By |Categorie: Investimento|Pubblicato il: 26 Dicembre, 2023|

I finfluencers stanno acquistando sempre maggiore visibilità. Una serie di fattori sta favorendo la diffusione di questa nuova forma di messaggeri mediatici del mondo finanziario. Ma ad alcune luci si sovrappongono numerose ombre.

Fame di educazione, algoritmi delle piattaforme sempre più guidati dall’intelligenza artificiale, sfiducia nel tradizionale sistema finanziario, sono solo alcuni degli elementi in ordine sparso che amplificano la visibilità di personaggi spesso non professionisti del settore finanza (ma questo non necessariamente è negativo), dotati di ottima capacità comunicativa e competenze informatiche (molti sono ingegneri), che in alcuni casi soddisfano quell’inesauribile sete delle persone di trovare scorciatoie per diventare ricchi più in fretta.

Ai tempi dello scandalo (anche morale) che ha coinvolto Chiara Ferragni, può valere la pena gettare uno sguardo al mondo sempre più affollato degli influencer della finanza.

Ma questi finfluencers stanno veramente diventando un problema come dice qualcuno, oppure sono una risorsa utile che aiuterà gli italiani a pianificare meglio il proprio futuro finanziario?

Come sempre la risposta non può essere né sì e né no, ma dipende. La mia opinione, non necessariamente corretta e che non vuole nemmeno essere una sentenza, la esprimerò alla fine. Prima però ritengo doveroso fornire un quadro generale (ma non esaustivo) del settore. Anzi, sarò ben felice se qualche finfluencer vorrà portare la sua testimonianza nello spazio dedicato ai commenti, per confermare o smentire quello che scriverò nel corposo articolo di oggi.

Ma andiamo per gradi.

Chi sono i finfluencers?

La risposta “formale” la offre proprio l’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA).

Secondo l’ESMA l’influencer è solitamente qualcuno che è attivo sui social media e ha:

  • il potere di influenzare le decisioni di acquisto di terzi a causa della sua autorità, delle sue conoscenze, della sua posizione o del suo rapporto con il pubblico.
  • un seguito in una nicchia distinta, con cui si impegna attivamente.

Nel caso di un “finfluencer” vengono generati contenuti specifici su temi finanziari quali gli investimenti.

Smarcata la definizione formale, la figura del finfluencer negli ultimi tempi sta attirando sempre più l’attenzione dei piccoli risparmiatori alla ricerca di risposte ai mille dubbi che quotidianamente li assalgono.

Risparmiatori sfiduciati, soprattutto dai consigli “interessati” che arrivano da chi dovrebbe aiutarli a programmare al meglio il proprio futuro finanziario, ma anche attratti dal fascino di seguire le strategie di chi ce l’ha fatta o di chi comunque mostra apparente autorevolezza sui social.

Se fino a qualche anno fa l’addetto titoli di una banca era il punto di riferimento e quasi nessuno si sognava di mettere in discussione le sue idee, adesso il web sta rapidamente “cestinando” la persona fisica allo sportello (a dire il vero anche le banche a modo loro, ma questo è un altro discorso).

Il finfluencer si trasforma così in un vero e proprio fiduciario delle scelte di investimento dell’utente medio, ma non solo. L’intero universo della finanza personale viene coinvolto. Quindi anche debiti, assicurazioni, pensioni, budget di spesa e tanto altro.

Una fiducia che sta toccando livelli molto elevati negli ultimi tempi. A tal punto che, mettendo a suo agio il timido risparmiatore dietro un nickname, il finfluencer non disdegna di offrire un suo parere (più o meno competente) ad esempio sulle sue scelte di portafoglio. Il piccolo risparmiatore si gonfia come un pavone quando viene prescelto nell’arena social mettendo dei “mi piace” a tutto ciò che gli passa vicino, mentre tutti gli altri invidiosi e speranzosi utenti cercano di farsi notare per essere i futuri prescelti dal giudizio del nuovo signore della rete.

Il bello e brutto di quello che stiamo vedendo

Quello che sta accadendo è bello perché sono straconvinto che informarsi e auto educarsi è un esercizio che tiene viva la mente, ma aiuta anche a non farsi fregare nel mondo solo apparentemente dorato della finanza. Inoltre questo comportamento del piccolo risparmiatore certifica il fallimento di una certa consulenza ufficiale e del suo modo di fare educazione finanziaria, che infatti non ha portato a grandi risultati come ogni anno amaramente indicano le statistiche ufficiali.

Ma quello che stiamo vedendo ha anche il suo lato brutto perché dentro questo calderone ci sono finfluencers di ogni tipo e i followers non sono il metro di giudizio migliore per scegliere la persona che può darci i giusti consigli finanziari.

I più fortunati e attenti ottengono buoni suggerimenti, altri cadono nei tranelli.

E qui mi torna in mente l’alert che lanciò ESMA in una campagna informativa proprio dedicata al tema dei social media e dei cosiddetti financial advices.

Fonte: Esma

Quanto è importante il fenomeno influencer?

Un sondaggio tra 2 mila creatori di contenuti  ha dimostrato che il giro d’affari dell’industria degli influencer supera i 100 miliardi di dollari nel mondo e il 50% svolge questa attività full time. I due terzi degli influencer guadagnano meno di 25 mila dollari (un quarto meno di mille dollari), poco meno del 10% guadagna più di 100 mila dollari. Percentuali che risultano più estreme entro due anni dall’inizio dell’attività nella quale ci sono tante vittime, ma anche tanti “fenomeni” che poi vengono ridimensionati. Esperienza e sopravvivenza contano.

Un’indagine del 2021 di “Performance Marketing World” aveva indicato nell’8% il tasso di crescita annuo nel numero di followers dei finfluencer, contro il 4% degli altri influencer non attivi nel mondo finanziario. Parlare di soldi sui social “rende” bene…soprattutto a chi ne parla.

Ma qual è la motivazione principale che spinge l’influencer a svolgere questa attività?

A sorpresa non è fare soldi, ma creare una community e contenuti. Alla pecunia, se tutto andrà bene, ci si penserà in seguito.

Quanto guadagna un finfluencer?

Dipende. I metri di misurazione non sono gli stessi per un influencer italiano rispetto a un americano; il bacino di utenza è ovviamente diverso, ma negli Stati Uniti ci sono personaggi della rete come Austin Hankwitch, 25 anni dal Tennesee. Austin negli ultimi tempi ha sviluppato una collaborazione con il robo advisor Betterment e chiede tra i 4.500$ e gli 8.000$ per ogni post sponsorizzato sulla sua pagina TikTok. Fundrise, la piattaforma di crowdfunding immobiliare, è disposta a pagare bonus mensili fino a 2.000$ sulla base delle persone che arrivano sulla piattaforma spinte dai video di Austin.

Ci sono però anche eserciti di aspiranti finfluencer che non arrivano a guadagnare più di qualche decina di dollari al mese e che per cercare notorietà spingono al massimo sul marketing digitale accettando qualsiasi forma di sponsorizzazione pur di monetizzare il prima possibile. Il mondo crypto in questo senso è sempre molto ben disposto a “finanziare” la crescita del canale YouTube di turno.

Chi ha tanti followers trova nelle moderne piattaforme social incredibili macchine da soldi che possono spingere migliaia di utenti tra le braccia degli sponsor. I consigli sono tra i più svariati. Da come aprire un fondo pensione, a come fare trading con le opzioni, fino a come investire in immobili. Temi che le persone ricercano con vorace frequenza durante le escursioni in rete e che spesso neanche sono collegati alla reale fonte di reddito del finfluencer. Ma come dico in questo caso, se il messaggio educativo è di qualità anche la marchetta occultata in qualche angolo del video può essere considerato il male minore.

Sponsorizzazioni, affiliazioni, guest post, tutto fa brodo per pagare e finanziare nuove iniziative mediatiche e richiamare altri followers che a loro volta permetteranno di aumentare le pretese future verso gli sponsor e la piattaforma social di turno.

I finfluencers che criticano (giustamente) il sistema bancario per gli enormi conflitti di interesse che emergono nel vendere prodotti sui quali le stesse banche si vedono retrocedere laute commissioni, in alcuni casi sono loro stessi vittime di un sistema dove il conflitto di interesse è bello che presente. Ma senza essere sottoposti agli stessi obblighi normativi degli intermediari.  E questo provoca l’ira dei veri consulenti finanziari che si sentono come un albergatore circondato da centinaia di Airbnb.

La strategia “Ferragni” dei finfluencers

Il video di scuse di Chiara Ferragni che finge il piantino (ovviamente con tanto di unghie appena lucidate e rifatte), occultando lo scandalo con un pianificato spostamento dell’attenzione dalla presunta truffa alla bontà d’animo di donare ben 1 milione di euro nonostante tutto, fa parte di una strategia che non è nuova nel mondo di tanti finfluencers che devono cercare di occultare alcune zone grigie dei loro messaggi.

La strategia classica di un finfluecer è quella di nominare quasi infastidito e distaccato i nomi di società come eToro, Degiro, IG, Moneyfarm, Scalable e tante altre. Vero che lì da qualche parte nel sito o canale di turno ci stanno questi nomi con relativi link, ma con quei clic proprio non ci campo, afferma con fare sicuro l’influencer. In realtà il finfluencer ha tutto l’interesse che quel marchietto continui a frullare nella testa dell’utente confidando in una sua azione verso lo sponsor nell’acquistare il CFD, l’azione o l’ETF che l’ultimo video di turno ha pubblicizzato come vincente.

Piattaforme come YouTube sono naturalmente complici.

Essendo nate con l’evidente obiettivo di “intrattenere”, l’interesse primario delle piattaforme è quello di far restare le persone più a lungo possibile attaccate ai video, indipendentemente dalla qualità del messaggio. Più stai e più richiami altra gente. Più gente arriva e più le aziende sono disposte a pagare per la pubblicità. Purtroppo con questo sistema la persone più fragili e poco educate sono quelle che vengono danneggiate maggiormente da un algoritmo che martellerà incessante, video dopo video, con messaggi pubblicitari “subliminali” sul tema tanto caro al povero risparmiatore. Probabilmente non esattamente quello più indicato per raggiungere un sostenibile benessere finanziario.

C’è poi un altro elemento degno di attenzione. Il protagonismo, il one man show che rischia di trascinare l’utente affamato di informazioni in un vortice di false certezze attingendo quasi in forma esclusiva da personaggi che non sempre si dimostrano attendibili e rigorosi. Spesso passa il messaggio che se in tanti lo seguono (il numero di followers è la metrica per eccellenza) allora quell’influencer deve essere un esperto. E se lo dice l’esperto allora è vero.

Come tutto quello che abbiamo visto finora anche questo è un classico in ogni settore della vita travolto dalla comunicazione online.

L’impatto dei finfluencers sulle decisioni di investimento

Uno studio pubblicato recentemente da quattro ricercatori (A. Kakhbod, S. Kazempour, D. Livdan e N. Schurhoff) sulla rivista del Swiss Finance Institute ha verificato che, nonostante la crescente popolarità di queste figure, poco si sa sulla qualità della consulenza finanziaria offerta e sull’impatto dei loro consigli sui loro followers.

Gli autori hanno esaminato i dati sui tweet pubblicati da oltre 29mila finfluencer su StockTwits, la più grande piattaforma social per investitori e traders, fondata nel 2008 negli Stati Uniti.

Lo studio ha evidenziato che i finfluencers meno qualificati hanno un seguito e un’influenza sull’operatività effettiva degli investitori maggiore rispetto ai finfluencers più qualificati. Se sei un bravo intrattenitore sei già sulla buona strada per essere considerato un esperto, almeno dal pubblico della rete.

I regolatori finanziari hanno cominciato a preoccuparsi degli effetti che certi contenuti possono provocare sui risparmiatori.

Le leggi federali statunitensi prevedono che chi offre consigli finanziari dietro compenso deve registrarsi presso la SEC o presso un regolatore statale, salvo che in casi specifici di esenzione. Diverse sono state le iniziative dell’autorità anche contro finfluencers che avevano violato alcuni requisiti normativi.

Nel 2022 un alert è stato lanciato in modo perentorio dalla stessa SEC. Analoga iniziativa è stata avviata  dall’autorità inglese citando il rischio di promozione di schemi illegali per diventare ricchi in fretta come una delle attività dei finfluencers da monitorare con estrema attenzione.

Fonte: SEC

Nel 2021 l’Esma ha messo in guardia i risparmiatori sull’utilizzo delle raccomandazioni di investimento da fonti non regolamentate. L’Esma invita a prestare molta attenzione quando si prendono decisioni basate esclusivamente su informazioni provenienti dai social media e da altre piattaforme online non regolamentate, se non è possibile verificare l’affidabilità e la qualità di tali informazioni.

Evidente il timore dei regolatori che la “democrazia” della rete scippi gli intermediari finanziari della loro autorevolezza, ma anche che gli schemi illegali prendano piede.

Fonte:FCA

Una raccomandazione relativa a strumenti finanziari effettuata tramite siti Internet, app di investimento e/o social media (anche tramite (f)influencer) secondo Esma potrebbe essere considerata a certe condizioni una raccomandazione personale non rilasciata esclusivamente al pubblico.

Presto cavarsela con la classica frase “this is not a financial advice” potrebbe non bastare più e qualche esuberante finfluencer diventare un destinatario di severe sanzioni.

Ma perché le autorità si muovono solo adesso?

Il fenomeno già da tempo imperversa in rete, ma ai cronici ritardi delle autorità si è sommato un evento straordinario. Il Covid. E così il cosiddetto investimento fai da te è esploso con le piattaforme online che sono diventate bancomat di consigli finanziari aperti 24 ore al giorno.

Fonte: Financial Times

Ma è tutta colpa dei finfluencers?

Personalmente non credo però che la responsabilità di certi fenomeni negativi sia esclusivamente da addebitare ai finfluencers.

La questione è anche e soprattutto sociale, di comportamento, con la pandemia che ha accelerato la fruibilità dei contenuti media, ha migliorato le piattaforme e al tempo stesso la diffusione di operatori a basso costo nel campo del trading online. rendendo più “appetitoso” l’azzardo anche con piccole cifre. Era già successo ad inizio secolo durante la bolla dot.com. Il classico funny portfolio che alla fine frega milioni di investitori che si fanno prendere la mano da un meccanismo perverso stile gratta e vinci che quasi mai porta al successo.

Finora non ho però preso una posizione netta nel rispondere alla domanda se i finfluncers sono angeli o diavoli della rete.

Il panorama è talmente vario che mi sento abbastanza sicura nell’affermare che ci sono gli uni e gli altri.

Dopo diversi anni passati a scrivere per uno dei pochi blog finanziari italiani sopravvissuti all’ultima decade, credo però di essermi fatto un’opinione visto che il fenomeno l’ho visto nascere e poi evolversi come lo conosciamo ora:

  • I finfluencers sono fornitori di contenuti e servizi gratuiti oppure a pagamento. Di qualità o scadenti. Nessun utente è obbligato a pagare, così come nessuno è obbligato a ritornare a vedere il prossimo video su YouTube. La libertà di opinione deve essere garantita finché non sfocia nell’illegalità e nella maleducazione. A quel punto dei filtri devono scattare. L’importante è che gli utenti siano consapevoli che i finfluencers sono imprenditori, non benefattori dell’umanità; come tali metteranno in campo tutto ciò che serve per guadagnare soldi da quell’attività. I finfluencers a loro volta dovranno essere consapevoli della loro importanza “sociale” e che su certi utenti avranno impatti notevoli, migliorando o peggiorando la condizione presente e futura dei singoli e delle loro famiglie.
  • Oggi non mi risulta esistere una normativa che regola la piena trasparenza di conflitti di interesse del finfluencer. Qui serve fare di più. Elencare una serie di link di affiliazione o sponsor in descrizione di un video è inadeguato e non tutela il piccolo risparmiatore. Obbligare l’esplicitazione del supporter di turno in apertura e chiusura di ogni contenuto con tanto di richiamo obbligatorio ogni tot minuti sarebbe un primo passo verso la dovuta trasparenza.
  • Le autorità di vigilanza fanno bene a muoversi. Soprattutto certe truffe perpetrate da fuffa guru o farabutti della rete andrebbero stroncate e punite severamente. Alle segnalazioni (e sono tante) degli utenti andrebbero però fatte seguire azioni veloci da parte delle autorità.
  • Quando un fenomeno si sviluppa in modo importante è evidente che questo è il sintomo che le persone hanno dei bisogni latenti da soddisfare. Prendere consapevolezza della scarsa educazione finanziaria e della necessità di migliorarsi è uno di questi bisogni. Benissimo, informarsi è sempre una bella cosa, ma anche la certificazione del fallimento dei tradizionali sistemi di educazione finanziaria portati avanti da banche o soggetti istituzionali. E qui i finfluencers non fanno altro che infilarsi dentro questo corto circuito autoreferenziale di trasmissione istituzionale di una conoscenza purtroppo volutamente incompleta.
  • Nel nobile obiettivo dell’educare si inseriscono anche personaggi poco raccomandabili o impreparati. Esistono finfluencers responsabili che offrono contenuti di qualità. Ma ci sono anche truffatori, oppure fuffaroli che solo per il fatto di saper parlare bene davanti a una webcam assumono le sembianze di moderni sacerdoti finanziari. L’Esma ha ragione circa l’opportunità di verificare sempre le fonti, ma come fa una persona poco preparata ad avere la capacità di ricercare e distinguere il vero dal falso? L’appello che faccio è quindi alla parte buona della rete dei finfluencers. Denunciate il marcio di quella cattiva e non fatelo solo con quelle che in gergo si chiamano “reaction”. Usate invece i canali istituzionali. Meno visibilità magari, ma più diserbante.
  • La pubblicità è sempre esistita ed è ovvio che segue e paga chi ha successo. Followers e copertura mediatica non significano però necessariamente contenuti di alta qualità, ma nemmeno certi sportivi milionari emigrati in Arabia Saudita offrono spettacoli atletici memorabili. Non mi scandalizzo per questo, il mondo gira così e non cambierà. Nel lungo periodo questi soggetti non reggeranno e quindi il consiglio che mi sento di dare è verificare sempre storia, curriculum e presenza sul web di queste persone. Non per forza questo significa contenuti di qualità, ma se certe persone sono presenti in rete da tanto un motivo ci sarà.
  • Una delle critiche che mi sento di muovere a certi finfluencer è quella di essere schiavi dell’algoritmo. Rincorrere continuamente l’attualità per essere in cima alla lista del gradimento della piattaforma mal si concilia con i concetti di base della finanza personale e gli investimenti. La finanza, quella che funziona veramente, è rappresentata da argomenti spesso noiosi e ripetitivi. Lo so che raccontare alla gente che per essere vincente nell’investire denaro devi diversificare le classi di investimento, oppure che il trading non ti fa ricco, serve poco alla causa dello youtuber rampante.  Oltretutto, spesso non è nemmeno questo ciò che la gente vuole sentirsi raccontare. Ma siccome il 99% delle notizie di attualità finanziaria di 10 o 20 anni fa non hanno avuto impatti significativi sulla mia vita, mi piacerebbe vedere messaggi meno SEO e acchiappaclick e più di “prospettiva”.
  • La narrativa dell’io ce l’ho fatta e ti posso insegnare a fare come si fa tipica di qualche finfluencer è qualcosa che, oltre alla mania di protagonismo e alla mancanza di umiltà, nasconde un vizio di fondo. Ogni condizione (compreso il colpo di fortuna) è personale e non riproducibile in scala. Se lo fosse quel vantaggio competitivo sarebbe scomparso da tempo. Quindi non esistono vantaggi competitivi “insegnabili” a terzi.
  • Ogni messaggio che ascoltiamo da un finfluencer su mercati, asset allocation, prodotti, è da interpretare come contenuto da intrattenimento. Se non condito da una conoscenza approfondita della nostra situazione personale, quel messaggio sarà probabilmente inefficace (non a caso siamo sul confine della consulenza generica e indistinta). La vita di ciascuno di noi è talmente ricca di variabili personali e dall’inevitabile presenza casuale del fattore fortuna da rendere ogni soluzione, gradevole certo alla vista e all’udito, ma spesso inadeguata alla nostra condizione familiare.
  • Un’ultima considerazione la rivolgo ai miei colleghi consulenti finanziari che ambiscono a diventare finfluencers. Se siete privi del requisito dell’indipendenza finanziaria (quella vera certificata da un Albo) lasciate perdere; i finfluencers non consulenti sanno fare molto bene “rete” tra di loro e non vedono l’ora di bersagliare in modo coordinato chi fa parte del mondo bancario tradizionale dubitando di ogni nuovo contenuto perché prodotto da chi, fino a qualche anno fa, era qualificato come promotore finanziario. Se siete consulenti indipendenti, generalmente i finfluencers vi stimano (esistono comunque le eccezioni) e sanno che siete quasi inattaccabili per il mestiere che state svolgendo (con grande difficoltà) in Italia. A rischio di non essere i più seguiti dell’universo, evitate di cadere nella tentazione di seguire mode, keywords o rincorrere disperatamente nuovi followers. Non disdegnate ogni tanto la compagnia di qualche finfluencer di successo (ma quelli seri). Autorevolezza e diffusione della cultura della consulenza indipendente in Italia ne beneficeranno sicuramente.

Conclusione

I finfluencers non sono tutti diavoli e non sono nemmeno tutti santi.

Sono uno specchio di una società fatta di uomini e donne che da secoli cercano informazioni utili per il proprio progresso personale, incappando ogni tanto in informazioni deviate e inopportune. Fa parte del gioco.

Le autorità di vigilanza hanno l’obbligo di creare delle regole e farle rispettare, ma i principali responsabili del buon uso di una marea di informazioni che solo venti anni fa neanche lontanamente immaginavamo che avremmo potuto avere a disposizione, siamo semplicemente noi utenti della rete.

Smettere di credere alle favole spegne parecchi sogni infantili.

Smettere di credere a chi promette (a pagamento) di farci diventare ricchi senza sforzi, umiltà, perseveranza, competenza e tempo abbatte finalmente quel muro di illusioni che ci dividono dal vero raggiungimento del benessere finanziario.

Buon investimento.

4 Commenti

  1. Andrea 28 Dicembre 2023 at 07:47 - Reply

    buongiorno,
    se trovano spazio e ascolto degli sbarbati influencer finanziari la colpa è solo del livello bassissimo della consulenza bancaria e spesso anche delle reti di promotori, per non parlare degli ultimi arrivati delle poste.
    dopo decenni che ci si è visti infinocchiare o si è visto infinocchiare parenti e genitori con prodotti sempre costosissimi, spesso rischiosi, sempre inutilmente rischiosi è chiaro che ci sono praterie disponibili per chiunque abbia qualcosa da dire a proposito di investimenti in modo magari non accademico ma libero da pressioni per vendere monnezza che fa guadagnare solo le banche.
    Quindi credo che al netto di qualche rischio questo fenomeno che va preso con le pinze è comunque sintomo di una maggiore consapevolezza da parte del pubblico della necessità di metterci la testa nelle decisioni sui propri risparmi e di ampliare le proprie conoscenze.

    • Lorenzo Biagi 28 Dicembre 2023 at 08:23

      In buono parte riprendi quello che ho scritto nell’articolo e non posso che concordare. Il problema non è solo italiano visto che anche in America e UK, tanto per citare due esempi, il fenomeno sta assumendo contorni importanti tali da costringere le autorità di controllo a prendere provvedimenti. Sicuramente il livello di consulenza e le esperienze passate contribuiscono ad alimentare lo scetticismo e la voglia di fare da soli, ma non bisogna nemmeno dimenticarsi che non è assolutamente detto che la cura sia meglio del male.
      La maggiore consapevolezza è sempre una bella cosa, va però accompagnata da un processo educativo che non può e non deve essere accompagnato da un algoritmo. Se fosse YouTube a scegliere chi e cosa insegnare a un ragazzo saremmo contenti?

  2. Giuliano Palumbo 26 Dicembre 2023 at 08:33 - Reply

    Per citare un recente video di uno youtuber, la consulenza finanziaria in Italia fa così pena che alla fine la media dei finfluencer è sicuramente meglio.
    Andando in profondità, in Italia abbiamo una bella community capeggiata da mr rip e il prof Coletti, non perfetti ma che sicuramente portano contenuti di alta qualità e senza sostanziali conflitti di interesse; abbiamo perfino bowman, sottovalutato purtroppo, un consulente finanziario non indipendente ma che costruisce portafogli tipo per divertimento.
    C’è anche tanta fuffa, moltissima legata al mondo crypto, che in questo periodo di tassi alti è andata però diminuendo.
    Grazie sempre per il vostro lavoro.

    • Lorenzo Biagi 28 Dicembre 2023 at 09:06

      Grazie Giuliano, essendo il problema globale temo che non sia solo una questione di qualità della consulenza, ma anche di generale sfiducia verso l’autorità e la stessa conoscenza.
      Già visto ai tempi del Covid e in altre occasioni. Si segue il carisma, la capacità comunicativa e la presunta indipendenza (non dimentichiamoci che gli youtuber esistono perché guadagnano soldi da sponsor, corsi, consulenze occasionali e altro), e si tende a rifiutare il parere dell’esperto perché visto come una specie di autorità malefica.
      Qui sta il grosso errore che purtroppo, di questo ne sono convinto, mediamente non alzerà il livello di educazione, di consapevolezza, ma soprattutto redditività del patrimonio finanziario.
      Perché dentro al calderone purtroppo c’è una marea di ciarlatani (basta guardare il sito Consob con le comunicazioni in merito per rendersene conto).
      Tu nomini dei nomi conosciuti dal pubblico di YouTube. Bravi anche a mio parere, anche e soprattutto nella capacità di gestire il canale e conoscere l’algoritmo visto che non raccontano qualcosa di così diverso da ciò che trovi su libri pubblicati da decenni o da blog presenti da tanto tempo in rete.
      Bravi anche a coinvolgere gli utenti come ho scritto nell’articolo; nel farli sentire protagonisti analizzando ad esempio i portafogli di investimento. Il desiderio di “comparire davanti alla telecamera” anche solo per qualche secondo è un qualcosa che fa sempre presa nelle persone spesso alterando le capacità di giudizio inebriati come siamo dalla voglia di essere protagonisti di quel momento. Non a caso ogni consulente è obbligato a indagare per ogni cliente sulle sue reali capacità di conoscenza, esperienza e tolleranza per il rischio. Non farlo sarebbe precursore di inevitabili disastri già visti in passato. Per ovvi motivi questo anello della catena manca nel mondo social ed è ciò sul quale si stanno muovendo le autorità di vigilanza.
      Il pubblico (o meglio i followers di quella comunità) ha stabilito che sono le migliori voci nel campo. Ok giusto accettare il giudizio del popolo della rete (che non è tutto il popolo attenzione), ma non sempre i grandi numeri sono i migliori consiglieri.
      Purtroppo non abbiamo dati circa il fatto che le loro ricette stiano facendo bene o male al patrimonio personale di un investitore, che stanno trasmettendo adeguatamente i migliori concetti di educazione finanziaria. Personalmente sono contento perché il tema finanza personale è diventato più diffuso, ma d’altro canto sono preoccupato nel vedere certe persone abbracciare tesi di investimento che difficilmente funzioneranno su di loro.
      Il bello dell’aver voglia di informarsi non deve però scontrarsi con il brutto di considerare per forza autorevole chi ha trovato spazio sui social con un numero di followers importante.

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