Più risparmio con meno rischio o meno risparmio con più rischio?

Uno degli eterni interrogativi che ogni risparmiatore si trova davanti quando deve investire per il futuro è se arrivare all’obiettivo risparmiando di più ma investendo in modo più conservativo, oppure risparmiare DI meno ma cercando di far crescere il capitale con un rendimento atteso superiore quindi rischiando di più sui mercati finanziari.

Esistono decine di simulazioni che possono essere fatte e plasmando risparmio annuo e rendimento annuo stimato si possono ottenere i più svariati risultati.

Il caso riportato nel grafico che riportiamo qui sotto mostra ad esempio due tipi di investitori.

Il soggetto A decide di investire 10 mila Euro ogni dodici mesi ma in modo più conservativo ottenendo un rendimento annuo del 3%.

Il soggetto B invece  decide di tenere per sé 3000 Euro spendendoli, ma di essere più aggressivo sul fronte degli investimenti con i restanti 7000 Euro investiti.

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Volete sapere qual’investimento più sicuro, redditizio e low cost che potete fare? Eccolo…

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Non è un mistero che i rendimenti offerti oggi da investimenti a basso livello di rischio come obbligazioni di alta qualità o depositi bancari sono praticamente nulli.

Certo si può andare su un BTP italiano piuttosto che su un conto deposito, ma ogni prodotto obbligazionario che ha un rendimento a scadenza superiore a zero in questo particolare momento storico ha una dose di rischio, più o meno elevata.

Esistono però altri metodi alternativi per ottenere rendimenti più alti non rischiando nulla?

La risposta è sì ed è molto più semplice di quello che si pensa e non richiede nemmeno l’assistenza di un consulente finanziario.

Leggi anche: I Migliori Consulenti Finanziari del Vostro Risparmio Continua a leggere

And the winner is…the bondholder

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Quando nel 2016 scrivemmo il post  “E’ ancora possibile guadagnare in doppia cifra con i bond statali? Oh Yes!” (che riprendiamo qui sotto in versione quasi integrale) qualche commento non proprio di complimenti arrivò alla nostra casella di posta elettronica. In quel momento mi resi conto che nonostante l’Italia fosse un paese dove gli investitori amano alla follia le obbligazioni, come guadagnare soldi con le obbligazioni e soprattutto perchè comprare obbligazioni non fosse un concetto proprio chiaro a tutti.

Parlo soprattutto di consulenti finanziari che, “nati imparati” come dico io, dall’alto della loro capacità di prevedere il futuro dicevano che era da pazzi pensare di guadagnare dei soldi con tassi di interesse così bassi quali erano quelli di allora. La bolla speculativa sui bond stava scoppiando, l’iperinflazione era in arrivo e bla bla bla.

Eppure negli ultimi 12 mesi un semplice portafoglio costituito da 50% Bund tedesco e 50% Treasury americano a 10 anni e cambio coperto avrebbe fatto guadagnare all’investitore quasi il 3.7%. Se poi l’obbligazione americana fosse stata aperta al rischio di cambio il guadagno sarebbe stato del 10% battendo l’azionario mondiale che, sempre a cambio aperto, ha portato a casa negli ultimi 12 mesi il 6.5%.

Come vedete si fanno soldi anche con le obbligazioni ed anche con rendimenti a scadenza molto bassi si possono ottenere performance in doppia cifra battendo addirittura l’azionario.

Leggi anche: I migliori consulenti del vostro risparmio

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Per l’1% in più

Prendo spunto da un post del sempre ottimo blog A Wealth of Common Sense per per mettere in chiaro come anche piccoli numeri possono produrre grandi risultati nel lungo periodo. In generale la maggior parte dei risparmiatori pensa che servano performance da favola per diventare ricchi e benestanti o anche solo per mettere da parte una quantità considerevole di denaro per il futuro. Non è così e ve lo dimostrero con una serie di esempi che si basano sull’incremento del 1% di … ve lo spiego subito.

Prima di fare tutto ciò ribadisco però un concetto che sta alla base di tutto il castello che vogliamo costruire.

Bisogna cominciare a risparmiare il prima possibile, appena le nostre condizioni economiche ce lo consentono. Il rinunciare a qualche futile bisogno oggi diventa un’eccezionale volano per avere molto di più nel lungo termine quando prenderemo i soldi accaantonati e ce li godremo alla grande.

Bene, adesso cominciamo a vedere cosa signfica l’1% in più. Continua a leggere

Under control

Barry Ritholtz è il fondatore di uno dei più seguiti blog finanziari d’America http://ritholtz.com/ ed è riuscito a costruire attorno a sé un team eccezionale e di primissima qualità di blogger americani. Nei giorni scorsi ha pubblicato un post nel quale evidenziava come proprio quei fattori che non possiamo controllare quando investiamo dei soldi rappresentano la maggiore fonte di stress ed instabilità di ogni investitore. Il legame che esiste tra volatilità dei mercati finanziari e stato di salute della popolazione lo conferma e sarà una causalità, ma se nel giorno del Black Monday nel 1987 le richieste di ricovero in California aumentarono del 5%.

Ritholtz rimarca ciò che stiamo dicendo da tempo anche su questo blog. Inutile logorarsi nel cercare di essere i più furbi all’interno di un mondo (quello degli investimenti) che vede coinvolte milioni di persone iperspecializzate con a disposizione strumenti di analisi potentissimi che le statistiche hanno comunque dimostrato non in grado di portare a risultati tali da giustificare il prezzo pagato (ricordate sempre che giochiamo in un campo a somma peggiore di zero per chi investe).

Quello che è piò opportuno fare è invece concentrarsi su ciò che possiamo controllare e tra questi ve lo dico subito non ci sono i rendimenti.

Ecco allora la lista presentata da Barry (fra parentesi qualche mia aggiunta).

  • Sviluppare una filosofia di investimento (quasi come un modo di vivere o di benessere finanziario)
  • Asset allocation (oltre il 90% della performance arriva da qui)
  • La percentuale di rotazione del nostro portafoglio (più compro-vendo, più costa, meno rende l’investimento)
  • Costi e spese varie (sapete già tutto)
  • Quando pagare le tasse sui guadagni (capitalizzazione composta ringrazia, le casse dello Stato un po’ meno)
  • Quanto e quando leggere ciò che scrivono i media finanziari (se ne può fare anche a meno)
  • Comprendere che il mercato sale e scende (e che l’onda perfetta nessuno è in grado di cavalcarla)
  • Definire obiettivi ed aspettative di rendimento (realistici)
  • Definire un piano di investimento e rispettarlo nel lungo periodo (forgiate il vostro carattere di investitore e non fatevi attrarre dalle sirene)
  • I libri che arricchiranno la nostra educazione finanziaria (e non solo quella, qui non potete farne a meno e vi consiglio una visita alla nostra personale bacheca Libri Consigliati)
  • Quanto rischio vogliamo assumerci (e capire che tipo di attività vogliamo svolgere, trading o investimento di lungo periodo?)

Mi sono ritrovato molto in questa lista ma personalmente credo si possano aggiungere altri elementi che siamo in grado di controllare.

  • Quanto spendiamo del nostro reddito e di conseguenza quanto risparmiamo
  • Quanto di questo risparmio decidiamo di investire a livello finanziario ma non solo, anche la formazione è investimento
  • Di questo investimento quanto destinarlo a scorta di sicurezza e quando a investimento finanziario vero e proprio pronti anche a perdere soldi per un po’ di tempo
  • Quale intermediario finanziario utilizzare per investire
  • A quale consulente affidare la nostra vita finanziaria

Come vedete il materiale sotto il nostro controllo è tanto, non dobbiamo essere pigri in fondi il benessere dei nostri soldi rappresenta anche una fetta del nostro benessere futuro.

Quale secondo me il più difficile da tenere a bada? Sicuramente tutto quello che ha a che fare con le nostre emozioni. Quale il più semplice? Definire piani ed obiettivi realistici.

Il pericolo di aspettative troppo alte

Alcune settimane fa la casa di investimento Schroders ha pubblicato un report sulle aspettative di rendimento degli investitori dal quale escono ovviamente delle differenze generazionali di guadagni attesi da investimenti, ma dove soprattutto emerge una perdita di contatto con la realtà trasversale che sta colpendo soprattutto i millennials.

Se il 30% dei millennials preferirebbero investire 1000 dollari in Bitcoin piuttosto che in azioni ed obbligazioni (il che la dice tutta sul livello di cultura finanziaria di questa fetta per i quali la domanda cos’è una cedola o un dividendo è superflua), dal sondaggio Schroders emerge che i nati tra il 1982 e il 1999 si attendono nei prossimi 5 anni rendimenti annui nell’ordine del 11,7%. La generazione 1923-1944 si attende comunque un troppo generoso 8,1%.

Questo presuppone un mercato azionario non solo che non scende mai, ma anche che guadagna ogni anno in doppia cifra per compensare gli infimi livelli offerti ad esempio da un’obbligazione decennale emessa dal Governo Federale americano (2,50% ad oggi).

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Le performance passate non sono indicative di quelle future…soprattutto se manipolate

Titolo provocatorio quello del post di oggi, ma che mira a fare un pò di chiarezza sui differenti modi di presentare i rendimenti  di un indice o di un prodotto finanziario. Abbiamo già parlato parzialmente di questi temi qui e qui , ma certi concetti è meglio ogni tanto rispolverarli e se possibile aggiornarli.

Di seguito scriverò tre modi alternativi di presentare un rendimento.

Rendimento di prezzo e Rendimento total return

Se l’indice nel quale ho investito partendo dal prezzo di 100 alla fine dell’anno raggiunge il valore di 110, ho un rendimento di prezzo del 10%. Se durante l’anno ho incassato un dividendo di 4 ho un rendimento total return di 100+10 di prezzo+4 di dividendo = 114 ovvero il 14%.

Se prendiamo l’indice S&P500 degli ultimi 20 anni il rendimento da solo prezzo è stato del 181%. Se però aggiungiamo i dividendi il rendimento totale diventa del 306%.

La differenza è notevole, ma questo trucchetto può essere usato anche per occultare performance non esaltanti. Se io confronto l’andamento del mio fondo con un benchmark solo prezzo il gioco è fatto. Peccato che un rendimento di mercato non è mai solo prezzo visto che ogni anno i dividendi (alti o bassi non importa)  su un indice li incasserete sempre generando l’indice corretto con cui confrontarsi, ovvero quello total return.

Rendimento nominale e rendimento reale Continua a leggere