By |Categorie: Pensione|Pubblicato il: 4 Marzo, 2024|

Quale legame esiste tra le tecniche di costruzione delle scale nelle fortezze medievali e la finanza?

Il parallelo può sembrare bizzarro, ma alla fine dell’articolo spero di essere riuscito nell’intento di chiarire meglio questa associazione storica un pò come feci qualche tempo fa con questo articolo “E se le obbligazioni fossero le maschere apotropaiche del ventunesimo secolo?”

Come le scale respingevano gli invasori nel Medioevo

I castelli medievali hanno sempre avuto per il sottoscritto un fascino particolare. Misteri, battaglie, leggende condiscono spesso quelle storie che avvolgono antiche mura, vere e proprie opere di ingegneria dell’essere umano.

E delle (apparentemente) semplici scale svelano quanto la necessità aguzza l’ingegno dell’uomo.

Nelle antiche fortezze i difensori cercavano di massimizzare i fattori a proprio vantaggio. Lunghe scalinate strette, spesso cilindriche a forma di elica garantivano non solo la presenza militare stando in alto rispetto agli invasori, ma anche una difficoltà di movimento e di manovra dell’arma per questi ultimi. Dato che molte persone sono destre, e che gli assalitori correvano verso l’alto, le scale erano costruite con un’elica sinistrorsa, obbligando gli assalitori a combattere con la propria spada verso il pilastro centrale, quindi con movimenti più limitati.

Ma le scale medievali racchiudono anche un altro trabocchetto micidiale.

I gradini spesso venivano costruiti ad altezze tutte perfettamente identiche, ma ogni tanto casualmente uno di essi aveva un’altezza diversa.

Quando la nostra mente si abitua ad un gesto o a un’operazione ripetitiva l’effetto sorpresa è incredibile, proprio perché l’attenzione del nostro cervello cerca di limitare al massimo gli sforzi ritenendo inutili certi comportamenti e rivolgendosi ad altro, potenzialmente più produttivo.

I soldati impegnati a risalire velocemente una torre fortificata, all’improvviso si trovavano di fronte a scalini più alti o più bassi che provocavano inciampi oppure perdite di equilibrio. Rallentando così la corsa e favorendo i difensori. Provare per credere.

Cosa collega gli scalini alla gestione del denaro

E qui arrivo al tema della gestione del denaro. Quando pensiamo di aver trovato l’asset allocation ideale di un portafoglio di investimento siamo convinti di poter andare avanti con quella per il resto dei nostri giorni, o almeno per un periodo molto lungo. A volte è così, ma spesso no.

Imprevisti, personalità,  ma anche normale evoluzione del ciclo di vita, creano le condizioni per errori o comunque eventi che possono essere decisivi per le sorti del nostro piano finanziario.

Come nel caso appena raccontato dello scalino medievale, la nostra scalata verso il raggiungimento dell’indipendenza finanziaria potrebbe essere interrotta nel momento in cui la soglia di attenzione si riduce ai minimi termini confidando nell’automatismo del processo, nella crescita costante dei mercati finanziari e nell’interesse composto.

Come ho scritto nel mio ultimo libro, il periodo che precede la pensione è delicatissimo per gli effetti che una sequenza negativa di rendimenti inattesa potrebbe provocare. Lasciandoci ad esempio con una porzione di denaro significativamente inferiore rispetto a quella preventivata.

Allo stesso modo anche i primi anni del “retirement” sono decisivi per il successo di un piano di decumulo che dovrebbe servire per integrare una pensione pubblica in prospettiva sempre più magra.

Pochi anni che faranno la differenza

Come si può vedere dal grafico seguente, un portafoglio di investimento 50% azioni 50% obbligazioni in via di accumulazione per 30 anni troverà un peso sempre maggiore nella determinazione del risultato finale del successivo piano di decumulo, in quei rendimenti annui dell’investimento che prenderanno forma nelle date intorno a quella fissata per il pensionamento. In pratica le performance dell’investimento negli anni dal 25 al 30 peseranno molto di più di quelli da 0 a 5,

Ma guardiamo cosa succede a partire dall’anno 31, il primo gradino della pensione.

Il rendimento del portafoglio di investimento di quell’anno influenzerà per quasi il 14% il risultato finale. E anche gli anni 32 e 33 spiegheranno ciascuno oltre il 10% del successo o meno del piano di spesa preventivato.

Siamo estremamente vulnerabili a quello che succede poco prima quando il capitale si è fatto consistente, ma soprattutto poco dopo il ritiro dal mondo del lavoro.

Con possibilità di rimediare ridotte al lumicino per l’inevitabile e inesorabile riduzione del valore del nostro capitale umano.

Fonte: Wade Pfau book “How much can I spend in retirement”

La solita sequenza dei rendimenti di cui ho già ampiamente parlato in questo articolo e che nessuno può prevedere o controllare se non limitandone gli effetti a discapito, ovviamente, di una parte dei rendimenti che gli asset più redditizi potrebbero offrire.

Diverse sono le strategie che si possono mettere in campo per contrastare questi eventi.

Modificando l’asset allocation di portafoglio in certe fasi della vita possiamo ridurre la vulnerabilità al rischio di sequenza negativa; oppure adottando strategie più conservative di prelievo del capitale. Ovviamente tutte azioni da intraprendere solo se necessarie e che ogni persona/famiglia deve eseguire in privata sede dopo aver compreso bene gli effetti finanziari, magari ascoltando il parere del proprio consulente finanziario.

Il rischio sequenza dei rendimenti è eliminabile, ma ha un costo

Nel paragrafo precedente ho però commesso un errore. La sequenza dei rendimenti è eliminabile.

Oltre alla pensione pubblica, che per natura non ha questo rischio incorporato, si può eliminare il rischio ad esempio acquistando presso una compagnia assicurativa una rendita pensionistica vitalizia. Oppure in alternativa possiamo scegliere di prelevare in estrema semplicità sempre la stessa percentuale di denaro dal nostro capitale privato eliminando il rischio.

Il caso della rendita vitalizia richiede un approfondimento a parte, ma è abbastanza logico che se prelevo una quantità fissa in percentuale di un capitale, quest’ultimo non si esaurirà mai. Avremo sempre 20 cent che diventeranno 10, poi 5, poi 2,5….

Zero rischio sequenza negativa dei rendimenti, ma pasti gratis ne esistono molto pochi e qui si apre un altro rischio che vedremo tra poco.

Se per assurdo disponiamo oggi di un capitale, ad esempio di 100 mila euro, investito in qualsivoglia sottostante, la sequenza con cui si sviluppano i rendimenti è irrilevante.

Ad esempio, se il primo anno il mio investimento guadagna il 20%, il secondo perde il 10% e il terzo guadagna il 2%, il risultato non cambierebbe se invertissimo le performance o le rimescolassimo in varie combinazioni (che, per gli amanti della matematica che ricordano i numeri fattoriali, sarebbero 6, ovvero 3!).

Infatti (100000*1,20) * (0,90) * (1,02) = 110.160€

Come (100000*0,90) * (1,02) * (1,20) = 110.160€

Senza apporti e prelievi il risultato non cambia pur cambiando l’ordine dei fattori.

Ma quando investiamo denaro progressivamente nella fase di accumulo, oppure lo preleviamo nella fase di decumulo, la regoletta cambia e la sequenza con cui si sviluppano i rendimenti conta nella determinazione del risultato finale.

Ipotizziamo ad esempio di prelevare 5.000€ l’anno. Questa la formula (sorvolate sullo sviluppo e andate alla cifra finale).

(((100000*1,2 – 5000) * 0,90 – 5000) * 1,02 – 5000) = 95.470€

Ripetendo l’esercizio con una sequenza di rendimenti come la seconda riportata sopra il risultato sarebbe di 93.040€, con oltre 2 mila € di differenza perché i primi due anni non sono stati particolarmente fortunati.

La quantità di denaro prelevata (o versata) in un momento in cui il mercato si muove al rialzo o al ribasso ha un’influenza sul risultato finale.

Questo è appunto uno dei rischi più sottovalutati da chi pianifica il ritiro anticipato, il rischio della sequenza negativa dei rendimenti.

Se invece di prelevare una quantità fissa di denaro (i 5.000€ dell’esempio) decido invece di prelevare ogni anno una percentuale fissa (ad esempio il 5%) tarata sul valore del capitale all’inizio del periodo, questo rischio scompare perché praticamente è infinito il tempo in cui posso prelevare il 5% di un numero.

Scompare il rischio sequenza dei rendimenti, ma appare un nuovo rischio, quello di prelevare una cifra variabile non sempre adeguata alle mie esigenze di tenore di vita.

I limiti della regola del 4%

La cosiddetta regola del 4% (in questo caso 5%) non elimina ad esempio il rischio della sequenza negativa dei rendimenti.

Erroneamente rispetto alla credenza popolare, la regola prevede di utilizzare la percentuale solo nel primo calcolo, utile a determinare il valore assoluto di capitale da prelevare periodicamente (il primo prelievo sarebbe ad esempio di 5.000€ nel caso di 5%) aggiustato per l’inflazione. Quindi ipotizzando un’inflazione al 3% il secondo prelievo sarebbe di 5000*1,03 = 5.150, il terzo di 5.305€ e così via.

Entrando in gioco un prelievo variabile (e quindi una percentuale di prelievo sul capitale diversa ogni volta), il rischio sequenza dei rendimenti ritorna  tra noi con tutti i suoi effetti nefasti qualora la negatività dovesse rivelarsi nella parte iniziale del percorso di decumulo.

Se da tre sequenze di rendimenti passiamo a 15 le possibili combinazioni diventano 1.307.674.368.000 volte, un numero talmente elevato da farci comprendere come poco possiamo fare nel cercare di controllare questi eventi.

Rimanendo investiti senza vendere mai nulla la rappresentazione grafica delle possibili combinazioni sarebbe simile a quella di un enorme gomitolo di cotone ovalizzato con punti di partenza e arrivo uguali.

Prelevando una quota di denaro fissa oppure una percentuale sul capitale fissa avremo risultati differenti.

Stesso punto di partenza ma punti di arrivo che contemplano un range di ipotesi abbastanza ampio.

Prendendo come esempio un periodo turbolento dell’indice S&P500 dal 2007 al 2013, le 720 combinazioni possibili di rendimenti generate, abbinate a un prelievo di 45 mila $ l’anno (quindi tecnica di prelievo in valore assoluto), avrebbero prodotto un range di risultato finale compreso tra 776 mila e 917 mila dollari partendo da 1 milione di $ di capitale iniziale. Certezza di prelievo, incertezza di risultato finale.

Ipotizzando invece di prelevare il 4,5% ogni anno (quindi tecnica basata sulla percentuale fissa del capitale) avremmo la certezza del risultato finale indipendentemente dalla sequenza (866 mila $), ma incertezza sull’entità del prelievo durante il percorso che potrebbe scendere anche sotto il minimo necessario per soddisfare i nostri bisogni primari. Ovviamente il 4,5% di 1 milione il primo anno è 45 mila dollari, ma se il mercato crolla del 50% il secondo anno si trasformerà in un potere di spesa di 22 mila dollari!

Comunque la si giri questi rischi sono presenti e vanno considerati quando si fa pianificazione finanziaria.

I rischi da non dimenticare quando si pianifica

I rischi presenti nella fase di decumulo sono tanti e in buona parte diversi da quelli che troviamo nella più familiare e discussa (almeno sul web) fase di accumulo.

Tra questi rischi ci sono l’esaurimento del capitale prima del tempo, oppure da quantità di denaro spendibile più modesta rispetto alle attese.

Rischi non compensati da nessuna forma di rendimento aggiuntivo e solamente arginabili attraverso tecniche di gestione del capitale durante la fase del ritiro.

Dalla più banale riduzione del tasso percentuale di prelievo (che naturalmente riduce oltre alla quantità di denaro utilizzabile anche la volatilità del suo valore), a strategie flessibili e più articolate che attraverso ad esempio il meccanismo di valori massimi (cap) e minimi (floor) di prelievo permettono di limitare (ma non eliminare) il rischio sequenza dei rendimenti, limitando (ma non eliminando) il rischio di volatilità nella spesa che il nostro capitale privato è in grado di offrire.

Raggiungere la libertà finanziaria è relativamente semplice e si può provare ad arrivare alla meta anche in autonomia.

Gestire la libertà finanziaria in maniera sostenibile è decisamente più complesso. E quando il valore del capitale umano si è sostanzialmente esaurito gli errori pesano molto di più.

Buon investimento.

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