl secondo grafico invece ci fa passare al lato azionario.

Dal 1881 al 2015 il rendimento annuo di un indice azionario americano (9%) è stato generato per la metà da dividendi, per quasi il 20% da crescita degli utili, per quasi il 30% da inflazione e per appena il 3% da espansione di multipli di prezzo.

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Speciale Asset Allocation: The Ivy Portfolio

Proseguiamo nella nostra analisi delle asset allocation più “gettonate” negli Stati Uniti. Questa settimana ci occupiamo del celebre Ivy Portfolio reso famoso dal libro dell’analista americano Meb Faber. Il libro sostanzialmente cerca di spiegare le strategie di investimento dei gestori finanziari di Harvard e Yale, due delle università più importanti degli States.

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Quella che vedete qui sotto è la composizione semplificata di questo modello (ovviamente tarata sull’investitore americano). Lo stesso Faber propone un approccio di momentum mentre i dati che mostreremo a seguire prevedono una simulazione basata sulla staticità ed il solo ribilanciamento. Ancora una volta la fonte è Portfogliocharts.com.

20% Azioni America

20% Azioni Internazionali (ex-Us)

20% Governativi Usa

20% Commodities

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Come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico riportato qui sotto mostra  il risultato storico di Ivy Portfolio. Un rendimento medio annuo del 6,6% con una volatilità del 11,4%.

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Speciale Asset Allocation: Permanent Portfolio

Questo tipo di portafoglio valido “permanente” trova il suo padre fondatore in Harry Browne e può essere analizzato nei dettagli acquistando il libro The Permanent Portfolio: Harry Browne’s Long-Term Investment Strategy.

La caratteristica peculiare del Permanent Portfolio è quella di aver un approccio molto netto e stabile verso l’investimento, dividendo la torta in quattro parti uguali.

Quella che vedete qui sotto è la composizione ideale (ovviamente tarata sull’investitore americano).

25% Azionario America

25% Treasury Lungo Termine

25% Treasury Breve Termine o Conti Deposito

25% Oro

Ma come si è comportato questo portafoglio dal 1972 ad oggi?  Ringrazionado PortfolioCharts.com per averci concesso il diritto di pubblicare i suoi grafici, al netto dell’inflazione e al lordo di eventuali commissioni e tasse, il grafico sotto mostra  il risultato storico dell’All Seasons Portfolio. Un rendimento medio annuo del 4,6% con una volatilità del 7%.

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