20 anni di azionario a velocità ridotta

Anniversario, Vacanze, 20 Anni

E’ terminato da poco il 2018 ed i bilanci, famigliari o aziendali, rappresentano da sempre un momento di riflessione.

Come famiglie facciamo i conti con il quotidiano e capiamo quasi sempre che abbiamo speso troppo e risparmiato poco.

Leggi: Un ottimo modo per imporre il risparmio in famiglia

Partiamo con buoni propositi per il nuovo anno, ma poi ci perdiamo e regolarmente troviamo scuse per giustificare un conto economico poco soddisfacente.

Le aziende a loro volta redigono bilanci per capire se il business ha prodotto utili e giustificare nuovi investimenti, nuove assunzioni oltre che naturalmente compensi agli azionisti. In caso contrario si effettuano tagli di spesa (o lanci di nuovi prodotti) per rilanciare l’attività.

Alla stessa maniera siamo soliti su questo blog fare un bilancio dell’andamento dei mercati finanziari non dell’anno appena concluso, ampiamente pubblicizzato sui giornali o su internet, ma dell’ultima decade e dell’ultimo ventennio. Bilancio che serve sia a coloro che sono prossimi alla pensione, sia chi comincia ora un piano di investimento di lungo periodo.

Vogliamo capire se e quanto hanno guadagnato coloro che sono rimasti investiti in borsa o sul mercato obbligazionario nel cosiddetto lungo periodo. Continua a leggere

I 3 articoli più letti del 2018 su Investireconbuonsenso.com #2

Proseguiamo nella nostra mini serie di articoli 2018 più letti sul nostro blog. In tempi in cui il reddito di cittadinanza pare essere la soluzione di molti problemi, forse sarebbe più opportuno educare le persone (soprattutto giovani) a risparmiare invece che foraggiare misure che in molti casi sanno tanto di assistenzialismo. Nel 2019 parleremo molto di FIRE (Financial Indipendence, Retirement Early), ma intanto come antipasto…

Quanti soldi servono per essere felici?

 

Nelle settimane scorse è uscito questo articolo.

Non sappiamo se effettivamente sono 77 mila gli Euro di reddito annuo che fanno la felicità di una persona, qualcosa di più o qualcosa di meno. A nostro modo di vedere questo importo è difficile da stimare poichè i valori, lo stile di vita, la cultura, il tessuto sociale di ogni persona rendono questo importo variabile. E’ comunque indubbio che 77 mila Euro all’anno offrono una grande tranquillità, sia in età lavorativa che durante la pensione.

Già la pensione. Ma quanti risparmi servirebbero se a 65 anni decidessi di andar in pensione ed avere a disposizione 77 mila Euro all’anno?

Sono 2,3 i milioni di Euro necessari e per 30 anni (quindi fino ai 95) potrete tranquillamente prelevare 77 mila Euro e vivere ricchi e sereni. Continua a leggere

Cosa aspettarsi nel 2029?

Come sapete bene da tempo sconsigliamo la lettura delle previsioni per il nuovo anno formulate dalle grandi banche di investimento o da economisti di grido.

Previsioni che hanno una probabilità di successo pari a quella di azzeccare testa o croce dal lancio di una monetina.

Quello che invece mi “prende” decisamente di più sono quelle previsioni di rendimenti attesi per i prossimi anni. Anche qui si vede di tutto e di più con superficiali outlook che a volte servono solo per supportare (e vendere) certi prodotti.

Una di quelle che alla fine di ogni anno leggo però con la massima attenzione è quella di Vanguard. Mi piace perchè non vende illusioni. Non predica ad esempio di comprare azionario perchè nel lungo periodo offrirà rendimenti mirabolanti, così come non predica l’acquisto di obbligazionario ad alto rendimento solo perchè i rendimenti sui titoli di stato sono bassi.

E’ evidente che chi racconta queste storielle, oltre ad essere un cialtrone, sta cercando di piazzare la sua merce senza neanche conoscere granchè delle dinamiche di mercato.

Le previsioni di Vanguard mi piacciono anche perchè sono formulate in modo semplice e comprensibile; purtroppo non sono tradotte in italiano e quindi serve  una certa dimestichezza con l’inglese.

Per chi avesse voglia di dedicare una mezzoretta di tempo a questo documento ecco il link.

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Quanti soldi servono per essere felici?

Nelle settimane scorse è uscito questo articolo.

Non sappiamo se effettivamente sono 77 mila gli Euro di reddito annuo che fanno la felicità di una persona, qualcosa di più o qualcosa di meno. A nostro modo di vedere questo importo è difficile da stimare poichè i valori, lo stile di vita, la cultura, il tessuto sociale di ogni persona rendono questo importo variabile. E’ comunque indubbio che 77 mila Euro all’anno offrono una grande tranquillità, sia in età lavorativa che durante la pensione.

Già la pensione. Ma quanti risparmi servirebbero se a 65 anni decidessi di andar in pensione ed avere a disposizione 77 mila Euro all’anno?

Sono 2,3 i milioni di Euro necessari e per 30 anni (quindi fino ai 95) potrete tranquillamente prelevare 77 mila Euro e vivere ricchi e sereni. Continua a leggere

Conoscere il proprio nemico

L’inflazione è uno dei peggiori nemici dell’investitore (rendimento nominale vs rendimento reale), ma anche dello Stato esattore fiscale. Ora vi spiego perché, ma perdonatemi se virtualmente sorrido ogni volta che sento dire (anche a presunti esperti del settore finanziario), che gli attuali tassi di interesse impediscono qualsiasi forma di investimento sul mercato obbligazionario perché non redditizi. Redditizi per chi?

Ma andiamo con ordine, l’esempio è tanto semplice quanto concreto. Se investo in un’obbligazione al prezzo di 100 e cedola nominale del 4% ottengo per l’appunto un rendimento del 4%. Lo Stato mi chiede, all’atto di riscossione della cedola, il 12,5% se abbiamo investito in titolo di Stato o sovranazionale, il 26% se trattasi di bond corporate.

Quindi lo 0,50% nella migliore delle ipotesi va in tasse riducendo il mio rendimento nominale a 3,5%. Se al termine del primo anno l’inflazione risultasse del 4% noi investitori dovremmo restituire tutto il guadagno (3,50%) più 50 punti base (0,50%) visto che il mio potere d’acquisto si sarebbe ridotto dello 0,50%.

Alla fine della partita investitore -0,50%, Stato +0,50%. Continua a leggere

Il mangiatore di soldi

mangi

Se in Italia ci fosse la volontà di fare veramente un’opera di educazione finanziaria bisognerebbe cominciare dalle cose più semplici per poi spiegare quelle un pò più complesse (che comunque non sarebbero  tantissime).

Certamente l’inflazione e la sua funzione di erodere il potere d’acquisto nel tempo sarebbe uno dei primissimi argomenti da affrontare.

Tante volte mi sono sentito dire da amici o investitori che il momento non era il migliore per investire. Meglio tenere i soldi in cassaforte e poi si vedrà. In alcuni casi poi si estremizza arrivando alla sfiducia totale nel sistema bancario e finanziario preferendo tenere i contanti a casa per sempre.

Ciascuno di noi fa scelte più o meno ponderate, ma permettetemi di dire che questa è una sciocchezza totale, credo dettata dall’ignoranza di non sapere qual’è il potere nefasto che esercita l’inflazione sui nostri contanti.

Nella vita quotidiana programmiamo ad esempio di comprare un oggetto fra un pò di tempo. Uno smartphone tra 2 anni, un’auto fra 5 anni, l’università dei figli fra 10 anni, la casa fra 20 anni.

Tutto corretto, peccato che ragioniamo sempre a parità di potere d’acquisto costante. Partiamo con un importo in testa, magari siamo bravi e risparmiamo quella cifra nel nostro piano di investimento, poi quando arriviamo al dunque ci accorgiamo che i soldi sono pochi. Continua a leggere

Speciale Inflation Linked (parte I)

Un pò di esperienza personale e soprattutto l’ampio materiale presente in rete, mi permettono di fare un pò di chiarezza su che cosa sono i titoli Inflation Linked. Dopo anni di torpore e deflazione, i titoli Inflation sono stati riscoperti dal marketing finanziario alla disperata ricerca di temi obbligazionari capaci di fronteggiare, nell’immaginario degli investitori, il rialzo dei tassi. Sotto forma di fondo o di obbligazione l’importante è assecondare le voglie dei clienti impauriti dal rialzo dei tassi e/o future fiammate dell’inflazione. Per gli effetti collaterali c’è sempre tempo verrebbe da dire.

Peccato che questi strumenti non possono essere paragonati ad un perfetto “hedge” contro l’inflazione, a meno che non decidiate di comprare  un titolo Inflation Linked governativo e portarlo a scadenza.

I titoli Inflation con maggiore storia sono quelli americani, i cosiddetti TIPS, nati nel 1997. I titoli hanno, come i Btpi (non i Btp Italia che hanno struttura diversa), una cedola nominale di partenza ed un valore facciale di 100 che salirà nel corso degli anni per effetto dei tassi di inflazione che via via verranno capitalizzati andando ad aumentare il valore del bond. Questo è il motivo per cui quando comprate Inflation Linked il prezzo dell’obbligazione (sopra sotto o uguale a 100) verrà aumentato di una quota di inflazione già accumulata nel corso del tempo dal bond. Continua a leggere