La Finanza NON è una Scienza

Ne avevamo già parlato qui alla fine del 2014 quando i principal strategist di Wall Street avevano presentato i loro outlook su dove sarebbero andati i tassi di interesse nel 2015 (qui trovate invece le previsioni sulla borsa americana), ma il grafico che vi presentiamo di seguito crediamo possa rappresentare la prova definitiva che le previsioni di mercato dei presunti “guru” finanziari in giacca e cravatta, valgono praticamente zero. La lettura di un buon libro sarà in grado di offrirvi una valore aggiunto decisamente superiore su questo abbiamo pochi dubbi.

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Il grafico che ho estrapolato dal sito www.fool.com indica le previsioni di inizio anno del panel di market strategist di Wall Street (al momento sono circa 22) e le confronta, anno per anno, con l’andamento effettivo dello S&P500. Quello che qui ci interessa non è capire se hanno azzeccato o meno la direzionalità del mercato (i bear market comunque li hanno cannati tutti), quanto la differenza percentuale tra i numeri effettivi e le previsioni.guruFonte: Birinyi Associates, S&P Capital IQ

Si vede abbastanza agevolmente che, salvo il caso del 2005, la differenza tra previsioni dei guru e andamento del mercato è tutt’altro che limitata. In termini numerici le previsioni degli strategist hanno mediamente mancato il risultato effettivo consegnato dal mercato del 14,7%. Anche escludendo il calo mostruoso del 2008, questa percentuale di scostamento si riduce ad un rotondo 12% all’anno.

Se Wall Street sale ogni anno mediamente del 9% seguendo le previsioni potreste perdere quasi il 5% o guadagnare il 24%, non male come precisione!

Voi vi fidereste di un fisico o di un matematico che sbaglia i propri calcoli in maniera così clamorosa? Certamente no è qui sta tutta l’ambiguità della finanza considerata come una scienza. La massa guarda con ammirazione queste previsioni perché pensa che a fornirle siano pochi soggetti eletti e detentori di una conoscenza complicata e di difficile accesso; si guarda agli strategist come a fisici o a ingegneri, competenze altamente specializzate in grado di “prevedere” l’andamento dei mercati come la traiettoria di un asteroide che si avvicina alla Terra.

Peccato che questi numeri dicano tutt’altro, ma è la storia dei mercati finanziari di lungo periodo a dire tutt’altro. Lo ripeto spesso. Ci sono eccellenti trader capaci di catturare i movimenti dei mercati di breve periodo, ma pensare di conoscere dove sarà un mercato anche solo fra 1 anno (figuriamoci fra 5 o fra 10) è un esercizio inutile oltre che ingannevole.

La finanza non è una scienza che si può tenere sotto controllo, la volatilità non è un evento controllabile semplicemente con modelli matematici come VAR, Risk Parity, bla bla bla…
Mai come nel mondo finanziario la sociologia, la pancia degli investitori intesa come umore, paura, euforia, fanno la differenza e questo non è prevedibile da nessuno. Quello che mi fa sorridere è proprio il fatto che nessuno di questi strategist, negli ultimi 14 anni ha mai previsto un bear market o una recessione dell’economia. Pensate ai rendimenti del mercato obbligazionario. La maggior parte degli analisti predica un rialzo dei rendimenti da anni, la maggior parte dei consulenti indica come assurdo acquistare bond alle attuali quotazioni, però il mercato va esattamente dalla parte opposta, perché? Ci sarà qualcuno che compra giusto? Viene da Marte o è un essere umano in carne ed ossa spinto dalla fiducia (o sfiducia dipende dai punti di vista) a comprare tasso fisso anche con tassi negativi?

Non esiste (che io conosca) un modo attendibile per prevedere l’andamento dei mercati e non pensate che affidarsi a degli economisti vada meglio. Se investite i vostri soldi in quelle che vi dicono essere le economie a maggior crescita economica questo è il risultato.

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Il secondo grafico mostra come, dal 1980 al 2010, i ritorni annui dei mercati azionari non sono stati direttamente correlati alla crescita del Pil, tutt’altro vista l’inclinazione negativa della retta di regressione.
Il primo grafico è ancora più interessante. Dal 1984 al 2014 investire nel primo quintile dei mercati azionari sviluppati che hanno sovraperformato nei 3 anni precedenti, ha portato risultati negativi sia a 1 anno che a 3 anni di distanza. Viceversa investire nei mercati che hanno avuto le peggiori performances a distanza di 1 e 3 anni ha generato in media risultati positivi a 1 e 3 anni di distanza. Alla stessa conclusione si arriva sostituendo alle performances azionarie quelle del Pil. I paesi a tasso di crescita più forte dei tre anni precedenti si rivelano sottoperformanti a 1 e 3 anni mentre il contrario accade per i paesi con il tasso di crescita peggiore nei 3 anni precedenti (salvo il caso a 3 anni praticamente invariato).

Concludendo, meglio non aspettarsi molto dalle previsioni dei presunti guru di mercato. Non fatevi distrarre dal piano di investimento che avete fatto partire, usate il buon senso ed affidatevi alla semplicità nel modo di investire.

Fonti: Fool.com

Gmo.com

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