Quello che un’azione offre e una materia prima no

Il prezzo del petrolio è in caduta libera da luglio 2014 quanto toccò un massimo di 107$ al barile (petrolio WTI): il livello attuale è però inferiore del 67% rispetto ai massimi del 2008, la vera data in cui i prezzi delle materie prime hanno cominciato a contrarsi. Come abbiamo visto qui e qui  investire in commodity fisiche è una scelta piuttosto azzardata per un investitore di lungo periodo.
Non ci sono cedole e dividendi, solo un contrasto tra domanda e offerta che pagato con un livello di volatilità molto elevato.
L’indice XOI ha realizzato a giugno 2013 il suo massimo storico ed attualmente quota circa il 25% sotto il suo top; questo indice aggrega le principali compagnie americane impegnate nel settore petrolifero in senso ampio (estrazione, esplorazione, raffinazione, ecc…) e ci permette di fare un confronto con il sottostante fisico con una portata storica di almeno 25 anni; da questa analisi abbiamo la conferma che è meglio investire in società azionarie operative nel settore piuttosto che in materie prime fisiche ed ora ve lo dimostro.
La tabella seguente mostra come nel periodo 1989-2014 le azioni petrolifere sono cresciute del 650% (poco più del 8% annuo) con una volatilità annua del 17%. Il petrolio spot ha realizzato una performance pari ad un terzo (213% ovvero 4,5% annuo) con una volatilità più che doppia rispetto allo XOI (39%).

xoi-wti

Il massimo calo del petrolio in questo periodo è stato del 53%, il massimo guadagno del 111%. Per l’indice XOI la massima perdita è stata del 37% ed il massimo guadagno del 37%.
Si potrebbe fare la giusta obiezione che nelle fasi di crescita del prezzo del petrolio la commodity tende a salire di più rispetto alle azioni. A parte il fatto che nessuno può sapere quando il petrolio si riprenderà dall’attuale fase discendente, il prezzo da pagare è comunque tanta volatilità.
Abbiamo voluto fare lo stesso test nel periodo 1999-2007, quello caratterizzato dalla fortissima crescita del prezzo del petrolio. Il risultato è quello di una crescita annua del 25% contro il 15,3% delle azioni oil, ma con una volatilità del 44% contro il 17% dell’azionario; in questo periodo positivo il petrolio ha avuto una massima perdita del 26%, l’indice XOI del 14%.

xoi-wti2

A questi fattori di volatilità si deve poi aggiungere anche un fattore di costo. Gli Etc che cercano di replicare il sottostante WTI hanno costi di gestione di circa lo 0,50% che però non rappresentano il costo finale del prodotto che per effetto di rolling ed altre spese risulta più oneroso della semplice commissione di gestione. Un semplice Etf che replica l’indice MSCI World Energy ha un costo complessivo (TER) di circa 0,35/0,45%. Nel lungo periodo anche questo differenziale di costo lavorerà a vostro sfavore se opterete per la materia prima.

Se siete disposti ad accomodarvi al casinò fate pure, ma un’azienda ha come obiettivo quello di crescere e produrre dividendi per un azionista facendo crescere il valore dell’investimento nel tempo, una materia prima no, la sua dinamica di prezzo dipende quasi esclusivamente da fattori di domanda e offerta.

Leggi anche: Ha senso investire in commodity?

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